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Molteplici sono stati gli esempi di personaggi dediti a una causa diventata poi la loro ragione di vita. Qui abbiamo scelto una donna e un uomo, diversissimi tra loro per storia e tradizione e pure accomunati dalla dedizione a un ideale e dalle sfide che hanno affrontato al fine di darne una realizzazione: si tratta di Giovanna D’Arco, la celebre Pulzella D’Orleans, e del massimo sindacalista italiano Giuseppe Di Vittorio.

Giovanna D’Arco

Giovanna D'Arco

Giovanna all'assedio d'Orléans, pittura di Jules Eugène Lenepveu

È difficile trovare un esempio emblematico quanto la Pulzella D’Orleans quando si pone mente alla fedeltà a un ideale e alle sfide che in nome di esso si è pronti ad affrontare; una figura leggendaria, epica, la cui storia ha dell’incredibile, se si pensa che fu proprio grazie allo spirito combattivo e ispirato di questa adolescente contadina analfabeta che la Francia seppe superare uno dei momenti più tragici della sua storia. La Guerra dei Cent’anni, conflitto secolare che vide l’un contro l’altra armate Inghilterra e Francia dal 1337 al 1453, vede trionfare negli anni ’20 del quattrocento l’Inghilterra: dopo il trattato di Troyes (1420) essa si assicura il dominio di quasi tutto il territorio francese e il suo re, Enrico V, ottiene il diritto alla successione al trono di Francia per il suo erede. A fronte di questo, si puo’ dire che la Francia rischiava di scomparire come entità politica autonoma. Fu allora che comparve Giovanna D’Arco. Animo inquieto, animata da una forte fede cristiana – affermava con decisa sicurezza di sentire le voci di Santa Caterina, Santa Margherita e dell‘Arcangelo Michele e che fossero queste a ispirare le sue gesta – oltreché da un sentimento nazionalista, potremmo dire, avant la lettre, riuscì a convincere il Delfino di Francia – ovvero l’erede al trono dei Valois e futuro re francese Carlo VII – ad affidarle la missione di liberare Orleans; a suo favore giocò senz’altro l’indiscusso carisma che le consentiva di raccogliere numerosi alleati al seguito, nonché la disperata situazione francese, che rendeva incline il sovrano a confidare in un aiuto sovrannaturale, quale quello che la Pulzella prometteva in favore della Francia.

La marcia delle truppe di Giovanna fu inarrestabile: riuscì a liberare Orleans e a infliggere un’eclatante sconfitta agli inglesi a Paty, cosa che portò all’incoronazione solenne di Carlo VII presso la cattedrale di Reims, luogo dalla forte valenza simbolica in quanto da Clodoveo tutte le incoronazioni dei re francesi vi si erano svolte. Al di là della sincera fede cristiana, Giovanna incarnava sentimenti popolari estremamente diffusi, come l’odio verso l’oppressore straniero (inglesi) e il destarsi di un sentimento patriottico che da quel momento in poi non avrebbe più abbandonato la Francia; suo merito indiscusso fu proprio quello di destare e alimentare questi sentimenti non solo tra le truppe, ma anche fra il popolo, cosa che consentì alla Francia di imboccare la via della riscossa. Anche dopo la sua cattura, avvenuta grazie agli alleati borgognoni che la vendettero agli inglesi, ella non rinnegò le sue convinzioni. Anzi, dimostrò una notevole prontezza e brillantezza di spirito di fronte alle accuse e ai terribili procedimenti inquisitori. Emblematica puo’ essere considerata la risposta che diede ai suoi accusatori quando le chiesero se si riteneva in grazia di Dio (domanda particolarmente insidiosa poiché tanto una risposta positiva quanto una negativa potevano portare a una fondata accusa di eresia): “Se non lo sono che Dio mi ci conduca, se lo sono che Dio mi ci mantenga”. Risposte che comunque non la salvarono dalla condanna al rogo, in cui ebbe un fortissimo peso la sua abitudine di indossare abiti maschili: fu arsa a Rouen il 30 Maggio 1431. Ma ciò non solo non spense il ricordo delle sue gesta, anzi contribuì a perpetuarlo: oltre a esser stata dichiarata santa dalla chiesa cattolica nel 1920, non soltanto è la figura religosa più venerata in territorio francese ma è addirittura riconosciuta patrona della nazione medesima.

Giuseppe Di Vittorio

giuseppe-di-vittorio-1Tra le figure di spicco del panorama politico italiano si è imposta la personalità di Giuseppe Di Vittorio (Cerignola, 11 agosto 1892 – Lecco, 3 novembre 1957). Egli è stato un politico e uno degli esponenti più autorevoli del sindacato italiano del dopoguerra; rispetto alla maggior parte dei sindacalisti non aveva origini operaie ma contadine, poiché nato in una famiglia di braccianti, il gruppo sociale più numeroso alla fine dell’Ottocento in Puglia.

Di Vittorio, uomo dotato di un grande buonsenso ed una ricca umanità, seppe farsi capire, grazie al suo linguaggio semplice ed efficace, sia dalla classe operaia, in rapido sviluppo nelle città, sia dai contadini ancora fermi ai margini della vita economica, sociale e culturale del Paese. Lui stesso era un autodidatta, entrato nella lotta sindacale e politica giovanissimo, inizialmente come socialista e successivamente come comunista.

Nel 1921 viene eletto deputato mentre è detenuto nelle carceri di Lucera. L’ elezione a deputato avviene in circostanze alquanto singolari. Condannato dal tribunale speciale fascista a oltre dieci anni di carcere, nel 1925, riuscì a fuggire in Francia dove aveva rappresentato la disciolta Confederazione Generale Italiana del Lavoro nell’Internazionale dei sindacati rossi. Dal 1928 al 1930 soggiornò in Unione Sovietica e rappresentò l’Italia nella neonata Internazionale Contadina per poi tornare a Parigi ed entrare nel gruppo dirigente del PCI.

giuseppedivittorio2Nel 1945 fu eletto segretario della CGIL, che era stata ricostituita l’anno prima con un accordo fra Di Vittorio, Achille Grandi e Bruno Buozzi.
L’anno seguente, nel 1946, fu eletto deputato all’Assemblea Costituente con il PCI. Nel 1956 suscitò scalpore la sua presa di posizione, difforme da quella ufficiale del PCI, contro l’intervento dell’esercito sovietico per reprimere la rivolta ungherese.
La fama ed il prestigio di Di Vittorio ebbero largo seguito tra la classe operaia ed il movimento sindacale di tutto il mondo tanto che, nel 1953, fu eletto presidente della Federazione Sindacale Mondiale.