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Il rosso e il nero

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Il rosso e il nero

TITOLO: Il Rosso e il Nero
AUTORE: Stendhal
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 623
GENERE: Romanzo

STORIA: Il romanzo è incentrato sulla figura di Julien Sorel, un giovane di umili origini che, dotato di grandi capacità, ambisce a migliorare la propria condizione sociale. Affascinato dal prestigio delle guerre napoleoniche, è inizialmente attratto dalla vita militare, ma su consiglio del prete del suo paesino, si avvicina alla vita ecclesiastica. Questo libro è un classico irrinunciabile della letteratura francese, da leggere assolutamente.

LETTURA:

“Si affrettò a spazzolarsi il vestito e a scendere: era in ritardo. Un istitutore lo rimproverò severamente: invece di tentare di giustificarsi, Julien incrociò le braccia sul petto. “Peccavi, pater optime (ho peccato, confesso il mio errore, padre mio,)” disse, contrito. Questo esordio ebbe un grande successo. I seminaristi più esperti si accorsero di avere a che fare con un uomo che non era alle prime armi. Arrivò l’ora della ricreazione. Julien si vide al centro della curiosità generale. Ma in lui non trovarono che riserbo e silenzio. Obbedendo ai propri principi, egli considerava i suoi trecentoventuno compagni come dei nemici; il più pericoloso di tutti ai suoi occhi era l’abate Pirard.Pochi giorni dopo Julien dovette scegliersi un confessore e gli fu presentato un elenco di nomi.

«Eh Dio mio! Per chi mi prendono» si disse il giovane.

«Credono forse ch’io non capisca l’antifona?» E scelse l’abate Pirard. Senza che egli lo immaginasse, quella mossa era decisiva. Un giovanissimo seminarista nativo di Verrières e che fin dal primo giorno si era dichiarato suo amico, lo informò che forse avrebbe agito con maggior prudenza scegliendo l’abate Castanède vicedirettore del seminario. «L’abate Castanède è nemico del signor Pirard, il quale è sospettato di giansenismo,» aggiunse il seminarista parlandogli all’orecchio…

Tutti i primi passi del nostro eroe, che si credeva tanto prudente, furono altrettante storditaggini: prima fra tutte la scelta del confessore. Sviato dalla presunzione caratteristica degli uomini dotati di viva fantasia, egli scambiava le proprie intenzioni per fatti positivi e si credeva un ipocrita consumato. Nella sua aberrazione arrivava al punto di rimproverarsi i successi conseguiti in quell’arte dell’arrendevolezza. « Ohimè! È la mia unica arma! In altri tempi,» egli si diceva «mi sarei guadagnato il pane con azioni che avrebbero parlato chiaro in faccia al nemico».

Soddisfatto della propria condotta, Julien si guardava intorno, e trovava dovunque le apparenze della più schietta virtù”.