Il barone rampante
TITOLO: Il barone rampante
AUTORE: Italo Calvino
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 263
GENERE: Narrativa
STORIA: Il barone rampante a cui il titolo allude è Cosimo Piovasco, barone di Rondò, che, salito su un albero in seguito a un litigio con il padre, decide di non posare più piede a terra. La vita di Cosimo viene raccontata dal punto di vista del fratello minore Biagio, che guarda alle scelte di Cosimo con una preoccupazione mista a timore. La vicenda segue le vicissitudini dei Piovasco per tutta la durata della vita di Cosimo, che riesce a essere intensa, affettivamente e intellettualmente, anche se vissuta da una prospettiva distaccata.
CONSIDERAZIONI: Lo stile di Calvino è profondo senza mai essere pesante; la narrazione è scherzosa, a tratti ironica e più si va avanti, più si rimane affascinati dall’abilità di Calvino nel delineare la figura di Cosimo, il protagonista assoluto della vicenda, che difende le sue scelte alternative rispetto alle convenzioni dominanti con caparbietà e fino all’ultimo minuto. Veramente un bel libro.
LETTURA:
“Fu in quel tempo che, frequentando il Cavalier Avvocato, Cosimo s’accorse di qualcosa di strano nel suo contegno, o meglio di diverso dal solito, più strano o meno strano che fosse. Come se la sua aria assorta non venisse più da svagatezza,ma da un pensiero fisso che lo dominava. I momenti in cui si mostrava ciarliero adesso erano più frequenti, e se una volta, insocievole com’era, non metteva mai piede in città, ora invece era sempre al porto, nei crocchi o seduto sugli spalti coi vecchi patroni e marinai, a commentare gli arrivi e le partenze dei battelli o le malefatte dei pirati. Al largo delle nostre coste si spingevano ancora le feluche dei pirati di Barberia, molestando i nostri traffici. Era una pirateria da poco, ormai, non più come ai tempi in cui a incontrare i pirati si finiva schiavi a Tunisi o ad Algeri o ci si rimetteva naso e orecchi. Adesso, quando i Maomettani riuscivano a raggiungere una tartana d’Ombrosa, si prendevano il carico: barili di baccalà, forme di cacio olandese, balle di cotone, e via. Alle volte i nostri erano più svelti, gli sfuggivano, tiravano un colpo di spingarda contro le alberature della feluca; e i Barbareschi rispondevano sputando, facendo brutti gesti e urlacci. Insomma, era una pirateria alla buona, che continuava per via di certi crediti che i Pascià di quei paesi pretendevano di dover esigere dai nostri negozianti e armatori, non essendo – a sentir loro – stati serviti bene in qualche fornitura, o addirittura truffati. E così cercavano di saldare il conto a poco a poco a forza di ruberie, ma nello stesso tempo continuavano le trattative commerciali, con continue contestazioni e patteggiamenti. Non c’era dunque interesse né da una parte né dall’altra a farsi degli sgarbi definitivi; e la navigazione era piena d’incertezze e di rischi, che mai però degeneravano in tragedie. La storia che ora riferirò fu narrata da Cosimo in molte versioni differenti: mi terrò a quella più ricca di particolari e meno illogica. Se pur è certo che mio fratello raccontando le sue avventure ci aggiungeva molto di sua testa, io, in mancanza d’altre fonti, cerco sempre di tenermi alla lettera di quel che lui diceva”.VOTO DA 1 A 10: 10