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Surrealismo

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attraverso storia, filosofia, letteratura, cinema e arte

Circoscrivere il campo di influenza che il movimento culturale del surrealismo ha avuto è davvero molto difficile. Dalle arti al cinema alla fotografia, al teatro, alla letteratura, passando per la filosofia e la sfera sociale e politica tra le due guerre, il surrealismo è stata una gigantesca e magica ondata di innovazioni e genialità.

Unanimemente se ne attribuisce la paternità ad André Breton – figura poliedrica e carismatica – e si fa della Francia, in particolare di Parigi, la sua patria. Tuttavia non si può trascurare il fatto che il surrealismo fu un fenomeno collettivo, frutto di intense collaborazioni e condivisioni di idee, di intese e di empatie e, quindi, anche inevitabilmente di fratture, distacchi, colpi di scena. Così come è bene dire fin da subito che il surrealismo ha avuto una diffusione enorme e ha investito molti paesi non solo europei, maturando una vastissima quantità di variazioni e mutamenti.

Il mio suggerimento è quello di inquadrare in primo luogo l’air du temps, il contesto storico e culturale in cui le idee rivoluzionarie di André Breton, Man Ray, Max Ernst, Marcel Duchamp, Hans Arp, André Masson, per citare solo alcuni dei suoi esponenti, sono sbocciate.

storia

Il primo “Manifesto surrealista” comparve nel 1924. Come movimento di avanguardia artistica e letteraria, il surrealismo affonda le sue radici nel dadaismo, da cui però presto si differenziò, puntando più che sul senso della dissacrazione del presente su altri temi come l’inconscio, il sogno, l’irrealtà, l’irrazionalità, l’amour fou. Molto importante è cercare di tratteggiare il rapporto tra i suoi maggiori esponenti e il partito comunista francese. Si tratta di un rapporto molto travagliato che si ruppe radicalmente nel 1932 con il famoso “caso Aragon”. Queste vicende sono molto complesse da ripercorrere e, per questo ti consiglio di farlo, seguendo le vicende della biografia di Breton che ti impediranno di smarrirti troppo. Anche questo saggio di Marta Ragazzino potrà fungere da guida per il tuo percorso.

filosofia:

Il surrealismo fu una vera e propria filosofia di vita. Ma questo non è sufficiente per tessere un collegamento forte con la filosofia. E’ bene, invece, analizzare l’opera di  Ferdinand Alquié, amico caro di Breton, che scrisse un importante saggio intitolato proprio “Filosofia del surrealismo”, rimarcando il fatto che il movimento non si era solo limitato a stravolgere i canoni dell’arte, a sperimentare il cinema e la fotografia, ma aveva anche strutturato un modello di pensiero dialettico.

D’altra parte i surrealisti eleggono a loro punto di riferimento filosofico, oltre a Marx e a Freud, Hegel e la sua dialettica, senza dimenticare Nietzsche e la sua estetica. Furono proprio i surrealisti, infatti, a individuare per primi nella filosofia di Hegel un elemento di importante riflessione, mentre il filosofo tedesco rimaneva ancora quasi del tutto sconosciuto in Francia.

Ti consiglio anche di approfondire il rapporto tra il surrealismo e le teorie del sogno di Freud e del pensiero psicoanalitico che ebbe molto peso nell’elaborazione di una nuova visione del rapporto tra realtà esterno e realtà interiore. Questa bella intervista di Elisabeth Roudinesco potrà darti molte informazioni sui confronti, anche diretti, tra Breton e Freud.

letteratura, cinema e arte:

  • Il cinema surrealista conobbe la maggiore espressione negli anni compresi tra il 1924 e il 1930. I due grandi capolavori che andrebbero analizzati non solo nella trama, ma soprattutto nella forma espressiva e nella fotografia sperimentale furono “Un chien andalou” di Louis Bunuel e Salvalvator Dalì del 1929 e “L’Age d’or” di Louis Bunuel del 1930. Ma ci sono anche molti altri film che sono considerati per certi versi meno completi ma che meritano però di essere analizzati perché esprimono uno spiccato interesse per la ricerca estetica. Innanzitutto il film del 1928 di Man Ray, “L’etoile de mer” in cui le parole spariscono per lasciare spazio alle pure immagini, ma anche “La Coquille et le clergyman” della regista Germaine Dulac, un film che racconta l’amour fou tra due personaggi, da un soggetto di Antonin Artaud.
  • Il cinema surrealista ha influenzato moltissimo la produzione cinematografica di tutto il mondo, soprattutto il genere horror da Alfred Hitchcock a Dario Argento. Le trame e gli intrighi, ma soprattutto la capacità di esplorare il mondo delle fantasie più nascoste, egli incubi, delle paure e della passioni ha trovato largo impiego nelle scene più cruente dei grandi maestri dell’horror. Potresti provare a rintracciare questi elementi di continuità e per farlo ti suggerisco di leggere questo saggio che analizza il bellissimo film di Hitchcock del 1945 “Io ti salverò”.
  • Per l’arte hai davvero l’imbarazzo della scelta. Da Joan Mirò a Salvator Dalì tutti i surrealisti si sono dedicati –attraverso un’incredibile sperimentazione di materiali e di forme – alla ricerca di un’arte che esprimesse lo stretto legame tra realtà e sogno. Senza parlare di artisti, come Picasso, che furono molto influenzati dal surrealismo anche senza mai farne direttamente parte.
  • Uno dei generi che esplose nel campo artisitico con il surrealismo è il collage o il frottage utilizzato soprattutto da Max Ernst. Una tecnica davvero molto suggestiva che esprime bene il tentativo di ‘rimpastare’ il mondo, di rinominarlo grazie alla creatività e all’ispirazione artistica.
  • Infine, la letteratura. Anche qui non ha che l’imbarazzo della scelta: la produzione letteraria e poetica surrealista è sterminata. Ti consiglio alcuni dei classici più belli. Innanzitutto “Nadja” che rappresenta una delle opere decisive di Breton, intensa e appassionata. Figura dissidente e per molti aspetti problematica fu il poeta e drammaturgo Antonin Arteaud, che potresti, proprio per questa ragione, prendere in analisi, a partire dalla sua opera “Eliogabalo o l’anarchico incoronato”. Infine, potresti occuparti anche dell’incredibile storia d’amore tra Aragon e la donna dagli occhi blu, Elsa Triolet, a cui il poeta dedicò versi bellissimi, raccolte nell’antologia “Les Yeux d’Elsa”.
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