Giano

Tesina alcool e droghe

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alcool

pikkola991, venerdì 05 feb ha scritto:

Ciao Giano, mi chiamo Elisa. Frequento un istituto tecnico commerciale e quest’anno ho la maturità. Pensavo di portare come tesina l’”Alcool” con un accenno base su cosa è e sulle conseguenza che ha sul nostro organismo, e svilupparla più dettagliatamente su come risolvere i problema alcol (Alcolisti anonimi, Club alcolisti in trattamento, aiuto psicologi, SERT..) Poi avevo pensato a dei collegamenti a storia con la discriminazione degli alcolisti, quindi un collegamento a italiano con primo levi e un collegamento a diritto con lo stato nazista (la figura di Hitler che era sia cancelliere che capo dello Stato); poi per geografia economica avevo pensato a una tadella sui morti sia che causa attualmente l’alcol sia quelli che ha fatto il nazismo per quanto riguarda gli alcolisti. Il problema è che non so dove trovare le notizie e i vari dati. Hai qualche idea?! Non so se i collegamenti sono giusti, come ti sembrano? Potrebbe essere una buona tesina o è destinata ad essere noiosa?! Volevo collegarci anche inglese o francese, ancora non so quale lingua avrò all’esame, hai qualche collegamento da propormi?!
Grazie in anticipo.
Elisa

Cara Elisa,
per quanto riguarda i dati ti segnalo questo
sito dove troverai tutti gli aggiornamenti. Per le cifre dell’Olocausto, invece, ti rimando a questo link ma ti preannuncio che non è possibile trovare numeri precisi per gli alcolisti morti in quanto essi, purtroppo, erano classificati nella categoria dei cosiddetti “asociali”. Essa comprendeva varie tipologie di persone considerate devianti ed erano identificate, in maniera macabra, con un triangolo nero. A proposito dei collegamenti devo dire che mi sembrano giusti.
Forse geografia economica è un pò forzato ma attraverso i dati potresti parlare dei costi socio-economici del fenomeno alcolismo. Mi sembra anche che tu abbia scelto un punto di partenza certamente originale. Non starei troppo a preoccuparmi del fatto che la tua tesina possa essere noiosa ma piuttosto che sia fatta bene. Andando ai nessi mancanti per francese la prima cosa che mi viene in mente sono i poeti maledetti. Per un primo approccio ad essi ti segnalo questo percorso introduttivo
. E per rimanere in tema di poesia anche per inglese penso alla figura di un altro grande maledetto, Dylan Thomas, per il quale ti rimando a questo link e per una lettura più completa a questo bel saggio del critico Roberto Sanesi.
Spero che i miei suggerimenti siano per te stimolanti e non noiosi. Torna a scrivermi e fammi sapere come va.
Ciao e a presto, Giano.

assenzio

benny, venerdì 19 mar ha scritto:

Ciao Giano!
Sono in V e studio in un liceo linguistico…già dalle premesse avrai capito che mi serve un parere sulla tesina che ho intenzione di portare all’esame!Il tema che ho scelto è l’assenzio perchè volevo far confluire ciò che più mi piace: l’impressionismo, Nietzsche e sopratutto Oscar Wilde.Non avendo trovato altri argomenti un pò più ricercati(l’estetismoe e il dandy mi sempravano troppo banali) che li contenessero ho scelto appunto l’assenzio.Secondo te può essere un tema abbastanza originale e piacevole?Comunque avrei intenzione di svilupparlo in questo modo:una breve descrizione sulla storia e sulla preparazione della bevanda e come questa ha inciso nell’arte e nella letteratua.Per arte preseterei il quadro di Degas “L’assenzio” che poi collego alla letteratura francese con Emile Zola e il romanzo “Thérèse Raquin” quindi comincerei subito con una critica a questa bevanda. Poi volevo parlare della parte del pensiero di Nietzsche che riguarda il super uomo e la sua volontà ad aprirsi a tutte le nuove esperienze che la vita gli offre in accordo con la sua parte dionisiaca e qui mi collego agli scapigliati in italiano e in particolare a Emilio Praga e alla sua poesia “Vendetta postuma”. Per ultimo non avendo trovano nessuna poesia di Wilde riguardo all’assenzio, volevo partire con uno dei suoi aforismi(per es. “Un bicchiere d’assenzio, non c’è niente di più poetico al mondo. Che differenza c’è tra un bicchiere di assenzio e un tramonto? Il primo stadio è quello del bevitore normale, il secondo quello in cui cominciate a vedere cose mostruose e crudeli ma, se perseverate, arriverete al terzo livello, quello in cui vedete le cose che volete, cose strane e meravigliose.”)ma poi di che cosa potrei parlare?Della vita dell’autore legata al vizio?Del Ritratto di Dorian Gray?Wilde è l’autore della mia tesina che mi interessa di più…hai qualche consiglio?
Ti ringrazio moltissimo!
Benedetta

Cara Benedetta,
la tua tesina sarà senz’altro molto efficace se starai sempre attenta ad allargare lo sguardo, e ad utilizzare l’assenzio non come “fine”, ma come mezzo e chiave per parlare di altro: della prima società urbana industrializzata, popolata dal sottoproletariato; dell’estetica decadentista e del clichè dell’artista che essa conteneva; e così via. I tuoi collegamenti sono molto interessanti: e al celebre quadro di Degas affiancherei il dipinto “
Automat” (1927), che esplicitamente lo cita, facendo quasi un omaggio, nell’impostazione figurativa e sottilmente vi allude nel titolo, dello statunitense Edward Hopper. Così come, citando giustamente Emile Zola, che meglio di chiunque altro, e con clinica freddezza, seppe raccontare il mondo della Parigi ottocentesca, anche nei suoi aspetti più squallidi e crudi, a “Thérese Raquin” preferirei forse “L’assommoir” (nome di una distilleria d’alcool), romanzo del ciclo dei Rougon-Macquart. Buone anche le connessioni con Nietzsche ed Emilio Praga (ma in italiano insisterei anche su altri autori scapigliati come Boito e Rovani, che furono accaniti consumatori di alcool); per quanto riguarda Oscar Wilde mi sembra che il riferimento al suo aforisma potrebbe costituire un ottimo aggancio per poi passare a parlare, in generale (e torniamo all’assenzio come simbolo di un mondo, più che come argomento in sè), della sua personalità “perfetta” di artista decadente, ribelle nei confronti della società e al tempo stesso munito di una sensibilità estetica tanto sviluppata da risultare, a tratti, patologica.
Non mi resta che augurarti di continuare così: buon lavoro.
Giano

doping

Mery, lunedì 22 mar ha scritto:

Mi chiamo Marika e frequento l’ultimo anno del liceo delle scienze Sociali. come tesina ho in mente di portare : “Il doping come mezzo di autoaffermazione” ho scelto questo tema per via della mia passione per lo sport e comunque il timore che questo diventi una via per l’illegalità più che per il benessere personale. Le materie d’esame saranno: Italiano. Matematica, Inglese (esterne) diritto musica e scienze sociali (interne).
Ovviamente non è necessario che colleghi la mia tesina con tutte le materie infatti matematica, musica e itliano pensavo di tralasciarle o seno cmq una brevemente menzionarle anche perche dopo verrebbe una cosa forzata, con le restanti come argomenti ho diversi collegamenti ad esempio in diritto il risvolto penale dell’uso di sostanze doppanti in scienze sociali i fattori psicologici/emotivi che spingono al loro uso, tra l’altro avrei collegamenti anche con storia (mutazioni chimiche sulle ginnaste dell’exurss) ecco poi in Inglese non saprei a cosa collegarmi se riferirmi al primo caso di doping alle olimpiadi con Ben Jhonson o altro. Il mio problema poi è che non so come impostare il mio discorso e non sono sicura che l’impostazione generale sia corretta!
Giano se hai qualche consiglio in merito a cio che ho detto, qualche correzzione apprezzerei tantissimo! grazie mille Mery

Cara Mery,
il tuo argomento è davvero molto originale ma noto con grande gioia che hai già le idee chiare. I collegamenti che mi proponi sono tutti validi. Per l’inglese mi sembra una buona idea parlare di una caso paratico e così paradigmatico. Per la letteratura italiana ti consiglio di fare un accenno al bel romanzo di Walter Siti, “Scuola di nudo” edito Einuadi, in cui il corpo maschile ‘palestrato’ è il soggetto principale di una descrizione artistica molto molto interessante. Ti consiglio anche di fare una ricerca sui giornali per rendere al meglio l’attualità del tuo argomento. Per quanto riguarda l’impianto generale ti consiglio di fare una breve introduzione dove metti a fuoco l’argomento e poi di procedere con la sua analisi a partire dai diversi punti di vista che hai individuato. Vedrai che sarà un ottimo lavoro.
In bocca al lupo.
A presto, Giano

droga

Giulia, giovedì 03 dic ha scritto:

Caro Giano,
frequento l’ultimo anno del liceo linguistico e come tutti sto iniziando a pensare alla tesina ma avrei bisogno di qualche suggerimento. Allora l’idea iniziale era quella di fare una tesina sulla droga. Avevo già scelto le materie e gli argomenti, sembrava tutto perfetto ma parlando con alcuni prof mi è stato consigliato di cambiare un po’ in quanto gli stessi argomenti che avvo scelto sn quelli più gettonati, quelli che affronatno tutti i maturandi che decidono d portare la droga in tesina. Così, giusto per complicarmi un po’ la vita, mi sono messa a legge “Il piacere e il male/sesso, droga e filosofia” di Giulia Sissa (una neo-laureata in filosofia). In questo libro ho trovato dei rifermimenti di introspezione filosofica a “Noi ragazzi dello zoo di Berlino” che potrei trattare in tedesco; poi ho trovato dei collegamenti molto interessanti con la teoria del piacere platoniana ma essendo Platone programma di terza non posso metterlo in tesina. Mi chiedevo potresti aiutarmi a trovare un altro filosofo del ‘900 che tratti una rivisitazione anche più moderna della teoria del piacere platoniana??…grazie mille
Giulia

Cara Giulia,
ti confesso che ho avuto delle difficoltà a trovare un filo logico nelle cose che mi scrivi. Dunque, andiamo con ordine. Mi pare di capire che hai scelto come tema del tuo lavoro la droga, ma che tu ti sia anche preoccupata di individuare un percorso più originale per trattare questo argomento. Mi indichi un libro che, in effetti, cerca di analizzare il fenomeno della dipendenza dalle droghe e la sua diffusione negli ambienti giovanili in maniera più profonda, interrogandosi sul senso che si attribuisce al piacere e al desiderio da un punto di vista filosofico e psicoanalitico. Benissimo! La storia di Cristiane F. – la protagonista di “Noi ragazzi dello zoo di Berlino” – è diventata il simbolo di una generazione ma anche lo specchio di quante implicazioni di natura sociale, psicologico, relazionale ci siano dietro una scelta così pericolosa come l’uso di sostanze stupefacenti. In effetti, potresti usare questo film, tratto dall’omonimo romanzo, per costruire una cornice entro cui sviluppare il tuo lavoro, mettendo in luce i lati più oscuri che si annidano dietro le esperienze di tossicodipendenza e prostituzione soprattutto in un età così fragile come quella dell’adolescenza.
Ma il tuo problema più urgente, a quanto pare, è quello di individuare un collegamento con la filosofia contemporanea. Innanzitutto è bene che tu chiarisca che la tua analisi intende prendere ad oggetto il desiderio che spinge a compiere scelte come quelle vissute da Cristiane. A prima vista si potrebbe dire che la ricerca di ‘paridisi artificiali’ sia indotta dalla ricompensa in termini di piacere che queste sostanze possono produrre nello stato psichico delle persone. Ma è davvero solo una ricerca di piacere? Non ti sembra che l’appagamento momentaneo e la fuoriuscita da uno stato di disagio, sia non solo effimero e illusorio, ma immediatamente nefasto se considerato in una prospettiva più ampia? Questo ci porta a pensare che dietro questo piacere si annida in realtà l’ambivalenza profonda che sta alla base del desiderio stesso.
Nella tradizione filosofica occidentale, il tema del desiderio è sempre stato molto presente ma anche un oggetto di analisi molto complesso. Per facilitarti posso dirti che da Platone alla psicoanalisi, a Freud, per capirci, è possibile individuare una visione non solo positiva e produttiva del desiderio come potenza dell’uomo, ma anche una visione negativa, legata alla mancanza. Inoltre, Platone evidenziava la potenza incontrollabile del desiderio che, non avendo alcuna specifica finalità, poteva trasformarsi, se non sorvegliata a sufficienza, in una brutale pulsione animale. I desideri possono, in altri termini, essere una vera e propria tirannia.
Ma l’elemento centrale, è che il desiderio è espressione di una mancanza che non può essere mai colmata e per questa ragione si differenzia dal bisogno momentaneo che è soddisfatto da un piacere altrettanto futile ottenuto grazie al raggiungimento di ciò di cui eravamo mancanti, privi. Appagato il bisogno, il desiderio resta sempre inquieto, insoddisfatto. Si tratta, quindi, di una dinamica inarrestabile che, se ci pensi bene, può serviti a supportare la tua analisi. Ti consiglio, quindi, di leggere qualcosa di Freud e soprattutto di
Lacan. Questi link potrebbero aiutarti. Più in generale, guarda anche quest’altro; se poi vuoi fare anche un piccolo excursus nella scienza leggi questo breve articolo, ti servirà ad avere un altro punto di vista sull’argomento.
Mi piacerebbe, però, sapere come prosegue il tuo lavoro. Torna a scrivermi e parlami dell’idea che ti sei fatta dei materiali che ti ho indicato e la strada che hai preso.
Ciao, Giano.

ebbrezza

Mar., mercoledì 10 feb ha scritto:

Caro Giano,
In breve vorrei premettere cosa mi turba: per la mia tesina, malgrado tutti i miei amici diplomati abbiano compromesso il mio entusiasmo/esaltazione, avevo in mente una sola cosa: pensare a qualcosa di davvero particolare, davvero nuovo, davvero “MIO DIO, GENIALE!”. Qualcosa che valesse realmente la pena di stare a sentire, che coinvolgesse. Aspettavo, come sono solita fare anche per cose di minore entità, “l’ispirazione”, l’illuminazione improvvisa, la folgorazione. Dunque, non è arrivata. Ho pensato si a qualcosa, ma nulla che mi abbia profondamente convinta. Ho dovuto fare i conti anche con il fatto che migliaia di studenti prima di me hanno pensato a collegamenti splendidi ed originalissimi a cui effettivamente, io non sarei mai arrivata. L’umiltà che mi mancava prima, l’ho trovata in grande quantità adesso. Ne ho trovata così tanta, che ora qualsiasi cosa mi venga in mente, mi sembra di una banalità avvilente.

Quello che mi è venuto in mente oggi,l’unica idea degna d’esser almeno considerata fino ad ora a mio parere è stata questa: il titolo sarebbe “Alterazioni stupefacenti“, una sorta di percorso su quel che l’utilizzo di stupefacenti ha contrubito a produrre nella letteratura, passando per gli effetti collaterali della dipendenza da droghe, per le “visioni allucinanti” collegabili al teatro dell’assurdo,per la demonizzazione delle droghe nell’età contemporanea, e per follia e alterazioni psicologiche causate dagli stupefacenti.
La mia idea era pressochè(molto vagamente): Scapigliati e Decadentismo; l’effetto a livello del sistema nervoso in Biologia; Gericault, che dipingeva soggetti di cui l’energia interiore non sfociava in azioni storiche/eroiche ben precise, ma nella follia (arte); Joyce, letteratura ingelse; Balzac, o Baudelaire, o un poeta maledetto in letteratura francese; Dürrenmatt e il teatro dell’assurdo, letteratura tedesca; Freud e l’uso degli stupefacenti a scopo terapeutico per Filosofia..

il punto in tutto questo discorso eccessivamente lungo che mi spiace averle fatto, è che i miei genitori (entrambi insegnanti) sostengono che l’argomento non è minimamente opportuno, che potrebbe generare disaccordi e giudizi decisamente negativi, che, a meno che non sia incentrato su una decisa critica all’utilizzo di stupefacenti (qualsiasi sia il fine), non è di certo un argomento adatto ad essere sviluppato. La mia intenzione non è prpriamente l’esaltazione dell’utilizzo di cocaina in campo artistico/letterario, ma nemmeno la demonizzazione. I pro e i contro, ecco.

Scusi per la lunghezza delle lamentele, mi sono dilungata. La ringrazio anticipatamente per qualsiasi consiglio.

Mar.

Cara Mar.,
la tua lettera mi ha molto colpito. Le tue osservazioni, le preoccupazioni sono comprensibili. Molti studenti arrivano a questa prova con la voglia di stupire, di eccellere, di farsi riconoscere e differenziarsi dalla ‘massa’. L’enfasi con la quale mi racconti la tua storia testimonia esattamente questo desiderio legittimo. Occorre però non lasciarsi divorare dal proprio stesso fuoco, scoraggiare dal fatto che la famosa e attesa ‘illuminazione’ non arrivi! Quello che stai vivendo è un momento importante ed è già un traguardo esclusivo ed eccezionale perché tu farai un’esperienza ‘singolare’ anche se sei parte di un’esperienza collettiva, comune a molti altri tuoi amici. E’ bello che tu abbia anche misurato in questa esperienza i tuoi limiti e che ti sia confrontata con altri per meglio interrogarti su cosa tu desideri, provi, vuoi raggiungere. E’ lo spirito giusto e non deve farti perdere fiducia in te stessa. Per quanto rigurada il tuo argomento lo trovo molto attuale, ma non privo di spessore. Può, infarti, offrirti l’occasione per indagare in profondità e senza chiudersi in posizioni ideologiche o pregiudizi un terreno molto vasto e ricco. Capisco la preoccupazione dei tuoi genitori, ma apprezzo davvero molto il modo in cui hai difeso la tua posizione. Perché demonizzare o liquidare come un semplice problema sociale, una pericolosa distorsione della personalità, l’uso di sostanze capaci di alterare, a volte potenziare, la nostra percezione e la nostra coscienza? Da qui a vedere in quello che ho appena detto un incitamento a fare uso di sostanze stupefacenti passa, forse, il moralistico pregiudizio a cui il nostro paese ci ha abituato.

I tuoi collegamenti sono tutti molto appropriati, ma vorrei suggerirtene anche altri a cui forse non hai pensato. La Parigi degli anni venti fu un incredibile laboratorio artistico e filosofico in cui si concentrarono geni della portata di Baudelaire, Picasso, Matisse, Man Ray che diedero forma alle cosiddette avanguardie storiche. In questo contesto spicca una figura insuperabile come Jean Cocteau. La sua opera più famosa è “Oppio”, una sorta di diario in cui narra la condizione visionario-poetica scaturita dall’uso di questa sostanza. Il suo percorso è significativo. Come molti altri artisti dell’epoca, Cocteau vide nella possibilità di allargare i propri orizzonti percettivi attraverso esperienze psichedeliche una maniera per opporsi alla società del tempo, ai suoi dogmi e alle sue strutturali ingiustizie. Lentamente, però, si accorge che anche quell’isola segreta era, in realtà, una prigione dalla quale doveva uscire, che la dipendenza stava lentamente richiudendo le porte di una libertà più profonda.
Un altro suggerimento arriva direttamente dal cinema: il bellissimo
film di Philippe Garrel, “Les amants réguliers”, qui l’uso di sostanze si iscrive in un paesaggio fatto di amore e rivoluzione, di solitudini e bisogno di comunità…
Inoltre, più in generale, ti consiglio di fare un riferimento, nell’ambito di una storia più recente, alla Beat generation, quel
movimento artistico, politico, letterario etc. che si è sviluppato tra gli anni ’40 e ’50 nel quale puoi rintracciare possibili percorsi sulla relazione esperienze artistiche e psichedeliche collettive e fare riferimento anche al mondo della musica e del cinema.
Ti auguro un buon lavoro. Continua così! A presto
Giano

Jennifer, lunedì 21 giu ha scritto:

La tua domanda: Ciao Giano,
mi chiamo Jennifer e frequento il liceo Classico. Nello svolgimento della tesina mi sono accorta di avere molte perplessità. Il tema è l’ EBBREZZA. Sarei partita da una poesia di Baudelaire Enivrez-vous che parla dell’ebbrezza e di ubriachezza come via di fuga dal tempo, per poi parlare dell ebbrezza di vino o di alcool. il mio problema sta nel fatto che come argomenti avrei trovato Nietzche e lo spirito dionisiaco, in collegamento con il piacere di d’annunzio, e poi Nunc est bibendu di orazio eper greco una poesia d alceo intitolata:
Ebbrezza. Purtroppo però mi è davvero difficile collegare tutto quanto e mi chiedevo se tu potevi suggerirmi ualcosa di migliore,magari anche inserendo qualche autore di letteratura inglese. Grazie Mille!!!

Cara Jennifer,
molto interessante il filo che lega il tuo studio sull’ebbrezza, tema affrontato nel corso dei secoli da diverse angolazioni.
Io partirei proprio da Nietzsche, dal “suo” spirito dionisiaco, per passare poi a tutto il resto, mettendo in evidenza le diverse “vie di fuga” che ogni autore predilige. Credo funzioni meglio in questo modo.
Per quel che riguarda la letteratura inglese penso alla figura di un altro grande maledetto, Dylan Thomas, per il quale ti rimando a questi link:
e per una visione più completa ti rimando alla lettura di questo fantastico libro uscito da poco per la casa editrice Mattioli 1885, un capolavoro:
Ecco un esempio dei versi del poeta gallese:

“La forza che attraverso la verde miccia spinge il fiore / spinge i miei verdi anni; quella che spacca le radici degli alberi / è la mia distruttrice / E non so dire alla rosa curvata / che la mia giovinezza viene piegata dalla medesima febbre invernale”.

Farai un ottimo lavoro, non temere.
A presto,
Giano

fuga dal reale

SiSsi, sabato 13 mar ha scritto:

CiaO!volevo chiederti un consiglio x la tesina che dovrò preparare per la maturità..per spiegarti il senso iniziale è “la droga come fuga dalla realtà” quindi vedere la droga sotto un’aspetto differente da quello comune..in ogni caso il titolo, non sarà quello xk vorrei mettere qualche citazione o comunque qualcosa a più impatto..poi la tesina nn si svolgerebbe proprio sulla droga..x esempio x filisofia ho pensato di portare Schopenhauer e le vie di liberazione – in lingua o in italiano porterei il Romanticismo e magari il pessimismo cosmico di Leopardi..per il resto nn so molto..e più che altro io faccio il linguistico, quindi dovrei trovare anche qualcosa in lungua (inglese, spegnolo e tedesco)..se potessi darmi qualche consiglio mi sarebbe di grande aiuto!!grazie *

Cara Sissi,
il tuo argomento va benissimo perchè pur essendo molto attuale ti concede la possibilità –come giustamente evidenzi– di non trattarlo semplicisticamente come un problema sociale ma di indagarne le cause e le radici più remote. Buone, quindi, le idee che hai avuto per i collegamenti con le altre discipline. Per le materie che mi indichi, invece, ti consiglio di rivolgerti alla letteratura. In particolare per il tedesco il romanzo “
I ragazzi dello zoo di berlino” da cui è tratto l’omonimo e famosissimo film.
Per la letteratura francese rivolgiti alla Parigi degli anni venti. Fu un incredibile laboratorio artistico e filosofico in cui si concentrarono geni della portata di Baudelaire, Picasso, Matisse, Man Ray che diedero forma alle cosiddette avanguardie storiche. In questo contesto spicca una figura insuperabile come Jean Cocteau. La sua opera più famosa è “Oppio”, una sorta di diario in cui narra la condizione visionario-poetica scaturita dall’uso di questa sostanza. Il suo percorso è significativo. Come molti altri artisti dell’epoca, Cocteau vide nella possibilità di allargare i propri orizzonti percettivi attraverso esperienze psichedeliche una maniera per opporsi alla società del tempo, ai suoi dogmi e alle sue strutturali ingiustizie. Lentamente, però, si accorge che anche quell’isola segreta era, in realtà, una prigione dalla quale doveva uscire, che la dipendenza stava lentamente richiudendo le porte di una libertà più profonda.
Un altro suggerimento arriva direttamente dal cinema: il bellissimo film di Philippe Garrel, “Les amants réguliers”, qui l’uso di sostanze si iscrive in un paesaggio fatto di amore e rivoluzione, di solitudini e bisogno di comunità… Inoltre, più in generale, ti consiglio di fare un riferimento, nell’ambito di una storia più recente, alla Beat generation, quel movimento artistico, politico, letterario etc. che si è sviluppato tra gli anni ’40 e ’50 nel quale puoi rintracciare possibili percorsi sulla relazione esperienze artistiche e psichedeliche collettive e fare riferimento anche al mondo della musica e del cinema.
Spero di averti dato utili indicazioni. Al titolo pensa alla fine, vedrai che ti verranno ottime idee.
Un abbraccio,
Giano.

paradisi artificiali

Camilla, lunedì 21 giu ha scritto:

Caro Giano,
sto preparando la tesina per l’esame di maturità classica. L’argomento è Paradisi artificiali: L’oppio e l’hashish secondo Baudelaire. Ho avuto un pò di problemi,perchè il tema,a mio parere,è molto vasto;avevo pensato di parlare delle droghe in generale nella Grecia e nella Roma antica ed evidenziare i motivi che spingevano greci e e romani ad assumere sostanze stupefacenti. Per quanto riguarda greco ho pensato di parlare del ruolo della Pizia a Delfi e dei riti dionisiaci con allegati testi delle Baccanti di Euripide e un brano tratto da Plutarco riguardo i vapori inalati dalla Pizia. Per quanto riguarda latino ho trovato solo un brano dalla Naturalis Historia che descrive alcune erbe con effetti psicoattivi,ma non mi convince molto. Non so bene cosa portare di filosofia e di arte,mentre di inglese espongo il trsto visonario di Kubla Khan di Coleridge.
Hai qualche consiglio da darmi??
Grazie in ogni caso per l’attenzione.
Camilla

Cara Camilla,

credo che anche in latino potresti molto utilmente richiamarti ai riti misterici, da cui il mondo della Roma antica fu tutt’altro che alieno:in particolare, essi vengono descritti e sono anzi veri protagonisti nel romanzo di Apuleio “L’asino d’oro”, in cui il protagonista, Lucio, ha in effetti a che fare, rocambolescamente, con “sostanze” che lo alterano: un unguento miracoloso lo trasforma in asino, le rose (mangiate!) lo fanno tornare uomo. Ciò detto, credo che il riferimento a Plinio che mi dicevi potrebbe essere molto interessante, mostrando un’altra faccia, più “scientifica”, del modo in cui il problema che ti interessa fu visto nella cultura latina. In storia dell’arte, poi, ti consiglio di portare il quadro che è divenuto col tempo simbolo del mondo cantato da Baudelaire: mi riferisco a “L’assenzio” di Edgar Degas, celebre tela che rappresenta una giovane donna intenta, in un oscuro caffè parigino dell’Ottocento, a stordirsi bevendo il fortissimo alcolico. Per quanto riguarda filosofia, ti segnalo questo interessante articolo di Umberto Galimberti, apparso qualche tempo fa su “Repubblica”, da cui potrai trarre suggestioni interessanti.
Non mi resta che augurarti buono studio,Giano

tossicodipendenza

ROSARIA, sabato 13 feb ha scritto:

CIAO GIANO,SONO ROSARIA TI SCRIVO PER IL TEMA DELLA MIA TESINA: TOSSICODIPENDENZA,DEVO FARE UNA TESINA DI MATURITA’ PER L’INDIRIZZO DIRIGENTI DI COMUNITA’,LE MATERIE CHE DEVO ABBRACCIARE SONO: ITALIANO,STORIA,INGLESE,STATISTICA,PSICO-PEDAGOGIA,SCIENZE DELL’ALIMENTAZIONE,MUSICA……COSA MI SUGGERISCI??? ASPETTO UN TUO AIUTO….GRAZIE MILLE

Cara Rosaria,
il tuo tema ha un carattere eminentemente sociale e un profilo di grande attualità. La prima cosa che ti consiglio è di cercare di costruire un’analisi che tenga conto delle diverse discipline ma che abbia anche una sua forza e coerenza interna e che si avvalga molto di notizie e ricerche recenti. Provo a darti qualche indicazione.
Come cornice al tuo lavoro potresti usare un classico della cinematografia su questo tema ma che per molti aspetti resta insuperato. Mi riferisco a
“Noi ragazzi dello zoo di Berlino“.
Per la musica ti consiglio di guardare questo
sito che fornisce molti interessanti informazioni sugli effetti positivi della musica su persone che hanno gravi problemi di dipendenza.
Per psico-pedagogia ti consiglio di leggere questo
saggio.
Per scienze
dell’alimentazione potresti trattare le relazioni riscontrate tra i più diffusi disturbi dell’alimentazione, come anoressia e bulimia e le dipendenze da sostanze stupefacenti:.
Potresti anche occuparti delle attuali normative sulle pene previste per l’uso e lo spaccio di sostanze e mettere a confronto le
misure alternative di intervento.
Molte informazioni le trovi anche nell’archivio sul sito alla voce
droga.
Infine, ti consiglio di dare uno sguardo a questa ricerca che si avvale anche di materiali empirici e statistici che potresti usare per rendere più pertinenti e forti i tuoi argomenti nel corso della stesura, ovviamente cintando le fonti. Inoltre ci troverai, ben riassunte,
le prospettive socio-psichiatriche attraverso cui il problema della tossicodipendenza è trattato e considerato.
Ti auguro buon lavoro.
A presto
Giano