Giano

Tesina incomunicabilità

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incomunicabilità

Raissa, martedì 20 apr ha scritto:

Salve! Frequento il Liceo Classico, sto riflettendo sulla mia tesina, ma devo praticamente iniziare ad abbozzarla. Per scegliere il tema ho pensato agli argomenti di quest’anno che più hanno stuzzicato il mio interesse, come Pirandello, Svevo, la spersonalizzazione dell’individuo, la figura dell’inetto, il tema del doppio, della maschera, l’impressionismo, Magritte e così via, quindi mi verrebbe spontaneo incentrare il mio percorso sull’incomunicabilità del 900, dovendo fare una scelta. Con la letteratura ci sono, con storia potrei trattare di un periodo in cui l’incomunicabilità abbia avuto effetti negativi? (Penso alle difficoltà del partito socialista, anche se non ho ancora ben chiaro su cosa focalizzare) Per latino il Satyricon andrebbe bene? Abbiamo trattato molto bene anche Orazio, Seneca, Lucano e autori seguenti… E poi in Greco non saprei… Avrei bisogno di qualche spunto, mi viene in mente soltanto il misantropo Cnemone. :) Di inglese i War Poets o Joyce (che ancora non abbiamo trattato) o Melville, come ho letto scorrendo il suo archivio. Filosofia? Infine, per quanto riguarda le materie scientifiche nulla, non saprei, in fisica abbiamo fatto soltanto la termodinamica e l’elettromagnetismo, ma non vorrei forzare con collegamenti inadeguati. Anche perchè ancora non mi capacito di come farò ad esporre un così ampio programma in poco più di dieci minuti! Grazie anticipatamente per il tempo dedicatomi, attendo. Raissa

Inviato il 20/04/2010 alle 16:08:32
PS: Scusi l’errore, l’incomunicabilità nel 900 sarà solo per la letteratura, perchè poi per il resto sarà incomunicabilità in generale. Però sarebbe meglio dare un orientamento più mirato al percorso con un sottotitolo? Mi sembra un po’ generale. Grazie ancora!

Cara Raissa,
approvo la scelta del tema “incomunicabilità” e ti consiglio di focalizzarti su di esso onde evitare dispersioni e perdite di tempo.Quanto dici sui collegamenti necessita però di qualche precisazione e integrazione, come del resto tu stessa hai richiesto.
Per filosofia la scelta potrebbe cadere sull’esistenzialismo, soprattutto Sartre (consiglio la lettura de “La nausea”), la cui filosofia tratta anche delle drammatiche difficoltà nella mutua comprensione fra individui; ma anche su Kierkegaard, facendo riferimento in particolare all’incomunicabilità dell’esperienza della fede. Come fatto già altre volte, ti invito a far uso di un buon manuale di storia della filosofia e come ad altri tuoi colleghi consiglio “Il testo filosofico”, di Cioffi, Vigorelli, Luppi, Zanette, edizioni Mondadori, volume terzo. Per storia puoi trovare qualcosa occupandoti della società di massa, ma anche della condizione esistenziale dell’uomo tra le due guerre, oppure dell’immane tragedia dell’Olocausto nei termini di un dolore e una sofferenza per l’appunto incomunicabili.
Sulla letteratura di lingua inglese puo’ andar bene quello che hai già visto nel mio
archivio, ovvero ” Bartleby lo scrivano” di Melville, ma anche il Beckett di “Waiting for Godot” dove l’incomunicabilità è nell’apparente insensatezza dei dialogi fra i protagonisti.
In storia dell’arte il riferimento va all’espressionismo: pensa solo al celebre “urlo” di Munch che affida a un grido deformante il mondo e l’individuo l’espressione di un sentimento di difficile esplicazione come l’angoscia.
Latino e greco non si prestano invece a facili accostamenti: per latino puoi pensare al Terenzio dell’Heautontimurumnos sull’incomunicabilità padre-figlio, ma non sarebbe un’associazione troppo forte. Sulla letteratura greca non vedo al momento accostamenti che non si rivelino indebite forzature. Ciò vale a maggior ragione per le cosiddette materie scientifiche. Tieni presente poi quanto mi hai scritto al termine della tua richiesta: sarebbe controproducente incartarsi in collegamenti inadeguati, senza considerare, come ho già detto più volte, che non v’è la necessità di trovare collegamenti per tutte le materie nelle vostre tesine.
Un’ultimo suggerimento riguarda un regista italiano. Michelangelo Antonioni etichettato come il maestro dell’incomunicabilità che ha rappresentato nei suoi film come “L’avventura” (che nell’ottobre 1960 sarà sequestrato per qualche giorno dalla magistratura per oscenità), “La notte”, “L’eclisse” (questi ultimi tre sono a volte chiamati trilogia della malattia dei sentimenti) e il suo primo film a colori “Il deserto rosso”, tutti interpretati da Monica Vitti, sua compagna per diverso tempo. In questi lavori egli seziona compiutamente la tematica dell’alienazione e dell’incomunicabilità, grandi mali dell’uomo del Novecento, in autentici capolavori nei quali l’universalità del discorso intrapreso si fonde alla perfezione col rigore stilistico e la grande tecnica.Di “Deserto rosso” ti invio una
scena.
Se avrai dubbi, chiarimenti o stimoli da propormi non esitare a farlo
Buon lavoro!
Giano

Debora, giovedì 01 apr ha scritto:

Salve Giano,sono Debora e frequento il 5° anno di liceo scientifico.La ringrazio anticipatamente per i consigli e per il supporto che mi offrirà.Le volevo chiedere un aiuto per quanto riguarda la tesina d’esame.Il tema principale dal quale vorrei partire è L’INCOMUNICABILITA’.Vorrei da lei sapere quali potrebbero essere i collegamenti possibili e più efficaci nelle varie materie(filosofia,storia,letteratura italiana,latino,fisica,geografia astronomica,arte e inglese).Attendo una sua risposta,grazie!

Cara Debora,
puoi collegare per la letteratura italiana
“L’esclusa” di Pirandello; per la filosofia Kierkegaard e in particolare lo scritto dedicato all’Antigone di Sofocle.
Per la storia dell’arte mi viene in mente Magritte, ma anche Hopper di recente in
mostra a Roma.
Per un romanzo di lingua inglese, il bellissimo classico di Melville,
“Bartebly lo scrivano” e, infine, per il latino ti consiglio Terenzio.
Non è necessario, come sai, collegare tutte le materie, quindi non ti dare troppa pena per la geografia astronomica … rischieresti di scivolare in facili forzature.
Ti auguro un buon lavoro,
Giano

introversione

Delia, sabato 02 gen ha scritto:

Caro Giano,
frequento il Liceo Classico e quest’anno chiudo un percorso che almeno nominalmente dovrebbe avermi reso matura.
L’esame per cui mi preparo esige, come sai, oltre ad un ripasso generale di tutti i programmi di tutte le materie, l’elaborazione di un percorso monografico interdisciplinare.
Avevo riflettuto principalmente su due argomenti, uno più intellettualistico ed astratto ed un altro più materiale, ma curioso. Il primo voleva trattare dell’Introversione, non della timidezza, ma di quella particolare disposizione dell’animo che riguarda proprio tutti in determinati momenti della vita, ponendoci a confronto col nostro Io più intimo escludendo le contingenze ed il mondo esterno. Purtroppo ho ritenuto di dover rinunciare avendo riscontrato difficoltà da parte degli altri nell’intendere il mio argomento che forse è un po’ troppo cervellotico ed indirizzarmi sul secondo, “veleno”.
Veleno inteso di per se’, ma anche come avvelenamento dello spirito, dell’anima.
Non voglio dirti nulla dei collegamenti e delle argomentazioni che ho autonomamente ipotizzato, così da non precluderti alcuna possibilità ed ottenere da te un aiuto assolutamente libero ed a 360 gradi.
Ho ovviamente necessità di trarre in ballo quante più materie possibili fra quelle del mio curriculum classico (letterature greca, latina, italiana, inglese; storia; storia della filosofia) con qualche eventuale riferimento anche alle materie scientifiche.
Mi fido, grazie dell’aiuto,
D.

Cara Delia,
entrambi i temi che hai scelto sono molto interessanti e non credo si possano distinguere semplicemente tra ‘intellettualistico’ e ‘materialista’, come suggerisci tu. Mi pare che gli aggettivi che usi in maniera oppositiva riducano di molto il campo delle possibilità che entrambi ti offrono. Credo, inoltre, che tu abbia, da quanto lasci intravedere nella tua lettera, anche già elaborato un percorso tuo che hai deciso di tenere gelosamente per te. A questo punto non mi resta che ‘svelarti’ un po’ di cose che mi sono venute in mente in riferimento alla tua ‘impresa’ e mi riservo di confrontarle con le tue, quando e se deciderai di espormele. Tra i due, mi concentrerò sul primo. L’introversione, come espressione dell’orientamento della personalità ricco di un corredo emozionale sulfureo e intimista, può essere accostato, senza alcuna forzatura, alla malinconia. Da sempre, infatti, la malinconia è stata interpretata come una patologia del singolo proprio per il ‘distacco’ dal mondo e dalle relazioni che essa sembra produrre. Non solo, come la malinconia, l’introversione sembra essere anche espressione di una personalità ‘geniale’ dotata di una sensibilità spiccatamente artistica. Entrambe queste visioni insistono sull’opposizione tra esterno e interno, vita psichica e vita sociale, individuo e mondo e mettono a fuoco il movimento recessivo, di allentamento dalle cose di fuori. Il soggetto introverso è un soggetto malinconico proprio perché l’introversione allude ad una sorta di ripiegamento su se steso dell’Io, di un’attenzione al mondo ‘intimo’ della propria identità e di dipartita dai legami sociali. Pensa alle riflessioni di Freud in “Lutto e malinconia”, per il quale la tendenza a rintanarsi in sé e a vivere dei fantasmi della psiche tipica della malinconia, designa un’interruzione del lavoro luttuoso che segue la perdita di un oggetto investito d’amore e che, se condotto fino in fondo, cioè fino al distacco da ciò che si è perduto e ad un nuovo attaccamento pulsione ad un altro oggetto d’amore, ci consente una salvifica sopravvivenza psichica. Oppure pensa a
Jung che è stato il primo a coniare il termine su cui stai riflettendo e per il quale esso rappresenta una tipologia psichica negativa, un disagio della personalità, che designa una figura misantropica e insicura.

Queste importanti riflessioni possono essere per molti versi relativizzate e lette in modo critico, se si pensa che nessun mondo interiore, nessuna identità, può formarsi, emergere e costituirsi a prescindere da un’implicazione radicale con il mondo, le regole sociale e una stringente relazione con gli altri. In altri termini l’introversione malinconica può essere considerata come un sentimento utile a dimostrare al mondo l’esistenza di un mondo interiore “unico e originale” da contrapporre alla ‘volgarità e alla banalità’ del mondo esterno o, comunque, alla sua incapacità di entrare nella scena interiore. Ma è davvero così? A questa immagine – che sul piano filosofico può essere ricondotta all’idea cartesiana del soggetto auto-fondato e trasparente a se stesso, capace, quindi, di conoscersi e di esprimere senza vincoli la propria volontà sovrana – risponde una tradizione filosofica che legge il soggetto come un piano d’iscrizione del mondo che lo circonda, un ‘luogo’ marcato da una continua trasformazione sinergica con ciò che è diverso da sé. Puoi fare riferimento a importanti filosofi francesi come Michel Foucault e in tal senso possono esserti utile queste pagine di Bodei. Anche il pensiero ha insistito su questo aspetto, basandosi su un’idea di soggettività decentrata, sempre esposta al di fuori di sé, tipico del pensiero francese. Tra le tante voci, ti consiglio Judith Butler. Puoi leggere un capitolo de “La Vita psichica” del potere in cui la filosofa americana riflette proprio su questo aspetto dell’introversione malinconica.

Come vedi, queste mie indicazioni, più che offrirti una semplice strada su cui far avanzare la tua analisi in modo lineare, intendono suggerirti una visione più complessa e contraddittoria di temi a prima vista univoci. Credo che questo ti sia molto utile per dare spessore alla tua ricerca e, in generale, per apprendere un metodo che la filosofia ci ricorda da millenni: interrogarsi, scomporre e ricomporre le idee per coglierne tutte le implicazioni, anche quelle più nascoste. L’esercizio a cui ti invito, allora, puoi tentarlo da sola, magari con il tuo secondo, probabile tema, oppure concentrarti su questo e continuare su questa strada.
Buon lavoro,

Giano

muro

Antonella, giovedì 17 giu ha scritto:

ciao giano…ti ho già scritto un po’ di giorni fa per parlarti della mia tesina….volevo solo un altro piccolo consiglio in quanto ho deciso come titolo “il muro dell’incomunicabilità“, che te ne pare? così in storia posso collegarmi al muro di berlino.. in filosofia avevo pensato a sartre mentre il mio prof mi ha consigliato galader…tu che ne dici? inoltre in italiano oltre a pirandello,volevo fare un omaggio a sanguineti….mi manca solo geografia astronomica e fisicaaaadimmi cosa ne pensi liberamente così metto a punto le ultime cose….grazie mille in anticipo….ciaoooooooooooooooooooo

Cara Antonella,
la tua tesina mi convince, anche se dall’ultima tua lettera mi pare sia sparito il tema del silenzio che non necessariamente, anzi quasi mai, soprattutto se causato da un impedimento fisico, è causa di incomunicabilità a meno che non abbia cause diverse come hanno ben rappresentato gli autori che tu citi ai quali aggiungerei un regista italiano Michelangelo Antonioni
che negli anni sessanta ha rappresentato con i suoi film proprio questo tema che ti sta a cuore. Per quanto riguarda i collegamenti con le altre discipline, il consiglio che ti do è di non appesantire il tuo lavoro con troppe materie soprattutto se i collegamenti sono o ti sembrano forzati. Sarebbe controproducente. Tieni conto che per illustrare la tua tesina al colloquio avrai non più di 15-20 minuti ed è opportuno che tu li dedichi all’argomento principale che hai scelto in modo da illustrarlo al meglio e approfonditamente. Il tema lo merita. Del resto puoi farlo poiché non è richiesto, e a volte non è opportuno che tutte le materie vengano trattate e trovino tra loro un collegamento, soprattutto come nel tuo caso, anche con la migliore volontà questi risulterebbero forzati. Parlane con i tuoi professori e vedi anche loro cosa ti consigliano. Ciao e buona fortuna per gli esami.
Giano

Smarties, lunedì 22 mar ha scritto:

Ciao Giano,
sono una studentessa del Liceo scientifico; volevo chiederti un parere e consigli sulla tesina che avevo pensato: “the wall“. L’idea era di partire dalla canzone omonina dei Pink Floyd perchè il cantantante si chiude dietro un muro psicologico invalicabile, dietro ad un muro di incomunicabilità, di isolamento, di incomprensione, fino all’alienazione stessa. Segue, o precede, l’analisi della costruzione del muro di Berlino (ma come collegarlo???) che rappresenta un monumento reale, tangibile, di storia (e, se proprio vogliamo dirlo, di attualità, per i ventanni dalla sua caduta). Successivamente preferirei puntare, anzichè “sui muri del mondo” crollati o costruiti per ignoranza, incomprensione ecc. su quelli psicologici e sociali che dividono le persone, come l’incomprensione o l’incomunicabilità, che spesso sfociano nell’alienazione.
Per le materie avevo pensato:
- Italiano. procedere per paralleli/confronti: la figura l’Ortis/Werther, l’incomunicabilità del Pirandello e qualcos’altro eventualmente
- Filosofia: Freud, che abbatte il muro dell’inconscio o eventualemtne esistenzialismo (non l’ho ancora studiato però)
- Inglese: non ho la minima idea
- arte: paralleli tra esponenti dell’espressionismo (l’urlo di Munch prima di tutto) e Van Gogh o Gaugin

Quello che mi confonde è come sviluppare il “concetto del muro”, ossia:
- il muro (incomprensione/alienazione/incomunicabilità/gelosia/invidia) c’è, esiste e non si può far nulla
- il muro non esiste, ma lo si crea
- il muro c’è e lo si abbatte (in questo caso, se nno sbaglio, si adatterebbe anche alla stessa canzone “The Wall”, in cui alla fine il cantante riesce ad abbattere il muro
Grazie in anticipo

Cara Smarties,
hai scelto come spunto per la tua tesina un disco splendido, che chiuse davvero in bellezza (e con toni di notevole pessimismo) gli anni ’70. Il tema del muro, come giustamente noti tu, è universale. Credo che tu non debba farti indurre in confusione, nè di conseguenza sentirti costretta a scegliere tra esse, dalle alternative concettuali che elenchi alla fine: il muro, come racconta la storia del disco, lo si costruisce per stupidità, ignoranza o semplice distrazione, se ne soffre, e si prova ad abbatterlo se si riesce, prima di tutto, a vederlo. Personalmente, per me il “muro” è soprattutto un muro di incomunicabilità, un’interruzione della comunicazione umana che non può che portare conseguenze negative. Alcuni dei tuoi collegamenti, devo dire, non mi sembrano centratissimi: proviamo a ripercorrerli insieme. Quello che funziona meno è quello con Freud in filosofia; perchè non pensare, invece, all’esistenzialista (e premio Nobel)
Jean Paul Sartre, che tra l’altro scrisse un libro di racconti intitolato, appunto, “Il muro”? Italiano: poco a fuoco i collegamenti che istituisci con la letteratura romantica; ti consiglierei, invece, di pensare ad autori e opere del Novecento, come “Gli indifferenti” di Alberto Moravia, o a “La luna e i falò” di Cesare Pavese, i cui personaggi sono irrimediabilmente “soli”, come fu l’autore stesso. Ottima invece, devo dire, l’idea di Munch per storia dell’arte. In inglese, infine, credo che lo scrittore che meglio di chiunque altro abbia saputo rappresentare (in tutti i sensi!) la solitudine e l’angoscia esistenziale dell’uomo del XX secolo sia stato il drammaturgo Samuel Beckett, di cui ti consiglio in particolare l’opera “Aspettando Godot”.
Che altro dire? Spero di esserti stato utile, e ti auguro buono studio,
Giano

silenzio

rossella, giovedì 15 apr ha scritto:

Ciao Giano…
Ho davvero bisogno del tuo aiuto! Frequento il quinto anno del liceo linguistico e per la maturità avrei deciso di svolgere la tesina sul silenzio! Due professori hanno detto che è un argomento strano e che non ha ne testa e ne coda però a me piace molto perchè ho tantissime idee per la testa e poi sopratutto perchè quando devo prendere una decisione importante mi rifugio sempre in esso! Cmq io fino ad adesso avrei pensato:
STORIA: il silenzio di coloro che non si opposero alla strage degli ebrei ( la chiesa, il popolo tedesco e molti paesi europei)
LATINO: Seneca con riferimento ad una lettera inviata a Lucilio dove appunto dice che il silenzio favorisce gli studi…
ITALIANO: Il silenzio come conteplazione e dunque Leopardi con L’infinito e poi Ungaretti
FISICA: il suono e l’impossibilità del silenzio assoluto
SPAGNOLO: l’elegia sul silenzio di Garcia Lorca
FRANCESE: Penso Sartre però vorrei avere una conferma da te
INGLESE: l’ideale sarebbe beckett con il teatro dell’assurdo però non penso che lo faremo quindi volevo chiederti cosa potrei collegarci e se la poesia Funeral Blues di Auden potrebbe andar bene
Ora il problema è solo su filosofia… Ho trovato alcune cose su Kierkegaard però non so… oppure ho pensato al linguaggio telepatico in Freud… Non so proprio!!
Spero enormemente che mi risponderai… Ho proprio bisogno di un aiuto e sopratutto sapere se ti piace visto che due professori mi hanno demoralizzata…
Grazie di tutto!! A presto!

Cara Rossella,
rispondo con un po’ di ritardo alla tua lettera e mi scuso, ma come potrai immaginare il numero delle richieste che mi arrivano in questo periodo è superiore alla mia disponibilità, che anche se divina è limitata. Oltre che su parla con Giano riceverai la mia risposta tramite mail.
Innanzitutto voglio dirti che non trovo affatto che questo tema non abbia né testa né coda. Al contrario è un bellissimo tema, molto consistente e affascinante e i collegamenti a cui hai pensato sono molto appropriati.
Sono sicuro che la tua tesina riuscirà a fare cambiare opinione ai tuoi professori.
Ed ecco il mio contributo cominciando dalla poesia. Moltissimi poeti hanno dedicato i loro versi al tema del silenzio. Mario Luzi, Eugenio Montale – per citarne qualcuno accanto ai francesi Mallarmé, Beaudelaire. Tutti hanno inteso il silenzio rapportandolo alla cautela e alla forza delle parole, perché la poesia è sempre nemica del clamore, del rumore, del frastuono. Il silenzio, spesso, è il vello protettivo della sensibilità e la poesia è necessaria proprio perché suggerisce di abbassare i toni, di trovare un modo diverso per accogliere gli altri, il loro segreto. E Alda Merini, una grandissima poetessa italiana, scriveva:

I poeti lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore.
I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

Bella, bellissima. E Paul Eluard ricordava come le poesie hanno sempre grandi margini bianchi, grandi margini di silenzio. Molto spesso il silenzio è stato paragonato all’assenza di colore, al bianco. Nel cerchio cromatico di Newton, infatti, il bianco è il colore a saturazione zero. Eppure tanto il bianco, quanto il silenzio ci riportano a qualcosa che non c’è ma che modifica l’esistente, per certi versi, consente alle cose di apparire, ai colori di comporsi, ai suoni di pronunciarsi. Pensa ad esempio alle pause nel discorso e nelle forme musicali: le note si fermano e poi, dopo qualche attimo riprendono. Quell’attimo non è vuoto è pieno di silenzio. Ti scrivo questo perché penso che abbia una grande attinenza con l’idea che hai avuto per l’italiano. E’ vero quello che scrivi: il linguaggio dei segni è un altro aspetto, tutto speciale, della comunicazione che ha le sue regole e i suoi segreti. Traduce il silenzio senza passare per i suoni, con gesti, occhi, colori. In un certo senso è come la poesia che racconta il mondo e i suoi misteri con parola che solo apparentemente sembrano quelle di tutti. Certo appartengono alla stessa lingua, usano la stessa grammatica. Eppure la poesia dice in silenzio, sussurra, si ferma, prepara pause, annuncia silenti immersioni. In questo senso il silenzio non è affatto il luogo della passività.
Un altro consiglio che mi viene in mente è quello di trattare il tuo tema anche nella cosiddetta ‘arte muta’, la pittura, che ti consente di declinarlo anche nella storia dell’arte. Questo
saggio potrà esserti d’aiuto. Infine, la filosofia. Potresti occuparti della filosofia del suono in Husserl, che presenta il silenzio come analogo auditivo dello spazio vuoto. Ti consiglio questo sito.
Per quanto riguarda filosofia non forzerei il collegamento a questo importante argomento che hai scelto credo che rovineresti il risultato. Questo non significa che devi escludere questa disciplina dal tuo esame: al contrario. Il mio consiglio e di trattarla a parte. Scegli un argomento o un filosofo che ti interessa particolarmente e fanne una breve tesina autonoma
Infine la poesia “Funeral Blues” di Auden potrebbe andar bene.
Fammi sapere. Mi faresti piacere. Spero di essermi fatto perdonare il ritardo.
Ciao. Giano

sordità

Nastassija, sabato 23 gen ha scritto:

Ciao Giano,
frequento la quinta liceo scientifico e vorrei un consiglio per la tesina della maturità. facendo volontariato ho affrontato un’esperienza ardua e meravigliosa: mi sono occupata per quasi un mesedi una bambina sorda di 4 anni… mi ha riempito la vita, con il suo mondo silenzioso. ora non posso pensare a una vita senza la sua presenza e sento il bisogno di sapere di più riguardo la sordità, in particolare nel campo della psicologia.vorrei impostare la mia tesina sul tema della sordità e sono un po’ in dubbio per quanto riguarda filosofia, che essendo la mia materia preferita non voglio escludere dalla tesina.ti ringrazio in anticipo.
ciao

Cara Nastassija,
la tua bella lettera mi ha emozionato, sentimento che provo sempre quando mi trovo di fronte ad una persona che esprime una grande generosità ed umanità. Spesso quando si parla e si criticano i giovani, a volte a ragione, quasi mai si citano i tanti che spendono le loro energie e il loro tempo e il loro amore nel volontariato per aiutare gli altri.
Anche per questo ti risponderò con grande piacere, affrontando le tue domande da due punti di vista. Il mondo del silenzio e gli aspetti specifici della sordità in campo psicologico. Cominciamo dal primo.
Moltissimi poeti hanno dedicato i loro versi al tema del silenzio. Mario Luzi, Eugenio Montale – per citarne qualcuno accanto ai francesi Mallarmé, Beaudelaire. Tutti hanno inteso il silenzio rapportandolo alla cautela e alla forza delle parole, perché la poesia è sempre nemica del clamore, del rumore, del frastuono. Il silenzio, spesso, è il vello protettivo della sensibilità e la poesia è necessaria proprio perché suggerisce di abbassare i toni, di trovare un modo diverso per accogliere gli altri, il loro segreto.

I poeti – scriveva Alda Merini, una grandissima poetessa italiana – lavorano di notte
quando il tempo non urge su di loro,
quando tace il rumore della folla
e termina il linciaggio delle ore. I poeti lavorano nel buio
come falchi notturni od usignoli
dal dolcissimo canto
e temono di offendere Iddio. Ma i poeti, nel loro silenzio
fanno ben più rumore
di una dorata cupola di stelle.

E Paul Eluard ricordava come

Le poesie hanno sempre grandi margini bianchi, grandi margini di silenzio.

Molto spesso il silenzio è stato paragonato all’assenza di colore, al bianco. Nel cerchio cromatico di Newton, infatti, il bianco è il colore a saturazione zero. Eppure tanto il bianco, quanto il silenzio ci riportano a qualcosa che non c’è ma che modifica l’esistente, per certi versi, consente alle cose di apparire, ai colori di comporsi, ai suoni di pronunciarsi. Pensa ad esempio alle pause nel discorso e nelle forme musicali: le note si fermano e poi, dopo qualche attimo riprendono. Quell’attimo non è vuoto è pieno di silenzio. Ti scrivo questo perché penso che abbia una grande attinenza con l’idea che hai avuto per l’italiano. E’ vero quello che scrivi: il linguaggio dei segni è un altro aspetto, tutto speciale, della comunicazione che ha le sue regole e i suoi segreti. Traduce il silenzio senza passare per i suoni, con gesti, occhi, colori. In un certo senso è come la poesia che racconta il mondo e i suoi misteri con parola che solo apparentemente sembrano quelle di tutti. Certo appartengono alla stessa lingua, usano la stessa grammatica. Eppure la poesia dice in silenzio, sussurra, si ferma, prepara pause, annuncia silenti immersioni. In questo senso il silenzio non è affatto il luogo della passività.
Un altro consiglio che mi viene in mente è quello di trattare il tuo tema anche nella cosiddetta ‘arte muta’, la pittura, che ti consente di declinare il tuo tema anche nella storia dell’arte. Questo
saggio potrà esserti d’aiuto. Infine, la filosofia. Potresti occuparti della filosofia del suono in Husserl, che presenta il silenzio come analogo auditivo dello spazio vuoto. Ti consiglio questo sito.
Per quanto riguarda lo studio della sordità in campo psicologico esso va trattato come aspetto particolare del tema più generale delle disabilità e della riabilitazione. A questo scopo ti segnalo un utile libro di Mirella Zanobini e Maria Carla Usai: Psicologia della disabilità e della riabilitazione. I soggetti, le relazioni, i contesti in prospettiva evolutiva. Se vai su questo
link potrai leggerne buona parte, comprese alcune pagine proprio sul tema specifico della sordità.
Per quanto riguarda filosofia non forzerei il collegamento a questo importante argomento che hai scelto credo che peggioreresti il risultato. Questo non significa che devi escludere questa disciplina dal tuo esame: al contrario. Il mio consiglio e di trattarla a parte. Scegli un argomento o un filosofo che ti interessa particolarmente e fanne una breve tesina autonoma. La mia idea.
Infine ti invito a leggere
la mia corrispondenza con una ragazza come te che deve affrontare quest’anno l’esame di maturità e che ha scelto il tuo stesso tema. Sono sicuro che domanda e risposta ti piaceranno.
Fammi sapere. Mi faresti piacere.
Giano

Beatrice, martedì 15 giu ha scritto:

Ciao Giano,
sono Beatrice ti ho scritto già a marzo. Se ti ricordi il tema della mia tesina è la sordità,ma non riesco a trovare il modo per collegare il silenzio “forzato” delle persone sorde che pur potendo parlare preferiscono usare i segni e non la parola;al silenzio usato ad esempio nella poesia “I limoni” di Montale o il silenzio dell’inconscio in Freud piuttosto che il suono del silenzio nell”Urlo” di Munch.

Vorrei sottolineare la differenza fra il silenzio del suono(sordità) e il suono del silenzio(come la poesia di Federico Garcìa Lorca “El silencio”).E poi ovviamente iniziare dalla sordità,il linguaggio dei segni,la psicologia della disabilità con il libro “Il mondo delle cose senza nome”,il film “Children of a Lesser God” e “The Miracle Worker”;oltre che l’aspetto scientifico per quanto riguarda l’orecchio.

Però il mio problema è che non so come collegare bene il discorso. Se puoi aiutarmi mi faresti un favore.

A e poi vorrei sapere se secondo te Freud e i “I limoni” di Montale sono perinenti o se è meglio scegliere un’altro poeta…io per filosofia avevo pensato anche al silenzio nello Zarathustra di Nietzsche.

Grazie mille!!

Cara Beatrice,
devo ammettere che le domande che poni mi hanno dato molto da pensare. Mi sembra che tu sviluppi buona parte del lavoro sul silenzio. Cerca di comporre un titolo che abbia al suo interno entrambi i concetti. Sarebbe per te più semplice e la tesina diventerebbe più fluida. Le persone non udenti sicuramente preferiscono ricorrere al linguaggio dei segni perchè, non potendosi ascoltare, hanno difficoltà anche nell’elaborare il linguaggio. E quindi è una non scelta, secondo me. Per quel che riguarda “I limoni”: in questa poesia Montale contrappone i poeti laureati a se stesso. I poeti laureati sono i poeti con la corona d’alloro che vincevano il torneo che a Firenze aveva istituito Leon Battista Alberti. I poeti laureati producono una poesia aulica lontana dal parlare comune. Infatti il poeta in questa poesia contrappone alle piante letterarie (bossi, ligustri e acanti) i fossi, le pozzanghere, ma soprattutto gli alberi dei limoni. Montale si colloca tra gli alberi dei limoni.

Nel meriggio vi è il silenzio e l’unica cosa che si sente è l’odore dei limoni, che rimane a livelli bassissimi e che si può solo percepire. Secondo il poeta l’odore dei limoni è la dolcezza venata di inquietudine, è una sensazione positiva, è una ricompensa all’inquietudine. Montale nei limoni parla di cose che si aprono ad un rilevare qualcosa. Le cose che noi vediamo si mostrano diverse nella loro esatta realtà. L’arte ha la funzione di cogliere il segreto delle cose. Secondo Montale quello che c’è dietro le cose è un fantasma.

L’ultimo segreto delle cose si può intuire attraverso uno sbaglio della natura. Vi è un miracolo. Il miracolo consiste nel trovarsi in mezzo ad una verità. Il miracolo consiste nel trovare uno sbaglio della natura che ci dia la verità. È comunque solo il silenzio che ci porta alla verità e non la mente. Secondo Montale in ogni essere umano attraverso il silenzio si può intuire, vedere la traccia di una divinità che è l’unica traccia concessa all’umanità. I limoni rappresentano la speranza che il miracolo si avrà.

Nell’ultima strofa vi è un correlativo oggettivo “ci si mostrano i gialli dei limoni e il gelo del cuore si fa”. I limoni sono legati ad uno stato d’animo di inquietudine, di paura. E’ la tua sensibilità a dover decidere se questa poesia è inerente al tuo progetto. Potresti occuparti della filosofia del suono in Husserl, che presenta il silenzio come analogo auditivo dello spazio vuoto. Ti consiglio questo sito. Ti rimando, in ogni caso, alle domande alle quali avevo già risposto su Giano: attraverso di loro fugherai gli ultimi dubbi.

Buono studio,
Giano