Giano

Lo stile Guccini

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Riconosciuto dalla critica letteraria per l’importante valore delle sue composizioni, Guccini riesce ad utilizzare diversi registri linguisti, adoperando a volte liriche auliche, altre volte calcando un linguaggio popolare a seconda del contesto e del pubblico cui destinava la canzone.

Nel suo modo di raccontare storie, di ritrarre personaggi simbolo e nel sovente ricorso all’autobiografismo fa risaltare il gusto per una narrativa  imbevuta di forte umanesimo, la cura del dettaglio, la dovizia di particolari sapientemente dosati per dar vita a veri e propri componimenti poetici, senza rinunciare alla finitezza del racconto.

Numerose sono le tematiche che affronta, esistenziali e politiche soprattutto, e il contenuto che adopera nei suoi brani, sempre ricchi di immagini e citazioni letterarie, veicola un  messaggio a forte impronta etica e civile.

 

I testi di Guccini godono di una tale considerazione da non far meraviglia il fatto che nel 2004 un suo brano, Canzone per Piero, viene inserito tra le tracce dell’esame di stato.

 
Paolo Magliani, in Letteratura e Autobiografia nell’album Radici  di Francesco Guccini, così scrive:

Da diverso tempo si discute se i brani dei più prestigiosi cantautori nostrani vadano letti come autentici testi poetici, degni di essere studiati e portati sui banchi di scuola al pari dei vari Leopardi, Ungaretti e Montale.

Di sicuro non è azzardato affermare che il ruolo culturale un tempo appannaggio del poeta è stato soppiantato nella seconda parte del ‘900 dalla figura del cantautore, in Italia come altrove, anche grazie al contributo di alcuni notevoli artisti che a partire dagli anni ‘60 hanno mosso i primi passi sulla scena coniugando perfettamente musica e scrittura, verve poetica e talento musicale.

In quegli anni la “beat generation” aveva cambiato radicalmente i canoni sociali e culturali del pubblico giovane: la canzone “d’autore” diveniva simbolo di una nuova era di ribellione e di rottura con il passato e i cantautori stessi “una specie di nuovi dèi in terra, di nuovi chierici, di nuovi intellettuali dis-organici del movimento giovanile”, capaci in seguito addirittura di “sostituire i leaders carismatici del ‘68” come affermava Claudio Bernieri nel 1978.

Il cantautore “impegnato” si trasformava in “guida” e “vate” di un’intera nuova generazione interpretando un ruolo molto più “ingombrante” e “politico”, dettato certamente dalle condizioni storiche del periodo, che allo stato attuale è andato perduto.

Il messaggio di Francesco Guccini è spesso stato banalizzato come “politicizzato” e di parte, ma oggi questa sembra un’affermazione azzardata e superficiale.

Il canzoniere gucciniano attinge a piene mani dalla letteratura antica e moderna senza perdere però un’originalità e un suo linguaggio profondo, fatto di ironia e misticismo, capacità narrativa e sintesi poetica di prim’ordine.

 

Nella presentazione del libro di Paolo JachiaFrancesco Guccini. 40 anni di storie, romanzi, canzoni (Editori Riuniti), così si legge in MONDADORI:

Sembrerà strano (o no), ma con quella sua barba e quel suo corpaccio, con la sua erre padana e paesana, Guccini è forse il più colto dei cantautori in circolazione: la sua è poesia dotta, intarsio di riferimenti”. Così scriveva Umberto Eco nel 1980. Il libro di Jachia – a più di vent’anni di distanza da questa capitale affermazione, e dopo che Guccini ha ricevuto nel 1992 il premio Montale per versi per canzone e nell’ottobre del 2002 la laurea honoris causa dall’Università di Bologna – paga un debito che la cultura italiana aveva nei confronti di uno degli artisti più significativi di questo scorcio di secolo. Finora, infatti, non esisteva un testo d’analisi e commento dell’opera di Guccini e in questo veniva proseguita la cultura del disprezzo nei confronti di un’arte, quella della canzone, che invece nulla ha da invidiare per altezza di risultati ad altre sue più fortunate sorelle, dalla poesia al romanzo al cinema. Il libro, poi, attraverso l’analisi di tutti i dischi di Guccini e di quasi tutte le sue canzoni, nonché dei suoi romanzi scritti da solo o con la collaborazione di Loriano Macchiavelli, colloca Guccini e la sua opera all’interno del suo tempo e cioè in uno straordinario punto d’incrocio di diverse e molteplici correnti culturali. Nelle sue canzoni possiamo infatti riconoscere un fortissimo influsso della poesia novecentesca italiana – da D’Annunzio e Pascoli a Gozzano e Montale – che si combina e si armonizza con le tradizioni degli chansonnier e degli esistenzialisti francesi e con quelle americane del folk e del beat, da Ginsberg e Kerouac a Dylan. Ma sono presenti anche, in questa ‘poesia dotta, intarsio di riferimenti’, Villon e i poeti maledetti francesi, Joyce ed Eliot, ma anche Carl Barks e i fumetti e i film americani… oltre a una attenta osservazione della realtà popolare contemporanea cittadina e contadina. E’ duplice dunque, fermo il principio dell’analisi testuale, l’obiettivo di questo libro: da un lato precisare le voci dell’enciclopedia culturale di Guccini, dall’altro fondare l’affermazione che l’arte di Guccini non è solo etica e politica, anche se imprescindibile sua radice è il richiamo, all’Utopia anarchica e democratica, ma tout court arte. Completano il volume una nota di Roberto Vecchioni, un’intervista a Guccini di Claudio Lolli e un’intervista dell’autore a Loriano Macchiavelli.

 

 

 

 

INTRO          LO STILE GUCCINI          IL PERCORSO ARTISTICO          I SUOI ALBUM

Il percorso artistico

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Dopo  un breve e deludente periodo come istitutore in un collegio di Pesaro, da cui fu licenziato dopo appena un mese e mezzo, Guccini diventa cronista presso la Gazzetta di Modena, testata per la quale nel 1960 realizza un’intervista a Domenico Modugno. Fu un periodo interessante ma gli mise fine, dopo due anni, per un contrasto con l’amministrazione:

“lasciai la Gazzetta quando, dopo due settimane di vacanza, scoprii che non me le avevano conteggiate sulla busta paga. Andai dall’economo per chiedere spiegazioni. E lui disse: ‘Niente lavoro, niente paga’.
Incontrai Alfio della Equipe 84, che stava cercando un chitarrista cantante. Decisi di saltare il fosso. Per fortuna.”

Intanto, dopo il diploma all’Istituto magistrale di Modena (1958) verso cui mostra di nutrire poca stima, si iscrive all’Università di Lettere  a Bologna. All’inizio anche qui vive la sensazione di un fallimento, come rievoca lui stesso:

 Non sapevo nemmeno da dove si cominciasse per preparare un esame. Fu solo dopo il militare [...] che la mia vita universitaria assunse un senso. E fu lì, durante il militare, che scoprii Borges e Umberto Eco. [...] Ed è sempre lì che conobbi il persiano, ovvero Omar Al Khayyam, un poeta del 1300 di cui parla spesso Borges.

Riprendiamo a scorrere la sua biografia e seguiamolo, per un tratto,  nel racconto presente su TNT Village, Progetto Francesco Guccini.

Con Alfio ed altri musicisti – tra cui Victor Sogliani – Guccini forma una band: si chiamerà, dapprima, “Marinos” (dal nome di uno dei membri, il pianista Marino Salardini) e poi “Gatti“. Suonano tutta l’estate del 1961 alle terme di Sassuolo e nell’inverno vengono ingaggiati perfino in Svizzera, vicino a Basilea. I Gatti - ricorda Guccini – «per quell’occasione furono ribattezzati e diventarono “I Fusti all’italiana”. Una piccola concessione ai nostri connazionali all’estero. Fu quella l’unica volta in cui cambiammo nome al complesso. Ci pagarono un’esagerazione: dodicimila lire a testa, una cifra da ultimo dell’anno».

Proprio nel 1961 Francesco si trasferisce con la famiglia a Bologna, in Via Massarenti, «a due passi da Via Paolo Fabbri». L’anno dopo parte per il militare. Con l’eccezione della fase centrale, nonostante i timori, si tratta di un’esperienza positiva per Francesco, il quale, prima di partire, aveva scritto «un po’ per pudore un po’ per vergogna» , “L’antisociale“, “La ballata degli annegati” e “Venerdì santo“, canzoni che egli stesso definisce “tentativi”.

Nella sua maturazione musicale e artistica, al ritorno dal militare, risultano decisive, come le chiama lo stesso Guccini, alcune «diete musicali. Importante fu il Cantacronache di Fausto Amodei, Sergio Liberovici e Michele Straniero, che mi introdusse nel mondo delle canzoni popolari e anarchiche».
Forte di questo “incontro”, Francesco riprende le sue esibizioni con un gruppo di cui fa parte anche il poeta Adriano Spatola. E intanto riprende a frequentare l’università. Con vecchi e nuovi amici il ritrovo preferito è l’Osteria dei Poeti, senza dimenticare lo storico bar “Grande Italia” e “La Grondaia”.

Nel 1965 riprende a frequentare l’università che però lascerà prima della laurea, pur avendo sostenuto tutti gli esami.

Nel 1967 riceve la proposta dalla casa discografica CGD (Compagnia Generale del Disco fondato nel 1948 da Teddy Reno) di partecipare al Festival di Sanremo come autore del brano Una storia d’amore. Il brano fu  interpretato in coppia da Caterina Caselli e Gigliola Cinquetti; due voci della medesima scuderia. Per questa collaborazione furono però imposti a Guccini due parolieri professionisti, cosa che lo infastidì tanto da fargli rinunciare ad altre collaborazioni.

Lo stesso anno pubblica il primo lavoro da cantautore, Folk Beat n.1, con  scarsissimo successo discografico. In esso si analizzano tematiche quali la morte, il suicidio, il disagio sociale, l’Olocausto e la guerra in generale.

L’album con cui Guccini diventa veramente popolare esce nel 1972 ed è il suo quarto, Radici.
La tematica di fondo è un invito pressante a cercare le proprie radici e a tenersi avvinti ad esse. L’album contiene le canzoni maggiormente  ricordate dell’autore modenese; su tutte, memorabile La Locomotiva, dove giustizia sociale ed uguaglianza sono i concetti forti, maggiormente sottolineati.

Guccini è già popolare, ma il vero successo di vendite arriva nel 1976, quando incide Via Paolo Fabbri 43, una delle più note canzoni e lui stesso definisce il disco «bello ed entusiasmante. Ancora oggi mi piace moltissimo».

Nel 1978 esce Amerigo, amato dagli ascoltatori soprattutto per il brano Eskimo. L’anno dopo incide con i Nomadi Album Concerto, nel quale presenta tracce che lui mai aveva interpretate prima, come Dio è morto.

Si aprono gli anni duemila ed esce Stagioni, disco di grande successo come il tour che ne segue. Il pubblico di ascoltatori è intergenerazionale: adulti e ragazzi riempiono gli spalti dei concerti.

Dopo aver raccontato la Bologna di “quarant’anni fa” in Cittanòva Blues, Guccini nel 2004 fa uscire l’ultimo album, in ordine cronologico: Ritratti. Lirico e coinvolgente come pochi altri. Guccini interpreta dei dialoghi immaginari e i personaggi con i quali li imbastisce sono Ulisse, Cristoforo Colombo e Che Guevara. Trova spazio nel disco anche una canzone dedicata a Carlo Giuliani, il ragazzo rimasto ucciso negli scontri del G8 di Genova del 2001.

Il concerto all’Anfiteatro di Cagliari diventa un album, Anfiteatro Live (2005), pubblicato l’anno successivo.

Nel 2006 la EMI fa uscire The Platinum Collection, triplo album per celebrare i quaranta anni di carriera del suo autore.

Nel 2010 Guccini pubblica per Mondadori la sua autobiografia, Non so che viso avesse, e fa uscire una raccolta di brani selezionati da lui medesimo, Storia di altre storie.

Con l’Ultima Thule, uscito nel novembre 2012, Guccini chiude, per scelta artistica, la sua carriera musicale. Continua però a dedicarsi al lavoro di scrittore.

 

 

 

INTRO          LO STILE GUCCINI          IL PERCORSO ARTISTICO          I SUOI ALBUM

Francesco Guccini

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Intro

 

 

Se Fabrizio De André è stato un poeta della canzone. Se Francesco De Gregori è un intellettuale con la chitarra. Guccini è la sintesi di entrambi. Guccini non ha di De André l’immediatezza, la folgorazione. Non ha il ragionamento distaccato di De Gregori. Ma ha tutto il resto. Ironia, senso della storia, capacità di indignarsi, impegno politico vissuto con sospetto, curiosità verso il mondo.

Roberto Cotroneo

 

 

 

 

Francesco Guccini (Modena 14/06/1940) è forse il cantautore italiano per antonomasia. Di lui, infatti, ad essere apprezzate particolarmente sono le parole delle canzoni, scritte in forma poetica evocativa e potente. Sono i versi che imprimono una speciale forza ed espressività, nella loro forma condensata, incisiva, e nel loro procedere scandito dalle rime, proprio alla musica e non solo alle immagini veicolate dai testi e ai concetti in essi contenuti. Anche il timbro e il colore della voce e l’intonazione della lingua fanno la loro parte nell’attrarre seguaci nei movimenti di protesta non solo appassionati di canzoni.

E’ conosciuto anche come scrittore ed esserlo era, forse, la sua vera ambizione.
(Bibliografia in Giuseppe Cirigliano)

Sporadicamente ha fatto l’attore. Tra i film, non pochissimi per uno non di mestiere, citiamo Radiofreccia di Ligabue.
(Filmografia in Deastore)

 

Come poeta è stimato dalla critica letteraria tanto da essere studiato nelle scuole.

Guccini è forse il più colto dei cantautori in circolazione: la sua è poesia dotta, intarsio di riferimenti.
Guccini è un cantore da vaste pianure. Guccini è omerico, procede per agglomerazione, ha una gran sfacciataggine nell’osare una metafora dietro l’altra.
Umberto Eco, semiologo

Se dovessi azzardare, in due parole, qual è il denominatore comune dei testi di Guccini direi che è la gioia dell’impegno, la gioia di combattere le ingiustizie, la gioia di non essere come quell’Italia egoista e volgare vorrebbe che fossimo.
Vincenzo Cerami, giornalista, scrittore e sceneggiatore

 

Come cantautore ha goduto e gode ancora di un vasto consenso di pubblico.

Francesco io lo vedo come un albero, con delle radici solidissime, ben piantate in via Paolo Fabbri 43 o a Pàvana.
Red Ronnie, ex-bancario, ex-cantante, adesso presentatore tv

La Locomotiva è una delle ballate più belle mai scritte in Italia. C’è tutto il secolo in sintesi: il mito del progresso, l’anarchia, i fantasmi e le urgenze di un’epoca pulsante.
Sergio Staino, disegnatore e creatore di Bobo

 

E’ un cantautore, come si dice, impegnato. Nei suoi testi ci regala magnifici affreschi che fanno da sfondo alle tematiche, di cui fa veri e propri cavalli di battaglia: insiste con preferenza su contenuti esistenziali e non trascura gli emarginati e gli ultimi.

Abbiamo delle nonne in comune io e Guccini. Fa piacere avere tra i parenti un tipo come lui. Sembra che non si sia mai allontanato da Pàvana, e racconta storie che hanno come scenario quei paesaggi che hanno accompagnato anche la mia infanzia: col cuore e le parole dei poeti.
Enzo Biagi, giornalista

 

Per maggiori approfondimenti

Wikipedia

Sito Ufficiale

Guccini.net

Ondarock

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SEMICERCHIO

 

 

 

Lo stile Guccini           Il percorso artistico           I suoi album

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Swing

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Elemento fondamentale e caratteristico della musica jazz, definibile come un impulso ritmico prodotto da fattori di varia natura, tra i quali soprattutto l’accentuazione sui tempi deboli della misura e la scansione ritmica ben definita.

L’area semantica del termine s. si estende a indicare lo stile jazzistico sviluppatosi tra il 1930 e il 1945, caratterizzato dall’adozione di un repertorio più melodico e dalla regolare scansione ritmica in quattro quarti, e affermatosi grazie al vasto successo popolare di alcune grandi orchestre

(Enciclopedia Treccani)

New age

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Genere musicale nato in California alla fine degli anni 1960 grazie ad alcuni musicisti di provenienza jazzistica (P. Winter, P. Horn), le cui inclinazioni orientaliste e misteriosofiche si proiettarono in una musica volta a predisporre alla meditazione, spesso condita da effetti sonori desunti da registrazione di fenomeni naturali.

Solo alla metà degli anni 1980 giunse il successo di massa e la locuzione n. fu arbitrariamente estesa a ogni musica a svolgimento lento e sonorità prevalentemente acustiche, con l’ambizione di creare ‘paesaggi sonori’.

(Enciclopedia Treccani)

 

Musica elettronica

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A partire dalla fine dell’Ottocento fino alla Seconda guerra mondiale, grazie alla diffusione dell’elettricità e dell’elettronica, fanno la loro comparsa nuovi strumenti musicali elettroacustici che producono note con un timbro fisso caratteristico dello strumento, non diversamente dagli strumenti tradizionali. (…) Nel secondo dopoguerra l’evolversi della miniaturizzazione elettronica − si passa dai tubi a vuoto ai dispositivi a semiconduttore − e la diffusione della radio e dei mezzi di riproduzione (grammofoni, magnetofoni) aprono una nuova fase. Si compone musica per la radio e per nastro magnetico, generando il suono mediante oscillatori o registrandolo con grammofoni e magnetofoni e infine trasformandolo in studio con tecniche di montaggio (collage, missaggio, trasposizione, riverbero).

 

(…) A partire dalla fine degli anni Cinquanta la diffusione dell’elettronica numerica segna il passaggio dalla musica elettronica alla computer music. Inizialmente si usa un calcolatore elettronico per generare partiture tradizionali secondo schemi formali ed estetici definiti dal compositore-programmatore. In seguito − con il progredire delle potenze di calcolo − i sistemi numerici soppianteranno i dispositivi analogici per la sintesi e l’elaborazione del suono.

Oggi è l’epoca della software music: le tecnologie della computer music sono state trasferite in programmi di calcolo, privi di uno specifico riferimento a un supporto materiale, adatti a calcolatori per usi generali.

(Enciclopedia Treccani)

Musica popolare

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Insieme delle diverse tradizioni musicali che non rientrano nell’ambito della musica colta europea, ma comprendono ogni espressione musicale legata a gruppi etnici o sociali, dove il principio di trasmissione è essenzialmente orale. Il concetto di m.p., che riflette il punto di vista occidentale nei confronti delle culture diverse, indica tutto ciò che non rientra nell’ambito della musica classica. Tale distinzione si basa prevalentemente su differenze di tre tipi: tra oralità e scrittura; tra i differenti contesti di ascolto e di produzione; tra creazione ed esecuzione.

 

Scrittura e tradizione orale

L’attività musicale è da sempre una componente importante per l’identità di una popolazione o di un gruppo sociale; tuttavia, la diffusione dei mezzi di comunicazione di massa ha attenuato le differenze tra le musiche del mondo, anche se esiste ancora una notevole varietà di culture musicali spesso contrapposte a un unico termine di paragone, la musica colta occidentale. Mentre nell’ambito della musica classica le composizioni del passato sono arrivate sino a noi grazie alla notazione musicale, che ha permesso ai compositori di fermare i suoni sulla carta, il più delle volte un musicista della tradizione popolare impara direttamente dall’esempio del maestro, attraverso la tradizione orale.

 

 

 

 

 

Contesto di ascolto

Nell’ambito della musica colta accade spesso che una composizione composta originariamente per una determinata occasione (un banchetto di corte, una messa, una festività) venga poi ascoltata in tutt’altro contesto: in una sala da concerto, oppure anche nel salotto di casa propria. Ciò è possibile perché i brani della tradizione colta vengono considerati come opere d’arte che vanno assimilati e contemplati. Nell’ambito della tradizione popolare, invece, una musica non può essere svincolata dall’occasione e dal luogo dell’esecuzione, come nel caso di una danza, o della musica per un rito religioso. In questi casi la musica si dice funzionale: essa non ha valore di per sé, ma è importante soprattutto per i partecipanti allo svolgimento di un avvenimento o un’attività collettiva.

 

 

 

 

Modalità creative

Nella musica colta occidentale la realizzazione di un brano avviene solitamente attraverso più fasi: inizialmente viene ideato dal compositore, poi fissato sulla carta, infine, per il tramite di un interprete, la composizione viene eseguita in pubblico. Nella m.p., invece, non si ha distinzione di ruolo tra compositore e interprete. Spesso i brani si tramandano senza che se ne ricordi il primo autore e ogni musicista può reinterpretare il repertorio appreso fino a trasformarlo gradualmente nel tempo.

(Enciclopedia Treccani)

 

Chansonnier

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Personaggio tipicamente francese, sempre maschile, la cui figura vanta origini trobadoriche e appare delineata nel Settecento (una Société chansonnière du Caveau fu costituita nel 1729), lo chansonnier acquistò grande importanza durante la Rivoluzione francese, come interprete impegnato dei canti satirico-politici.

Nuova fortuna arrise allo chansonnier, ormai attivo nei cabarets artistiques della capitale francese, alla fine dell’Ottocento, quando emerse la personalità di A. Bruant.

Successivamente il genere, nel quale più che le qualità vocali dell’interprete contano il testo e l’abilità di dire oltre che di cantare, ha esercitato un assoluto predominio nel varietà francese, grazie alla fioritura di un’ampia schiera di chansonnier (si ricordino Fursy, Jean Marsac, C. Trenet, G. Bécaud, Y. Montand, Ch. Aznavour, Moustaki).

L’arte dello chansonnier ha subito una profonda trasformazione: accanto a una corrente di pura tradizione si è sempre più affermato uno spirito nuovo, influenzato via via da dottrine esistenzialiste, surrealiste, e nel dopoguerra caratterizzato da un predominante realismo (per esempio Mouloudij, G. Brassens, L. Ferré).
(sapere.it)

Ballata

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La ballata è una forma musicale su testo poetico fiorita nel XIV secolo i cui compositori di spicco furono Guillaume de Machaut e Francesco Landini rispettivamente in Francia ed Italia.

(Nel corso dei secoli si è sviluppata in diversi modi:)

 

Ballata medievale  

 

Attorno al 1360-1365 si scrivono ballate polifoniche non destinate alla danza. Esse traggono origine dal ballo a tondo con l’alternarsi solista/coro: il solista all’inizio cantava la ripresa o ritornello, direttore della danza, ripetuta dal coro danzante (donde il termine ripresa). Un esempio di questa danza si ha nel particolare dell’affresco Effetti del Buon Governo in città (Palazzo Pubblico, Siena) di Ambrogio Lorenzetti: nove fanciulle si tengono per mano e danzano mentre la decima accompagna la danza col tamburello.

 

Di queste opere ce ne sono pervenute poche, dal momento che venivano spesso improvvisate; probabilmente erano l’equivalente italiano del polifonico virelai francese. I testi sono di carattere amoroso, dove il poeta si rivolge direttamente alla donna amata. Raggiunse il suo massimo grado con Francesco Landini.
(wikipedia)

 

Ballate in epoca moderna

 

Ballata medioevale

Nel XIX secolo, diversi compositori, soprattutto di lingua tedesca, scrissero delle composizioni musicali, su testo poetico, nella forma ballata o del lied e fra essi si ricorda Robert Schumann.
(wikipedia)

 

 

 

 

Ballata strumentale

Nello stesso secolo ebbe grande successo la ballata strumentale scritta, in genere, per pianoforte solista, cui fu sommo esponente Fryderyk Chopin. Le sue quattro (composizioni) Ballata n. 1 op. 23, Ballata n. 2 op. 38, Ballata n. 3 op. 47 e Ballata n. 4 op. 52 sono le opere più importanti e popolari di questo genere. (Altri) compositori dell’epoca scrissero composizioni in questa forma musicale e fra essi si ricordano Johannes Brahms, Franz Liszt, Edvard Grieg e Gabriel Fauré. Vennero altresì composte ballate per altri strumenti musicali.
(wikipedia)

 

Musica folk, jazz e pop: le ballad

A partire dal XX secolo viene utilizzato sempre più spesso il termine anglosassone ballad, per indicare – nel jazz e nella musica pop – un brano musicale suonato con un tempo lento, in genere strumentale o con testo di argomento sentimentale. Un esempio è il brano Je suis malade di Serge Lama. Nella musica folk tale forma musicale identifica anche canzoni dal tempo più sostenuto e dall’argomento non necessariamente sentimentale, ma con un deciso contenuto narrativo.
(wikipedia)

Altre forme musicali

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Ballata

La ballata è una forma musicale su testo poetico fiorita nel XIV secolo i cui compositori di spicco furono Guillaume de Machaut e Francesco Landini rispettivamente in Francia ed Italia.
(leggi)

 

 

 

 

 

Chansonnier

Personaggio tipicamente francese, sempre maschile, la cui figura vanta origini trobadoriche e appare delineata nel Settecento.
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Musica popolare

Insieme delle diverse tradizioni musicali che non rientrano nell’ambito della musica colta europea, ma comprendono ogni espressione musicale legata a gruppi etnici o sociali, dove il principio di trasmissione è essenzialmente orale.
(leggi)

 

 

 

 

 

Musica elettronica

A partire dalla fine dell’Ottocento fino alla Seconda guerra mondiale, grazie alla diffusione dell’elettricità e dell’elettronica, fanno la loro comparsa nuovi strumenti musicali elettroacustici che producono note con un timbro fisso caratteristico dello strumento, non diversamente dagli strumenti tradizionali.
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New age

Genere musicale nato in California alla fine degli anni 1960 grazie ad alcuni musicisti di provenienza jazzistica.
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Swing

Elemento fondamentale e caratteristico della musica jazz, definibile come un impulso ritmico prodotto da fattori di varia natura, tra i quali soprattutto l’accentuazione sui tempi deboli della misura e la scansione ritmica ben definita.
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La canzone d’autore

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Di cosa parliamo

Nel panorama musicale odierno per cantautore si intende chi si muove all’interno dell’universo della ‘canzone d’autore’. Ma cos’è, o cosa dovrebbe essere, la canzone d’autore? Una canzone scritta sulla base di una spinta creativa, poetica e musicale, non commerciale. Una canzone, quindi, che per sua stessa natura trova la sua espressione completa proprio quando il suo autore la canta, la interpreta. Il poeta Mario Luzi, parlando di Fabrizio De André, ha scritto che il cantautore, “figura ibrida per definizione, tradizionalmente si distingue dall’interprete di canzoni perché è anche ‘drammaturgo’ della sua performance; non solo ‘attore’, non sempre ‘regista’, ma comunque figura d’artista complessa. Nel cantautore c’è qualcosa del compositore, del letterato e del pensatore; ma allo stesso tempo il cantautore non può davvero chiamarsi intellettuale, poeta o musicista, e questo senza voler essere puristi. Il suo piuttosto è un mestiere, nel senso etimologico del termine, un mestiere che attinge sapienza da un’eredità storica di grande tradizione.
(Treccani – Enciclopedia dei ragazzi)

 

Quando e come è iniziato

La tradizione a cui fare riferimento è quella dei cantastorie, i raccontatori ambulanti che andando di paese in paese portavano in giro storie di vita vissuta, cronache e leggende, trasformando le loro narrazioni in patrimonio comune. I cantautori continuano su questa strada, mettendo l’accento su storie personali, piccole o piccolissime, condividendo con gli altri il privato e facendolo diventare rigorosamente pubblico.

Il cantautore, come lo intendiamo oggi, è però una figura moderna, anzi assolutamente contemporanea. I suoi predecessori sono i bluesmen del Sud degli Stati Uniti d’America, gli afroamericani che diventano cantautori raccontando la loro vita con il blues. Ma anche i folksingers, sia quelli europei che trasformano i canti popolari e contadini in canzoni sia quelli americani che viaggiano come hobos (“lavoratori stagionali”) sui treni che corrono da un capo all’altro degli Stati Uniti. Da questi progenitori nascono gli chansonniers francesi e derivano i cantautori italiani, ma soprattutto nasce Bob Dylan, unanimemente considerato il ‘padre’ dei cantautori delle ultime generazioni, una figura senza la quale sarebbe difficile comprendere il delicato rapporto tra musica e poesia che rende la canzone d’autore e i cantautori così particolari nel panorama della musica popolare del Novecento.
(Treccani – Enciclopedia dei ragazzi)

 

Tra i migliori interpreti

Fabrizio De Andrè

Giorgio Gaber

Lucio Battisti

Bob Dylan

 

 

Non sono canzonette

Ci sono persone che hanno fatto la storia, come tutti noi siamo artefici della nostra storia quotidiana. Poi c’è chi quelle storie le racconta, a volte attraverso un romanzo, altre con una poesia. C’è inoltre chi diventa narratore degli eventi più importanti del mondo e della nostra personale vicenda con la musica, con una canzone, e ci lascia ritornelli che diventano l’accompagnamento ideale di quanto vogliamo raccontare, ad esempio con una tesina. Con questa rubrica noi di Giano vogliamo proporre ai nostri visitatori un modo diverso per conoscere i grandi musicisti, cantautori e gruppi che hanno lasciato tracce importanti. Più che una raccolta enciclopedica di autori, un modo che serva ad incuriosirsi, ad alimentare la voglia di ricerca, spingendosi oltre, cercando di fornire un metodo utile per connettere canzoni, personaggi, tematiche ed eventi. Accanto a tale rassegna, vogliamo fornire anche alcuni esempi dei vari generi in cui viene proposta la musica. Per maggiori approfondimenti ed una più completa disamina consulta la voce dedicata alla musica presente nell’enciclopedia Treccani.

 

Generi musicali

Tralasciando la storia dei generi musicali, per la quale rinviamo a questo articolo dell’enciclopedia Treccani, ci concentreremo su una suddivisione della musica popolare e della musica etnica, offrendovi un elenco peraltro non esaustivo.
Noi di Giano vi offriamo, per ciascun sottogenere, le testimonianze che abbiamo ritenuto maggiormente significative sia a livello musicale sia a livello di messaggi veicolati dai contenuti.

L’unificazione dei due sovrageneri deve essere considerata una semplificazione di una realtà molto complessa e soggetta a punti di vista non facilmente conciliabili. Da una parte è vero che il concetto di musica etnica nasce per compensare il disinteresse della cultura musicale occidentale verso tutta la musica non destinata a contesti sociali alti o estranea all’area geografica dell’Europa centrale, e che di conseguenza non tutta la musica etnica si può considerare popolare. Dall’altra, a partire dal XX secolo, la musica popolare acquista per lo più un’importanza commerciale che ne fa qualcosa di sostanzialmente diverso, e tuttavia tende spesso ad assorbire ed inglobare elementi propri della musica etnica.
(wikipedia)

generi musicali

 

 

1861  Blues
1897  Ragtime
1900  Jazz
1924  Country
1949  Rhythm and Blues
1950  Canzone d’autore
1954  Rockabilly
1955  Rock & Roll
 Soul
1963  Musica Beat
1965  Ska
 Reggae
 Folk Rock
1966  Rock Psichedelico
1967  Rock Progressivo
1968  Hard Rock
 Heavy Metal
1970  Pop Rock
1973  Hip Hop
1975  Disco Music
 Rap
1977  Punk

 

 

 

 

 

Altre forme musicali

Vi sono anche altri modi per parlare di musica e per inquadrare le diverse forme musicali, tradizioni canore e tipi di componimento che nel tempo si evolvono pur mantenendo intatta la loro struttura principale, sottogeneri musicali che assumono dignità propria e nuove forme di intrattenimento sonoro figlie di concezioni filosofiche nuove o rielaborate.
(leggi)

 

Selezione Giano

Beatles

Fabrizio De Andrè

Giorgio Gaber

Pink Floyd

 

Fonti

Per approfondire definizioni, aspetti e teorie musicali e confrontarsi con altri punti di vista, di seguito riportiamo una breve, ma significativa, sitografia:

Rolling Stone Magazine

Treccani – musica

Ondarock

Wikipedia – Portale musica

Rockciclopedia

Punk

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Di cosa parliamo

Movimento giovanile diffusosi dall’Inghilterra nel resto d’Europa e negli USA a partire dalla metà degli anni 1970, caratterizzato da atteggiamenti di rifiuto nei confronti della società, espressi attraverso comportamenti volutamente provocatori, e soprattutto mediante un abbigliamento eccentrico (abiti neri e cosparsi di spille e borchie), le acconciature ‘a cresta’, il trucco pesante adottato sia dalle donne sia dagli uomini.

Il genere musicale si diffuse soprattutto in Inghilterra nel 1977 (Sex Pistols, Clash, Buzzcocks, Ramones, Television tra i gruppi più importanti); si caratterizza per la strumentazione estremamente ridotta, ripresa dal rock and roll, per le sonorità intense, spesso violente, basate su ritmi ossessivi e sugli effetti distorsivi della chitarra elettrica, per i messaggi provocatori e di ribellione veicolati sia dai testi delle canzoni sia dagli atteggiamenti dei musicisti. Con la sua radicale contrapposizione alle tendenze dominanti nella musica rock degli anni 1970, ritenuta ormai incapace di esprimere il modo di sentire e di vivere delle generazioni più giovani, con il suo rifiuto del virtuosismo e di ogni forma convenzionale, il p. rock ha avuto un importante influsso sullo sviluppo della new wave.
(Enciclopedia Treccani)

 

Quando e come è iniziato

La genesi del punk rock, iniziata con le sperimentazioni rock di band come Who, Velvet Underground e New York Dolls, attraversa il momento chiave e fondamentale all’inizio degli anni settanta, a Detroit (USA), quando un ragazzo, che prenderà il nome di “Iggy Pop”, e altri amici fondano una band chiamata “Stooges”, già protagonisti del movimento proto-punk, che, sebbene abbia avuto una notorietà e un successo commerciale inferiore a quello dei primi protagonisti del punk rock, ha un ruolo fondamentale della nascita del genere.

Gli Stooges, infatti, pur non caratterizzandosi per il talento e l’eclettismo tecnico tipici delle band citate poco sopra, divengono fondamentali sotto due principali profili. Innanzitutto, l’aggressività e la velocità della musica, che prevede chitarre distorte, riff abbastanza semplici così come le linee di basso, e batteria molto presente. A ciò si aggiunge l’intensità delle esibizioni musicali, il modo di porsi frequentemente di rottura e di contrapposizione.

La band si scioglie nel 1974 ma a quel punto la sua influenza soprattutto negli USA era già notevole. Tra tutti i giovani fan di Iggy Pop e compagni, quelli che certamente avranno più fortuna sono Jeff Hyman e John Cummings, due ragazzi di New York accomunati dalla passione per il rock che di lì a poco prenderanno i nomi di Joey Ramone e Johnny Ramone, che insieme a Douglas Glenn Colvin (Dee Dee Ramone) e Tamás Erdélyi (Tommy Ramone), formeranno la prima vera e propria band punk rock della storia musicale, i Ramones.
(Wikipedia)

 

Tra i migliori interpreti

Sexpistols

Clash

Ramones

Rap

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Di cosa parliamo

Il rap è la componente vocale della cultura hip hop e consiste essenzialmente nel “parlare” seguendo un certo ritmo; questa tecnica vocale è eseguita da un MC (freestyler), mentre il DJ (turntablist, beatmaking, scratching) accompagna l’MC. Gli stili di ballo hip hop (specie la breakdance), il graffiti writing, il rapping e il DJing sono i quattro elementi della cultura hip hop, nata presso la comunità afroamericana e latinoamericana di New York nei primi anni settanta, come un riadattamento americano del DJ style, uno stile di reggae giamaicano ritenuto il principale precursore di questo genere.

Tipicamente il rap consiste di una sequenza di versi molto ritmati, incentrati su tecniche come rime baciate, assonanze ed allitterazioni.
(Wikipedia)

Più pacificato e ormai assimilato al grande business discografico, tra gli anni 1990 e l’inizio del 21° sec. ha prodotto personaggi di spicco come Puff Daddy (o Puff Diddy, nome d’arte di Sean Combs , n. New York 1969), ed Eminem, unico rapper bianco in grado di competere per stile e personalità con le grandi star. In Italia i primi artisti r. di successo sono stati Jovanotti e gli Articolo 31.
(Enciclopedia Treccani)

 

Quando e come è iniziato

Il rap, termine derivato dall’acronimo delle parole inglesi Rhythm And Poetry, nasce come fulcro di un movimento culturale più grande chiamato “hip hop” nato negli Stati Uniti d’America verso la fine degli anni sessanta e diventato parte di spicco della cultura moderna. Il termine è stato inventato dal cantante Joe Tex.

Negli anni novanta, nei ghetti americani ci fu una forte ondata di malavita, caratterizzata da omicidi, lotte fra bande, spaccio di droghe e microcriminalità diffusa. Inoltre, a causa delle varie rivoluzioni, si ebbe un afflusso nei ghetti di persone provenienti da Porto Rico, Cuba, Messico, Colombia, Perù e altri paesi sudamericani. In particolar modo i portoricani introdussero la moda di scrivere sui muri con bombolette spray; fu così che nacque l’arte chiamata Aereosolart o writing, volgarmente conosciuta come arte dei graffiti o graffitismo.

Le principali ere storiche dell’hip hop/rap sono la cosiddetta Old school hip hop (1970-1985), dagli esordi al debutto in mainstream, e la Golden age hip hop (1985-1993), in cui iniziarono a riscuotere successi sia il movimento East Coast che quello West Coast. Allora cominciò anche la storia moderna del genere, con la nascita di Gangsta rap e G-funk, di derivazione West Coast. Gli anni dal 1993 ad oggi riguardano l’Hardcore hip hop, il “Bling-bling”, gli stili underground e i successi in ambito mainstream, che definiscono in larga parte l’hip hop moderno.
(Wikipedia)

 

Tra i migliori interpreti

Puff Daddy

Eminem

Jovanotti

Articolo 31

 

 

 

 

 

 
(Enciclopedia Treccani)

 

Disco Music

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Di cosa parliamo

(Il fenomeno musicale che sconvolse gli anni settanta del secolo scorso, riempiendo le discoteche di tutto il mondo è definibile come uno) stile di musica da ballo nato nei club di New York e di Los Angeles[…] (che) […]eludendo quasi del tutto il momento della esecuzione dal vivo, affida il proprio successo al circuito delle discoteche, dove propone al pubblico selezioni musicali preregistrate e mixate, creando un tappeto sonoro senza soluzione di continuità.
(Enciclopedia Treccani)

 

 

Quando e come è iniziato

Strettamente legata all’abilità di disc jockey, produttori e arrangiatori (G. Moroder, Cerrone, N. Rodgers, Q. Jones, T. Moulton, le etichette Stax e Motown ecc.), si caratterizzò fin dagli inizi come musica di puro divertimento e fenomeno di consumo.
(Enciclopedia Treccani)

(Si può inquadrare la disco music anche come) reazione sia contro il dominio della musica rock sia contro la stigmatizzazione della musica dance dalla controcultura durante questo periodo.
[…]
Fino al 1976, la disco music era di quasi esclusivo appannaggio della gente di colore: aveva un grande riscontro ma non ancora quel successo planetario che avrebbe avuto un anno dopo. Nel 1978, invece, la disco dominava qualsiasi classifica […].Era successo esattamente quello che era successo con il rock’n'roll negli anni cinquanta: perché un fenomeno musicale di derivazione nera assurgesse a popolarità mondiale, fu necessario che di quel fenomeno si appropriassero dei musicisti bianchi. Nei fifties era stato Elvis, vent’anni dopo, per la disco, furono i Bee Gees.
(Wikipedia)

L’uscita del film La febbre del sabato sera (1977), diretto da J. Badham e interpretato da J. Travolta, con la colonna sonora supportata dalle canzoni dei Bee Gees, fece della d. un fenomeno internazionale. Sul finire degli anni 1980, mentre la sua influenza si faceva sentire nel suono di diversi artisti e gruppi rock (Kiss, Rod Stewart, Blondie, Rolling Stones), la d. vide declinare la propria popolarità, anche a causa dell’affermarsi di nuove forme di musica da ballo, come la house music e la techno.
(Enciclopedia Treccani)

 

Tra i migliori interpreti

Bee Gees

Gloria Gaynor

The Ritchie Family

 

Pop rock

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Di cosa parliamo

Stile musicale che mutua dal rock caratteristiche melodiche, armoniche e ritmiche sommandovi un’attitudine pop. Definito negli Stati Uniti anche adult oriented rock  “rock destinato ad adulti” o classic rock, il p.-r. è una categoria fittizia creata dalla critica specializzata al fine di individuare e delimitare uno scenario musicale dai contorni incerti che idealmente ha preso forma nei primi anni Settanta del Novecento, quando il rock aveva esaurito la sua spinta politica in concomitanza con la fine dei movimenti della contestazione giovanile negli Stati Uniti.
(Enciclopedia Treccani)

 

Quando e come è iniziato

Come tutti i generi di musica rock, il pop rock è nato come un’evoluzione del rock and roll. Uno dei primi gruppi pop rock della storia sono stati i Beatles, che, assieme ad altri gruppi, iniziarono ad orientarsi su strutture tipicamente pop. I Beatles, scrivendo testi che in qualche modo attiravano il pubblico, hanno influenzato indubbiamente non solo stili musicali, ma anche alcuni stili di vita. Mentre fioriva la pop art di Andy Warhol, i coleotteri del rock rappresentavano la gioventù occidentale sia per l’estetica (i capelli lunghi, gli abiti), sia per la produzione artistica (le influenze musicali, che ormai si aprirono anche verso la musica indiana e l’avanguardia), e sia per la politica (il pacifismo e l’opposizione alla guerra del Vietnam).

Pop rock potrebbe sembrare una denominazione troppo vaga, perché tutte le musiche pop degli anni sessanta avevano, chi più chi meno, influenze dal rock, e viceversa. Il pop puro tuttavia è completamente diverso dal pop rock, perché era destinato ad un pubblico adulto, ed era eseguito con uno stile differente da quello tipico del rock, mentre il pop rock era ascoltato in maggioranza dai giovani. Si può dire che fosse musica destinata a coloro che non erano ancora nati all’avvento del rock and roll. Il pop rock ha come obiettivo primario la melodia, accattivante e il più orecchiabile possibile. L’aspetto forse meno conosciuto del pop rock era la sua enfasi, che lo distingueva dal rock e dal pop dell’epoca. Le canzoni pop rock sono ben strutturate, senza spazio “sprecato” per variazioni melodiche o parti strumentali. La produzione era pulita, lucida e luminosa, sfruttava appieno i progressi delle produzioni e della tecnologia di registrazione, che aveva avuto luogo nel corso degli anni sessanta.
(Wikipedia)

 

Tra i migliori interpreti

Duran Duran

Bon Jovi

 

Heavy Metal

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Di cosa parliamo

Genere di musica rock. Nato negli anni 1980, è fortemente legato all’hard rock degli anni 1970, di cui esaspera le sonorità e le tematiche, incorporando anche alcuni elementi del punk rock. Si caratterizza per lo sfruttamento intensivo delle sonorità metalliche degli strumenti elettrici, per l’impiego di ritmi ossessivi e per una vocalità urlata; nei testi e nei riferimenti iconografici e simbolici esibisce una poetica nichilista, con risvolti satanici, che attinge largamente alle sottoculture metropolitane.
Tra i gruppi che hanno maggiormente contribuito all’affermazione del h.: Black Sabbath, Iron Maiden, Blue Oyster Cult, Judas Priest, Metallica, Megadeth, Manowar, Marilyn Manson.
(Enciclopedia Treccani)

 

Quando e come è iniziato

Il termine heavy metal, corrispondente all’italiano “metallo pesante”, assume un significato figurato particolare e lievemente differente rispetto al concetto etimologico; difatti, come è possibile notare nelle riviste del settore automobilistico, spesso ci si riferisce ad esso come all’insieme delle parti di un motore di auto o moto; anche per questo spesso il termine è gergalmente (talvolta in modo spregiativo) riferito a generiche fragorose parti di ferro, o acciaio, in movimento, come noi ad esempio diremmo ferraglia. Il significato figurato è (dai dizionari) tradotto con materiale duro ad indicare il carattere di una persona, come diremmo noi un duro tutto d’un pezzo. Oggigiorno il termine è comunemente riferito principalmente al genere musicale molto fragoroso e duro, quasi a voler riassumere le due interpretazioni.

L’uso di quest’espressione in riferimento a un genere musicale risale alla stampa statunitense nei primi anni settanta. I primi ad utilizzarlo in un brano musicale furono gli Steppenwolf con Born to Be Wild, pubblicata nell’omonimo album del 1968 e inclusa nella colonna sonora del film Easy Rider; in questo brano compare la frase “heavy metal thunder” (“tuono sferragliante”) con riferimento al rombo della ferraglia delle moto bicilindriche usate dai riders, le Harley Davidson. […] Se nei tardi anni sessanta il termine heavy metal poteva essere usato come aggettivo in alcuni casi per definire parte della musica popolare, nei primi anni settanta cominciò a diventare un vero e proprio sostantivo e quindi un genere riconosciuto. A dare ufficialmente inizio alla nascita dell’heavy metal furono molto probabilmente i britannici Led Zeppelin: inizialmente indirizzati su brani di ispirazione blues suonati più pesantemente ed energicamente che ogni altro, crearono uno stile epico ispirato da molte fonti musicali. Meno raffinati ma forse più influenti furono i Black Sabbath, i cui riff di chitarra oscuri e profondi generarono un mondo di fantasia ossessionato da droghe, morte e occulto. Il sound definitivamente riconosciuto come heavy metal venne definito nel 1970 con la pubblicazione di Led Zeppelin II dei Led Zeppelin, Paranoid dei Black Sabbath, e In Rock dei Deep Purple. Benché esistano alcuni dibattiti, questi tre gruppi musicali sono generalmente considerati come le prime band heavy metal.

Dopo la NWOBHM britannica, il maggior fenomeno che riguardò il metal (così comunemente abbreviato) fu la nascita di numerosi sottogeneri, spesso di non facile identificazione; i più famosi di questi sono lo speed metal, il thrash metal, il power metal, il black metal, il death metal e il doom metal, da cui nacquero, col tempo, una schiera di ulteriori sottogeneri.
(Wikipedia)

 

Tra i migliori interpreti

Iron Maiden

Metallica

 

Hard Rock

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Di cosa parliamo

Genere della musica rock nato tra la fine degli anni 1960 e l’inizio degli anni 1970. Si caratterizza per l’impiego di sonorità violente e aggressive, ottenute con l’uso di strumenti fortemente amplificati, e per il ritmo incalzante e ripetitivo. Nell’h. predomina in particolare il suono distorto della chitarra elettrica, che sostiene il ritmo dei brani con riffs incalzanti e sviluppa le linee melodiche con gli assolo; lo stile vocale è aggressivo e fa largo uso dell’urlato; i testi delle canzoni si ispirano a temi mitici, esoterici, sessuali. Tra i gruppi più rappresentativi, oltre ai Deep Purple e ai Led Zeppelin, si ricordano: Aerosmith, ZZ Top, AC/DC, Alice Cooper, Kiss, Van Halen, Guns N’ Roses. Raggiunto il culmine del successo intorno alla metà degli anni 1970, l’h. ha in seguito influenzato la nascita dell’heavy metal.
(Enciclopedia Treccani)

 

Quando e come è iniziato

[…] L’Hard Rock e parte dell’heavy metal, possono essere considerati parte del Rock & Roll, poiché si considerano come evoluzioni più dure ma strettamente imparentate con quest’ultimo.
Come già detto in precedenza, una delle influenze principali dell’hard rock fu la musica blues o derivati, specialmente la fusione del blues col rock & roll che portò alla nascita il british blues. Gruppi Rock britannici come Rolling Stones, Beatles, gli Yardbirds, gli Who, i Cream e i Kinks variarono la struttura del rock & roll classico: un sound più duro, riff di chitarra più pesanti, la batteria più pestata e la voce più aggressiva, questi elementi crearono le basi per lo sviluppo dell’hard rock. Le prime forme di hard rock possono essere riconosciute in brani come Helter Skelter, Revolution dei Beatles, I Can See for Miles dei The Who, e You Really Got Me dei The Kinks.
Allo stesso tempo, il chitarrista Jimi Hendrix, creò un Rock influenzato dallo psichedelico, ammiccando ai Beatles stessi e unendo elementi jazz, blues e rock & roll, creando un genere unico.
L’Hard Rock emerse da gruppi britannici dei tardi anni sessanta come i Led Zeppelin (1969) e Deep Purple (1968), che mischiarono il rock dei gruppi britannici con un’influenza blues rock più presente e aggiungendone elementi psychedelic rock, progressive rock e generalmente art rock. Questi gruppi furono tra i primi esponenti dell’hard Rock, e per alcuni anche dell’heavy metal, sfornando rispettivamente “Led Zeppelin” (1969), “In Rock” (1970) e seguiti da altri gruppi formatisi verso la fine degli anni sessanta, come Rush, Triumph, UFO. […]
(Wikipedia)

 

Tra i migliori interpreti

Deep Purple

Led Zeppelin

 

Rock progressivo

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Di cosa parliamo

Il rock progressivo, o meglio detto dall’inglese progressive rock o spesso semplicemente chiamato musica prog, è una corrente della musica rock. È nato in Inghilterra alla fine degli anni sessanta e sviluppatosi principalmente negli anni settanta.

Il nome, considerato da alcuni inadeguato, descrive il fatto che questo genere rappresenta la progressione del rock dalle sue radici blues, di matrice americana, ad un livello maggiore di complessità e varietà compositiva, melodica, armonica e stilistica, anche mediante l’utilizzo di elementi provenienti da altre tradizioni musicali.

 

Il progressive ha l’obiettivo di dare alla musica una finalità estetica, renderla un’opera d’arte. È per questo che si tratta di un genere colto, che richiama continuamente la musica classica e la musica jazz, pur essendo generalmente suonato con gli strumenti tipici del rock. In molti casi però nel progressive si ricorre anche ad un ampio uso di accompagnamenti orchestrali. Con il termine art rock si definisce la tendenza, sviluppata dal prog e da altre correnti, a trasformare il rock da musica di divertimento e svago in musica da ascoltare, conferendone un valore artistico.
(Wikipedia)

 

Quando e come è iniziato

La corrente progressive è una tendenza geograficamente e temporalmente limitata, che ha riguardato principalmente l’Europa e in particolare paesi come Gran Bretagna, Italia, Francia e Olanda negli anni 1967-1975. Essa è stata l’iniziale e, sostanzialmente, unico punto di reale convergenza tra gli aspetti stilistici e di approccio del genere. Il termine “rock progressivo” si identifica con essa: tutto il “progressive” che è stato prodotto dopo il 1977 non riguarda questa corrente, anche se ne verranno richiamati gli aspetti caratteristici.
(Wikipedia)

Il progressive ha confini molto più vasti del blues o dell’heavy metal. Ma comunque li ha. Vediamo di definire alcuni punti.
(Ondarock)

 

Tra i migliori interpreti

The Pink Floyd

P.F.M.