Giano

Sessantotto

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attraverso  storia,filosofia,letteratura, musica, arte, moda e cinema

Il sessantotto è stato un movimento culturale, sociale e politico di grande intensità e che invase moltissime città, da Parigi a Praga, da Berkeley a Berlino, da Roma a Budapest. Si trattò di una straordinaria stagione di idealismo e protagonismo giovanile che resta ancora per molti aspetti controversa. Per molti fu un momento storico significativo, ma lontano, superato dall’evoluzione sociale e politica dell’Italia, e del resto del mondo. Per altri, fu invece la causa di molti mali, dal lassismo nell’educazione e nella scuola fino al terrorismo del decennio successivo. Come vedremo, le sue implicazioni culturali, oltre che politiche e sociali, sono state vastissime e hanno determinato profonde trasformazioni nel modo sesso di pensare e vivere la cultura.

Il sessantotto fu anche un momento di grandi cambiamenti dei costumi, delle condotte e degli stili di vita. Ci si ribellava contro il pericolo nucleare, in nome della pace, contro le istituzioni borghesi della famiglia e un modo di pensare la vita sessuale e relazionale condizionata dalla religione o da una morale bigotta e, in generale contro un sistema di produzione capitalistico, incurante dei rischi ambientali, delle disuguaglianze sociali, delle preoccupanti condizioni dei paesi sottosviluppati, sfruttati e rapinati delle risorse

storia:

Ti consiglio innanzitutto di tracciare un breve percorso storico degli eventi più significativi che segnarano questo anno così intenso e quelli immediatamente precedenti e successivi. Potresti tentare un percorso storico nelle immagini che invasero le strade e le piazze e gli slogan che fecero il giro nel mondo dal momento che il linguaggio, l’espressione, la comunicazione occuparono un posto centrale nella protesta.
Il Maggio del 1968 è passato alla storia come il mese che incendiò parigi: cortei, barricate, università occupate fecero letteralmente tremare la Quinta Repubblica mentre un intero mondo di idee , regole, istituzioni sembra ormai irrimediabilmente superato.
Anche in Germania troviamo una data precisa, e purtroppo tragica, che diede inizio alla contestazione: il 2 giugno del 1967, quando, durante una manifestazione studentesca contro lo Scià di Persia Reza Pahlevi in visita a Berlino, un colpo, sparato da un ufficiale di polizia, uccise lo studente Benno Ohnesorg.Negli Stati Uniti, il movimento dei diritti civili iniziato già agli inizi degli anni sessanta, costituì la base delle nuove rivendicazioni studentesche e giovanili che furono, fin da subito, fortemente caratterizzati dalla questione etnica e razziale.

Mentre la Primavera di Praga, cominciata il 5 gennaio del 1968 risentì della particolare situazione politica: ci si batteva contro il regime comunista e in nome di riforme sostanziali per la libertà di espressione e politica. la protesta fu qui massicciamente repressa dalle truppe sovietiche il 20 agosto. Il simbolo della resistenza anti-sovietica fu il giovane studente Jan Palach che si suicidò dandosi fuoco, dopo essersi cosparso di benzina, nella Piazza San Venceslao di Praga. Anche in Italia, a Roma, si ricorda un triste evento che segnò in modo drammatico lo scontro tra forze dell’ordine e manifestanti: la battaglia di Valle Giulia, del primo marzo 1968 a cui P.P. Pasolini dedicò una poesia dai toni molto critici.Ma il movimento toccò, con forme e tempi diversi, la Cina di Mao,

filosofia:

Per la filosofia ti consiglio di leggere questa bellissima intervista a Giuseppe Bedeschi che ti consentirà di avere un quadro generale sulla riflessione filosofica e politica di quel periodo e da cui potrai trarre informazioni utili. Uno dei nomi che è legato al 68, come nota anche Bedeschi, è sicuramente il filosofo tedesco Herbert Marcuse.L’uomo a una dimensione”, apparso nel 1964 ha segnato il dibattito filosofico per anni.

Un grande fervore ebbe, negli anni sessanta in generale, il pensiero femminista che partecipò al movimento di contestazione del 68 non solo praticamente ma anche attraverso l’elaborazione critica del pensiero. Questo sito ti offrirà tutti gli approfondimento di cui hai bisogno.

letteratura

Per la letteratura ti consiglio il collegamento con la “beat generation” in generale e con Jack Kerouac in particolare con “On the road”, tenendo presente però, che il movimento “beat” propriamente detto prende inizio negli anni Cinquanta, anche se fu di fondamentale ispirazione per il ‘68. Anche nella letteratura italiana si registrano molte svolte, come evidenzia bene questo saggio di Mauro Novelli che ti consiglio di leggere assieme a questa dettagliata rassegna di Sergio Sabbatini che ti guiderà nella letteratura italiana del 68, mettendo in luce continuità e rotture con la letteratura del decennio successivo. Il romanzo che in Italia ebbe maggior successo in quel periodo fu “Porci con le ali” diario sessuo-politico di due adolescenti. Il libro fece scandalo all’epoca della pubblicazione per il linguaggio triviale ed il contenuto esplicito di situazioni intime nonché della copertina disegnata da Pablo Echaurren

musica, arte, moda e cinema

  • Nel mondo dell’arte si raggiunsero nuove forme espressive, del tutto originali. In primo luogo la Pop Art, l’arte di tutti, espressione della società di massa e della nuova industria culturale. A cui si contrappose, per certi versi, l’arte contro-culturale psichedelica, ispirata ai movimenti hippy, nato a San Francisco tra il 1966 e il 1967 e che giunse all’apice con il famoso Festival di Woodstock del 1969. Quest’ultimo influenzò moltissimo anche la moda con il patchwork, il colore, il gusto folk, e la musica. Sono gli anni dei Beatles, dei Beach Boys e, sulla scena italiana, di Patty Pravo, Caterina Caselli, Adriano Celentano.
  • In questo clima il cinema divenne una delle principali forme espressive e di attrazione. Furono gli anni in cui esordirono importanti registi italiani come Bernardo Bertolucci, Marco Bellocchio, Roberto Faenza destinati a segnare a segnare la scena cinematografica, non solo italiana per anni. Il vento della contestazione investì quindi il linguaggio del cinema e il cinema invase la vita di tutti. Il cinema, in latri termini, riflette appieno il cambiamento in atto sia nella sfera individuale che nella percezione collettiva e al di là dei generi narrativi e delle differenti sensibilità autoriali, possiamo individuare un filo rosso trasversale nei film di questo periodo: la sensazione di uno spirito del tempo in rapida modificazione. Ti faccio qualche esempio. In Francia, la scena fu contrassegnata da J.L. Godard che si impegnò a fare un cinema d’avanguardia marcatamente politico. Fare film politicamente» significava, secondo i figli estremisti della Nouvelle Vague lavorare a caldo e in gruppo, per rispettare l’assioma che «il film è pura verità ventiquattro volte al secondo». Bisognava, cioè, contrapporre la «realtà del cinema» al «cinema della realtà», come disse un altro grande rappresentante di questa nuova scena cinematografica francese, Philippe Garrel. Tra i  tanti titoli della vastissima produzione di Godard ti suggerisco, “La cinese”, del 1967, che ispirandosi ai “Demoni” di Dostoevskij, racconta la storia di un gruppo di giovani rivoluzionari maoisti parigini. Di P. Garrel, invece, ti segnalo il bellissimo “Les amants reguliers”  ispirato ai fatti del maggio francese. Ti consiglio anche di vedere il recente film di Michele Palcido, “Il grande sogno” che ripercorre l’atmosfera del ’68. Potresti analizzare anche il grande classico di Mike Nichols del 1967, il Laureato oppure Easy Rider, il film del 1969, diretto da Dennis Hopper che narra un viaggio di due motociclisti in America che evidenzia il desiderio di libertà e di evasione che hanno caretterizzato la fine degli anni sessanta. Infine per il cinema italiano ti segnalo I pugni in tasca di Bellocchio Si tratta di un film manifesto, per certi versi anticipatore della contestazione sessantottina.
  • Il sessantotto rivoluzionò la moda. Si allungarono i capelli dei maschi e si accorciarono le gonne delle donne. Almeno dei giovani.  Mary Quant fu l’inventrice della minigonna manifesto e provocazione femminile della liberazione sessuale. I ragazzi abbandonano la giacca per abiti senza alcuna  pretesa di moda,  spesso usati,  in disprezzo al consumismo. L’abito indossato da moltissimi del movimento fu l’ eskimo nome che ha dato il titolo ad una canzone rievocativa di Francesco Guccini cantante italiano di quegli anni insieme a Rino Gaetano, Ivan della Mea, I Rokers, De Andrè e tanti tanti altri.