Giano

Diritti umani

Tags:

attraverso filosofia, storia, letteratura, cinema e arte

Noi riteniamo che queste verità siano di per sé evidenti, che tutti gli uomini sono creati uguali e che sono dotati dal loro Creatore di certi inalienabili diritti fra i quali quelli alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità.

Queste parole scritte da Thomas Jefferson e contenute nella Dichiarazione d’indipendenza americana credo rappresentino nella storia la prima proclamazione duratura dei diritti umani. Ma quali sono i diritti annoverabili tra essi oggi? Il diritto alla libertà individuale, il diritto alla vita, il diritto all’autodeterminazione, il diritto ad un giusto processo, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa fino ad arrivare al più recente diritto alla privacy. Per approfondire i singoli temi ti consiglio di visitare il sito della Utet dedicato ai diritti umani collegato alla ponderosa opera pubblicata dalla medesima casa editrice. Inoltre puoi fare riferimento al volume del professor Ugo Villani “Studi su La protezione internazionale dei diritti umani” uscito per la Luiss University Press, la casa editrice della nostra università.

filosofia:

L’idea dei diritti quale oggi noi la concepiamo nasce proprio all’inizio dell’età moderna con la concezione individualistica della società e quando ormai sono conclusi vari processi storici: il passaggio dall’idea della legge divina a quella di una legge naturale universale; l’avvento del pluralismo religioso; l’affermarsi dello Stato laico. Il riconoscimento dell’individuo come soggetto di diritto fa la sua comparsa nel pensiero politico sei-settecentesco con la diffusione del giusnaturalismo moderno: dottrina che giustifica l’esistenza dei diritti, appartenenti a tutti gli uomini in quanto tali e inviolabili da parte dei detentori del potere pubblico, attraverso l’ipotesi di uno stato di natura in cui ogni individuo è titolare di diritti naturali, tutelati attraverso la stipulazione di un contratto sociale. Thomas Hobbes nel “Leviatano” rileva come il patto tra individui,aventi tutti uguali diritti,sia una necessità inevitabile per uscire da quello stato di natura nel quale prevarrebbe la guerra di tutti contro tutti assecondando l’istinto ferino dell’uomo ben sintetizzato dalla formula “homo homini lupus”. Per approfondire l’argomento puoi leggere questo saggio su “Persona e Stato nel pensiero di Hobbes”. Alla visione hobbesiana del “bellum omnium contra omnes” John Locke contrappone quella di uno stato di natura nel quale tutti gli uomini possono essere uguali e godere di una libertà senza limiti. L’esigenza dello Stato nasce dal momento che gli uomini,accumulando ricchezze,tendono a difenderle: compito dello Stato è garantire la pace tra gli uomini che rinunciano al diritto di farsi giustizia da soli. Essi, però, conservano tutti gli altri diritti naturali che non possono essere in alcun modo negati. Trovi qui un articolo sulla filosofia politica di Locke. Per Rousseau gli uomini legandosi attraverso il contratto sociale e abbandonando la loro pretesa di diritti naturali conservano se stessi e al contempo restano liberi. La volontà generale cui si sottomettono non è altro che la somma delle loro singole volontà evitando così la sottomissione a quella altrui e potendo partecipare essi stessi alla stesura delle leggi cui dovranno obbedire. Per avere un quadro d’insieme della più importante opera di Rousseau, “Il Contratto sociale”, ti consiglio di dare un’occhiata a questo link. Kant fa coincidere il rispetto dei diritti umani con la tutela della dignità umana. Egli afferma che “L’Umanità è essa stessa dignità”. L’uomo non può mai essere trattato dall’uomo stesso come semplice mezzo ma deve essere sempre trattato anche come fine. Insomma la dignità dell’uomo è un valore intrinseco assoluto. Per capirne di più riguardo al pensiero kantiano sul tema ti invito a dare uno sguardo ai suoi scritti “Fondazione della metafisica dei costumi” del 1785 e “Metafisica dei costumi” del 1797.

storia

I momenti chiave per l’affermazione dei diritti dell’uomo sono stati almeno tre:

  • La Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Nella prima parte ci sono riferimenti a principi illuministici e giusnaturalisti come quello alla “legge naturale e divina”, quello al principio di uguaglianza e, subito dopo, quello ai diritti inalienabili. Quando gli americani si avviarono con maggiore determinazione verso l’indipendenza, avvertirono la necessità di dichiarare i loro diritti nell’ambito della transizione da uno stato di natura a un governo civile, oda uno stato di soggezione a Giorgio III a un nuovo ordinamento politico repubblicano. I diritti universali non sarebbero mai stati dichiarati nelle colonie americane senza l’impulso rivoluzionario creato dalla resistenza all’autorità britannica. L’indipendenza aprì la strada alla dichiarazione dei diritti,
  • La Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino. In Francia i diritti dell’uomo furono fondamentali poiché fornirono i principi per un’idea alternativa di governo. Come gli americani i francesi dichiararono i diritti nel contesto di una rottura sempre più netta con l’autorità costituita. I deputati francesi tentarono quindi di condensare, in un unico documento, sia le protezioni giuridiche dei diritti individuali sia una nuova base per la legittimità del governo. La sovranità risiedeva esclusivamente nella nazione e la “società” aveva il diritto di chiedere conto a ogni agente pubblico del suo operato. Né il re, né la tradizione, la storia o i costumi francesi, né la Chiesa cattolica erano menzionati. I francesi derivarono i diritti da fonti completamente laiche: la natura, la ragione e la società. Esplicita fu la sfida al vecchio ordine in Europa.
  • La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Essa non si limitò a riaffermare i concetti di diritti individuali del XVIII secolo. Infatti proibiva espressamente la schiavitù e sanciva il suffragio universale ed eguale a voto segreto. Garantiva inoltre la libertà di movimento, il diritto a una cittadinanza, il diritto alla sicurezza sociale nonché quello al lavoro. In un momento in cui le linee di conflitto si irrigidivano nella guerra fredda, la dichiarazione universale esprimeva una serie di aspirazioni più che una realtà facilmente realizzabile. Descriveva un insieme di obblighi morali per la comunità mondiale, ma non prevedeva un meccanismo di applicazione. Nonostante ciò il documento avrebbe avuto effetti non diversi rispetto alle precedenti dichiarazioni del XVIII secolo. Da oltre sessant’anni costituisce la base per la discussione  e per l’azione internazionale nel campo dei diritti umani.

letteratura:

  • “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi. Romanzo autobiografico che racconta il confino dello scrittore in Lucania a causa della sua attività antifascista durante il quale avrà modo di conoscere le condizioni di vita dei contadini del luogo per le quali essi stessi si definiranno non cristiani, cioè non uomini.
  • “La capanna dello zio Tom” di Harriet Beecher Stowe. Romanzo che raffigura la crudele realtà della schiavitù e afferma che l’amore cristiano può superare la distruzione e la riduzione in schiavitù di altri esseri umani.
  • “I racconti di Kolyma” di Varlam Salamov. Crudele e terribile testimonianza sulla realtà dei gulag da parte di un dissidente che più volte vi è stato imprigionato riuscendo miracolosamente a sopravvivere. Puoi vedere qui uno dei suoi racconti narrato dallo scrittore Roberto Saviano.

cinema e arte:

  • “Amistad” di Steven Spielberg. Con Morgan Freeman e Anthony Hopkins.

  • Per quanto riguarda l’arte come non ricordare l’Africa purtroppo continente simbolo delle violazioni dei diritti umani di ieri e di oggi.