La cognizione del dolore
TITOLO: La Cognizione del dolore
AUTORE: Carlo Emilio Gadda
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 213
GENERE: Romanzo
TRAMA:
Ispirato a dolorose vicende autobiografiche, La cognizione del dolore viene steso a più riprese a partire dal 1937 e vede la sua pubblicazione, pur se incompiuto, nel 1963. Ambientazione è l’immaginario paese sudamericano del Maradagal, maschera della Brianza in cui ha vissuto il suo autore, in cui spicca la figura di Gonzalo Pirobutirro, ultimo esponente di una famiglia ben in vista nel paese, autosegregatosi in casa in compagnia dell’anziana madre, unico familiare ancora in vita. Tutto il romanzo converge verso e si snoda attorno alla sua persona, afflitta da un “male oscuro” che si manifesta come dolore esistenziale, nevrosi, morbosità, rancore, odio e risentimento verso la più comune umanità, colpevole di imbecillità, grettezza, vanagloria e pochezza morale e intellettuale, spesso giunta ai vertici della scala sociale senza essersi nemmeno minimamente dilavata da tutte le sue lordure; un male cresciuto e alimentatosi nel e del contesto familiare, con un’infanzia costellata dalle più immotivate ristrettezze economiche e affettive, una crescita segnata dalla mediocrità circostante e segnata da gravi e dolorosi lutti, quali soprattutto la morte del fratello in guerra. In ciò il rapporto con l’anziana madre, definibile dal binomio affetto-dileggio, dove cioè il morboso affetto filiale si muta nel suo negativo in virtù del dolore del figlio e delle pessime frequentazioni materne, figuranti di quell’umanità tanto disprezzata che presenzia la villa di famiglia e impedisce il silenzio e la solitudine in cui Gonzalo vorrebbe trascorrere il resto dei suoi giorni, tra letture e dolore. E sarà proprio per causa delle presenza grottesca di tali personaggi che avverrà l’ultimo tremendo litigio del figlio con la madre, che condurrà questi a rendersi responsabile – perlomeno indirettamente – dell’atroce morte dell’anziana donna.