Giano

Viaggio

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attraverso filosofia, scienze, letteratura, cinema e arte

Potremmo dire che il viaggio rappresenta una delle costanti antropologiche del genere umano. Una vocazione e un desiderio che allude al bisogno di conoscere il mondo, di esplorarlo in lungo e in largo e di spingersi sempre oltre ogni confine che impedisce la libera circolazione dei corpi e della mente. Dal mitico viaggio di Ulisse che solca i mari e sfida ogni pericolo grazie alla sua innata intelligenza e astuzia, passando per con Marco Polo tra l’Asia a Cina e il sud-est asiatico percorrendo le esotiche tratte della via della seta, salpando, con il celebre esploratore e navigatore italiano Cristoforo Colombo, dalle coste dell’Andalusia alla volta del misterioso nuovo continente, per arrivare alle imprevedibili incontri in cui si imbatte Gulliver durante le sue esplorazioni…il viaggio ha da sempre incoraggiato gli animi meno audaci, ispirato poeti e letterati, sfidato la ragione e l’intelletto umani.

Non è un caso che ti abbia immediatamente presentato personaggi usciti dalla penna di importanti romanzieri accanto a personaggi realmente esistiti e che hanno, con le loro esuberanti imprese, contribuito ad allargare i confini del mondo in cui viviamo. Il viaggio, infatti, è sempre un’esperienza a limite tra realtà e immaginazione, corpo e pensiero, interiorità e mondo. E’ una dislocazione dell’anima, prima di tutto. Un passare attraverso lo spazio e il tempo, senza lasciarsi mai determinare o collocare  definitivamente, ma trasformare, invece, dalle mille suggestioni e incontri che ogni viaggio riserva.

filosofia:

Un filosofo francese molto noto, G. Deleuze, ha elaborato un’idea dello spazio che può offrirti molti interessanti spunti per sviluppare il tema del viaggio da angolazioni nuove e aperte alle influenze delle nuove cartografie digitali. Lo spazio, per Delaueze, è il luogo del divenire. Luogo di trasformazione e di costante ibridazione in cui è possibile tracciare linee di fuga, movimenti di territorializzazioni e deterritorializzazioni. Spostamenti che consento sempre nuovi intrecci vitali e che percorrono il corpo stesso che si fa spazio desiderante, ‘macchian senza organi’. Ma più che di viaggio in senso stretto, Deleuze parla di nomadismo che è un modo di riposizionare continuamente il pensiero fuori dai confini imposti dal reale e dal possibile. Di essere sempre molteplici perché di “Mille piani” – che è anche il titolo di un’importante opera scritta insieme a Felix Guattari – è composto il reale, di connessioni multiple che possono essere percorse anche senza muoversi, restando fermi e a occhi chiusi.

Su questo concetto di divenire e di metamorfosi, insiste molto anche una filosofa italiana Rosi Braidotti, che in un recente libro “Trasposizioni. Sull’etica nomade” analizza le nuove possibilità etiche e politiche che possono aprirsi per un soggetto che è in permanente relazione con il mondo e che deve esprimere una differente e più accorta responsabilità rispetto ai beni comuni. Ti propongo di leggere questa interessante intervista.

Infine, puoi segnalare che nell’epoca del web 2.0 molti scienziati dell’informatica, filosofi della scienza e sociologi della rete, segnalano come si stia affermando un nuovo nomadismo digitale. Con questa espressione si vuole intendere la possibilità di spostarsi su coordinate diverse, in un iper-luogo virtuale che permette ai singoli individui di di interagire, pur essendo geograficamente separati. Alcuni teorici del cyberspazio, come ad esempio il filosofo francese Pierre Levy che studia l’impatto di Internet sulla società,  parlano di “intelligenza collettiva”, come della somma di intelligenze che agiscono in uno spazio illimitato dove le conoscenze passano in base a uno schema ‘da tutti a tutti’. Di  “intelligenza connettiva”, parla invece il sociologo delle comunicazioni D.de Kerckhove riferendosi alla struttura del cyber-spazio che funziona secondo dinamiche reticolari, espansive, illimitatamente interattive. Ma chi sono questi “nomadi del terzo millennio”, cavalieri erranti della civiltà digitale? Ti suggerisco di leggere questo interessante saggio per farti un’idea più precisa.

scienze:

Genericamente, ma tuttavia senza correre il rischio di cadere nel banale, potremmo dire che ogni ricerca è un viaggio. Un’esplorazione dei tanti micro-mondi che ci circondano. Viaggio e scoperta sono due termini strettamente intrecciati soprattutto nel mondo scientifico. Come dimenticare le immagini della prima passeggiata lunare! Quando nel 20 luglio 1969 gli astronauti Neil Armstrong e Buzz Aldrin dell’equipaggio del Programma Apollo sbarcarono sulla luna, l’intero mondo si riempì di orgoglio. Da quel fatidico giorno, le avventure spaziali dell’uomo non hanno conosciuto sosta e la più recente avventura che si sta tentando è quella marziana.

Ma nel mondo delle scienze esiste anche una bellissima disciplina, forse non molto nota, la geografia umana, che si occupa del modo in cui gli uomini si adattano al loro ambiente. Come modificano, interpretato e vivono i luoghi. Grazie ad essa possiamo conoscere la molteplicità degli stili di vita e cercare di mettere a fuoco il rapporto tra l’uomo e lo spazio. Se è vero, infatti, che da quando l’uomo ha scoperto l’agricoltura ha progressivamente abbandonato il nomadismo per diventare sedentario, è vero anche che ancora oggi esistono popoli che conservano una vita nomade. Pensa al popolo delle stelle e del cielo, i Tuareg che abitano nel Mali, nel Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad, attraversando le dune del deserto.  Ma pensa anche ai Rom, che oggi sono oggetto ingiustificato di discriminazioni e razzismo in Europa. Un popolo che è stato immortalato nelle struggenti parole di una famosa canzone di De AndréKhorakhané” (“A forza di essere vento”). “…Per la stessa ragione del viaggio: viaggiare…”, scrive il cantautore genovese riferendosi alla libertà di un viaggio che non ha uno scopo ma che diventa la vita stessa. E pensa, infine, alle immense e sterminate distese di cielo della Mongolia. Alle sue steppe selvagge e senza tempo. Un popolo, la cui storia è segnata da nomadi cavalieri guerrieri e pastori, dagli accampamenti di yurte (tende) che diventano provvisori villaggi, e che, a parte la capitale Ulan Bator, conta pochissime città stanziali.

letteratura, cinema e arte:

  • La forza dei libri di viaggio non conosce tempo. Ma senza andare troppo indietro nel tempo, ti suggerisco qualche idea a partire da generi letterari classici ma spesso dimenticati. Innanzitutto il grande e visionario romanzo di avventura per ragazzi con “Viaggio al centro della terra” di Jule Verne scritto nel 1864 da cui è stato tratto l’omonimo film di Eric Brevig con effetti 3D. Ma anche il meraviglioso “Il giro del mondo in ottanta giorni”  la cui migliore trasposizione cinematografica resta quella di Michael Anderson del 1953. Saltando a tutt’altro genere ti propongo “On the Road” dello scrittore statunitense Jack Kerouac. Anche la critica d’arte può darci molti stimoli interessanti. Per Cesare Brandi, uno dei più grandi critici d’arte italiani, il viaggio è ascolto, contemplazione, estasi. Ed è da questa prospettiva che ha scritto preziosissimi affreschi dei paesi che ha visitato – dal Cairo a New York, da Parigi alla Grecia e alla Turchia – e di cui ha restituito immagini di rara bellezza, capaci di immortalare antiche rovine e angoli naturali incredibilmente suggestivi. Tra i titoli dei gradi reportage letterari di viaggio, ti consiglio l’inglese Bruce Chatwin e in particolare “Che ci faccio qui?” in cui descrive, con il suo inconfondibile stile lapidario e asciutto, storie di migrazioni e di vita, intrecciando descrizioni sociologiche e antropologiche alle incedibili distorsioni della sua immaginazione. Ma ti segnalo anche “Anatomia dell’irrequietezza” in cui al viaggio e alla scoperta del mondo si accompagna un’inquieta ricerca interiore.
  • Per il cinema ti suggerisco “Viaggio senza fine” che è considerato il capolavoro di John Ford del 1940. Per un viaggio nella memoria ma che si svolge in un fantomatico futuro ti consiglio il bellissimo “2046” di Wong Kar-Wai. Il tempo e lo spazio si congiungono, in questo incredibile film, grazie ad un treno che scivola su un binario senza fine. Con “I diari della motocicletta” di Walter Salles, puoi invece ripercorrere la storia del leggendario viaggio nel sud america del rivoluzionario Ernesto Guevara, il Che. Ti suggerisco anche un’intramontabile serie televisiva, un grande classico che comincia nel 1966 da cui sono stati tratti molti film, videogiochi e che ha influenzato moltissimo l’immaginazione di intere generazioni. Sto parlando di Star Trek e dell’ineguagliabile capitano Archer.
  • Nel panorama artistico ti segnalo l’arte psichedelica che è un vero e proprio mondo dai colori intensi e folgoranti spesso ispirati alla musica e a differenti stati di coscienza.  Ma come non pensare alle donne di Tahiti di Gauguin e a quanto la sua arte fu influenzata dai suoi soggiorni nelle isole Marchesi per diventare quella ‘pittura primitiva’ e fuori dal tempo? Infine ti suggerisco le meravigliose tavole del giapponese Hokusai, in particolare “La grande onda” e “Il ponte di Ohashi sotto la piggia” di Utagawa Hiroshige.