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Capitalismo

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attraverso filosofia, storia, letteratura, economia, cinema e arte

Il capitalismo è il sistema economico nel quale la produzione è controllata e diretta da imprenditori che dispongono dei mezzi finanziari per acquistare l’insieme dei fattori della produzione. Per quanto riguarda l’origine del termine è stato Karl Marx a coniarlo per primo. Egli lo definisce come uno specifico modo di produzione, in quanto necessita dell’esistenza diffusa del lavoro salariato, la cui particolare caratteristica è di non possedere altro che la propria capacità lavorativa. A proposito della sua origine storica Fernand Braudel sostiene che sia da ricercare negli scambi mercantili avvenuti tra XV e XVIII secolo. La sua realizzazione su scala mondiale sarebbe frutto della costituzione di alcuni centri di potere (Venezia, Genova, Amsterdam, Londra) e della conseguente influenza diretta da parte di questa “economia mondo” sulla produzione stessa attraverso una simbiosi istituzionale. Per approfondire il pensiero di Braudel sull’argomento ti consiglio questa lettura che puoi fare direttamente on line.

filosofia:

Qualunque analisi sul capitalismo non può non partire dall’opera di Marx. Nel suo pensiero è fondamentale il concetto di forza-lavoro. Quando essa viene acquistata e impiegata dal capitalista è in grado di riprodurre non solo il valore del proprio salario ma anche di valorizzare il combinarsi degli altri fattori della produzione, determinando un plusvalore, ossia un’eccedenza di valore, che il capitalista non paga ma accumula in vista di espandere il suo capitale. Ciò dà luogo ad una società nella quale i mezzi di produzione si sviluppano rapidamente concentrandosi in poche mani e scindendosi irreversibilmente dalla forza-lavoro che viene ridotta a mera merce. I fondamenti di questa società divengono la grande impresa privata e la logica di mercato governata dal sistema dei prezzi. Per un primo approccio all’argomento puoi cominciare col leggere questo articolo sulla figura di Marx. Inoltre per riuscire a orientarti nella sua vasta produzione di opere puoi fare riferimento a questa raccolta di scritti scelti. Un altro autore che si è soffermato sul capitalismo e, in particolare, sulla sua origine, è Max Weber. Nel suo ponderoso saggio “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” egli attribuisce allo spirito etico e religioso calvinista una fondamentale importanza nella genesi del capitalismo, assegnando in particolare all’ascesi un ruolo essenziale. In essa è centrale il nesso tra ricchezza e predestinazione. A proposito dell’opera weberiana ti segnalo questa recensione e questo lavoro ben schematizzato. Sulla scia della riflessione di Weber si muove l’importante opera di Werner Sombart. Ne “Il capitalismo moderno” egli ripercorre in maniera sistematica la storia dell’economia e dello sviluppo economico attraverso i secoli ponendo al centro dell’analisi gli aspetti del razionalismo economico. Questo lavoro può essere un buon punto di partenza per andare più a fondo sul tema.

storia:

Per avere un quadro d’insieme della storia del capitalismo dagli albori ai giorni nostri potresti fare riferimento a questo saggio del quale ti segnalo questa recensione. Altrimenti nel caso si volesse restringere un po’ il campo ci si potrebbe occupare nello specifico della realtà italiana, magari dal dopoguerra ad oggi, consultando direttamente on line questo volume a cura di Fabrizio Barca. Volendo andare ancor più nello specifico, dato che il capitalismo imperversa nella nostra società da oltre 5 secoli, un’altra idea potrebbe essere quella di prendere in esame un particolare momento storico positivo o negativo. Un esempio del primo tipo potrebbe essere il boom economico degli anni ’60. A tal riguardo puoi vedere questa puntata della trasmissione “Correva l’anno”. Caso emblematico del secondo è stata la crisi del ’29 che tanti cambiamenti ha apportato, o meglio è sembrata poter apportare, nell’organizzazione tra gli stati a livello economico e negli stili di vita delle persone. Trovi qui un breve scritto introduttivo all’argomento.

letteratura:

Nell’ambito della letteratura italiana uno degli intellettuali che più si è speso nell’analisi e soprattutto nella critica del sistema capitalistico è stato Pier Paolo Pasolini. Nelle sue parole è forte  la condanna nei confronti di quello che considera un modello omologante che uccide la diversità e imprigiona le persone blandendole con la scusa della comodità della modernità per portarle ad un consumo ossessivo. In questo video emerge seccamente e nitidamente il suo pensiero.

Per quanto riguarda la letteratura straniera penso ad un autore come Zola che nel suo romanzo “Germinal” descrive le condizioni dei minatori francesi ai tempi della prima rivoluzione industriale.  Egli denuncia le dure condizioni di vita alle quali sono sottoposti e la totale mancanza di giustizia che regna sul luogo di lavoro. Zola sembra volerci dire che anche di queste realtà ha avuto bisogno il sistema capitalistico per poter alimentare la sua incessante tendenza allo sviluppo. Andando a questo link trovi un’analisi testuale dell’opera.

Un altro scrittore che si è soffermato a descrivere le condizioni di vita in tempi di rivoluzione industriale è Charles Dickens. In “Tempi difficili” mostra le due facce della “medaglia capitalismo”: da una parte l’arricchimento materiale dall’altra l’abbrutimento interiore. Potresti cominciare col leggere questa breve recensione al romanzo.

economia:

Secondo la concezione della scuola neoclassica (Jevons, Walras) movente essenziale dell’attività economica in un regime capitalistico è la ricerca del guadagno. Da un punto di vista teorico gli attori economici sono liberi di disporre delle loro risorse e del loro lavoro cercando di ricavare il massimo da ciò che possiedono. Dall’altra parte i consumatori sono liberi di spendere il loro reddito per soddisfare i propri bisogni. Secondo questa teoria gli scambi che hanno luogo si reggono sul presupposto che la concorrenza condurrà prima o dopo alla migliore situazione possibile. Tutti gli agenti del mercato saranno indotti dalla concorrenza a utilizzare razionalmente le risorse per massimizzare i propri guadagni. Pertanto l’azione dello Stato dovrà limitarsi alla sfera giuridica tutelando il rispetto dei contratti. Per quanto riguarda la teoria neoclassica ti rimando a questo link. Di fronte al postulato della naturalità del laissez-faire critiche e revisioni non sono mancate nel corso del tempo. Particolare rilievo meritano quelle formulate da due importanti figure delle scienza economica del XX secolo: John Maynard Keynes e Karl Polanyi. Il primo con la sua “Teoria generale” ha dimostrato come di fronte alla crisi del ’29, nei confronti della quale nessun automatismo di mercato sembrava essere efficace, fosse necessario l’intervento dello Stato per fare da stimolo all’economia e raggiungere la piena occupazione. Puoi fare riferimento a questo lavoro per avere un quadro semplice ed esaustivo della teoria keynesiana. Il secondo nega anch’egli l’assioma liberale secondo cui la società di mercato costituirebbe un approdo storico naturale. Deve essere la società stessa a governare il mercato con meccanismi di controllo e redistribuzione onde evitare la disgregazione sociale. Il testo di riferimento per quanto riguarda questo autore è “La grande trasformazione”.

cinema e arte:

  • Tempi moderni” di Charlie Chaplin. Capolavoro del grande Charlot sulle storture incomprensibili e ingiustificabili degli adulti viste con gli occhi innocenti di un bambino.
  • La classe operaia va in paradiso” di Elio Petri. Film che racconta il rapporto alienante uomo-macchina nella fabbrica italiana degli anni ’70 attraverso la magistrale interpretazione di Gian Maria Volontè.
  • Wall Street” di Oliver Stone. Uno spaccato sul mondo della finanza degli anni ’80 nel quale ciò che conta è solo il potere del denaro e il valore dell’informazione per ottenerlo.
  • Indubbiamente il capitalismo ha reso l’arte un investimento. Emblematico a questo proposito il caso della Pop art. Andy Warhol con la sua idea di replicabilità ha fatto avvicinare molto l’arte alla pubblicità. E’ lontana ormai l’idea di un mecenatismo che aveva come scopo “l’arte per l’arte”.

Ecco alcune famose opere dell’artista statunitense: