Giano

Enrico Mattei

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“Ci sono uomini come Mattei, Kennedy, Martin Luther King, Moro, dotati di un profondo senso della storia che hanno riempito un’epoca e che sono stati assassinati per le loro idee, le loro scelte. Dopo di loro si apre sempre una nuova stagione” ( Sen. Luigi Granelli)

Dalla guerra civile a Bascapè

Enrico MatteiNei giorni successivi alla tormentata fine della guerra civile in Italia, durante la quale fu protagonista tra le brigate partigiane, Enrico Mattei viene incaricato di liquidare le attività dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) e di provvedere alla sostanziale privatizzazione di tutte le proprietà. Mattei sceglie di disattendere questa indicazione, per conseguire un obiettivo che riteneva fondamentale: garantire al Paese un’impresa energetica nazionale, in grado di assicurare quanto serviva ai bisogni delle famiglie e allo sviluppo della piccola e media impresa a prezzi più bassi rispetto a quelli degli oligopoli internazionali.

Raddoppiò la perforazione dei pozzi, sfruttò al meglio la ricerca mineraria nella Valle Padana, scelse le alleanze necessarie dentro il governo e ai partiti che lo sostenevano per realizzare quanto aveva in mente. Ci riuscì con l’istituzione, nel 1953 dell’Eni dopo una lunga e travagliata discussione iniziata nel 1947, tra chi sosteneva ad oltranza l’iniziativa privata e quanti erano fautori di una forte presenza dello Stato nell’economia.

Simbolo dell'Agip

Il cane a sei zampe, simbolo dell'Agip

Mattei riuscì ad affermare il ruolo strategico dell’energia nello sviluppo economico italiano e a ispirare fiducia nel possibile miracolo dell’indipendenza energetica.

Fu abile nel costituire una rete di collaboratori capaci di muoversi sulla scena internazionale e questo divenne uno dei punti di forza che la società, oltre gli interessi specifici, seppe offrire all’azione diplomatica dell’Italia. Il 27 ottobre 1962  l’aereo di Mattei, un  “Morane Saulnier 760″ proveniente da Catania e diretto a Linate, precipita a Bascapè (Pavia). Muoiono il presidente dell’Eni, il pilota Irnerio Bertuzzi, e il giornalista americano William Mc Hale.

Saper immaginare il futuro. Questa è l’eredità più preziosa che Mattei ci ha lasciato. Con questa capacità dobbiamo guardare alle sfide di oggi e di domani, per riaffermare ogni giorno il valore dell’energia come motore di crescita per tutti.

(da Eni cultura)

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Mixer, Raitre: “Il caso Enrico Mattei”

L’ultimo discorso

Il giorno 27 Ottobre 1962, poche ore prima di morire, Enrico Mattei si trovava a Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna, per celebrare l’inizio delle attività di estrazione del gas. Così si esprimeva di fronte a una folla in festa:

mattei al pozzo di Caviaga

Mattei al pozzo di Caviaga

È vero: noi lavoriamo per convinzione. Con la convinzione che il nostro paese, e la Sicilia, possano andare verso un maggior benessere; che ci possa essere lavoro per tutti; e si possa andare verso una maggiore dignità personale, e una maggiore libertà. Amici miei, io vi dico solo questo: noi ci sentiamo impegnati con voi per quanto c’è da fare in questa terra. Noi non portiamo via il metano; il metano rimane in Sicilia, rimane per le industrie, per tutte le iniziative, per tutto quello che la Sicilia dovrà esprimere”.

Dalla piazza una voce interrompe: “Così si può levare questa miseria di Gagliano”.

Rivolgendosi all’anonimo, Mattei dice:

Amico mio, io non so come lei si chiami, ma anch’io ero un povero come lei; e anch’io ho dovuto emigrare perché il mio paese non mi dava lavoro; sono andato al Nord, e adesso dal Nord stiamo tornando al Sud con tutta l’esperienza acquistata. Noi ci impegniamo con le nostre forze, con le nostre conoscenze, con i nostri uomini, a dare tutto il nostro contributo necessario per lo sviluppo e l’industrializzazione della Sicilia e della vostra provincia.

Mattei in un comizio a Milano

Mattei in un comizio a Milano

Io vi devo chiedere – come ho già chiesto al sindaco – scusa di non essere venuto prima. Ma sono gli impegni che abbiamo in tutto il mondo: ci sono 50 mila persone che oggi operano in questo gruppo; e su 50 mila persone ci sono mille e seicento ingegneri, 3 mila periti industriali e geometri, 2 mila dottori in chimica e in economia, 300 geologi, decine di migliaia di specialisti che si muovono in tutto il mondo. E tutto questo porta lavoro, porta responsabilità, porta un grande impegno; ma io conoscevo esattamente la situazione di Gagliano, delle sue riserve, di questo lavoro, delle possibilità che esistono per l’avvenire. Le abbiamo seguite giorno per giorno, con ansia, e qualche volta, molte volte, ne eravamo felici. Ora su questo si deve innestare un successivo lavoro, si devono innestare industrie che dovranno portare in questa zona benessere e ricchezza. Noi ci impegniamo insieme con voi, tutti [...]

Sapevo che un giorno sarei venuto in mezzo a voi, che voi mi avreste guardato con simpatia e affetto. Abbiamo discusso, con  i vostri rappresentanti, dei vostri problemi, molti dei quali non sono che problemini. Non assorbiremo 70 persone, ma tutti coloro che potrete darmi, tutti, e sarà necessario che tornino molti di quelli che sono andati all’estero perché a Gagliano avremo bisogno anche di loro. Noi non vi porremo dei limiti. Noi vogliamo solo stabilire una collaborazione che duri sempre”.

Hanno detto di lui:

un imprenditore al servizio dello Stato

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Il senatore Giorgio Ruffolo è stato al fianco di Enrico Mattei dal 1956 al 1962. Giano lo ha intervistato per chiedergli un parere sull’opera e i valori trasmessi dal fondatore dell’Eni. Egli lo definisce un “imprenditore al servizio dello Stato” che, attraverso le sue capacità e la sua tenacia, ha contribuito al miracolo economico italiano.  L’impresa era al servizio dell’interesse pubblico affinchè nascesse un’Italia moderna: “Mattei vide giusto. Vide che l’Italia, pur uscita fracassata da questa guerra pazzesca, che il fascismo aveva suscitato, disponeva di energie, di lavoro e di intelligenza tali da potersi assicurare un posto di primo piano nel mondo
Guarda l’intervista

un uomo più grande dei suoi sbagli

Indro Montanelli

Nel luglio del 1962 il giornalista e scrittore Indro Montanelli dava inizio a un inchiesta sul “Corriere della Sera” sugli intrecci tra affari e politica. L’accusa era rivolta ad Enrico Mattei, del quale diceva: “C’ è chi dice che per guarire l’Italia delle sue molte magagne, basterebbe mettere in prigione Mattei, ma c’ è chi dice anche che se l’Italia oggi ha un prestigio nel mondo, lo deve a Mattei”. Il fondatore dell’Eni rispose a tutte le contestazioni: la loro corrispondenza si concluse con un ritratto rispettoso e quasi commosso, pubblicato dal giornalista il 29 ottobre dello stesso anno, due giorni dopo il tragico incidente di Bascapé.
Ascolta le parole di Montanelli