Giano

Intervista a Emanuele Amati

Emanuele Amati è uno studente al secondo anno del Corso di Laurea magistrale in Economia e Finanza. Giano lo ha intervistato per ricordare con lui i momenti indimenticabili vissuti durante gli esami di Stato e come quest’esperienza lo abbia aiutato ad affrontare l’Università.

1. In che modo è cambiato il tuo approccio allo studio, una volta entrato in LUISS? Quali sono le differenze più evidenti che hai riscontrato nel passaggio dal liceo all’Università?

Il periodo del liceo è un ottimo momento per scoprire ed implementare un proprio metodo di studio. Credo che chi si presenta all’Università con un buon metodo parta sicuramente avvantaggiato rispetto agli altri. Spetta poi all’abilità e alla flessibilità mentale di ciascuno riuscire ad applicarlo in maniera che si adatti alle circostanze. Il passaggio all’Università è difficile proprio perché testa la validità del tuo metodo di studio. Raffinando questo ed avendo una buona dose di passione verso ciò che si studia, il gioco è fatto.

2. Cosa ricordi degli Esami di Stato? Raccontaci un episodio o un aneddoto al riguardo.

Il giorno dello scritto di matematica circolava la voce che le soluzioni fossero state nascoste in bagno nel box della carta igienica. Dopo che tutti iniziarono ad essere inspiegabilmente presi da attacchi gastrointestinali, la soffiata, partita dal piano di sotto, si rivelò una bufala fatta circolare dai ragazzi dell’altro corso. Vi lascio immaginare la delusione …per non dire altro.

3. Cosa hai imparato dagli Esami di Stato?

Gli esami di stato sono un primo banco di prova della solidità psicofisica di uno studente. Ricordo che ho sudato tanto ed ho passato il peggior Giugno della mia vita (sino ad allora) con tutti i miei amici più piccoli che se la spassavano in spiaggia. Ma alla fine il lavoro ha pagato, ed ancora ricordo le urla di soddisfazione mie e dei miei amici per l’esito dell’Esame di Maturità. Straordinario.
Vorrei però aggiungere che coloro che non dovessero riuscire a raggiungere il massimo non devono disperare. Conosco non poche persone che con il vecchio 80/100 sono poi riusciti a laurearsi in tempo con lode. Quindi, nulla è perduto. Questo è sicuro.

4. Perché è importante cominciare a guardare molto presto, cioè ancora al liceo, al mondo delle professioni?

Io credo che guardare al mondo delle professioni sia molto difficile già per uno studente universitario all’ultimo anno, quindi figuriamoci per un liceale. La mia convinzione è che quando si è troppo giovani non è facile capire quale sia il binario giusto. Il problema è che ci hanno imposto che il treno deve passare per tutti alla stessa ora.
In Danimarca uno studente generalmente si diploma a 18 anni e, successivamente, viene subito immerso nel mondo del lavoro durante una sorta di “gap year” durante il quale si frequentano dei tirocini (remunerati) nei diversi ambiti lavorativi. Tutti lo prendono molto seriamente ed è davvero molto utile per avere un’ idea di quello che si vuol fare. Dato che nel nostro Paese tutto questo è inconcepibile, secondo me una cosa saggia per gli studenti è guardarsi intorno e cercare capire quali sono le loro principali aspirazioni e capacità. Personalmente ho trovato molto utili alcuni test attitudinali che ho fatto prima di iscrivermi all’Università. Quindi consiglierei a tutti di farli.

5. Cosa sognavi di fare “da grande”? L’esperienza dell’Università ha confermato le tue prime aspirazioni?

Mi hanno fatto questa domanda poco tempo fa durante un colloquio di lavoro. Inizialmente sognavo di fare il capitano di nave, poi l’astronauta, il cabarettista e persino il manager di Roberto Baggio. La scelta di un corso di laurea magistrale in Economia e Finanza, mi dirai, “ma che c’azzecca con i tuoi sogni?”. Sinceramente non so se ci riuscirò, ma diventare un professionista nel mondo della finanza per me significherebbe riuscire a trovare un giusto equilibrio tra sogni e realtà. Mi permetterebbe di assecondare alcuni sogni come viaggiare, conoscere e praticare nuove lingue e, perché no, riuscire a dedicare tempo a me stesso ed alle persone con cui amo stare. Mi rendo conto che l’altra faccia della medaglia è fatto di sacrifici e capacità di assumersi le proprie responsabilità. Sinceramente non sono spaventato. Anzi, direi che vado avanti fiducioso.

6. Guardandoti indietro, cosa potrebbe cambiare negli esami di stato per renderli un passaggio più utile verso la vita adulta? Il tipo di programmi, o di colloqui? La quantità delle materie, delle prove o la formulazione dei temi stessi?

Credo di non possedere le competenze per rispondere ad una domanda così complessa. La mia modesta opinione è che bisognerebbe creare delle basi che portino già tra i banchi di scuola certe tematiche che possano aiutare i nostri giovani studenti verso una scelta più consapevole.
Mi riferisco ad esempio ai programmi di storia contemporanea, che, purtroppo, sono molto spesso risicati per via della scarsità del tempo a disposizione dei docenti. Penso poi che debba essere concesso un po’ più di spazio a tematiche ti tipo giuridico – economico – sociale anche tra gli insegnamenti dei licei classico e scientifico, visto che sono la chiave per capire un qualsiasi regola basilare del vivere comune.

7. Dopo gli Esami di Stato, quali sono stati gli altri passaggi delicati e “selettivi” della tua vita?

Sicuramente l’estate prima dell’inizio del mio primo anno accademico alla Luiss è stato un passaggio delicato, visto che non avevo le idee molto chiare su quel che volessi fare. In questa fase sono stati molto utili i test attitudinali nonché l’esame attento di tutte le offerte sul mercato delle Università Italiane.
Il secondo anno di Università ho partecipato al bando per il progetto Erasmus. Grazie a questo ho potuto vivere una delle esperienze più belle ed indimenticabili della mia vita.
Adesso che sono all’ultimo anno inizierà ben una fase selettiva sicuramente più dura delle altre. Si inizia a esplorare il mondo del lavoro. I primi colloqui. Le prime delusioni. E’ un passaggio delicato, ma come sempre cerco di essere fiducioso e sereno per quanto sia umanamente possibile.

8. Come si fa a rimanere tranquilli e non lasciarsi sopraffare dall’emozione, di fronte a una prova selettiva? Tu come fai/facevi?

Le tecniche che uso per stare tranquillo sono diverse anche se non sempre funzionano. Vorrei premettere che ritengo che una buona dosa di emozione serva a tenerci vigili ed attenti. Quindi provarla non è male assoluto, anzi è del tutto naturale. Una classica frase che uso ripetermi è “hai studiato, non hai nulla da temere”. L’altra è “non sei più stupido degli altri, non c’è nessuna ragione di essere agitato”; oppure ancora “gli altri saranno sotto stress come te, quindi mal comune mezzo gaudio”. E poi se proprio ritengo di avere poche chances mi dico la cassica “solo alla morte non c’è rimedio”.
Nel caso in cui neanche questi espedienti funzionino, il mio consiglio è di assentarsi un attimo con la mente pensando a quel che di più rilassante abbiate mai fatto in vita vostra (es. prendere il sole su una spiaggia corallina ascoltando il suono del mare). Ecco, questo funziona sempre. In bocca al lupo.

9. Secondo te, la LUISS può essere uno sbocco veramente valido per chi oggi, affrontando gli esami di stato, si chiede come potrà prepararsi in modo ottimale a competere in una società difficile e discontinua come la nostra?

Mi rendo conto che la mia risposta è di parte. Comunque penso di sì. Scegliere un’Università come la Luiss è stata una forma di investimento su me stesso. La scelta di un’Università privata deve essere un motivo di maggiore dedizione e responsabilità. Si tratta di una forma di rispetto verso la propria famiglia. Personalmente mi ritengo un privilegiato e pertanto tento di sfruttare al massimo ogni momento di vita universitaria.
Oggi la Luiss si sta costruendo una ottima reputazione a livello italiano. A livello europeo e mondiale la strada da compiere è ancora lunga. Occorre dare sempre il massimo perché oggi siamo chiamati a competere con Indiani, Russi, Brasiliani e Cinesi che da oramai 15 anni hanno iniziato un’inarrestabile processo di crescita che li ha portati ad essere cittadini dei principali Paesi Emergenti. Per questo motivo scegliere un’Università con grande attenzione verso una formazione Internazionale dei propri studenti (grazie ad esempio ai programmi di Scambio Erasmus o alla presenza di illustri visiting professor dalle più importanti Università del mondo) possa davvero fare la differenza. Ripeto, ritengo che la maggior parte del lavoro spetti al singolo studente, che deve essere attivo, tenace ed in grado di tenere sempre gli occhi aperti sul mondo.