Giano

L’inchiesta di Montanelli

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dalla trasmissione Mixer, Rai Tre

Nel luglio del 1962 il giornalista e scrittore Indro Montanelli dava inizio a un inchiesta sul “Corriere della Sera” sugli intrecci tra affari e politica. L’accusa era rivolta ad Enrico Mattei, del quale diceva: “C’ è chi dice che per guarire l’ Italia delle sue molte magagne, basterebbe mettere in prigione Mattei, ma c’ è chi dice anche che se l’ Italia oggi ha un prestigio nel mondo, lo deve a Mattei”.
Il giornalista era nato a Fucecchio (FI) nel 1909. Dopo numerose collaborazioni con giornali italiani e stranieri (tra cui “Paris Soir”, l’”Italie Nouvelle”  e la “United Press”) fu corrispondente in Norvegia e poi volontario in Etiopia (1936) durante la guerra d’espansione fascista, da cui era stato persuaso.

Tornato in Italia l’anno successivo partiva come giornalista del “Messaggero” per la guerra di Spagna: lì accentuava la sua posizione anti-fascista fino ad essere espulso dal Partito, a cui si era iscritto qualche anno prima. 
Dal 1938 lavorò per il “Corriere della sera”, per il quale raccontò la seconda guerra mondiale dai principali luoghi di combattimento. Dopo l’armistizio italiano si schierò con le brigate partigiane di “Giustizia e libertà”, quindi fu catturato e condannato a morte dai tedeschi. Riuscì ad evadere dal carcere di San Vittore solo con l’intervento del direttore del “Corriere” Aldo Crespi (che pagò un ufficiale delle SS) e del cardinale di Milano Ildefonso Schuster, che organizzò la fuga.

Alla fine della guerra nel 1945 assumeva la direzione della “Domenica del Corriere” e l’anno dopo tornava a scrivere per il giornale di Via Solferino. Su queste pagine documentava la realtà italiana spesso con servizi e inchieste scomode. Così nel 1962 affrontava la questione di Mattei, accusato di corrompere i partiti affinchè si allineassero alla politica dell’ENI.

Dieci giorni dopo la pubblicazione dell’ultima puntata, Enrico Mattei rispondeva con una lunghissima lettera a tutte le contestazioni di Montanelli, il quale di lì a qualche mese, il 29 ottobre dello stesso anno, due giorni dopo il tragico incidente aereo di Bascapé, in cui il fondatore dell’ Eni perse la vita, rendeva al «petroliere senza petrolio» l’ onore delle armi, scrivendone un ritratto quasi commosso e addossando la maggiore responsabilità dei suoi errori ai politici, pur non credendo all’ipotesi del sabotaggio dell’aereo.

Nel 1970 scriveva così: «Io credo che Mattei abbia commesso molti sbagli, ma che proprio questi diano la misura dell’uomo. Chiunque altro ne sarebbe stato travolto. Lui no, perché era più grosso di essi, un personaggio ibseniano, cui è superfluo cercar di attribuire un’aureola di martire tessendo cattivi romanzi gialli sulla sua fine. Non ne ha bisogno». Mattei, quindi, come ripete nell’intervista rilasciata a Mixer, qui riportata, «era un uomo che pensava e agiva in grande».