Il deserto dei tartari
TITOLO: Il deserto dei tartari
AUTORE: Dino Buzzati
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 256
GENERE: Romanzo
STORIA: Il romanzo è incentrato sulla figura del Tenente Drogo, un giovane militare inviato al suo primo incarico presso la Fortezza Bastiani, un isolato avamposto di frontiera. Prima ancora di giungere a destinazione, Drogo viene a sapere che la fortezza non offrirà nessuna opportunità di carriera. Egli è quindi intenzionato a tornare quanto prima in Città. Con il passare dei mesi Drogo rimanda sempre più la sua partenza, speranzoso che la Fortezza possa comunque offrirgli l’occasione di mettersi in luce con i superiori. La storia si conclude con la morte del protagonista, il quale prende amaramente consapevolezza di aver trascorso la vita attendendo invano il momento giusto per un impegno attivo.
Ci sentiamo di raccomandare questo romanzo di Dino Buzzati poiché esso costituisce un ottimo spunto di riflessione sul senso della vita e sul posto che ciascuno vorrebbe occupare nella società. Spesso, infatti, trascorriamo il tempo in attesa di un’improbabile evento glorioso che sconvolgerà la nostra vita e ci farà assurgere ad una posizione di prestigio senza preoccuparci di costruire, nel quotidiano, le fondamenta della nostra crescita personale e professionale.
LETTURA:
“Quasi due anni dopo Giovanni Drogo dormiva una notte nella sua camera della Fortezza. Ventidue mesi erano passati senza portare niente di nuovo e lui era rimasto fermo ad aspettare, come se la vita dovesse avere per lui una speciale indulgenza. Eppure ventidue mesi sono lunghi e possono succedere molte cose: c’è tempo perché si formino nuove famiglie, nascano bambini e incomincino anche a parlare, perché una grande casa sorga dove prima c’era soltanto prato, perché una bella donna invecchi e nessuno più la desideri, perché una malattia, anche delle più lunghe, si prepari (e intanto l’uomo continua a vivere spensierato), consumi lentamente il corpo, si ritiri per brevi parvenze di guarigione, riprenda più dal fondo, succhiando le ultime speranze, rimane ancora tempo perché il morto sia sepolto e dimenticato, perché il figlio sia di nuovo capace di ridere e alla sera conduca le ragazze nei viali, inconsapevole, lungo le cancellate del cimitero.L’esistenza di Drogo invece si era come fermata. La stessa giornata, con le identiche cose, si era ripetuta centinaia di volte senza fare un passo innanzi. Il fiume del tempo passava sopra la Fortezza, screpolava le mura, trascinava in basso polvere e frammenti di pietra, limava gli, scalini e le catene, ma su Drogo passava invano; non era ancora riuscito ad agganciarlo nella sua fuga.
Anche quella notte sarebbe stata uguale a tutte le altre se Drogo non avesse fatto un sogno…”