Ragazzi di vita
NOME: Aurora
CITTA’: Roma
SCUOLA:
GENERE: Romanzo
STORIA: Roma, fine anni Cinquanta; sullo sfondo dei quartieri più poveri della capitale vengono raccontate le storie di alcuni ragazzi di borgata che intrecciano le loro esperienze fatte di furti, le loro giornate trascorse alla ricerca di soldi e passatempi e la realtà misera delle famiglie, ammassate in edifici fatiscenti. I personaggi descritti nel romanzo sono diversi anche se la figura del Riccetto è quella che descrive meglio il nostro “ragazzo di vita”; egli infatti è cresciuto in un mondo fatto di crudeltà e miseria, la sua vita à sulla strada e lui ed il suo gruppo di amici non hanno alcun futuro, nessun progetto sul quale sognare; egli inizia quindi a rubare metallo per rivenderlo a poche lire e successivamente si dedica al gioco d’azzardo, utilizzando i suoi pochi guadagni per soddisfare gli unici istinti percepiti: fame, sesso, futili passatempi; durante una retata il Riccetto viene catturato e resta tre anni in prigione; quando esce, il quartiere dove egli è cresciuto è sempre lo stesso, gli amici vivono sempre nella miseria più profonda, sembra quasi che il tempo non sia trascorso, che il clima di penuria non abbia scosso gli animi dei ragazzi, come se la loro vita procedesse come un fiume, dove spesso i nostri protagonisti si incontravano, che scorre inesorabilmente e non tenta di deviare la sua corsa verso qualcosa di migliore, qualcosa di dignitoso, qualcosa che sia una nuova realtà.
CONSIDERAZIONI: Ragazzi di vita è un romanzo crudo, alla fine della lettura si ha quasi un senso di tristezza, di malessere che pervade la nostra mente e ci consegna una realtà che forse esiste ancora; sotto tanti punti di vista è infatti un romanzo estremamente attuale, dove il pregiudizio può portare all’esclusione o addirittura alla persecuzione del soggetto, dove i ragazzi vivono in branchi e non hanno alcun progetto per il loro futuro; caratteristica importante del libro è il linguaggio utilizzato nei dialoghi, il romanesco, che conferisce alla vicenda un aspetto ancora più reale, un aspetto ulteriore di distacco dalla vita comune, dal senso di responsabilità civile. Da sottolineare inoltre la mancanza di punti di riferimento per questi ragazzi: la famiglia non svolge la sua usuale funzione educatrice ma anzi ! sembra sviluppare in questi giovani l’aspetto più scabroso, più reazionario data la profonda povertà (non solo economica) che risiede nelle loro case; una povertà che porta Riccetto e compagni ad una vita piena di obiettivi banali e di assenza di responsabilità, di consapevolezza di poter divenire un soggetto che può tirarsi fuori dai profondi limiti imposti dalla sua realtà sociale.
VOTO: 9