Tra le diverse arti visive la pittura è quella che maggiormente ha interpretato e rappresentato la profondità dell’animo umano così come l’ha indagata e analizzata Sigmund Freud.
Le scoperte del padre della psicoanalisi, per alcuni pittori di fine Ottocendo e dell’inizio del nuovo secolo, sono state il risultato di ispirazioni artistiche, ancor prima o contemporaneamente che fossero consacrate nella loro definizione scientifica. Di questo ne era consapevole lo stesso Freud che scrisse: “ attingiamo alle stesse fonti, lavoriamo sopra lo stesso oggetto, ciascuno di noi con un metodo diverso; e la coincidenza dei risultati sembra costituire una garanzia che abbiamo entrambi lavorato in modo corretto”.
Per convincersene, del resto, basta guardare alcuni quadri di Vincent Willem Van Gogh (1853 – 1890), nei quali disagio psichico, malattia mentale e infinito talento artistico si esprimono in maniera eccezionale.
Oppure nelle opere delle isole dei mari del Sud di Paul Gauguin (1848 – 1903), a cui si riferiranno molti artisti qualche anno dopo
Bisognerà però attendere i pittori dell’art neauveau e in particolare dell’espressionismo, nella cui arte la ricerca psicologica appare esplicita e dirompente come in:
Oscar Kokoshka (1886-1980)
e Egon Schiele (1890-1918)
per citare solo due “viennesi”, che hanno saputo cogliere attraverso il loro genio artistico i fermenti, i cambiamenti le inquietitudini che in quegli anni stavano cambiando il mondo, e rappresentarli nei volti delle persone che ritraevano o negli autoritratti. A questo scopo essi utilizzarono in modo rivoluzionario forme e colori. Da quelle figure contorte emergono: le paure, le angosce, i sogni, la sessualità, le nevrosi. Con una frase un po’ retorica si potrebbe dire che questi pittori intingevano i loro pennelli direttamente nella psiche umana.
Ma il fenomeno non si limitava solo alla Grande Vienna dove la rivoluzione delle idee, delle arti raggiunse il suo massimo livello, altrimenti non si spiegherebbe l’opera del belga Ensor (1860 – 1849) o del norvegese Munch (1863 -1944)
e di tanti altri che li avevano preceduti o che li avrebbero seguiti dando vita a quella corrente che prese il nome di espressionismo e che si opponeva vigorosamente all’impressionismo naturalistico a cui contestavano la passività dell’artista che si riduceva a impersonale strumento di registrazione della realtà. Il pittore espressionista, rifiuta il concetto di una pittura tesa al piacere del senso della vista. Egli, affermavano, è solo un mezzo per giungere all’interno della realtà , dove la visione interagisce con la nostra sensibilità psicologica. Ma è lì che trova l’angoscia o la brutta mascherata dell’ipocrisia borghese.
Nel 1905 tre studenti di architettura Ernest Ludwig Kirchner, Erick Heckel e Karl Schmidt Rottluff affiancati successivamente da Emil Nolte fondarono il gruppo “Die Brücke” (Il ponte) con l’obiettivo di creare un ‘ponte’ tra la tradizionale pittura neoromantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna.
Ernest Ludwig Kirchner (1880 -1938)
Erick Heckel (1883 – 1970)
Karl Schmidt Rottluff (1884 – 1976)
Ma c’è un altra avanguardia artistica che va segnalata, che affonda le sue radici nel dadaismo, da cui però presto si differenziò puntando più che sul senso della dissacrazione del presente su altri temi come il sogno l’irrealtà, l’irrazionalità, l’amour fou: il Surrealismo, una corrente d’arte alla scoperta dell’inconscio.
Nel manifesto surrealista del 1924 André Breton definisce il Surrealismo un “automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”.
Il riferimento alle libere associazioni e all’interpretazione dei sogni di Freud non potrebbe essere più esplicito.
Max Ernst (1891 -1976)
Salvador Dalì (1904 – 1989)
Renè Magritte (1898 – 1967)
Jean Mirò (1893 – 1983)
Alberto Savinio (Alberto De Chirico 1881 -1951)
ne furono gli interpreti più sensibili insieme a Paul Delvaux, Mac Zimmermann e tanti altri.
Infine due artisti contemporanei:
Francis Bacon (1909 – 1992).
In una recente mostra a Roma è stato affiancato addirittura al Caravaggio con questi termini:
Due personalità estreme, entrate nell’immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell’esistenza con pari intensità e genialità inventiva.
Lucien Freud (1922 -)
È considerato tra più grandi autori moderni. Consacrato in una straordinaria mostra di quest’anno al Beaubourg di Parigi, Freud è il pittore vivente più pagato al mondo. È nipote di Sigmund Freud.
Dalla secessione all’espressionismo
La secessione viennese fu il movimento che maggiormente rivoluzionò, soprattutto in pittura, il linguaggio artistico nei primi anni del Novecento. I giovani pittori e architetti che fondarono questo movimento si contrapposero frontalmente al mondo accademico e artistico ufficiale del loro tempo allo scopo di “combattere non per qualche sviluppo o cambiamento nell’arte, ma per l’arte stessa. Per il diritto di creare artisticamente.” Fu il poeta Hugo von Hofmannsthal che riuscì a sintetizzare la loro filosofia in poche righe: “La gente deve ricominciare a vedere quadri, non oleorafie dipinte a mano: deve potersi di nuovo ricordare che la loro materia è una scrittura magica che, con macchie di colore in luogo delle parole, ci trasmette una visione interiore del mondo - il mondo misterioso, arcano, meraviglioso- non un’attività commerciale. L’arte del colore domina l’anima“. Alcuni artisti che avevano aderito alla secessione si staccarono, pochi anni dopo, per proseguire un loro percorso personale che porterà in Austria e in Germania a una diversa e più profonda rappresentazione: l’espressionismo.
Klimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, un sobborgo di Vienna. Figlio di Ernst Klimt, un orafo incisore, e di Anna Fiuster, una viennese di modeste condizioni sociali, nel 1876 si iscrisse alla scuola di arti e mestieri del museo austriaco per l’arte e l’industria. Klimt iniziò la sua carriera come artista ufficiale, realizzando decorazioni pittoriche di diversi edifici pubblici e divenendo, ben presto, l’erede di Hans Makart (1840-1884). (segue)
Conseguì i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti costruita da Theophil Hansen e presso la Scuola Viennese di Arti Applicate (Kunstgewerbeschule), dove più tardi, dopo il 1899, lavorò come insegnante.
Fu tra i fondatori della secessione viennese; svolse gran parte della sua raffinata attività nel campo delle arti applicate, dedicandosi in particolar modo alla realizzazione di stoffe, mobili, vetrate, manifesti, complementi d’arredo, monili. (segue)
Grande importanza per la formazione di Schiele ebbe l’incontro nel 1907 con G. Klimt da cui ereditò il gusto e le convenzioni stilistiche della Secessione viennese; queste tuttavia furono presto superate dall’artista, che trasformò l’estenuato decorativismo della linea klimtiana in un segno aspro e nervoso di drammatica incisività espressiva. (segue)
Nacque l’1 marzo 1886 a Pöchlarn, sul Danubio, in una casa di periferia. Iniziò a dipingere all’età di quattordici anni e, quando con la famiglia si trasferì a Vienna, poté iscriversi, nel 1905, alla Scuola di Arti Applicate, grazie ad una borsa di studio. La sua formazione avvenne nell’ambiente della Secessione Viennese, a diretto contatto con Klimt, che ne influenzò le prime opere e lo rese noto ai Viennesi grazie al Kunstschau (Art Show) del 1908. (segue)
Vivere e fare esperienze può dirsi quasi un’endiadi, tanto che l’intera esperienza è spesso associata a un viaggio, in cui più della meta è importante il percorso, così come avviene nella poesia di Kavafis “Itaca”. Ma non c’è soltanto l’esperienza individuale. Importante al fine di maturare una propria visione delle cose e della vita è anche il bagaglio di esperienze di personaggi autorevoli in grado di consigliarci; particolarmente fortunati si è poi se si puo’ far affidamento su figure del calibro di Seneca.
Lettere a Lucilio

Manoscritto delle Epistole a Lucilio di Seneca conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze
Nella crescita e maturazione dell’individuo non è soltanto l’esperienza diretta ad avere un peso decisivo; molto importanti si rivelano le figure in grado di indirizzarlo in specie nei momenti o nelle età in cui non si ha ancora un saldo controllo di sé stessi e una chiara percezione dei propri obiettivi. Nei casi più fortunati si incontrano veri e propri maestri, figure esemplari e superlative in grado di soddisfare al meglio il bisogno di punti di riferimento. È il caso di Lucilio, giovane vissuto nella Roma imperiale che ha potuto contare sui consigli e le raccomandazioni del celebre pensatore latino Lucio Anneo Seneca, di cui ci è giunta una straordinaria testimonianza nelle Lettere a Lucilio. Segnate inequivocabilmente dalle posizioni stoiche del loro autore, le lettere affrontano numerose tematiche, tutte però convergenti nel compito di indicare al giovane romano quale debba essere una degna, irreprensibile e per ciò stesso retta condotta di vita. Come infatti il filosofo va ripetendo nel suo epistolario non è affatto la lunghezza della vita a dover essere tenuta in conto, quanto il suo valore morale, perché è importante vivere bene, non vivere a lungo, secondo una visione dell’esistenza che lo stoicismo – greco prima che romano – mutua dalla tradizione classica ellenica, Socrate in primis. E sempre pensando al grande ateniese, è la virtù che a dire di Seneca rende possibile una vita degna d’esser vissuta, pur con la sostanziale differenza che nel filosofo romano è assai più esplicito cosa si debba intendere per virtù rispetto all’insegnamento socratico: nelle Lettere infatti vengono indicate virtù classiche della tradizione, come giustizia, coraggio, pudore, frugalità, per quanto un ruolo predominante sia da assegnare alla misura, alla temperanza, che si traduce nell’equilibrio e nello stare saldi in sé stessi (chi vuol esser da per tutto, non è in nessun luogo), a prescindere dai capricci della sorte.
Il fulcro dell’insegnamento di Seneca si trova in questo, da qui si dipartano e qui convergono le raccomandazioni del maestro al suo pupillo: dall’invito a fare un responsabile uso del tempo, evitando dispersioni e procrastinazioni, all’orientamento nelle letture, non solo riguardo alla loro scelta, ma anche per quanto concerne le modalità d’approccio (bada inoltre che in codesta lettura di molti autori e di libri di ogni genere, tu non vada vagando dall’uno all’altro); dalla più volte raccomandata moderazione a proposito dei piaceri del corpo (e a proposito delle passioni, le più serie minacce all’equilibrio) alle celebri riflessioni dedicate a fugare la paura più destabilizzante, quella cioè di fronte alla morte (Se vuoi rendere gioiosa la vita, lascia ogni preoccupazione per essa. Nessun bene giova a chi lo possiede, se il suo animo non è pronto a perderlo). L’insegnamento di Seneca è dunque volto – in linea con la tradizione stoica cui appartiene e più latamente con gran parte di quella ellenica, di cui la Stoa è manifestazione – a fortificare l’animo, a renderlo saldo e imperturbabile di fronte agli eventi, a ricercare e riscontrare la felicità non nei beni materiali ma in un’interiorità ricca perché virtuosa, ché della virtù non si discetta solamente (misura i tuoi progressi, non in relazione a ciò che dici o scrivi, ma alla fermezza del tuo animo nel dominare le passioni. I fatti debbono provare la bontà delle parole); da questo però non deriva una condanna del corpo che conduca a pratiche ascetiche o di macerazione, ma un ridimensionamento della sua importanza, in quanto anch’esso va subordinato alle esigenze inderogabili dell’anima, praticando quella moderazione cui prima s’accennava. Un insegnamento, quello di Seneca, valido ancor oggi, come potrà sperimentare da sé il lettore, una validità di cui egli stesso si rendeva conto, quando esprimeva la sua certezza di permanere nelle memorie dei posteri, e che forse era tra i suoi stessi obiettivi, perlomeno a giudicare da queste parole: proprio per giovare a un più gran numero di uomini, io mi sono ritirato in me stesso chiudendo le porte agli altri.
Il viaggio verso Itaca secondo Kavafis
L’esperienza individuale è un aspetto essenziale per la crescita personale, che avviene con la scelta di un percorso come nel caso della facoltà universitaria a cui iscriversi. La meta finale di tali percorsi (in questo caso la tesi) è solo l’apice di un viaggio in cui si matura attraverso esami, confronti, ricerca, laboratori, amicizie e scoperte nuove. È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che porterà a destinazione.
Questo concetto è presente e chiaro nella poesia Itaca di Kostantine Kavafis, poeta di origini greche vissuto tra il XIX e il XX secolo. Il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa.
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e che con gioia
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiugerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada,
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Lo dice anche Oscar Wilde
Sull’importanza dell’esperienza diretta (quindi della scoperta personale)hanno riflettutto numerosi letterati e filosofi. Noi ci fidiamo delle parole di queste figure storiche, poiché ancora oggi li consideriamo dei modelli cui ispirarci. Riguardo le esperienze che ognuno di noi affronta da solo, è interessante quanto asserisce Oscar Wilde (1856-1900, poeta, drammaturgo e scrittore irlandese) in uno dei suoi celebri aforismi:
“L’arte è la più intensa manifestazione d’individualismo che l’uomo conosca.”

La nostra crescita sarà determinata anche dai maestri che sceglieremo per il nostro percorso ( di studio o di vita) perché ci accompagneranno spiegandoci al meglio ciò che ci incuriosisce, ma che ci è ignoto. Anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, sono le figure di Virgilio e Beatrice a condurre il poeta nel suo viaggio, descrivendo ambienti e personaggi che egli incontra nei tre regni ultraterreni, nonché rispondendo a tutti i suoi interrogativi. Del viaggio di Dante esistono molteplici rappresentazioni nell’arte figurativa, come quella del pittore inglese John William Waterhouse (1849-1917) che dipinge l’incontro tra Dante e la sua amata in Dante and Beatrice (1915) secondo lo stile dei preraffaelliti.
Il viaggio di Dante
Inoltre il viaggio dantesco è stato rappresentato anche a Teatro nel musical ideato da Marco Frisina La divina Commedia- L’Opera (2008).
Il cammino di maturazione intrapreso dall’individuo è quello della sua formazione, illustrato in maniera emblematica nel cosiddetto Bildungsroman; ma puo’ anche riguardare la crescita ed evoluzione dello stile di un artista, come esemplificato dal percorso dei più grandi pittori, tra i quali ci è sembrato particolarmente calzante il caso di Gustav Klimt.
Il Bildungsroman: I turbamenti del giovane Törless

Robert Musil
Il “Bildungsroman” o romanzo di formazione – la cui denominazione si deve alla sua originaria fioritura in terra tedesca, con la celebre opera di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1796) – è un genere letterario cui possono essere ricondotti alcuni fra i più grandi capolavori della letteratura mondiale. Ciò che s’intende con questa definizione va ricercato nel termine tedesco “Bildung”, termine che racchiude significati diversi per quanto limitrofi, come cultura, formazione, educazione; inoltre, ed è forse l’aspetto centrale, con esso s’intende tanto la formazione come processo quanto la formazione come risultato acquisito. Perciò con romanzo di formazione di intende un’opera solitamente centrata su un protagonista e sulle avventure, esperienze e azioni che lo conducono alla maturazione, a essere ciò che la sua natura reclamava come proprio autocompimento, o che è lo stesso, parafrasando Nietzsche, a divenire ciò che è.
Da questo superbo genere Giano ha scelto per voi un’opera di uno dei maggiori scrittori di ogni tempo, I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil. Ambientato nella periferia orientale dell’impero asburgico, il romanzo narra le vicende di un giovane studente di un collegio militare – Törless – focalizzandosi in via esclusiva sul ruolo che esse rivestono nella crescita del protagonista, adottando il suo particolare punto di vista fatto di elucubrazioni, tentennamenti, carenze interpretative riguardo agli stati d’animo che le diverse esperienze ingenerano in lui. Questo perché si tratta di un giovane che matura lentamente la scoperta del proprio sé nel periodo adolescenziale, in una crescita graduale che segna via via il distacco affettivo dai genitori, la rottura di un’amicizia resa impossibile dall’emergere dei primi tratti di una personalità decisa, e soprattutto l’erompere di una sensualità travolgente e difficilmente arginabile, che troverà come “oggetto provvisorio del suo desiderio” la femminea e debole figura del compagno di corso Basini. Proprio questi, con la sua inconsistente personalità, avrà un ruolo decisivo nella maturazione di Törless, non soltanto come spinta all’emergere della tempestosa sensualità adolescenziale, ma anche come cavia per il suo desiderio di conoscenza dell’animo umano, degli abissi e della cadute in cui puo’ incorrere, dell’indegnità e indecenza in cui puo’ precipitare, essendo Basini privilegiato oggetto delle torture e abusi sessuali dei compagni di corso più vicini a Törless. Se a questo si aggiunge la nuova curiosità del protagonista per tematiche metafisiche – la difficoltà che egli percepisce nell’ammettere i numeri immaginari nell’universo anche solo intellettuale, il conseguente interesse per il Kant della Ragion pura – e la morbosa attrazione verso i misteri che agli animi più sensibili la natura sembra sussurrare anche nei paesaggi più comuni, possiamo dire che inizia a delinearsi in lui la graduale presa di coscienza della propria personalità, della sua natura “estetico-intellettuale”, esclusivamente interessata allo “sviluppo dell’anima, dello spirito, o comunque si chiami la cosa dentro di noi che ogni tanto s’arricchisce per l’aggiunta di qualche idea raccolta fra le idee di un libro o sulle labbra chiuse di un ritratto”. Una maturazione che puo’ dire di trovare il suo primo compimento nel monologo che Törless tiene dinanzi al direttore e alcuni insegnanti nelle pagine conclusive del libro e dal quale emerge una prima presa di possesso di ciò che egli più profondamente e autenticamente è.
Una vita violenta di Pasolini

Pier Paolo Pasolini
Questo romanzo di Pasolini rappresenta a nostro avviso un esempio, forse non del tutto canonico ma senz’altro efficace, di ciò che si deve intendere per “romanzo di formazione”. Lo sviluppo del romanzo è infatti incentrato su una drammatica parabola esistenziale, per giunta di un personaggio che non appartiene, come spesso accade in questo filone, alla classe borghese, trattandosi di un giovane scapestrato che assegneremmo piuttosto a quello che Marx definiva Lumpenproletariat: quella classe cioè composta da individui estremamente poveri e priva di ogni coscienza politica. Questo perlomeno per quanto concerne gli inizi della vicenda. Il protagonista, Tommaso, è un tipico personaggio pasoliniano: povero, analfabeta, rissoso, spesso nei guai con la giustizia. Egli trascorre le sue giornate in lunghe peregrinazioni nella Roma del dopoguerra, alla ricerca dell’espediente che possa garantirgli qualcosa da mettere sotto i denti: si tratti di furti, di lavori occasionali, o addirittura di prostituzione. Nel corso del romanzo emergono momenti e figure che sembrano poter dare una svolta positiva alla vita di Tommaso, dall’incontro con Irene, ragazza con cui intrattiene una sorta di relazione, all’assegnazione di una casa da parte del comune. Ma sarà solo dopo la detenzione per rissa e una lunga degenza in ospedale per tubercolosi che egli maturerà un’autentica coscienza politica, in termini pasoliniani, avvicinandosi al PCI, cui si iscrive, e alle manifestazioni sindacali. Scena emblematica del suo cambiamento ed epica per la splendida modalità in cui viene tratteggiata è il coraggioso aiuto che egli dà durante un nubifragio, salvando una prostituta bloccata in casa dalla melma nella Piccola Shangai – borgata dove Tommaso aveva vissuto – e infine, stremato e coperto di fango, portando tre bambini, due per mano e l’altro sulle spalle, al quartiere di Pietralata, alla sezione del partito. Un gesto eroico, che segna la maturità e la crescita morale e civile del protagonista, ma anche la sua fine: una ricaduta di tubercolosi gli sarà infatti fatale.
La tempesta di William Shakespeare

Pensando ogni viaggio come un percorso che genera cambiamenti e quindi una crescita interiore, è inevitabile l’associazione a opere di artisti o alle loro esperienze. Dal teatro elisabettiano all’arte del ‘900 è possibile rintracciare numerosi casi, tra i quali Giano ha scelto per voi due artisti dei più talentuosi nella loro epoca.
Un eccellente esempio è la commedia shakespeariana La Tempesta. William Shakespeare ( Stratford-upon-Avon 1564- 23 aprile 1616) poeta e drammaturgo inglese, è considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo nonché uno degli esponenti principali del Rinascimento inglese. Il racconto della commedia inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, e sua figlia Miranda, sono stati esiliati per circa dodici anni in un’isola dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio – aiutato dal re di Napoli – lo aveva deposto e fatto allontanare con la figlia di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall’albero dentro il quale era intrappolato.

Miranda-The tempest, di John W. Waterhouse, 1916, olio su tela
La narrazione è tutta incentrata sulla figura di Prospero, il quale, con la sua arte, tesse delle trame in cui costringe gli altri personaggi a muoversi. Nel frattempo, nasce una relazione romantica tra Ferdinando e Miranda. I due si innamorano immediatamente e il loro matrimonio sarà la causa della riconciliazione di Prospero con suo fratello Antonio.
Infine Prospero rinuncia alla magia a seguito dell’occasione di riconciliarsi con se stesso e la società . Il dramma è interessato a cosa contraddistingue una monarchia virtuosa, presentando al pubblico varie possibilità. Nel XX secolo, i critici letterari post-colonialisti furono molto interessati a questo aspetto, vedendo in Calibano, essere brutale che Prospero incontra sull’isola, un rappresentante dei nativi sottomessi ed oppressi dall’imperialismo.
Il bacio di Gustav Klimt

Il Bacio, di Gustav Klimt, 1907-08, olio su tela
Il pittore austriaco Gustav Klimt è autore de Il bacio, un’opera in pieno accordo con i canoni dello stile Liberty, con decorazioni e mosaici in color oro sullo sfondo. Egli nel dipinto, come in altri dello stesso periodo, dimostra d’attraversare una fase evolutiva della sua pittura. Il Bacio è un’icona dell’arte del XX secolo, estremamente ricercato nella composizione e controverso nei contenuti. Lascia aperti, infatti, molti interrogativi e spunti di riflessione: sulle simbologie sessuali che racchiude, sull’identità dei due amanti ritratti e sull’interpretazione del motivo erotico.
La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l’uomo e di forme circolari per la donna, trova la sua trascendenza nell’aura che circonda entrambe le figure.
Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un’aura mistico-erotica in cui l’erotismo si percepisce in modo impalpabile, forza vitale che si genera dall’unione dei due amanti.
Il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico senza tempo, in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell’impossibilità di catturare quell’ impalpabile atmosfera da subire. In un’atmosfera di totale estraniazione dal mondo, l’amore non si accontenta di possedere la mente, il corpo e le attenzioni dell’essere amato, ma pretende di impregnarne l’esistenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri.
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In campo artistico un esempio significativo è quello della scultura di Umberto Boccioni, come dimostra una tra le sue opere più note Forme uniche nella continuità dello spazio, del 1913: l’immagine è tutt’uno con lo spazio circostante, dilatandosi, contraendosi, frammentandosi e accogliendolo in sé stessa. Nelle opere futuriste a prevalere è l’elemento dinamico. Infatti è il movimento a coinvolgere l’oggetto e lo spazio in cui esso si muove, come dimostra la pittura futurista di Giacomo Balla. Tra le opere più popolari dell’artista annoveriamo Velocità d’automobile (1913). |
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Anche nella poesia futurista si ricercavano forme nuove e la sintassi tradizionale decadentista non era di certo adeguabile alla dinamicità di questa nuova avanguardia. A proporre una nuova forma adeguata ai contenuti del futurismo è Marinetti, il quale, pubblicando il “Manifesto Tecnico della Letteratura Futurista”, proclama: « …BISOGNA DISTRUGGERE LA SINTASSI DISPONENDO I SOSTANTIVI A CASO, COME NASCONO… …SI DEVE ABOLIRE L’AGGETTIVO… |
Le innovazioni linguistiche sono riscontrabili nella sua poesia Bombardamento:
ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo tam-tuuumb ammutinamento di 500 echi per azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo
all’infinito
nel centro di quei tam-tuuumb spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati) balzare scoppi tali pugni batterie tiro rapido Violenza ferocia regolarità questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto tutto tara-tatatata delle mitragliatrici strillare a perdifiato sotto morsi schiaffffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzzzarrie salti altezza 200 m della fucileria Giù giù in fondo all’orchestra
stagni diguazzare buoi buffali pungoli
carri pluff plaff impennarsi di cavalli
flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiii scalpiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craac [LENTO DUE TEMPI] Sciumi Maritza o Karvavena croooc craaac grida degli ufficiali sbataccccchiare come piattttti d’otttttone pan di qua paack di là cing buuum cing ciack [PRESTO] ciaciaciaciaciaak su giù là là in-torno in alto attenzione sulla testa ciaack bello Vampe
vampe
vampe vampe
vampe vampe
vampe ribalta dei forti die-
vampe
vampe
tro quel fumo Sciukri Pascià comunica telefonicamente con 27 forti in turco in tedesco allò Ibrahim Rudolf allô allô attori ruoli
echi suggeritori scenari di fumo
foreste applausi odore di fieno fango sterco non sento più i miei piedi gelati odore di salnitro odore di marcio
Timmmpani flauti clarini dovunque basso alto uccelli cinguettare beatitudine ombrie cip-cip-cip brezza verde mandre don-dan-don-din-béèé tam-tumb-tumb tumb tumb-tumb-tumb-tumb
Orchestra pazzi bastonare
professori d’orchestra questi bastonatissimi suooooonare suooooonare Graaaaandi fragori non cancellare precisare ritttttagliandoli rumori più piccoli minutissssssimi rottami di echi nel teatro ampiezza 300 chilometri quadrati Fiumi Maritza Tungia
sdraiati Monti Ròdopi ritti al-
ture palchi loggione 2000 shrapnels sbracciarsi ed esplo-dere fazzoletti bianchissimi pieni d’oro Tumb-tumb 2000 granate protese strappare con schianti capigliature tenebre zang-tumb-zang-tuuum-tuuumb orchestra dei rumori di guerra gonfiarsi sotto una nota di silenzio
tenuta nell’alto cielo pallone sferico
dorato sorvegliare tiri parco aerostatico Kadi-Keuy
Cos’è la felicità? Darne una definizione esaustiva è pressoché impossibile così come difficile è anche soltanto parlarne: per dirla con Truffaut “La felicità si racconta male, perché non ha parole”. Allora non resta che viverla e una volta trovato in cosa essa si manifesti, dargli seguito, dedicarvisi anima e corpo come al senso più riposto della propria esistenza: proprio come avviene per quanti la trovano e la vivono nella creatività.
Il Barone magniloquente di Munchhausen
Ecco una rappresentazione delle capacità persuasive del Barone di Munchhausen secondo gli amici della Newton
La figura del Barone di Munchhausen è ispirata a un ufficiale tedesco del ‘700, noto per la sua innata capacità di inventare storie inverosimili, divertenti e bizzarre. E’ divenuto così protagonista di una raccolta di racconti che per la prima volta sono stati pubblicati nel 1781. Oggi è considerato esempio di creatività per antonomasia.
Su Il Barone di Munchhausen:
All’esperienza porgeremo orecchio / quando a noi pure il cuore sia fatto vecchio; / assumeremo un”aria più severa / quando ai denti subentri la dentiera.
Questa è parte della prefazione a Le avventure de barone di Munchhausen nell’edizione di Rudolph E. Raspe
Qualcuno: Lei afferma che una persona puo’ alzare se stesso per i capelli?
Munchhausen: Senz’altro! La persona ragionevole deve fare questo ogni tanto.
Karl Munchhausen: Mai avevo paura di. sembrare ridicolo Non ognuno se lo puo’ permettere.
Karl Munchhausen: Ho capito dove il vostro problema. Siete troppo seri… Tutte le stupidaggini nel mondo si fanno proprio con questa espressione di viso… Sorridete, Signori, sorridete!
Il suo amico: non complicare, Barone, segretamente puoi credere…
Munchhausen: non posso segretamente, posso solo apertamente!
Queste sono solo alcune delle bizzarre battute piene di allusioni e umorismo del film “Lo stesso Munchhausen” del regista Mark Zaharov.
Figura centrale del panorama culturale italiano per più di mezzo secolo, Gabriele D’Annunzio è certo il paradigma di una vita vissuta all’insegna della creatività, già solo per il suo precocissimo ingegno, che lo condusse alle prime notevoli composizioni poetiche già nell’età adolescenziale (continua)
Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico e filosofo italiano, considerato, insieme a Giuseppe Garibaldi e a Camillo Benso, conte di Cavour, uno dei padri della patria. Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano, nonostante la polizia lo costrinse alla latitanza fino alla morte. (continua)
Se la tesi vuole che la felicità si costruisca giorno per giorno, la dimostrazione è in Big Fish (2003), diretto da Tim Burton, autore dall’enorme genialità e fantasia. Tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace, il film narra le vicende di Edward Bloom , il quale crede fermamente che raccontando sempre delle storie, diventi lui stesso quelle storie. (continua)
Daniel Ezralow
Negli ultimi anni il coreografo Daniel Ezralow (Los Angeles 1959) ha conosciuto il successo anche nel nostro Paese. Egli, spesso presente in una popolare trasmissione italiana, si è fatto notare per la sua tecnica di improvvisazione, che stimola le persone ad esprimersi attraverso il ballo mentre lui suona una particolare tastiera con suoni preregistrati, che consente di cambiare rapidamente tema musicale, portando i ballerini a cambiare sull’istante i passi di danza. (continua)
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Nei diversi ambiti in cui la vita umana ha modo di esercitarsi, in ogni settore della società, è di importanza decisiva che abbia ad attuarsi una selezione, che qualora non venga intorbidata da interferenze allogene puo’ anche prodursi in maniera quasi automatica, nel senso che è il merito a far risaltare quanti di diritto devono emergere e a obbligare a un riconoscimento privo di qualunque titubanza.
Harry Potter, il mago dell’informatica
Ecco l’interpretazione di Harry Potter alle prese con l’informatica secondo gli amici della Newton
Harry Potter, un giovane mago inesperto ma talentuoso, è entrato a far parte dell’immaginario di milioni di lettori appassionati alla saga dei romanzi fantasy che lo vedono protagonista (Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e l’ordine della fenice). Nelle sue avventure è riuscito a svelare enigmi e vincere più battaglie; ha dimostrato il valore della sua magia, divenendo in breve tempo il migliore tra i maghi-studenti di Hogwarts. La sua ideatrice Joanne Kathleen Rowling ne ha fatto un simbolo di integrità morale, generosità e correttezza.
Su Harry Potter:
“La verità”… sospirò Silente. “È una cosa meravigliosa e terribile, e per questo va trattata con grande cautela”, così Joanne K. Rowling fa esprimere Silente di fronte a Harry Potter ( Harry Potter e la Pietra filosofale)
Era quasi mezzanotte, e Harry era steso sul letto a pancia in giù, le coperte tirate sulla testa come una tenda, una torcia in mano e un grosso libro rilegato in pelle (Storia della magia, di Bathilda Bath) aperto e appoggiato sul cuscino. Fece scorrere la punta della penna d’aquila sulla pagina, aggrottando le sopracciglia, alla ricerca di qualcosa che potesse aiutarlo a scrivere il tema: Perché i roghi di streghe nel Quattordicesimo secolo furono completamente inutili, questo l’incipit che Joanne Kathleen Bowling ha scelto per Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

I concetti di merito e uguaglianza andrebbero declinati nella giusta maniera, onde evitare di incorrere in pericolosi fraintendimenti, gravidi di nefaste conseguenze. Il merito infatti è ciò che consente di emergere, fa leva sulle differenze e un malinteso concetto di eguaglianza condurrebbe al livellamento, alla morte del merito: l’eguaglianza nei diritti infatti è ben altra cosa rispetto a un’assimilazione che deprima i talenti, le capacità, le aspirazioni. Una conferma ex negativo di questo proviene da alcune delle più acute pagine dostoevskijane, contenute nel romanzo I Demoni. (continua)
Il merito si riconosce attraverso una selezione accurata, come provano le vicende di molti uomini, come accade nel romanzo “Un anno di scuola” di Giani Stuparich (Trieste 1891- Roma 1961), la cui protagonista è Edda Marty, studentessa modello pronta a tentare l’ingresso in una classe maschile per frequentare l’ultimo anno di liceo classico. I suoi genitori le avevano fatto frequentare un liceo femminile, ma lei non ci si sapeva adattare e così preparò l’esame per una classe maschile che apriva le porte all’università. (continua)
Esistono persone alle quali dobbiamo molto per ciò che il loro genio ha lasciato ai posteri. Un caso emblematico è rappresentato in “A beautiful mind“(2001) di Ron Howard, che ci proietta nella vita del matematico e premio Nobel John Forbes Nash jr. Interpretato da Russel Crowe, il protagonista viene presentato nella sua ossessione di trovare un’idea originale a cui applicare le sue formule. John riesce nel suo obiettivo: in una tesi di dottorato di sole 27 pagine espone geniali intuizioni fondamentali allo sviluppo della “Teoria dei Giochi”… (continua)
Se dovessimo conferire il premio a un personaggio della storia italiana per i meriti artistici e polititi non potrebbe sfuggirci Giuseppe Verdi (Roncole Verdi, 10 ottobre 1813 – Milano, 27 gennaio 1901) compositore italiano nonchè autore di melodrammi che fanno parte del repertorio operistico dei teatri di tutto il mondo. (continua)
Per quanto inflazionato e spesso scaduto a retorica il tema dell’ideale, se ben inteso, ha una valenza enormemente positiva, come mostrato dalle numerose personalità che si son battute per realizzare quanto portavano in seno come meta. Credervi fermamente significa accettare una sfida costellata di pericoli e frustrazioni, sfida però irrinunciabile e talmente ossessiva da accettare perfino di morire prima di vederne il compimento.
Don Chisciotte nell’era della PlayStation
Ecco l’interpretazione di un moderno Don Chisciotte secondo gli amici della Newton
Il cavaliere don Chisciotte della Mancia è il protagonista del romanzo spagnolo più conosciuto di Miguel de Cervantes (il titolo originale è El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha). In un viaggio onirico, Don Chisciotte fa incontri prodotti dalla sua fantasia tenendo sempre fede ai suoi nobili ideali, che ispirano i suoi discorsi e determinano il suo agire. E’ senza dubbio un modello da seguire per la fiducia totale nei valori.
Su Don Chisciotte:
Ricorda, caro mio Sancho, chi vale di più, deve fare di più. (da Don Chisciotte)
La stirpe si eredita, la virtù si acquista; e la virtù vale da sola quello che la stirpe non vale. (da Don Chisciotte)Così Miguel de Cervantes ci presenta l’inossidabile protagonista del suo romanzo.
Ogni autobiografia tratta di due personaggi, un Don Chisciotte, l’Ego, e un Sancho Panza, il Sé. Così si esprime in uno dei suoi aforismi il poeta britannico Auden, Wystan Hugh
Credere fortemente in un ideale significa battersi per esso, accettando gli ostacoli come sfide da affrontare in nome dell’ideale stesso. Se analizziamo il Novecento, vediamo un secolo costellato da figure che per le idee hanno messo a repentaglio la propria esistenza. Le guerre (in particolare il secondo conflitto mondiale) e le dittature, hanno posto l’uomo di fronte a una scelta: lottare o desistere. (continua)
È difficile trovare un esempio emblematico quanto la Pulzella D’Orleans quando si pone mente alla fedeltà a un ideale e alle sfide che in nome di esso si è pronti ad affrontare; una figura leggendaria, epica, la cui storia ha dell’incredibile, se si pensa che fu proprio grazie allo spirito combattivo e ispirato di questa adolescente contadina analfabeta che la Francia seppe superare uno dei momenti più tragici della sua storia. (continua)
“Chi sogna puo’ muovere le montagne”. Questa frase puo’ ben dirsi il nocciolo che racchiude lo sviluppo dell’intera opera, Fitzcarraldo, il film che Werner Herzog girò nel 1982 accanto al suo “nemico più caro”, ovvero Klaus Kinski, nel ruolo del protagonista che dà il titolo alla pellicola. Un’affermazione, quella posta all’inizio a mo’ di esergo, che assume una valenza semantica quasi letterale, in considerazione del fatto che Brian Sweeny Fitzgerald “Fitzcarraldo”, per raccogliere caucciù in una zona impervia del Amazzonia…(continua)
Più volte nei brani di De Andrè è dato trovare cantate le gesta di personaggi dediti a una causa, si tratti di Giovanna D’Arco – liberamente tratta dall’omonima canzone di Leonard Cohen – o dell’impiegato trentenne protagonista del disco del 1973 Storia di un impiegato che sposa la causa dei movimenti studenteschi sessantottini. Non si tratta però di una cieca apologetica, che lasci sullo sfondo l’individuo per far emergere in un’accecante rilevanza, con il rischio della retorica o della propaganda, la causa e l’ideale cui dedica la propria esistenza (continua)
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L’evoluzione che qui proponiamo non è da intendersi come biologica, perché pur centrata sull’individuo non lo considera affatto come organismo vivente, bensì come uomo, come individuo alle prese con la sua esistenza. La declinazione che abbiano scelto è perciò quella di crescita, non in senso ontogenetico, bensì come quella maturazione che l’individuo raggiunge nel corso della propria esistenza e delle esperienze, incontri, influenze che ne costituiscono la trama.
Robinson Crusoe loves India
Ecco le illuminazioni di Robinson Crusoe nel nuovo millennio secondo gli amici della Newton
Il personaggio di Robinson Crusoe, creato da Daniel Defoe nell’omonimo romanzo, vive un’ esperienza da naufrago su un isola semi-deserta. Grazie alla sua forza di volontà e alla sua lucidità, Robinson Crusoe riesce a sopravvivere, ingegnandosi nella costruzione di tutto ciò che gli è necessario per poter vivere la nuova realtà. Oggi, più che l’imperialismo inglese, rappresenta la crescita interiore per antonomasia.
Su Robinson Crusoe:
“Senza un tavolo non potevo mettermi né a mangiare né a scrivere, né fare varie altre cose con molto piacere: perciò mi misi al lavoro. E qui devo osservare che poiché la ragione è la sostanza e l’origine della matematica, così squadrando e calcolando ogni cosa con la ragione e giudicandone nel modo più razionale, ogni uomo può col tempo diventare padrone di ogni arte meccanica”, Daniel Defoe descrive così uno dei momenti in cui Robinson Crusoe si adopera per costruire un oggetto essenziale (Robinson Crusoe)
E ancora Robinson Crusoe in una delle sue riflessioni: La paura del pericolo è [...] diecimila volte più agghiacciante del pericolo stesso: il peso dell’ansia ci pare più greve del male temuto. (da Robinson Crusoe, 1719, Daniel Defoe)
Il “Bildungsroman” o romanzo di formazione – la cui denominazione si deve alla sua originaria fioritura in terra tedesca, con la celebre opera di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1796) – è un genere letterario cui possono essere ricondotti alcuni fra i più grandi capolavori della letteratura mondiale. Ciò che s’intende con questa definizione va ricercato nel termine tedesco “Bildung”, termine che racchiude significati diversi per quanto limitrofi, come cultura, formazione, educazione; inoltre, ed è forse l’aspetto centrale, con esso s’intende tanto la formazione come processo quanto la formazione come risultato acquisito. (continua)

Ci sono numerosi protagonisti della storia che con il loro punto di vista hanno portato innovazione in determinati campi. Si tratta di personalità brillanti come Maria Montessori alla quale dobbiamo una nuova considerazione dell’individuo rispetto all’insegnamento scolastico. E’ stata una pedagogista, filosofa, medico, scienziata, educatrice e volontaria italiana. (continua)
Per crescita ed evoluzione si puo’ anche intendere la di per sé legittima ambizione a migliorare il proprio status sociale, a scalare posizioni nella scala sociale avvalendosi del proprio talento, delle proprie capacità; quando però una tale ambizione diventa il valore della vita stessa, accade che si ricorra a qualsiasi mezzo pur di raggiungere l’agognata meta., con il rischio che poi la sorte passi a saldare i conti. È quanto avviene nel bellissimo film di Stanley Kubrick Barry Lindon (1975). (continua)
Anche i generi musicali hanno attraversato l’innovazione e l’evoluzione artistica. Tra gli esperimenti musicali degli anni Settanta spicca lo space rock come sottogenere del progressive rock, caratterizzato principalmente da sonorità e testi che suggeriscono atmosfere fantascientifiche. (continua)
L’appartenenza a una comunità, costituita da e fondata su una comunanza di valori, linguaggi, interessi, tradizioni culturali, è pressoché inevitabile per ciascun individuo, volente o nolente che sia. Qualunque poi sia l’atteggiamento praticato, si ha sempre una responsabilità nei suoi confronti, e lo stesso vale reciprocamente dal versante della comunità medesima. La responsabilità è dunque un aspetto centrale nella vita comunitaria, puo’ certo essere un peso, la cui entità però misura il valore dell’appartenenza, anche qualora i risvolti non siano affatto positivi.
Chi tarpa le ali a Peter Pan?
Ecco Peter Pan, studente problematico, secondo gli amici della Newton
Celebre personaggio di fantasia, Peter Pan è il folletto protagonista del romanzo scritto da James Matthew Barrie nel 1904. Sin dalla sua creazione, Peter Pan è stato il simbolo di chi non vuole crescere, ma anche di chi, per evolvere, ha bisogno di “volare” e di esplorare liberamente il mondo. Come evidenzia il video della Newton, la nostra maturità è fortemente influenzata dalla realtà in cui cresciamo, per questo abbiamo bisogno di punti di riferimento affidabili e positivi.
Su Peter Pan
Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo. Così si esprime James Barrie, nel suo romanzo (Le avventure di Peter Pan) Vivere può essere una grandiosa avventura, questo è quanto detto da Peter Pan nella versione cinematografica di Paul J. Hogan (Peter Pan, 2003) Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera. (“Monte Cinque”), così Paulo Coelho descrive quello che è in grado di insegnare un bambino a un adulto e secondo noi di Giano la descrizione evoca degnamente l’immagine di Peter Pan.
Abbiamo scelto il romanzo “La casa in collina” perché a nostro avviso si presta a una chiave di lettura in accordo con il nostro tema: ovvero, un cammino verso il senso di responsabilità nei confronti dei membri della propria comunità. Corrado, protagonista e maschera dell’autore, è un quarantenne professore di scienze che narra in prima persona le memorie di una guerra ancora in atto nel tempo in cui egli scrive, il secondo conflitto mondiale, in particolare il drammatico periodo che incuba e segue alla celebre data dell’ 8 settembre 1943. (continua)
Seppur presenti in gran parte nei romanzi, gli eroi esistono anche nella quotidiana realtà. Si tratta di coloro che combattono costantemente in nome di una nobile causa, anche quando significa sacrificare la propria vita per l’intera comunità. Considerato un grande eroe italiano, Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano, tra i padri della lotta alla mafia. (continua)
Non sempre il senso di appartenenza a una comunità ispira azioni lodevoli, non sempre la responsabilità nei confronti degli altri membri si attua in maniera eticamente irreprensibile, dipendendo ciò in buona misura dal genere di comunità di cui si fa parte. Questa sembra essere una delle conclusioni che puo’ trarsi dal film Sleepers del 1996, con un cast a dir poco eccezionale, che annovera attori del calibro di Brad Pitt, Vittorio Gassman, Dustin Hoffman, Robert De Niro. (continua)
Personalità eclettica del panorama musicale e culturale italiano, Giorgio Gaber puo’ dire di aver vissuto una molteplice celebrità: dapprima come cantante di brani collocabili nell’alveo classico della tradizione melodica, poi come autore e presentatore di importanti trasmissioni televisive sulle reti nazionali (le più celebri in coppia con Mina) , infine con quella che è la sua più interessante e notevole invenzione, il Teatro-canzone. (continua)