Come si maneggia il mondo
TITOLO: Come si maneggia il mondo
AUTORE: Pier Luigi Celli
EDITORE: aliberticastelvecchi
PAGINE: 265
GENERE: Saggio
STORIA: Pier Luigi Celli, attuale amministratore delegato e direttore generale dell’Università LUISS, incontra e discute con un gruppo di studenti universitari su temi che riguardano il futuro, le responsabilità e le scelte che attendono i giovani. Vengono affrontate questioni quali la crescita, i sentimenti, la comunità, il merito e i nuovi media: le incertezze del presente sono lo spunto per un dibattito coinvolgente e suggestivo che mette gli studenti, i cui interventi sono numerosi, al centro dell’attenzione.
LETTURA:
Ritrovare Comunità e valori:
“MARIO BENEDETTO: Comunità e valori hanno oggi un significato diverso da quello di qualche decennio fa. O, se non altro, si calano in un contesto sociale profondamente trasformato nel quale trovano, di conseguenza, uno spazio differente, ridimensionato, I nostri genitori ci raccontano di quanto si sia modificata oggi la dimensione sociale, tanto da non parlare più di comunità, ma di gruppi. [...] A essere in discussione è anche il concetto stesso di valore, caratterizzato da una particolare volatilità , e dal suo essere relativo e soggettivo. Ci sono poi valori imposti o meno. E altri in trasformazione, prima indotti e ora di totale prerogativa dell’individuo. Tra i più nobili figura l’amicizia, termine con cui spesso si apostrofano rapporti che non meriterebbero tale qualifica. Ci sono, dunque, l’amico e il conoscente. C’è persona e persona.[...]PIER LUIGI CELLI: Nella mia gioventù ero cattolico per formazione e comunista per ideologia. Quando mi sono separato facevo il direttore dell’ufficio studi della provincia di Bolzano. Mi misi con un’altra, la mia attuale moglie, con cui sto da trentadue anni: o avevo sbagliato io o aveva sbagliato la mia ex moglie, qualche ragione ci doveva essere. All’epoca frequentavo la sezione del Pci di Bolzano centro, dove vivevo. Sono stato convocato in sezione, insieme a un altro mio amico, per comportamento scandaloso: io perché avevo lasciato mia moglie, l’altro perché bestemmiatore. Ci condannarono a distribuire L’Unità per sei mesi, la domenica mattina, tra le dieci e mezzogiorno, sul ponte che collega la città bene di Bolzano, di cui noi facevamo parte, alla città vecchia, dove tutti passavano per andare a fare l’aperitivo. Era una prova non indifferente essere sottoposti a quella tortura, anche perché sul ponte s’infiltrava l’aria gelida che scendeva dalla Val Sarentino. Faceva un freddo cane. La domenica mattina vendere il giornale così era proprio dura. Questo per spiegare la logica delle comunità di allora. La comunità controllava e dava le direttive: oggi non è più così. Nessuno si sogna di essere chiamato ad essere processato perché lascia la campagna o la moglie. Il valore della fedeltà, dell’impegno o deriva da qualche altro tipo di impostazione, di mentalità, oppure non lo trasmette più la comunità, perché questa non esiste più.”
Italia o estero? Potrebbe essere un falso problema:
GIUSEPPE GUGLIELMINO, MARIA GUGLIELMINO, GIORGIA SANCHINI: “Il richiamo dell’estero e la prospettiva di un’esperienza di studio o di lavoro fuori dal proprio Paese d’origine, oltre che a rappresentare un’occasione di crescita professionale, regalano una visione nuova della vita, la possibilità di costruirsi un nuovo percorso interiore. Il recente boom di Erasmus, tirocini, stage, offerte lavorative all’estero ne è la prova. In questi anni sembra quasi che il mondo abbia iniziato a girare molto più velocemente: tutto è relativamente vicino, ogni angolo del pianeta è facile da raggiungere e con un semplice click si possono attingere informazioni su qualsiasi luogo. Così da decidere dove ci piacerebbe vivere, e dove meno.”ALBERTO CASTELVECCHI: “Sapete che l’Erasmus è stato un enorme fattore di trasformazione della mentalità della vostra generazione? Il mondo giovanile si divide tra pre e post Erasmus. Quando ero ragazzo era assolutamente inconcepibile che un milione di giovani girasse per l’Europa, si partiva per altri motivi. Oggi i voli low cost e il desiderio di viaggiare fanno sì che il fenomeno sia in forte aumento. Non sentite un senso di frustrazione per il fatto che quando si arriva a certi livelli di qualificazione il nostro Paese offre sempre di meno, e certe volte ti trovi obbligato a emigrare, e non sempre lo fai perché ti diverte?”