Giano

Giorgio Ambrosoli

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“La politica non è fatta solo di idee e programmi, ma anche di passioni, ossia di motivazioni coinvolgenti e mobilitanti che spingono gli individui in determinate direzioni, mantenendo coese le comunità umane”

Giorgio AmbrosoliSono parole di Remo Bodei che nel suo saggio Passioni politiche identifica quelle moderne con tre colori: il rosso, il nero e il grigio. Quest’ultima la descrive così: “Esistono infine le ‘passioni grige’, moderate, non militanti, tipiche di una certa tradizione borghese, il cui eroe può essere identificato con l’avvocato Giorgio Ambrosoli, incaricato di liquidare la Banca Privata di Michele Sindona. Esse consistono nell’onestà, nell’onore, nel rispetto di se stessi e degli altri, nel fare bene il proprio lavoro, nel non accettare né la corruzione né l’intimidazione, anche quando si è minacciati di morte (in effetti Ambrosoli fu assassinato da un sicario di Michele Sindona).”

Il coraggio della libertà

È probabile che Giorgio Ambrosoli si sarebbe riconosciuto in questa descrizione di uomo politico. Lui stesso in una lettera alla moglie disse: “Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.), le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese…

Ma tra tutti i valori citati da Bodei manca quello che forse identifica maggiormente Ambrosoli: quello della propria libertà . Lo ricorda il figlio Umberto in un recente libro Qualunque cosa succeda: “ Credo che mio padre lasci più di ogni altro esempio, quello di un uomo capace di affermare la propria libertà. Con se stesso, rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri, quando ha respinto blandizie e ricatti, senza neanche cercare protezioni ‘politiche’, nella consapevolezza che anche quelle potevano avere un prezzo. È stato libero nel senso più completo del termine, quello che induce la consapevolezza del proprio ruolo. Non istituzionale di commissario liquidatore, ma di uomo, di marito, di padre, di cittadino. [...] Papà è stato una persona come tante che ha saputo vivere e difendere i valori per lui prioritari. Può non essere un obiettivo facile, ma tutti noi possiamo darcelo, vivendo con responsabilità nei confronti di noi stessi e della società

 

Lettera alla moglie

Giorgio AmbrosoliÈ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di far qualcosa per il Paese [...].” Così scriveva Giorgio Ambrosoli alla moglie quattro anni prima di essere assassinato. Dalla lettera emerge la consapevolezza dei rischi che correva per il suo lavoro.

Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro [... ]

Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi. Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma – a parte l’assicurazione vita – (…)

Giorgio

Hanno detto di lui:

Corrado Stajano“L’avvocato appartiene a tutti coloro che hanno a cuore i principi della legalità e del buon governo. Sarebbe stato facile, per lui, aver salva la vita: minuscoli cedimenti, qualche aggiustamento di rotta, abbozzare, seguire il verso del legno, qualche azione neppure visibile accompagnata da una piccola firma in calce a un foglio. All’esterno, tutto quanto avrebbe avuto l’apparenza di un atto dovuto. Solo che acconsentire agli aggiustamenti, alle mediazioni, al salvataggio della banca mandata in rovina da Sindona – più di cinquemila miliardi di lire di oggi – avrebbe significato violare la legge, far pagare il peso finanziario ai cittadini, i contribuenti italiani che Ambrosoli aveva il dovere di tutelare.”

da “L’uomo che non scendeva a compromessi“, Corrado Stajano.

Walter Veltroni

“Giorgio Ambrosoli è stato un uomo libero, che nella prova più difficile della sua vita [...] seppe mantenere «la sua dirittura, la sua passione per la legalità, il suo senso di giustizia». Un uomo che con il suo lavoro, interrotto da quegli spari la sera dell’11 luglio di trent’anni fa, stava dimostrando - sono parole di Umberto – che «è possibile anteporre il bene del Paese, il bene comune, agli interessi di parte e a quelli personali». Perché questo era ciò in cui credeva. Perché sentiva di agire in nome di un’Italia morale, civile, rispettosa della legge. Anche quando si trovò di fronte a un muro fatto di arroganza e di insofferenza ad ogni regola. Anche mentre si rendeva conto di quanto grande e perverso fosse l’intreccio tra affari, corruzione, interessi finanziari e cattiva politica. Giorgio Ambrosoli lo scoprì presto, questo intreccio. E fu immediatamente consapevole delle ostilità che si sarebbe attirato, dei rischi ai quali sarebbe andato incontro.”

da “L’eroica normalità di Ambrosoli“, Walter Veltroni, La Stampa.