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Il cammino di maturazione intrapreso dall’individuo è quello della sua formazione, illustrato in maniera emblematica nel cosiddetto Bildungsroman; ma puo’ anche riguardare la crescita ed evoluzione dello stile di un artista, come esemplificato dal percorso dei più grandi pittori, tra i quali ci è sembrato particolarmente calzante il caso di Gustav Klimt.
Il Bildungsroman: I turbamenti del giovane Törless

Robert Musil
Il “Bildungsroman” o romanzo di formazione – la cui denominazione si deve alla sua originaria fioritura in terra tedesca, con la celebre opera di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1796) – è un genere letterario cui possono essere ricondotti alcuni fra i più grandi capolavori della letteratura mondiale. Ciò che s’intende con questa definizione va ricercato nel termine tedesco “Bildung”, termine che racchiude significati diversi per quanto limitrofi, come cultura, formazione, educazione; inoltre, ed è forse l’aspetto centrale, con esso s’intende tanto la formazione come processo quanto la formazione come risultato acquisito. Perciò con romanzo di formazione di intende un’opera solitamente centrata su un protagonista e sulle avventure, esperienze e azioni che lo conducono alla maturazione, a essere ciò che la sua natura reclamava come proprio autocompimento, o che è lo stesso, parafrasando Nietzsche, a divenire ciò che è.
Da questo superbo genere Giano ha scelto per voi un’opera di uno dei maggiori scrittori di ogni tempo, I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil. Ambientato nella periferia orientale dell’impero asburgico, il romanzo narra le vicende di un giovane studente di un collegio militare – Törless – focalizzandosi in via esclusiva sul ruolo che esse rivestono nella crescita del protagonista, adottando il suo particolare punto di vista fatto di elucubrazioni, tentennamenti, carenze interpretative riguardo agli stati d’animo che le diverse esperienze ingenerano in lui. Questo perché si tratta di un giovane che matura lentamente la scoperta del proprio sé nel periodo adolescenziale, in una crescita graduale che segna via via il distacco affettivo dai genitori, la rottura di un’amicizia resa impossibile dall’emergere dei primi tratti di una personalità decisa, e soprattutto l’erompere di una sensualità travolgente e difficilmente arginabile, che troverà come “oggetto provvisorio del suo desiderio” la femminea e debole figura del compagno di corso Basini. Proprio questi, con la sua inconsistente personalità, avrà un ruolo decisivo nella maturazione di Törless, non soltanto come spinta all’emergere della tempestosa sensualità adolescenziale, ma anche come cavia per il suo desiderio di conoscenza dell’animo umano, degli abissi e della cadute in cui puo’ incorrere, dell’indegnità e indecenza in cui puo’ precipitare, essendo Basini privilegiato oggetto delle torture e abusi sessuali dei compagni di corso più vicini a Törless. Se a questo si aggiunge la nuova curiosità del protagonista per tematiche metafisiche – la difficoltà che egli percepisce nell’ammettere i numeri immaginari nell’universo anche solo intellettuale, il conseguente interesse per il Kant della Ragion pura – e la morbosa attrazione verso i misteri che agli animi più sensibili la natura sembra sussurrare anche nei paesaggi più comuni, possiamo dire che inizia a delinearsi in lui la graduale presa di coscienza della propria personalità, della sua natura “estetico-intellettuale”, esclusivamente interessata allo “sviluppo dell’anima, dello spirito, o comunque si chiami la cosa dentro di noi che ogni tanto s’arricchisce per l’aggiunta di qualche idea raccolta fra le idee di un libro o sulle labbra chiuse di un ritratto”. Una maturazione che puo’ dire di trovare il suo primo compimento nel monologo che Törless tiene dinanzi al direttore e alcuni insegnanti nelle pagine conclusive del libro e dal quale emerge una prima presa di possesso di ciò che egli più profondamente e autenticamente è.
Una vita violenta di Pasolini

Pier Paolo Pasolini
Questo romanzo di Pasolini rappresenta a nostro avviso un esempio, forse non del tutto canonico ma senz’altro efficace, di ciò che si deve intendere per “romanzo di formazione”. Lo sviluppo del romanzo è infatti incentrato su una drammatica parabola esistenziale, per giunta di un personaggio che non appartiene, come spesso accade in questo filone, alla classe borghese, trattandosi di un giovane scapestrato che assegneremmo piuttosto a quello che Marx definiva Lumpenproletariat: quella classe cioè composta da individui estremamente poveri e priva di ogni coscienza politica. Questo perlomeno per quanto concerne gli inizi della vicenda. Il protagonista, Tommaso, è un tipico personaggio pasoliniano: povero, analfabeta, rissoso, spesso nei guai con la giustizia. Egli trascorre le sue giornate in lunghe peregrinazioni nella Roma del dopoguerra, alla ricerca dell’espediente che possa garantirgli qualcosa da mettere sotto i denti: si tratti di furti, di lavori occasionali, o addirittura di prostituzione. Nel corso del romanzo emergono momenti e figure che sembrano poter dare una svolta positiva alla vita di Tommaso, dall’incontro con Irene, ragazza con cui intrattiene una sorta di relazione, all’assegnazione di una casa da parte del comune. Ma sarà solo dopo la detenzione per rissa e una lunga degenza in ospedale per tubercolosi che egli maturerà un’autentica coscienza politica, in termini pasoliniani, avvicinandosi al PCI, cui si iscrive, e alle manifestazioni sindacali. Scena emblematica del suo cambiamento ed epica per la splendida modalità in cui viene tratteggiata è il coraggioso aiuto che egli dà durante un nubifragio, salvando una prostituta bloccata in casa dalla melma nella Piccola Shangai – borgata dove Tommaso aveva vissuto – e infine, stremato e coperto di fango, portando tre bambini, due per mano e l’altro sulle spalle, al quartiere di Pietralata, alla sezione del partito. Un gesto eroico, che segna la maturità e la crescita morale e civile del protagonista, ma anche la sua fine: una ricaduta di tubercolosi gli sarà infatti fatale.
La tempesta di William Shakespeare

Pensando ogni viaggio come un percorso che genera cambiamenti e quindi una crescita interiore, è inevitabile l’associazione a opere di artisti o alle loro esperienze. Dal teatro elisabettiano all’arte del ‘900 è possibile rintracciare numerosi casi, tra i quali Giano ha scelto per voi due artisti dei più talentuosi nella loro epoca.
Un eccellente esempio è la commedia shakespeariana La Tempesta. William Shakespeare ( Stratford-upon-Avon 1564- 23 aprile 1616) poeta e drammaturgo inglese, è considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo nonché uno degli esponenti principali del Rinascimento inglese. Il racconto della commedia inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, e sua figlia Miranda, sono stati esiliati per circa dodici anni in un’isola dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio – aiutato dal re di Napoli – lo aveva deposto e fatto allontanare con la figlia di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall’albero dentro il quale era intrappolato.

Miranda-The tempest, di John W. Waterhouse, 1916, olio su tela
La narrazione è tutta incentrata sulla figura di Prospero, il quale, con la sua arte, tesse delle trame in cui costringe gli altri personaggi a muoversi. Nel frattempo, nasce una relazione romantica tra Ferdinando e Miranda. I due si innamorano immediatamente e il loro matrimonio sarà la causa della riconciliazione di Prospero con suo fratello Antonio.
Infine Prospero rinuncia alla magia a seguito dell’occasione di riconciliarsi con se stesso e la società . Il dramma è interessato a cosa contraddistingue una monarchia virtuosa, presentando al pubblico varie possibilità. Nel XX secolo, i critici letterari post-colonialisti furono molto interessati a questo aspetto, vedendo in Calibano, essere brutale che Prospero incontra sull’isola, un rappresentante dei nativi sottomessi ed oppressi dall’imperialismo.
Il bacio di Gustav Klimt

Il Bacio, di Gustav Klimt, 1907-08, olio su tela
Il pittore austriaco Gustav Klimt è autore de Il bacio, un’opera in pieno accordo con i canoni dello stile Liberty, con decorazioni e mosaici in color oro sullo sfondo. Egli nel dipinto, come in altri dello stesso periodo, dimostra d’attraversare una fase evolutiva della sua pittura. Il Bacio è un’icona dell’arte del XX secolo, estremamente ricercato nella composizione e controverso nei contenuti. Lascia aperti, infatti, molti interrogativi e spunti di riflessione: sulle simbologie sessuali che racchiude, sull’identità dei due amanti ritratti e sull’interpretazione del motivo erotico.
La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l’uomo e di forme circolari per la donna, trova la sua trascendenza nell’aura che circonda entrambe le figure.
Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un’aura mistico-erotica in cui l’erotismo si percepisce in modo impalpabile, forza vitale che si genera dall’unione dei due amanti.
Il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico senza tempo, in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell’impossibilità di catturare quell’ impalpabile atmosfera da subire. In un’atmosfera di totale estraniazione dal mondo, l’amore non si accontenta di possedere la mente, il corpo e le attenzioni dell’essere amato, ma pretende di impregnarne l’esistenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri.