Bene e male
attraverso filosofia, letteratura, storia, cinema e arte
Pensando a questi due concetti il primo aspetto che viene naturale prendere in considerazione è quello etico intendendo come bene ciò che è per l’uomo desiderabile e che merita di essere perseguito come fine della propria esistenza e come Male il suo opposto. Spesso il concetto di bene assume il significato pragmatico di azione buona che risponde a leggi morali che ci si è autoimposti o che vengono indicate dall’esterno come leggi da osservare. L’etica è la dottrina che si propone di stabilire criteri razionali per esprimere un giudizio di valore sull’agire umano. Sia il bene che il male possono essere analizzati sotto diversi aspetti basandosi su criteri differenti. Come vedremo in filosofia a questi due concetti si associano da una parte un significato metafisico dall’altra uno morale. Sul tema puoi cominciare leggendo questa breve riflessione del filosofo Massimo Cacciari.
filosofia:
La concezione metafisica del bene e del male appartiene al mondo antico e medievale. Per Platone il bene è ciò che dà la verità agli oggetti conoscibili. E’ la fonte di tutto l’essere nell’uomo e fuori dell’uomo. Egli lo paragona al sole che dà agli oggetti la possibilità non solo di essere veduti ma anche di generarsi, di accrescersi, di nutrirsi. E’, come il sole, causa di tutte queste cose pur non essendo alcuna di esse, stando al di là di esse. Il male, essendo l’esatta antitesi del bene e quindi dell’essere, è il non-essere, è privazione del bene ed esistendo soltanto in funzione del suo contrario è un accidente della realtà. Nel libro X della “Repubblica” Platone parla del rapporto tra uomo e male, in particolare nel “Mito di Er”. Anche tutte le forme di idealismo costituiscono altrettante dottrine metafisiche del bene dato che lo identificano con la realtà se non addirittura con la realtà suprema. Così fa Hegel che afferma che “la realtà effettuale coincide in sé col bene”, o che il bene è “la libertà realizzata, l’assoluto scopo finale del mondo”. Di conseguenza il male è inteso come “nullità assoluta”. Anche Leibniz si muove nel solco della negazione del male. Lo fa nella sua “Teodicea” nella quale si interroga sui problemi connessi al senso del male e della fede.
La teoria soggettivistica del bene e del male è l’inverso simmetrico della teoria metafisica. Il bene non è desiderato in quanto è perfezione e realtà ma è perfezione e realtà proprio perchè è desiderato. Già Aristotele ne dà questa definizione pur avendo il suo pensiero connessioni e mescolanze con la dottrina metafisica. Ma è con Hobbes che la concezione soggettivistica trova la sua forma più compiuta: “L’uomo chiama buono l’oggetto del suo appetito o del suo desiderio, cattivo l’oggetto del suo odio o della sua avversione, vile l’oggetto del suo disprezzo. Le parole buono, cattivo, vile, s’intendono sempre in rapporto a chi le adopera; perchè non c’è nulla di assolutamente e semplicemente tale e non c’è nessuna norma comune per il bene e per il male, che derivi dalla natura delle cose”. Qui trovi un più ampio passo sul tema tratto sempre dal Leviatano. Kant è colui che ha dato la sua forma più generale alla teoria soggettivistica. Egli dice: “I soli oggetti di una ragion pratica sono il bene e il male. Col primo s’intende un oggetto necessario della facoltà di desiderare, col secondo un oggetto necessario della facoltà di aborrire, ma entrambi secondo il solo principio della ragione”. Insomma bene e male non sono realtà o irrealtà per loro conto ma attengono alla facoltà di desiderare dell’uomo. Per quanto riguarda la sua nozione di Male radicale essa non è altro che una massima che è fondamento del comportamento di tutti gli esseri razionali finiti: cioè quella di allontanarsi, occasionalmente, dalla legge morale. Sul rapporto tra i filosofi e il male puoi dare un’occhiata a questo libro di Stefano Brogi intitolato, per l’appunto, “I filosofi e il male. Storia della teodicea da Platone ad Auschwitz”.
letteratura:
Per quanto riguarda la letteratura antica le categorie di bene e male sono alla base della tragedia. Per un primo approccio a quella greca ti consiglio la lettura di questo articolo. A proposito di quella latina potresti focalizzare l’attenzione su un autore nello specifico, ad esempio Seneca. In ambito italiano potresti rifarti a quella che potremmo definire la “corrente pessimista” che vede una costante prevalenza del male sul bene prefigurando per l’uomo un inevitabile destino di dolori e sofferenze. Mi viene in mente il Foscolo de “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, opera nella quale il protagonista reagirà al male, alla sconfitta, con l’unica via di fuga per lui possibile, il suicidio, visto come atto estremo di libertà. Altro autore che merita di essere citato è Leopardi che passerà da una prima fase in cui imputa i mali del mondo alla storia, essendo essi sempre stati presenti, ad una seconda nella quale colpevole unica sarà la Natura matrigna vista come organismo crudele dedito alla conservazione della specie e del mondo. L’uomo non può far altro che contemplarla rassegnandosi alla sua ineluttabile condizione di sofferenza. In merito è emblematico questo passo tratto dal “Canto notturno di un pastore errante dell’Asia”:
Questo io conosco e sento,
che degli eterni giri,
che dell’essere mio frale,
qualche bene o contento
avrà fors’altri; a me la vita è male.
Nella letteratura anglosassone la tematica della tensione, della lotta tra bene e male la ritroviamo in due capolavori del genere fantastico. Ne “Lo strano caso del dottor Jeckill e del signor Hyde” di Stevenson essa è vista nella dualità insita nell’uomo che è fatta di un continuo dibattersi tra bene e male. Ne “Il signore degli anelli” di Tolkien la lotta è per la conquista del potere con coloro che rappresentano il bene in missione per distruggerne il simbolo.
storia:
Una chiave di lettura potrebbe essere quella di dare un’occhiata a questo libro di Franco Rella intitolato “Figure del male” nel quale egli analizza il tema attraverso l’analisi di eventi storico-sociali. E’ d’obbligo e doveroso, per fare un esempio, fare riferimento alla barbarie nazista. Addirittura il filosofo Adorno arrivò ad affermare che “dopo Auschwitz era impossibile pensare”. Per comprendere meglio questa sua tesi all’apparenza paradossale ti consiglio di leggere questi passi tratti dalla sua “Dialettica negativa”. Rimanendo in questo ambito un altro scritto certamente interessante è “La banalità del male” di Hannah Arendt. La filosofa ha seguito il processo Eichmann nel tentativo di capire cosa avesse mosso quell’uomo a compiere quegli atti terribili. Alla fine è giunta alla conclusione che non si è trattato di malvagità o stupidità ma semplicemente di “incapacità di pensare” da parte di un uomo superficiale e mediocre. Un altro modo di guardare al tema in chiave positiva potrebbe essere quello di rivolgere l’attenzione a personalità che possono senza dubbio essere inscritte tra le “figure del bene”. Solo per fare qualche esempio penso a uomini come Gandhi e Martin Luther King.
cinema e arte:
- “Sole anche di notte” dei fratelli Taviani. Storia di un barone fattosi monaco che nel momento di sua massima ispirazione spirituale verrà tentato dal demonio. Ispirato al racconto “Padre Sergij” di Tolstoj.
- “Le relazioni pericolose” di Stephen Frears. Il protagonista Valmont ripete continuamente “trascende ogni mio controllo” per giustificare la sua incapacità di resistere al male che procura a sé e agli altri che gli stanno intorno.
- “The Departed – Il bene e il male” di Martin Scorsese. Continuo gioco di specchi nel tentativo di non far capire chi sia chi e dove stiano davvero il bene e il male.
- Per quanto riguarda l’arte mi vengono in mente due opere che ben esemplificano le due principali forme di male che accompagnano l’età contemporanea: quello che gli uomini compiono sugli altri uomini rappresentato da Picasso in “Guernica” e quello che l’uomo avverte dentro di sé e che esplode letteralmente ne “L’urlo” di Munch.
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