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Colonialismo

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attraverso filosofia, storia, letteratura, cinema e arte

Colonialismo significa la dottrina e la pratica istituzionale e politica della colonizzazione. Mentre colonizzazione è il processo di espansione e di conquista di colonie, la sottomissione per mezzo dell’uso della forza o della superiorità economica di territori abitati da popolazioni diverse da quelle della potenza coloniale, colonialismo definisce più propriamente l’organizzazione di sistemi di dominio. Per avere un quadro d’insieme iniziale sull’argomento puoi cominciare col leggere questa introduzione.

filosofia:

Nella tradizione filosofica il tema del colonialismo rimane un po’ sottotraccia. Dalla maggior parte dei filosofi, soprattutto del ’600, il fenomeno è dato per scontato, è giustificato e la voci critiche sono poche. Tra queste si inscriverà un autore come Kant che nel 1795 nel suo “Per la pace perpetua” condanna il colonialismo dei “popoli civili”. Egli si definisce inorridito nel vedere le ingiustizie che questi commettono nel visitare terre straniere. Sull’opera kantiana ti segnalo questo esaustivo articolo di commento al testo. Tra coloro che giustificano l’impresa coloniale va annoverato, invece, John Locke. Egli non solo lo vede come un diritto ma arriva addirittura a definire doverosa la colonizzazione per elevare dallo stato di natura i cosiddetti “selvaggi”. Trovi qui un articolo sulla teoria lockeiana della proprietà e l’America che va alla radice della giustificazione dell’idea coloniale. Per quanto riguarda Marx, invece, si può dire che abbia tenuto un atteggiamento ambivalente nei confronti della pratica coloniale. Se da un lato ne condannava l’aspetto oppressivo e di sfruttamento dall’altro lo vedeva come un’occasione di sviluppo per quei popoli arretrati e definiti “senza storia”. In prima battuta puoi leggere questo scritto ma per un maggiore approfondimento ti segnalo questo testo interamente dedicato a “Marx e il colonialismo”. Venendo ad un’epoca più vicino alla nostra ti consiglio di dare un’occhiata a questo discorso pronunciato dal filosofo Alexandre Kojeve nel quale afferma che bisogna riadattare e ricostruire il colonialismo classico in uno stile più moderno che potremmo definire “fordiano”. Egli si riferisce al colonialismo economico e alla necessità che i paesi colonizzatori operino come fece Henry Ford con i suoi operai aumentandone i salari e permettendo loro di acquistare le merci da essi stessi prodotte. Kojeve si augura che la stessa cosa accada per i popoli colonizzati onde evitare l’esplosione dell’intero sistema. Mi sembra una riflessione quanto mai attuale e sulla quale potrebbe valer la pena soffermarsi un po’.

storia

Dal punto di vista storico il colonialismo ha avuto varie fasi a partire sin dall’antica Grecia passando attraverso l’impero cartaginese e quello romano per giungere alla sua prima forma”moderna” rappresentata da quello spagnolo. Ad esso si sono aggiunti diversi paesi che hanno avuto nel tempo mire coloniali, Italia compresa. Per una visione d’insieme sulle modalità storiche del colonialismo puoi leggere questo saggio di Wolfgang Reinhard intitolato, per l’appunto, “Storia del colonialismo”. Inoltre ti segnalo questo link contenente una ricca sitografia sull’argomento. Se poi si volesse approfondire la storia coloniale di un paese in particolare mi limiterò a fare qualche esempio. Per quanto riguarda il sopra citato colonialismo spagnolo si potrebbe cominciare col leggere questa definizione di Impero coloniale spagnolo all’interno del Dizionario di storia moderna e contemporanea. Puoi continuare leggendo questo articolo di carattere generale per poi scegliere magari di soffermarti su un momento specifico della lunga epopea coloniale spagnola. Un altro esempio di colonialismo che ha dato vita all’Impero più esteso al mondo è quello britannico. Qui viene fatto un rapido excursus sulle vicende legate all’espansionismo inglese a partire dalla conquista della Normandia nel 1066. Per andare più nello specifico potrebbe essere interessante analizzare un aspetto come, ad esempio, quello riguardante il ruolo avuto dagli inglesi in India. In questo articolo si tenta di fare un bilancio critico di questa esperienza lunga e complicata. Per quanto riguarda l’Italia c’è da dire che il colonialismo ebbe vita breve e scarso successo. I primi tentativi di colonizzazione si hanno con la sinistra storica di Depretis e Crispi mentre la fine del piccolo e fragile “impero” si avrà con la sconfitta nella seconda guerra mondiale e il conseguente Trattato di Parigi che priverà l’Italia di tutti i suoi possedimenti coloniali. Per avere un quadro cronologico chiaro di queste vicende ti consiglio di dare uno sguardo a questo link. Dal punto di vista delle fonti bibliografiche ti inviterei a rifarti alle opere di Angelo Del Boca che è certamente il più importante studioso del colonialismo italiano.

letteratura:

A proposito della cosiddetta “letteratura coloniale” puoi iniziare con questa lettura all’interno della quale ne viene data una definizione e potrai trovare alcuni riferimenti. Per quanto riguarda la realtà britannica diversi sono gli autori da poter affrontare. Kipling è stato la voce del colonialismo inglese in India. Nel suo romanzo “Kim” il protagonista si pone come un ponte tra le due civiltà configurandosi come un cittadino dell’Impero più che di una delle due nazioni. Ecco qui una recensione al libro. Un altro autore di lingua inglese che ha fatto esperienze nella marina britannica quando l’Impero era al suo apice è Joseph Conrad. Con la sua prosa potente narra incredibili viaggi che sono poi anche viaggi all’interno dell’animo umano. Come in “Cuore di tenebra” che è un capolavoro della letteratura del XX secolo. Ti invito a leggere questa recensione al romanzo. A proposito della letteratura coloniale italiana in questo saggio trovi una ricostruzione di come essa si sia evoluta nel corso del tempo dai primordi fino alle immagini dell’Africa come mito tracciate da autori come d’Annunzio e Marinetti. Ne “Le canzoni delle gesta d’oltremare” pubblicate dal Corriere della Sera d’Annunzio sintetizza tutti i motivi della propaganda nazionalista. Puoi approfondire l’argomento leggendo questo saggio all’interno del quale troverai un capitolo ad esso dedicato. Anche un autore come Pascoli, ben diverso da d’Annunzio, sentì il bisogno di esaltare il nuovo colonialismo italiano ne “La grande proletaria si è mossa”. Anche il discorso di Pascoli è intriso dei temi più mistificanti della propaganda: dall’esaltazione della terra conquistata al disprezzo per l’arabo. Singolare che il poeta della natura e del dolore si sia fatto prendere dalla vampa nazionalista. Da ultimo mi piace ricordare un romanzo splendido ma poco conosciuto: “Tempo di uccidere” di Ennio Flaiano. E’ la storia di un soldato italiano durante la campagna d’Etiopia alla fine degli anni ’30. Puoi leggerne qui una accurata recensione.

cinema e arte:

  • Passaggio in India” di David Lean. Critica dolce-amara del colonialismo imperialistico britannico mostrato nella sua inevitabile parabola discendente.
  • La battaglia di Algeri” di Gillo Pontecorvo. Grande opera di testimonianza sulla guerra d’Algeria e sulle atrocità commesse durante il suo svolgimento.
  • Mission” di Roland Joffè. Il fastidio dei coloni per l’evangelizzazione portata avanti dai padri gesuiti sfocerà nel loro massacro assieme a quello degli indios che li avevano accolti. Grande interpretazione di Robert De Niro e superba colonna sonora di Ennio Morricone.
  • In quanto all’arte una chiave di lettura potrebbe essere quella di occuparsi dell’architettura coloniale. Puoi prendere spunto da questo articolo sulle architetture del periodo coloniale in Africa.

Esempi di architettura coloniale: