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Vivere e fare esperienze può dirsi quasi un’endiadi, tanto che l’intera esperienza è spesso associata a un viaggio, in cui più della meta è importante il percorso, così come avviene nella poesia di Kavafis “Itaca”. Ma non c’è soltanto l’esperienza individuale. Importante al fine di maturare una propria visione delle cose e della vita è anche il bagaglio di esperienze di personaggi autorevoli in grado di consigliarci; particolarmente fortunati si è poi se si puo’ far affidamento su figure del calibro di Seneca.
Lettere a Lucilio

Manoscritto delle Epistole a Lucilio di Seneca conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze
Nella crescita e maturazione dell’individuo non è soltanto l’esperienza diretta ad avere un peso decisivo; molto importanti si rivelano le figure in grado di indirizzarlo in specie nei momenti o nelle età in cui non si ha ancora un saldo controllo di sé stessi e una chiara percezione dei propri obiettivi. Nei casi più fortunati si incontrano veri e propri maestri, figure esemplari e superlative in grado di soddisfare al meglio il bisogno di punti di riferimento. È il caso di Lucilio, giovane vissuto nella Roma imperiale che ha potuto contare sui consigli e le raccomandazioni del celebre pensatore latino Lucio Anneo Seneca, di cui ci è giunta una straordinaria testimonianza nelle Lettere a Lucilio. Segnate inequivocabilmente dalle posizioni stoiche del loro autore, le lettere affrontano numerose tematiche, tutte però convergenti nel compito di indicare al giovane romano quale debba essere una degna, irreprensibile e per ciò stesso retta condotta di vita. Come infatti il filosofo va ripetendo nel suo epistolario non è affatto la lunghezza della vita a dover essere tenuta in conto, quanto il suo valore morale, perché è importante vivere bene, non vivere a lungo, secondo una visione dell’esistenza che lo stoicismo – greco prima che romano – mutua dalla tradizione classica ellenica, Socrate in primis. E sempre pensando al grande ateniese, è la virtù che a dire di Seneca rende possibile una vita degna d’esser vissuta, pur con la sostanziale differenza che nel filosofo romano è assai più esplicito cosa si debba intendere per virtù rispetto all’insegnamento socratico: nelle Lettere infatti vengono indicate virtù classiche della tradizione, come giustizia, coraggio, pudore, frugalità, per quanto un ruolo predominante sia da assegnare alla misura, alla temperanza, che si traduce nell’equilibrio e nello stare saldi in sé stessi (chi vuol esser da per tutto, non è in nessun luogo), a prescindere dai capricci della sorte.
Il fulcro dell’insegnamento di Seneca si trova in questo, da qui si dipartano e qui convergono le raccomandazioni del maestro al suo pupillo: dall’invito a fare un responsabile uso del tempo, evitando dispersioni e procrastinazioni, all’orientamento nelle letture, non solo riguardo alla loro scelta, ma anche per quanto concerne le modalità d’approccio (bada inoltre che in codesta lettura di molti autori e di libri di ogni genere, tu non vada vagando dall’uno all’altro); dalla più volte raccomandata moderazione a proposito dei piaceri del corpo (e a proposito delle passioni, le più serie minacce all’equilibrio) alle celebri riflessioni dedicate a fugare la paura più destabilizzante, quella cioè di fronte alla morte (Se vuoi rendere gioiosa la vita, lascia ogni preoccupazione per essa. Nessun bene giova a chi lo possiede, se il suo animo non è pronto a perderlo). L’insegnamento di Seneca è dunque volto – in linea con la tradizione stoica cui appartiene e più latamente con gran parte di quella ellenica, di cui la Stoa è manifestazione – a fortificare l’animo, a renderlo saldo e imperturbabile di fronte agli eventi, a ricercare e riscontrare la felicità non nei beni materiali ma in un’interiorità ricca perché virtuosa, ché della virtù non si discetta solamente (misura i tuoi progressi, non in relazione a ciò che dici o scrivi, ma alla fermezza del tuo animo nel dominare le passioni. I fatti debbono provare la bontà delle parole); da questo però non deriva una condanna del corpo che conduca a pratiche ascetiche o di macerazione, ma un ridimensionamento della sua importanza, in quanto anch’esso va subordinato alle esigenze inderogabili dell’anima, praticando quella moderazione cui prima s’accennava. Un insegnamento, quello di Seneca, valido ancor oggi, come potrà sperimentare da sé il lettore, una validità di cui egli stesso si rendeva conto, quando esprimeva la sua certezza di permanere nelle memorie dei posteri, e che forse era tra i suoi stessi obiettivi, perlomeno a giudicare da queste parole: proprio per giovare a un più gran numero di uomini, io mi sono ritirato in me stesso chiudendo le porte agli altri.
Il viaggio verso Itaca secondo Kavafis
L’esperienza individuale è un aspetto essenziale per la crescita personale, che avviene con la scelta di un percorso come nel caso della facoltà universitaria a cui iscriversi. La meta finale di tali percorsi (in questo caso la tesi) è solo l’apice di un viaggio in cui si matura attraverso esami, confronti, ricerca, laboratori, amicizie e scoperte nuove. È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che porterà a destinazione.
Questo concetto è presente e chiaro nella poesia Itaca di Kostantine Kavafis, poeta di origini greche vissuto tra il XIX e il XX secolo. Il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa.
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e che con gioia
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiugerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada,
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Lo dice anche Oscar Wilde
Sull’importanza dell’esperienza diretta (quindi della scoperta personale)hanno riflettutto numerosi letterati e filosofi. Noi ci fidiamo delle parole di queste figure storiche, poiché ancora oggi li consideriamo dei modelli cui ispirarci. Riguardo le esperienze che ognuno di noi affronta da solo, è interessante quanto asserisce Oscar Wilde (1856-1900, poeta, drammaturgo e scrittore irlandese) in uno dei suoi celebri aforismi:
“L’arte è la più intensa manifestazione d’individualismo che l’uomo conosca.”

La nostra crescita sarà determinata anche dai maestri che sceglieremo per il nostro percorso ( di studio o di vita) perché ci accompagneranno spiegandoci al meglio ciò che ci incuriosisce, ma che ci è ignoto. Anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, sono le figure di Virgilio e Beatrice a condurre il poeta nel suo viaggio, descrivendo ambienti e personaggi che egli incontra nei tre regni ultraterreni, nonché rispondendo a tutti i suoi interrogativi. Del viaggio di Dante esistono molteplici rappresentazioni nell’arte figurativa, come quella del pittore inglese John William Waterhouse (1849-1917) che dipinge l’incontro tra Dante e la sua amata in Dante and Beatrice (1915) secondo lo stile dei preraffaelliti.
Il viaggio di Dante
Inoltre il viaggio dantesco è stato rappresentato anche a Teatro nel musical ideato da Marco Frisina La divina Commedia- L’Opera (2008).
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