Trama
Il protagonista, Matt, espulso ingiustamente da Harvard dove studiava giornalismo, va a stare dalla sorella a Londra. Appena sbarcato nel vecchio continente, Matt si lega con un suo cugino acquisito, leader della fazione più violenta degli ultrà del West Ham United, football club londinese. Il giovane, dal carattere insicuro e senza certezze, entra nel gruppo con il nome Yankee condividendo le serate al pub e la passione per il football dei suoi nuovi compagni. Le risse e gli scontri con le altre tifoserie sono senza risparmio di colpi: il calcio ne è solo il pretesto. Matt viene da alcuni componenti di essere un giornalista infiltrato. Da qui ne conseguono una serie di tensioni e accuse. Ritornato in America Matt si rende conto di essere profondamente cambiato.
La tematica è la stessa di Ultrà di Ricky Tognazzi anche se ne è diverso il linguaggio cinematografico. Si tratta comunque di un racconto di formazione con una denuncia decisa della violenza nel mondo dello sport.
Walter Ferroni (Ugo Tognazzi) è il direttore sportivo-factotum (oggi diremmo general manager) di una squadra di calcio che sopravvive nella bassa classifica della Serie A. Si barcamena tra problemi finanziari, piccoli imbrogli e tanta passione. Il nuovo presidente, un giovane imprenditore, lo sostituisce con nuovi manager per svecchiare e rendere la società onesta e competitiva. Ma i risultati sono deludenti. La squadra perde, partita dopo partita. La situazione diventa insostenibile anche a causa della contestazione dei tifosi che se la prendono con il presidente che è costretto, a quel punto, a richiamare Ferroni. Senza i suoi metodi, la sua esperienza e le sue conoscenze la società non può andare avanti. Ferroni riprende in mano la situazione e riesce a salvare il campionato nell’ultima partita sostituendo un giocatore che farà gol all’ultimo minuto. Il film è uno spaccato del mondo del calcio con una grande interpretazione di Ugo Tognazzi alla fine della sua carriera.
Jessminder, una ragazza indiana ama giocare a calcio e ha un’autentica passione per David Beckham. La sua famiglia di solide tradizioni indiane, anche se immigrata da tempo in Inghilterra, è profondamente contraria a vederla in pantaloncini corti a sgambettare tra maschi dietro un pallone. La vorrebbe in chador e in cucina in attesa di un marito. I suoi comportamenti creano imbarazzo e difficoltà a tutta la famiglia, ma Jessminder, non demorde. Si iscrive alla squadra locale di calcio femminile guidata da un ex calciatore con il quale ha un piccolo flirt. La relazione tra i due fa incrinare i rapporti con Jules, sua amica e compagna di squadra. Alla fine grazie alla tenacia e al talento calcistico Jessminder la spunta e parte per un ingaggio che ha ottenuto in una squadra statunitense. Prima di imbarcarsi per la sua nuova vita, in aeroporto vede il suo grande idolo Beckham. Commedia brillante, garbata e intelligente sull’integrazione, soprattutto culturale, della seconda generazione dell’immigrazione che non accetta più la filosofia e in modo di vivere dei padri e decide indipendente del proprio futuro.
Trama
La vita di Eric, di professione postino, è un disastro. Vive con due figliastri con i quali ha un pessimo rapporto. Il lavoro non gli piace e non ha alcun altro interesse tranne che calcio e in particolare il Manchester di cui è un appassionato tifoso. Si consola con qualche spinello e con la sua fantasia che gli fa apparire, come da una lampada di Aladino, Eric Dantona, mitico bomber della squadra del cuore con cui si confida. Il dialogo tra i due è pieno di umanità. Il vincente giocatore dal grande passato e il depresso impiegato fallito stringono una fraterna amicizia. Sarà la filosofia di vita di Dantona e la sua vitalità che riuscirà ad aiutare Eric a riconquistare Lilly, il suo grande amore abbandonato vent’anni prima, e a trovare il coraggio di confessarle il segreto che non è mai riuscito a dirle; a chiedere aiuto ai suoi compagni di lavoro e a salvare il figliastro da una brutta situazione.
Ken Loach firma un film delicato e a tratti divertente e drammatico, prendendo ambientazione e personaggi, come al suo solito, tra la working classe inglese. La frase che riassume il messaggio del film e la domanda che il protagonista rivolge a Dantona: “qual è stato il momento più bello? La risposta : “ Un passaggio”. Non un gol particolare tra i tantissimi memorabili, ma un’azione di squadra. È il tema della solidarietà che Loach ripropone costantemente in tutte le sue opere.
Gli episodi di violenza negli stadi, da parte delle tifoserie delle squadre, sono diventati negli ultimi anni un grave problema di ordine pubblico che hanno richiesto, in Italia, l’emanazione di norme legislative di prevenzione e repressione: dalla legge Pisanu (2005) ai più recenti provvedimenti dell’attuale ministro dell’interno Maroni.
Comprendere le cause della violenza nello sport, le cuiorigini risalgono addirittura al 59 d.C. a Pompei in una gara tra due squadre locali, e ripercorrere alcuni episodi tragici che hanno provocato morti e feriti, può aiutarci a riflettere su questo fenomeno che non dovrebbe appartenere al “Il più bel gioco del mondo”.
Heysel Stadium: storia di una strage. Juventus – Liverpool 1985 .
Poco prima dell’inizio della finale della Coppa dei Campioni (allora si chiamava così la Champion Ligue) i tifosi inglesi più accesi (i cosiddetti hooligans) cominciarono a spingersi verso il settore Z a ondate, cercando il take an end (“prendi la curva”) e sfondando le reti divisorie. Ne naque un arretramento degli spettatori che si trovavano lì che si ammassarono contro il muro opposto
Nella grande ressa che venne a crearsi alcuni, in cerca di scampo, si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri si ferirono contro le recinzioni. Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate e uccise nella corsa verso una via d’uscita, per molti rappresentata da un varco aperto verso il campo da gioco.
Catania – Palermo 2007
Gli scontri avvenuti alla fine del derby siciliano tra le forze dell’ordine e un gruppo di circa 250 ultras catanesi ebbero il carattere di una vera e propria di guerriglia nel corso della quale l’ispettore capo di polizia Filippo Raciti riportò gravissime ferite in seguito alle quali morì poche ore dopo. Dell’omicidio di Raciti venne incolpato Antonino Speziale, che all’epoca dei fatti aveva solo 17. Il giovane, giocatore di rugby, provienente da una famiglia di operai in un primo tempo confessa di avere partecipato allo scontro con la polizia e di avere “colpito un agente con una sbarra di ferro spingendolo a mo’ di ariete”. Al processo Speziale viene condannato a 14 anni di carcere.
Roma – Lazio 2010
La Roma vince 2 – 1 sulla Lazio. Fuori dalla stadio avvengono scontri tra le tifoserie e con la polizia. Decine di arresti e feriti, uno dei quali grave per una coltellata.
La violenza calcistica al cinema
La violenza calcistica è stata rappresentata più volte al cinema, ma il film che meglio ha interpretato i sentimenti, la rabbia e la “cultura” degli estremisti delle curve è indubbiamente Ultrà di Ricky Tognazzi.
I tifosi, quella genia comune a tutti i popoli del calcio, cantata in Italia da un inglese di Manchester trapiantato a Verona. Tim Parks ci ha regalato le notti insonni in pullman, i compagni di viaggio improbabili, l’amarezza per l’addio del mister Prandelli. E il miracolo regalato dall’ultrà del Bari, un’immagine che idealmente si collega ai fiori regalati alla figlia di Saba. Racconta Parks, supertifoso dell’Hellas – a proposito, oggi sarà a Pescara per lo spareggio che vale la B? In ogni caso “suerte” – che il vento ruba il cappellino al veronese “Occhio di vetro” e la fa cadere nel settore dei fan pugliesi. Partono gli insulti, le grida, la polizia si agita, poi «quello più alto si avvicina all’inferriata… e dopo aver aspettato una pausa nel vento… lancia il prezioso oggetto che roteando viene ad adagiarsi nel nostro settore. Subito dai tifosi veronesi si alza un boato gratulatorio. «Ba-ri! Ba-ri!». È il bello del calcio, si sarebbe detto in tv. E sempre da Manchester ci racconta la sua «vita rovinata dal Manchester United» Colin Shindler, tifoso «non rassegnato» del City, l’altra squadra della città, quella povera di trionfi non certo di appassionati, segnata da anni di umiliazioni e disfatte. Anche se ora i soldi degli emiri potrebbero, chissà, ribaltare la storia. E ci racconta, Shindler, di come in estate, andata in vacanza la Premier League, tutti in città si ritrovino uniti a sostenere la squadra di cricket, a vivere insieme una passione meno intensa di quella del pallone, ma comunque non meno importante.
Il gol dell’Arsenal all’ultimo secondo dell’ultima partita di campionato, con tanto di scudetto conquistato, ha regalato a Nick Hornby fama mondiale. L’autore è grande, ma viene da chiedersi se il successo sarebbe stato lo stesso se l’argomento del romanzo fosse stato un altro, diverso dal gioco del pallone. Perché il processo di identificazione del lettore-tifoso è probabilmente il più forte che esista. Nel mondo che parla spagnolo, soprattutto nell’America del Sud, il calcio è sovrano, in particolare nel mondo della cultura. È una sorta di religione.
«Quel giorno non avrebbero fatto gol neanche in una porta grande come l’arcobaleno». Queste parole di Osvaldo Soriano stanno alla letteratura come il secondo gol di Diego Armando Maradona contro l’Inghilterra nel mondiale del 1986 sta al calcio. Siamo al capolavoro. Soriano amava il calcio e amava scrivere, aveva un passato di cronista sportivo in Argentina, e il calcio è spesso protagonista nelle sue pagine. È suo “il rigore più lungo del mondo”, quello «tirato nel 1958 in un posto sperduto di Valle de Rio Negro, una domenica pomeriggio in uno stadio vuoto», nel profondo sud del Sudamerica. Venne a Roma, per i mondiali del Novanta e rinnovò l’emozione del ritorno all’amato lavoro di cronista del calcio.
E di Calcio come Religione «alla ricerca del suo Dio» ha scritto Manuel Vázquez Montalbán, in occasione dei mondiali disputati in Francia nel 1986. «Sono gli scrittori sudamericani – scrisse – a trasformare il calcio in una specie di epica moderna». Montalbán parla di religione di tipo laico, con i suoi riti e le sue cattedrali, le gioie, le delusioni. E grande fu quella dello scrittore catalano, supporter degli azulgrana del Barcellona, dopo una disfatta contro il Milan in una finale di Champion League.
Gli stadi, le cattedrali del calcio. Il Bernabeu, il Maracana, la Bombonera, San Siro, il teatro di Gianni Rivera «l’artista» raccontato da Oreste del Buono. Vittorio Sereni, il grande poeta di Milano, racconta la passione per lo stadio. Lui, che non perdeva una partita dell’Inter, sempre con il fedele cuscino neroazzuro, canta perfino “il catino vuoto”, «a fine luglio quando / da sotto le pergole di un bar di San Siro / tra cancellate e fornici si intravede / un qualche spicchio dello stadio assolato /». Lui, il poeta interista, ha cantato anche il trionfo juventino: «Il verde è sommerso in neroazzurri. / Ma le zebre venute di Piemonte / sormontano riscosse a un hallail / squillato dietro barriere di folla. / Ne fanno un reame bianconero /».
E anche Maurizio Cucchi ci riporta a San Siro, a una domenica del 1953, passata in compagnia del padre: «L’ uomo era ancora giovane e indossava / un soprabito molto fine / Teneva la mano di un bambino / silenzioso e felice».
Tanti poeti per il pallone, e se si vuole, con un precursore di prestigio, quel Giacomo Leopardi che dedica A un vincitore nel pallone una sua poesia densa di elogi e ammirazione. Ed Eugenio Montale amò tanto il calcio da utilizzarlo per metafora surreale: «Sogno che un giorno nessuno farà più gol in tutto il mondo». Ma il calcio senza gol che cosa sarebbe? Niente. Anche se un grande giornalista, Luigi Pintor, anche lui portiere in gioventù, brontolava se gli capitava di vedere il calcio in tv: «Mostrano solo i gol, ma il bello è tutto il resto, l’attesa, le paure, gli scontri».
[...]
Tratto da Quando i libri facevano gol, di Giorgio Casadio
I giocatori erano sempre gli stessi, o i fratelli degli stessi. Quando avevo quindici anni, loro ne avevano trenta e a me sembravano vecchissimi. Dìaz, il portiere, ne aveva quasi quaranta e i capelli bianchi che gli ricadevano sulla fronte da indio arcuano. Alla coppa partecipavano sedici squadre e l’Estrella Polar finiva sempre dopo il decimo posto. Cedo che nel 1957 si fossero piazzati al tredicesimo e tornavano a casa cantando, con la maglia rossa ben ripiegata nella borsa perché era l’unica che avessero. Nel 1958 avevano cominciato a vincere per uno a zero con l’Escudo Cileno, un’altra squadra miseranda. Nessuno ci badò. Invece, un mese dopo, quando avevano vinto quattro partite di seguito ed erano in testa al torneo, nei dodici paesi di Valle si cominciò a parlare di loro. Le vittorie erano state tutte per un solo goal, ma bastavano a far rimanere il Deportivo Belgrano, l’eterno campione, la squadra di Padìn, di Constante Gauna e di Tata Cardiles, al secondo posto, con un punto di distacco. Si parlava dell’Estrella Polar a scuola, sull’autobus, in piazza, ma nessuno immaginava ancora che alla fine dell’autunno avrebbero avuto ventidue punti contro i ventuno dei nostri.
I campi si riempivano per vederli finalmente perdere. Erano lenti come somari e pesanti come armadi ma marcavano a uomo e gridavano come maiali quando non avevano la palla. L’allenatore, uno vestito di nero, con baffetti sottili, un neo sulla fronte e mozzicone spento tra le labbra, correva lungo la linea laterale e li incitava con una verga di vimini quando gli passavano vicino. Il pubblico ci si divertiva e noi, che giocavamo di sabato perché eravamo più piccoli, non riuscivamo a spiegarci come potessero vincere se giocavano così male. Davano e ricevevano colpi con tale lealtà e con tale entusiasmo che dovevano appoggiarsi gli uni agli altri per uscire dal campo mentre la gente li applaudiva per l’uno a zero e porgeva loro bottiglie di vino rinfrescate sotto la terra umida. La sera facevano festa nel postribolo di Santa Ana e la Gorda Zulema si lamentava perché mangiavano le poche cose che conservava nella ghiacciaia.
Erano diventati l’attrazione del paese e a loro tutto era consentito. I vecchi li raccoglievano nei bar quando bevevano troppo e cominciavano ad attaccar briga; i commercianti li omaggiavano di qualche giocattolo e di caramelle per i bambini e al cinema le ragazze accettavano carezze al di sopra delle ginocchia. Fuori dal paese, nessuno li prendeva sul serio, neppure quando avevano vinto con l’Atletico San Martìn per due a uno. Nel pieno dell’euforia furono sconfitti come tutti quanti a Barda del Medio e sul finire dell’andata persero il primo posto quando il Deportivo Belgrano li sistemò con sette goal. Tutti credemmo, allora, che la normalità fosse stata ristabilita.
Ma la domenica dopo vinsero per uno a zero e continuarono nella loro litania di laboriose, orrende vittorie e arrivarono alla primavera con un solo punto in meno rispetto al campione. L’ultimo scontro divenne storico a causa del rigore. Lo stadio era tutto esaurito e lo erano anche i tetti delle case vicine e il paese intero aspettava che il Deportivo Belgrano, giocando in casa, replicasse almeno i sette goal dell’andata. Il giorno era fresco e assolato e le mele cominciavano a colorirsi sugli alberi. L’Estrella Polar aveva portato oltre cinquecento tifosi che presero d’assalto la tribuna e i pompieri dovettero tirar fuori gli idranti per farli stare calmi. (continua a leggere)
«Sono stati soprattutto gli autori latino-americani a trasformare il calcio in una moderna forma di epica. E allo stesso modo in cui Paesi come il Brasile e l’Argentina esportano giocatori in tutto il mondo, l’epica calcistica di autori come Eduardo Galeano e Osvaldo Soriano è stata esportata in tutto il mondo.
Questi scrittori hanno saputo presentare il calcio per quello che veramente è, ossia una forma d’arte popolare. In questi autori c’e una naturalezza, una semplicità che manca del tutto negli scrittori europei. Che infatti, nel loro intellettualismo, hanno sempre snobbato il calcio».
Così dice Manuel Vázquez Montalban, il geniale inventore di Pepe Carvalho, personaggio dei suoi libri. Concetti che riprende poi nell’intervista che riportiamo rilasciata in occasione dell’uscita del suo saggio “Calcio, una religione alla ricerca del suo Dio” (Frassinelli). Leggi l’intervista
Come ogni sudamericano, l’autore del libro sognava da bambino di diventare un grande calciatore e l’essere divenuto uno scrittore di fama, non l’ha guarito dal rimpianto di esser stato il peggiore giocatore mai comparso nei campetti del suo paese.
Questi racconti sono la celebrazione del sogno che il calcio rappresenta nell’immaginario della gente e del mondo che gira intorno al pallone. Un mondo in cui si incontrano i tifosi in pellegrinaggio verso lo stadio; il gol, “orgasmo” del calcio; il portiere, giocatore che con un errore può far perdere un campionato; il rigore che Meazza tirò al Brasile nei Mondiali del ’38; Pelè che segna il suo millesimo gol al Maracanà; Eusebio, l’africano destinato a lustrare scarpe e diventato invece la “Pantera” della Coppa del Mondo del ’66, e Maradona, che da bambino dormiva con un pallone.
Galeano non ignora gli aspetti meno luminosi di uno sport che è anche un lucroso affare. Ma, come accade agli innamorati, le inevitabili miserie non diminuiscono lo splendore di questo gioco, che è festa per gli occhi di chi lo guarda e allegria delle gambe che sfidano la palla.
Con profonda intuizione psicologica e con riuscite soluzioni di scrittura, Saba ritrae alcuni momenti del gioco del calcio: l’ingresso in campo, l’attesa del portiere, il momento del goal, l’esultanza dei tifosi. Semplici momenti di quotidianità domenicale.
Eppure si ha la sensazione immediata, leggendole, che l’autore operi regolarmente uno scarto impercettibile dalla prosa all’epica. Il gioco del calcio diventa il gioco della vita. Le passioni che si consumano nel “verde tappeto” e sugli spalti sono quelle, più ampie e profonde, delle varie vicende umane.
( RaiLibro) Ascolta le poesie
Fanciulli allo stadio
Galletto
è alla voce il fanciullo; estrosi amori
con quella, e crucci, acutamente incide.
Ai confini del campo una bandiera
sventola solitaria su un muretto.
Su quello alzati, nei riposi, a gara
cari nomi lanciavano i fanciulli,
ad uno ad uno, come frecce. Vive
in me l’immagine lieta; a un ricordo
si sposa – a sera – dei miei giorni imberbi.
Odiosi di tanto eran superbi
passavano là sotto i calciatori.
Tutto vedevano, e non quegli acerbi.
Goal
Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.
La folla – unita ebbrezza – par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasto sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.
Squadra Paesana
Anch’io tra i molti vi saluto, rosso-
alabardati,
sputati
dalla terra natia, da tutto un popolo
amati.
Trepido seguo il vostro gioco.
Ignari
esprimete con quello antiche cose
meravigliose
sopra il verde tappeto, all’aria, ai chiari
soli d’inverno.
Le angoscie
che imbiancano i capelli all’improvviso,
sono da voi così lontane! La gloria
vi dà un sorriso
fugace: il meglio onde disponga. Abbracci
corrono tra di voi, gesti giulivi.
Giovani siete, per la madre vivi;
vi porta il vento a sua difesa. V’ama
anche per questo il poeta, dagli altri
diversamente – ugualmente commosso.
Tre momenti
Di corsa usciti a mezzo il campo, date
prima il saluto alle tribune. Poi,
quello che nasce poi,
che all’altra parte rivolgete, a quella
che più nera si accalca, non è cosa
da dirsi, non è cosa ch’abbia un nome.
Il portiere su e giù cammina come
sentinella. Il pericolo
lontano è ancora.
Ma se in un nembo s’avvicina, oh allora
una giovane fiera si accovaccia
e all’erta spia.
Festa è nell’aria, festa in ogni via.
Se per poco, che importa?
Nessun’offesa varcava la porta,
s’incrociavano grida ch’eran razzi.
La vostra gloria, undici ragazzi,
come un fiume d’amore orna Trieste
Tredicesima Partita
Sui gradini un manipolo sparuto
si riscaldava di se stesso.
E quando
- smisurata raggiera – il sole spense
dietro una casa il suo barbaglio, il campo
schiarì il presentimento della notte.
Correvano sue e giù le maglie rosse,
le maglie bianche, in una luce d’una
strana iridata trasparenza. Il vento
deviava il pallone, la Fortuna
si rimetteva agli occhi la benda.
Piaceva
essere così pochi intirizziti
uniti,
come ultimi uomini su un monte,
a guardare di là l’ultima gara.
«Il calcio è l’ultima rappresentazione sacra del nostro tempo. È rito nel fondo, anche se è evasione. Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa, sono in declino, il calcio è l’unica rimastaci. Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro».
«[...] Il football è un sistema di segni, cioè un linguaggio. Esso ha tutte le caratteristiche fondamentali del linguaggio per eccellenza, quello che noi ci poniamo subito come termine di confronto, ossia il linguaggio scritto-parlato.
Infatti le “parole” del linguaggio del calcio si formano esattamente come le parole del linguaggio scritto-parlato. Ora, come si formano queste ultime? Esse si formano attraverso la cosiddetta “doppia articolazione” ossia attraverso le infinite combinazioni dei “fonemi”: che sono, in italiano, le 21 lettere dell’alfabeto.
I “fonemi” sono dunque le “unità minime” della lingua scritto-parlata. Vogliamo divertirci a definire l’unità minima della lingua del calcio? Ecco: “Un uomo che usa i piedi per calciare un pallone è tale unità minima: tale “podema” (se vogliamo continuare a divertirci). Le infinite possibilità di combinazione dei “podemi” formano le “parole calcistiche”: e l’insieme delle “parole calcistiche” forma un discorso, regolato da vere e proprie norme sintattiche…
I “podemi” sono ventidue (circa, dunque, come i fonemi): le “parole calcistiche” sono potenzialmente infinite, perché infinite sono le possibilità di combinazione dei “podemi” (ossia, in pratica, dei passaggi del pallone tra giocatore e giocatore); la sintassi si esprime nella “partita”, che è un vero e proprio discorso drammatico. I cifratori di questo linguaggio sono i giocatori, noi, sugli spalti, siamo i decifratori: in comune dunque possediamo un codice. Chi non conosce il codice del calcio non capisce il “significato” delle sue parole (i passaggi) né il senso del suo discorso (un insieme di passaggi).»
“«… letteratura e calcio da sempre vanno a braccetto, da quando «l’oggetto quasi sferico, a pezze rettangolari cucite all’interno…», come lo descrisse con arte pari all’amore Gianni Brera, fece la sua comparsa nei prati delle periferie delle città italiane ai primordi del secolo passato.
Andato a visitare un luogo a lui finora sconosciuto, lo stadio, per fare felice la figlia, Umberto Saba rimase affascinato da quel coacervo di emozioni e passioni. E dalla sua penna uscirono le “cinque poesie per calcio”. Una volta, il poeta rimase colpito, quasi commosso, dalla gentilezza di un tifoso avversario, a Padova, che offrì dei fiori a sua figlia. Erano altri tempi, sulle tribune il clima è assai diverso, i fiori non sono più di casa sulle curve. Anni prima della televisione imperante, Saba ci ha regalato l’istantanea del gol, quasi un fermo immagine, quel «portiere caduto alla difesa / ultima vana, contro terra cela / la faccia, a non vedere l’amara luce». E l’emozione alla “tredicesima partita” quando: «Piaceva / essere così pochi intirizziti / uniti, / come ultimo uomini su un monte, / a guardare di là l’ultima gara». (segue)
Poeti e Narratori
Pier Paolo Pasolini
Il linguaggio del calcio
«I pomeriggi che ho passato a giocare a pallone sui Prati di Caprara (giocavo anche sei-sette ore di seguito, ininterrottamente: ala destra, allora, e i miei amici, qualche anno dopo, mi avrebbero chiamato lo “Stukas”: ricordo dolce bieco) sono stati indubbiamente i più belli della mia vita. Mi viene quasi un nodo alla gola, se ci penso. Allora, il Bologna era il Bologna più potente della sua storia: quello di Biavati e Sansone, di Reguzzoni e Andreolo (il re del campo), di Marchesi, di Fedullo e Pagotto. Non ho mai visto niente di più bello degli scambi tra Biavati e Sansone (Reguzzoni è stato un po’ ripreso da Pascutti). Che domeniche allo stadio Comunale!». (segue)
Giacomo Leopardi
A un vincitore nel pallone
Questa canzone ultimata nel novembre del 1821, venne pubblicata per la prima volta nella raccolta bolognese del 1824 ed in seguito mantenuta nelle successive edizioni (Firenze 31 e Napoli 35). È dedicata a Carlo Didimi di Treia, nato il 6 maggio 1798 eccellente giocatore nel gioco del pallone col bracciale della prima metà dell’Ottocento: già famoso nel ’21, appena due anni dopo stabilì un nuovo primato nel lancio del pallone nel nuovo sferisterio di Forlì (luglio 1823). (segue)
Umberto Saba
Quando la poesia fa gol
Le “Cinque poesie sul gioco del calcio” sono da molti ritenute il vertice della poesia di Umberto Saba. E in effetti incarnano al meglio la sua idea di “pratica quotidiana” come tratto peculiare dello scrivere poesie. Le “trite parole” che dichiaratamente Saba prediligeva significavano anche triti gesti, triti rituali. E tali sono quelli della squadra e dei tifosi descritti nelle “Cinque poesie”. (segue)
Eduardo Galeano
“Splendori e miserie del gioco del calcio”
“Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte mentre dormivo; durante il giorno ero il peggior scarpone che sia comparso nei campetti del mio paese”. Grande tifoso e calciatore mancato Galeano ha scritto un libro di racconti sul calcio che spazia dai Mondiali del ’30 a Maradona e Ronaldo: la storia del pallone come fabbrica di miti e industria del consenso politico. (segue)
Manuel Vázquez Montalbán
Il calcio: una nuova religione
«Il calcio si sta trasformando in una religione sostitutiva di tipo laico, con una sua ritualità, i suoi simboli, le sue cattedrali, le sue sette. Finora il Mondiale di Francia è stato l’evento piú importante in questo processo di globalizzazione del calcio, uno sport che si trasforma in proposta di alienazione collettiva su scala planetaria, fondata sulla contrapposizione tra Nord e Sud del mondo, tra Paesi che importano giocatori e altri che li esportano. Anche se tutto questo, fortunatamente, ha un contrappeso molto positivo nel carattere multirazziale del calcio contemporaneo». (segue)
Osvaldo Soriano
Il rigore più lungo del mondo
“Il rigore più fantastico di cui io abbia notizia è stato tirato nel 1958 in un posto sperduto di Valle de Rìo Negro, una domenica pomeriggio in uno stadio vuoto. Estrella Polar era un circolo con i biliardi e i tavolini per il gioco delle carte, un ritrovo da ubriachi lungo una strada di terra che finiva sulla sponda del fiume. Aveva una squadra di calcio che partecipava al campionato di Valle perché di domenica non c’era altro da fare e il vento portava con sé la sabbia delle dune e il polline delle fattorie. (segue)
I gesti e le forme di una partita costituiscono il repertorio dei suoi protagonisti ma non solo quello: ne esprimono in realtà anche l’intelligenza e il coraggio, la lealtà e il sacrificio. E poiché di scientifico non sembra esservi nulla, e invece vi è molto!, nell’impostazione tattica di una partita, la componente casuale influisce sul gioco traverso forme spesso non volute, erronee e tuttavia producenti. La palla si muove secondo figure geometriche più o meno padroneggiate da chi la sta giocando: talvolta si libera e libra incontrollata, talaltra obbedisce a traiettorie sghembe che il vento o un impatto non prevedibile influenzano fino al mero capriccio. Sta nello spettatore avvertito la percezione di quello che è voluto o casuale, oppure voluto e casuale insieme.
La partita di calcio è una lunga trama il cui epos viene immediatamente colto nei suoi aspetti più evidenti e comuni. Di qui l’enorme popolarità del gioco e del tifo che esso determina negli spettatori. Ma come una sinfonia o un poema, anche la partita può offrirsi in mille e un aspetto diverso a chi lo segue con gli occhi , il sentimento e la ragione. Parlare e scrivere di calcio è facile a certi livelli, difficile a certi altri. La ciarla da caffè può essere banale e profonda come qualsiasi resoconto giornalistico. Personalmente, trovo che la partita di calcio sia lo spettacolo agonistico più difficile da raccontare. […]
La partita è un dramma agonistico completo. Ha i suoi momenti tristi buffi, esaltanti e contrari. L’esito finale determina traumi psicologici ai quali non sono mai indifferenti le coronarie d’un uomo bennato.
(da “Il più bel gioco del mondo. Interpretazione critica di una partita di calcio” di Gianni Brera, BUR, 2007)
È la storia di una trasferta di un gruppo di tifosi romanisti ultrà (la Brigata Veleno) a Torino per una partita “contro” la Juventus e i suoi sostenitori. Li guida Principe, da poco uscito dal carcere. La violenza e lo spirito di gruppo che anima i giovani della periferia romana è il filo conduttore del film che mostra con grande realismo la cultura e le pratiche degli scontri tra gli ultrà delle diverse tifoserie e con la polizia. All’interno di questo scenario si svolgono poi e rapporti tra i protagonisti e in particolare tra Principe (Claudio Amendola) e Red (Ricky Menphis). Quest’ultimo durante la detenzione di Principe ha intrecciato una storia sentimentale con la sua fidanzata. I due innamorati non hanno il coraggio di confessarlo, temendone le reazioni, e questo creerà una situazione ambigua tra i due amici. La trasferta si concluderà tragicamente. Per un errore Principe, confondendolo per una juventino, accoltellerà lo Smilzo che morirà poi nei bagni dove gli ultrà si sono rifugiati. L’episodio costringe Red a prendere coscienza della realtà che fino ad allora aveva condiviso.
In un campo di concentramento tedesco per prigionieri di guerra, l’ufficiale nazista Von Steiner, accanito tifoso, organizza un incontro fra una squadra tedesca e una composta dai prigionieri alleati. Gli obiettivi sono diversi: per i tedeschi la partita che devono vincere con qualunque mezzo deve trasformarsi in un veicolo di propaganda. Per i loro avversari rappresenta un’occasione, con l’aiuto dei partigiani francesi, di fuggire attraverso un buco negli spogliatoi tra il primo è il secondo tempo. Al dunque però decidono di rinunziare alla loro libertà pur di non dare ai tedeschi la vittoria “a tavolino” e il messaggio ai loro tifosi di scappare davanti al nemico.
Tornano in campo e nonostante siano in svantaggio, e uno scandaloso arbitraggio, riescono a vincere segnando all’ultimo minuto. Il pubblico entusiasta fa invasione e nascondendo i suoi giocatori tra la folla riesce a farli evadere. Film pieno di emozioni, condito da molta retorica e da una metafora che assimila il calcio alla guerra. Insieme a grandi attori come Sylvester Stallone, Michel Cain , e Max von Sydow a interpretare le parti dei calciatori alleati appaiono numerosi atleti professionisti di fama internazionale: Pelé; Bobby Moore, capitano della nazionale inglese campione del mondo nel 1966; il belga Himst, il polacco Deyna, l’argentino Ardile campione del mondo nel 1978.
Il rapporto tra calcio e cinema non ha prodotto molti film di rilievo, non avendo mai interessato grandi registi, forse perché il calcio, a differenza di altri sport, come ad esempio la boxe, male si adatta ad una rappresentazione cinematografica. A parte le difficoltà tecniche di riprodurre il dinamismo e la coralità delle azioni, la fiction ne annulla le emozioni e l a sensazione che si ha vedendone le scene è quella di una irreale staticità. In più c’è da dire che è assente la grande cinematografia holliwoodiana ( a parte il bel film Fuga per la Vittoria di John Huston) mai interessata ad una cultura sportiva che non appartiene agli Stati Uniti.
Ai registi che si sono cimentati in questo genere non è restato che tenere le partite sullo sfondo delle loro trame e incentrare i loro racconti su singoli personaggi o su situazioni sociali.
L’Italia è l’Inghilterra sono i paesi che più hanno prodotto in questo campo e se ne comprende facilmente la ragione. Nel nostro paese il capostipite è Cinque a zero del 1932, per la regia di Mario Bonnard a cui ne sono seguiti altri di buon livello artistico come ad esempio Ultrà, Ultimo minuto, Italia Getrmania 4 a 3 di Andrea Barzini e alcune sequenze di Salvadores in Mediterraneo e Marrakech Express. A questi si sono affiancate pellicole di cassetta interpretate da Franchi e Ingrassia, Lino Banfi, Alberto Sordi…
“Il gioco del calcio – football o soccer in inglese – è una sorta di mistero agonistico traverso il quale si nobilitano quelle che un tempo erano le mani posteriori dell’uomo. Il suo fascino viene forse dalla sfericità della palla che per essere sempre e dovunque in perfetto equilibrio si trova in certo modo a minare la prodigiosa armonia del mondo.
L’arte che nobilita il gioco consiste nel muovere la palla con dolce o energica violenza e nel padroneggiarla dopo averla domata, nell’indirizzarla docile e quasi spenta a un compagno che si smarca per riceverla; forse invece, e possibilmente viziata di effetti, verso l’ultimo custode della porta avversaria.
Nessun dubbio che il successo universale del calcio derivi dal suo mistero, che si arricchisce di (o annulla in) aspetti sempre nuovi, dunque sorprendenti. L’agonismo di due squadre sottoposte al rispetto di una norma e di chi è delegato a farla osservare, l’arbitro, si traduce in atti infiniti, in gesti armoniosi o violenti, in difese o profanazioni che immediatamente si colgono nel risultato, diciamo nell’atto finale, ma vengono preparate con il continuo studio di moduli, forme, schemi, artifici singoli e collettivi, di invenzioni già preparate o estemporanee, estrose o pacate, argute o maligne.” (segue)
Salve Giano,
frequento un liceo classico e dovendo sostenere quest’anno l’esame di maturità stavo iniziando pensare a qualche possibile argomento di tesina. Prima di prendere in considerazione qualcosa di più classico e più collegato alle materie strettamente scolastiche, ti volevo chiedere se avevi qualche idea di tesina riguardante lo sport in generale e più in particolare il calcio, e i collegamenti alle varie materie! Ti ringrazio, a presto!
Caro Antonino, il gioco e quindi la competizione, lo sport sono stati sempre presenti nella vita dell’uomo. Ti consiglierei di parlarne in generale e quando possibile approfondire i legami con il calcio, che immagino sia una tua grande passione. Sai per esempio che il grande poeta Umberto Saba ha scritto una poesia intitolata “Goal”? Eccola:
Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce,
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.
La folla – unita ebbrezza – par trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.
Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.
Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro – è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasto sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si* fa baci che manda di lontano.
Della festa – egli dice – anch’io son parte.
Ci sono poi altri scrittori che hanno parlato di calcio: guarda questo link. In storia potresti considerare la nascita di questo sport e li suo utilizzo, a fini propagandistici, da parte dei regimi nazista e fascista. A questo proposito ti segnalo un bel libro sull’argomento intitolato “Calcio e fascismo”, Mondadori 2006, di cui ti invio una scheda. facendo riferimento a quello che credo sia il più bel film sul calcio: Fuga per La Vittoria di J. Huston con Sylvester Stallone. Un’ultima segnalazione cinematografica: “Sognando Beckham”. Poi non dimenticherei la tragedia di Superga dove morì il grande Torino. Veniamo alle materie classiche: in greco potresti fare un’introduzione sull’importanza dei vari giochi (Olimpici, Delfici, Istmici, Nemei) e la nascita delle Olimpiadi. Esiste anche un genere letterario particolare: gli epinici erano i canti che celebravano i vincitori degli agoni sportivi delle grandi feste. In latino le competizioni sportive (ludi) derivano dalla tradizione greca e lentamente da evento legato agli dei diventa spettacolo puramente di intrattenimento. Anche i giochi gladiatori erano considerati uno “sport”. Seneca nelle “Epistole a Lucilio” critica aspramente i giochi circensi (VII lettera). Con questi spunti prova intanto a pensare a una tesina multidisciplinare. Credo tu abbia materiale per fare un ottimo lavoro. Fai buono studio, Giano
Mirko91, lunedì 12 apr ha scritto:
Caro Giano,
sono un ragazzo che frequenta l’ultimo anno dell’istituto tecnico commerciale.
Ho un problema con la mia tesina e visto che tu sei una divinità sono sicuro che potrai aiutarmi.
Ho pensato di portare come tema per la mia tesina il calciovisto che è una mia passione!
Le materie d’esame sono italiano, storia, matematica, ec. aziendale, geografia, diritto, scienze delle finanze, informatica ed inglese.
Caro Mirko
Vediamo cosa si puo’ fare. Per storia penserei al fenomeno del razzismo (e aggiungerei della violenza) negli stadi che è un fenomeno che si è radicalizzato tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80: ti suggerisco questo libro per approfondire l’argomento e questo link per avere informazioni in più. Ti consiglio anche la visione di questo interessantissimo reportage, prodotto da una tv inglese, che testimonia i tanti episodi di razzismo avvenuti in Europa nel mondo del calcio. In italiano fai riferimento alla poesia “Goal” di Umberto Saba. Per diritto potresti parlare del diritto calcistico; o ancora, occuparti degli scandali che sono stati alla ribalta degli ultimi anni su tutti i giornali italiani e che hanno coinvolto grandi nomi. Indagherei come questi, a volte veri e propri reati, come il calcio scommesse, sono stati considerati dalle diverse commissioni disciplinari della Lega calcio e della magistratura ordinaria. A questo proposito ti segnalo questa pagina di google (http://www.google.it/search?source=ig&hl=it&rlz=1G1GGLQ_ITIT358&q=scandalo+calciopoli&aq=0&aqi=g10&aql=&oq=scandalo+ca&gs_rfai=)
In geografia penserei invece alla globalizzazione. Per questo aspetto prenderei in considerazione il mercato dei calciatori: professionisti provenienti da tutto il mondo che si trovano a giocare in una squadra di un certo paese. L’esempio più eclatante è stato quello dell’ Inter nella recente partita al Bernabeu di Madrid. In campo neppure un italiano. Se questa non è globalizzazione? Ma il calcio è stato un antesignano di questo fenomeno. Basta pensare agli “oriundi” http://www.google.it/search?hl=it&rlz=1G1GGLQ_ITIT358&q=oriundi++nella+nazionale+di+calcio&aq=f&aqi=&aql=&oq=&gs_rfai=
Ti assicuro che per dare questa qualifica si fecero salti mortali e capriole, interpretando spesso in maniera molto disinvolta l’albero genealogico. Per informatica pensa alla comunicazione sportiva sul web; matematica ti consiglio di non integrarla nella mappa. Per le materie economiche un suggerimento puo’ esser quello di occcuparti delle societàsportive e al proposito puo’ esserti utile questo sito http://economia.tesionline.it/economia/tesi.jsp?idt=7103; sarebbe inoltre significativo riferirsi ai bilanci delle società non solo per le irregoarità che periodicamente saltano fuori, ma anche per le differenze rispetto a quelle di altre società “normali”.
In inglese perché non parlare a questo punto della storia di questo sport che è nato proprio in Inghilterra? Mi sembra il legame più naturale.
Un saluto,
Giano
corsa
Cassandra, domenica 03 mag ha scritto:
Caro Giano, volevo chiederti un parere sulla mia tesina per l’esame di Maturità e magari anche qualche consiglio… frequento un liceo Scientifico ad indirizzo sportivo per cui la nostra tesina dovrebbe partire da un argomento sul mondo dello sport… io avevo pensato di parlare del mio sport, la corsa, sviluppata sia come velocità che resistenza e da qui ampliare tutta la tesina sul concetto del “contrario”… in italiano collegherei Pirandello, in informatica magari il sistema binario, ecc….il mio problema sta nel trovare un collegamento adatto sia in fisica (avevo pensato “luce e buio”), sia in storia e in filosofia….
mi daresti qualche consiglio?? =)
grazie in anticipo per la disponibilità!!! =D
Cara Cassandra, da quanti punti di vista è possibile sviluppare questo argomento! Mi pare che quelli che tu indichi siano tutti molto appropriati. Io provo ad indicartene alcuni altri che mi sono venuti in mente quando ho letto la tua lettera.
Matematica: Achille e la tartaruga, uno dei paradossi di Zenone. Su questo argomento si potrebbe incentrare un’intera tesina.
Arte e cultura. Il Futurismo, di cui quest’anno cade il Centenario della nascita, che fece della corsa, della velocità uno dei suoi temi preferiti.
Medicina e psicologia. Resistenza allo sforzo. Qui potresti fare riferimento alla questione del doping e al nuovo concetto di resilienza introdotto dal mio psicologo di fiducia Trabucchi di cui t’indico un link che potrà esserti utile.
In letteratura potresti riferirti anche al bellissimo libro di Italo Calvino, “Lezioni americane: Sei proposte per il prossimo millennio”, Einaudi editore, per la lezione che tratta la Rapidità. E si potrebbe continuare.
Per quanto riguarda invece quello che tu dici “da qui ampliare tutta la tesina sul concetto del ‘contrario’, non ho ben capito che cosa intendi? La Lentezza? O che cosa? Se mi spiegherai meglio cercherò ancora di aiutarti. Buon lavoro. Giano
educazione fisica
Simona, venerdì 18 set ha scritto:
Ciao Giano,
quest’anno ho l’esame di maturità sn al quinto anno geometra, e avrei bisogno di un consiglio xkè già da ora i miei prof parlano delle tesine… e in particolare c’è il mio prof di educazione fisica che vuole farci fare una tesina su quello che vogliamo, inerente alla sua attività e illustrarla, cioè per esempio se dovessi fare cm tesina la palla, devo fare anche una dimostrazione con qke esercizio e poi fare la tesina scritta! xò io nn so ke fare xkè volevo fare qks di particolare e potrei scegliere anke il nastro, la danza, il nuoto… ma io nn so ke fare, dato ke nn so fare qst attività. xò so ke si possono anke aggiungere delle musiche xkè l’anno scorso una ragazza aveva portato la canzone di biancaneve e i sette nani e con qst aveva illustrato cn un cappellino da nano e poi andava sui vari attrezzi… beh io virrei fare qks di particolare ma nn ho idee! ti prego aiutami tu!!! aspetto tua risposta! Grazie
Cara Simona, ho impiegato un po’ di tempo per capire la tua idea -forse dovrei dire quella del tuo professore di educazione fisica- per la tesina, e ancora ho qualche dubbio. E’ durante l’esame che dovresti illustrarla e fare, prima o dopo il colloquio, un qualche esercizio legato alla attività da te scelta? Le uniche cose che mi vengono in mente sono gli esercizi a corpo libero e, se vuoi fare come dici un lavoro originale e particolare, il Tai Chi Chuan un’antica arte marziale cinese basata sul concetto taoista di Ying-Yang, l’eterna alleanza degli opposti. In questo caso una bella musica tradizionale ci starebbe proprio bene e chissà se questa millenaria arte non ti appassioni e possa accompagnarti anche al di là dell’impegno scolastico. Per il momento ti segnalo un link dove potrai trovare informazioni. Ciao e buon lavoro. Giano
motociclismo
Eleonora G., mercoledì 18 nov ha scritto:
Caro GIano,frequento l’ultimo anno di un Liceo Linguistico (studio inglese e spagnolo) e ho ancora qualche dubbio riguardo la mia tesina…
Una delle mie tante passioni è il Motociclismo…che è quella più forte…come potrei fare una tesina su questo argomento?!? Pensandoci bene non è un argomento tipico per un Liceo Linguistico però la passione è talmente forte che ci vorrei provare! L’unica cosa a cui mi potrei appigliare sono i futuristi ma non saprei..lei cosa mi consiglia?!? è una tesina impossibile?
Cara Eleonora,
non credo esistano tesine “impossibili”, come tu dici. Anzi, la tua idea mi sembra così vitale e ricca di spunti proprio perché nasce spontaneamente da una tua passione. Procediamo a piccoli passi, comunque. Per motociclismo intendiamo tutte quelle attività (sportive, turistiche e raduni)che si svolgono con la motocicletta: quindi penso che la tua tesina possa assumere diverse sfumature. Proviamo a vederne alcune:
La moto potrebbe essere analizzata come principio di altri percorsi a cui è strettamente legata: è innegabile che sia un simbolo della libertà, del viaggio, della corsa o della velocità. Libertà se immagini una moto che percorre una strada isolata nel mezzo della natura, come nelle celebri scene del film “Easy Rider” con Peter Fonda e Jack Nicholson, ambientato negli anni ’70 che è anche una rappresentazione del mondo hippy.
Viaggio se pensi alle distanze che hanno percorso in sella scrittori e personaggi storici: pensa alla serie di libri di Bettinelli o al giro dell’America Latina compiuto dal giovane Ernesto “Che” Guevara, riproposto dal film Diari della motocicletta.
Corsa e Velocità, ovviamente, e qui si aprono diverse strade che toccano l’arte, la storia, la letteratura. Il futurismo, come tu accenni, è stato la prima avanguardia ad esaltare la velocità, l’adrenalina, il movimento. Boccioni, infatti, disegna una velocità di motocicletta. La moto, insieme all’automobile e all’aereo, è il simbolo di una rinnovata energia. Nel manifesto del futurismo (1909) si scrive:
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, più bello della Vittoria di Samotracia
Più di recente anche Italo Calvino ne “Lezioni americane. Sei proposte per il prossimo millennio” (1988) si è soffermato sul significato della rapidità nella letteratura. E poi considera il senso della velocità nelle scienze (della luce, del suono, ecc.) e nella fisica (media, istantanea, scalare, ecc.). Come vedi se pensi a queste accezioni potresti rintracciare diversi collegamenti. Ti suggerisco anche il libro “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Pirsig che è stato tra l’altro recensito su questo mio sito.
Ti lancio poi un ultimo spunto: potresti approfondire la motocicletta proprio nelle sue diverse varietà. Pensa alla Vespa, ad esempio, simbolo dell’Italia del miracolo economico, su cui puoi trovare diverso materiale (guarda questo interessante documentario tra l’altro ); o all’Harley-Davidson simbolo Americano, usata anche durante la seconda guerra mondiale; o all’inglese Triumph, tra le prime motociclette al mondo ad essere realizzate.
Spero veramente che tu continui a pensare a questa tesina “atipica” che hai in mente e, una volta impostata, scrivimi ancora se vorrai.
Un caro saluto,
Giano
Marianna, lunedì 31 maggio ha scritto:
Anche se con la mia scuola non c’è molto collegamento,vorrei fare la tesina che abbia come tema principale Valentino Rossi e il Motociclismo….aiutooooooooooo
Cara Marianna,
tieni sempre ben strette le tue passioni, coltivale, sono il vero e proprio “motore” della vita.
Certo l’idea di sviluppare la tesina sulle moto e Valentino Rossi è alquanto bizzarra, ma prendiamola un po’ alla larga.
Per motociclismo intendiamo tutte quelle attività che si svolgono con la motocicletta: quindi penso che la tua tesina possa assumere diverse sfumature.
Proviamo a vederne alcune:
-> La moto potrebbe essere analizzata come principio di altri percorsi a cui è strettamente legata: è innegabile che sia un simbolo della libertà, del viaggio, della corsa o della velocità.
Libertà se immagini una moto che percorre una strada isolata nel mezzo della natura, come nelle celebri scene del film “Easy Rider” con Peter Fonda e Jack Nicholson, ambientato negli anni ’70 che è anche una rappresentazione del mondo hippy.
-> Viaggio se pensi alle distanze che hanno percorso in sella scrittori e personaggi storici: il giro dell’America Latina compiuto dal giovane Ernesto “Che” Guevara, riproposto dal film “Diari della motocicletta” (http://it.
wikipedia.org/wiki/I_diari_della_motocicletta)
Il futurismo è stato la prima avanguardia ad esaltare la velocità, il movimento. Boccioni, infatti, disegna una “Velocità di motocicletta”. La moto, insieme all’automobile e all’aereo, è il simbolo di una rinnovata energia.
Nel manifesto del futurismo (1909) si scrive:
Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza
nuova: la bellezza della velocità.
Un automobile da corsa col suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall’alito esplosivo… un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, più bello della Vittoria di Samotracia.
Quindi io porterei il futurismo in italiano e storia dell’arte.
Per l’economia aziendale potresti pensare a delineare una storia della Honda, azienda con la quale Valentino è stato legato per tanti anni, gli anni dei suoi successi più belli.
E concludi spiegando cos’è che ti affascina della moto e di Valentino Rossi in particolare.
Mi auguro di esserti stato d’aiuto,
Giano
nuoto
lollaele, mercoledì 14 apr ha scritto:
caro giano frequento il liceo scientifico corso sperimentale e sono in difficoltà nella scelta dei collegamenti interdisciplinari per la mia tesina perchè studio molte materie e non so come inserirle tutte attraverso un dicscorso che possa filare…il tema sul quale vorrei basarla èil nuotoperchè da sempre ne sono appassionata tanto ke volevo portare un video interattivo per mostrarne i concetti base,magari collegandoli a principi di fisica e matematica(titolo:la fisica del nuoto)…in più dovrei inserire ingl,scienze,filosofia,storia,arte,italiano,latino,chimica, ti ringrazio in anticipo e complimenti per il programma:)
Cara lollaele, capisco il piacere di poter affrontare una tematica che ti appassiona ma che certo non è facile da collegare con tutte le materie, cosa che peraltro non è necessaria dato l’esiguo tempo che hai per l’esposizione. Perciò mi limiterò ad offrirti qualche suggestione. Per inglese potresti fare riferimento alla figura di George Byron che oltre a essere un grande poeta era un appassionato cultore della pratica del nuoto. A proposito di scienze ti invito a leggere questo articolo sul nuoto dei piccoli organismi che influenza l’Oceano. Per latino ti segnalo questo scritto sulla pratica del nuoto nel mondo antico dal quale potrai trarre qualche spunto interessante. Spero che i miei consigli possano essere per te fonte di ispirazione. Riscrivimi e fammelo sapere. A presto, Giano
Olimpiadi
raffina, domenica 11 apr ha scritto:
Ciao giano, sono Raffaella, frequento l’ultimo anno dell’istituto tecnico perito aziendale corrispondente lingue estere. Come tesina ho pensato di partire dalle olimpiadi di barcellona 1992:
- storia: spiego la situazione in quel periodo però so se arriviamo fino a li nel programma;
- arte: com’è cambiata la città, i monumenti, Gaudi e/o Picasso;
- spagnolo: turismo, la situazione della spagna in quel periodo;
- economia: turismo.
Non so se aggiungere altre materie…
Oppure pensavo di partire dalle olimpiadi di Londra 1948:
- arte: non ho idea
- storia: spiegare i diversi eventi accaduti in quel anno focalizzandomi soprattutto sulle olimpiadi
- inglese: spiego le olimpiadi in inglese
Non so che altre materie aggiungere…
Spero che tu mi possa aiutare.
Grazie
Raffaella
Cara Raffaella. la prima delle due idee, quella sulle Olimpiadi di Barcellona 1992, è forse la meglio strutturata e promettente. In storia, qualora con il programma non dovessi arrivare fino ai Novanta, potresti pensare o alla storia del movimento olimpico in epoca moderna, concentrandoti sulla figura di Pierre De Coubertin, o alla storia della Spagna novecentesca, contrassegnata da una guerra civile che assunse rilievo europeo. Devo dire, per il resto, che il tuo percorso mi sembra piuttosto completo così com’è; ti consiglio di parlarne, però, con i tuoi professori, per capire se ci siano altre materie (magari quelle esterne) che potrebbero essere meritevoli d’attenzione e quindi incluse nella tua tesina. Fammi sapere quando vuoi, e sarò felice di aiutarti a trovare altri collegamenti, Giano
sport
Ramona5, martedì 06 apr ha scritto:
Buonasera Prof. Giano.Mi chiamo Ramona frequento il quinto liceo scientifico.Sono una sportiva,pratico hockey su prato e pensavo di trattare nella tesina il tema dello sportma sto avendo delle difficoltà.Volevo avere dei consigli.Le materie d’esame sono:(interne)matematica,fisica,ed.fisica,storia dell’arte;(esterne)italiano e latino,storia e filosofia,inglese.Mi piacerebbe fare collegamenti con Italiano,Latino,Storia,Filosofia,Inglese,Storia dell’Arte.Mi piacerebbe iniziare con un testo in latino o di qualche autore italiano che mette in evidenza l’importanza dello sport e poi continuare con la storia dello sport;io avevo pensato di parlare anche della nascita del C.O.N.I..Mi aiuti lei e mi dia qualche suggerimento per fare qualcosa di originale.Aspetto una sua risposta.Grazie anticipatamente.Ramona
Cara Ramona, complimenti per l’originalità del tuo tema. In italiano potresti porre a confronto due poesie (da cui iniziare il tuo percorso) incentrate sul gioco del calcio: quella di Leopardi intitolata “A un vincitore nel pallone” e quella di Umberto Saba intitolata “Goal”. In latino, poi, è a autori come Marziale e Giovenale che devi fare riferimento, dal momento che essi hanno in modo così vivido rappresentato la vita urbana della roma dei loro tempi. Ecco ad esempio cosa scrive Giovenale nella sua Satira XI, vv. 196-198 http://it.wikipedia.org/wiki/Decimo_Giunio_Giovenale – http://it.wikipedia.org/wiki/Satire_(Giovenale):
Un fragore mi colpisce l’orecchio; questo fragore mi fa capire che i verdi hanno vinto. Infatti, se questa vittoria venisse a mancare, tu vedresti questa città mesta e abbattuta come quando furono vinti i consoli alla battaglia di Canne.
In storia, poi, potresti approfondire il tragico attentato alle olimpiadi di Monaco nel 1972. In filosofia ti consiglio di analizzare dal punto di vista filosofico il concetto di fair play: qui puoi leggere un interessante saggio al riguardo; oppure puoi ricollegarti al concetto antico di “kalokagathia” (bontà unita a bellezza) che tanta parte aveva nella formazione del cittadino ideale della polis greca, e che ebbe un ruolo anche nella nascita della più grande manifestazione sportiva, le Olimpiadi. In storia dell’arte, poi, è degno d’interesse il modo in cui gli artisti futuristi, all’inizio del XX secolo, vollero rappresentare l’attività sportiva, operazione che rientrava appieno nella loro programmatica esaltazione dell’azione, della velocità e della fisicità: Filippo Tommaso Marinetti nel 1910 in un articolo per la Gazzetta dello Sport scriveva:
Il Futurismo ha bisogno di poeti dall’anima libera e di atleti dai muscoli possenti.
Pensa dunque, ad esempio, ad un’opera come “Partita di calcio” di Carlo Carrà. In inglese, infine, ti consiglio di leggere il bel racconto “The bowl” di Francis Scott Fitgerald, che racconta della sua esperienza di giocatore di football americano. Ti auguro buono studio, Giano
SILVIA PILLE, giovedì 29 apr ha scritto:
ciao sono silvia, frequento la quinta liceo socio psicopedagogico a genova. l’ easame si avvicina e io sono parecchio nel panico con la tesina!! il titolo che ho scelto è “lo sport come fenomeno sociale” sviluppando particolarmente il tema dei giovani. i collegamenti che fino ad adesso sono riuscita a trovare sono:ITALIANO:Leopardi con “A un vincitore nel pallone” e Saba con “goal”; STORIA:pensavo di parlare sia della concezione dello sport nell’antichità sia negli stati totalitari soffermandomi sul caso delle olimpiadi di monaco e del caso del corridore nero che ha alzato il pugno sul podio;FILOSOFIA: pensavo di parlare della filosofia dello sport;ARTE:il futurismo (ma non so come svilupparlo);LATINO:marziale e giovenale (ma non so come svilupparli);PEDAGOGIA: pensavo di parlare della funzione dello sport per la crescita del bambino e soprattutto nelle terapie con bambini problematici. mi mancano i collegamenti per DIRITTO BIOLOGIA INGLESE e avrei anche bisogno di un consiglio per la stesura… puoi aiutarmi??? GRAZIE MILLE IN ANTICIPO
Cara Silvia,
I totalitarismi hanno sempre usato lo sport come I giornali, e soprattutto la radio come un sistema capillare di costruzione del consenso. Il romanzo “1984″ in questo senso è un legame appropriato.
Poi ti consiglio di leggere questa intervista http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=139. Per italiano il suggerimento è di leggere Antonio Ghirelli, Storia del calcio in Italia, ed. Einaudi, che sì fa la storia del calcio ma non ne dimentica gli aspetti sociali. Per filosofia ti consiglio due ottimi volumetti di Giancristiano Desiderio, filosofo crociano: “Socrate in campo. Saggio sul gioco della vita”, Limina Editore e “Aristotele spiegato con Totti”, Edizioni Il Chiostro. Il calcio, quando vuole, quando non diventa palestra di affari, sa ancora essere, come insegnava Sartre, “metafora della vita”. Per arte va molto bene il futurismo che trovò nello sport un punto di riferimento importante; Marinetti, che ne fu il principale esponente, in un articolo pubblicato sulla Gazzetta dello Sport del 1910 dichiarò che “’il Futurismo ha bisogno di poeti dall’anima libera e di atleti dai muscoli possenti”.
Con biologia il legame è facilmente intuibile, puoi parlare delle implicazioni tra attività sportiva e benessere fisico, oppure delle reazioni dell’atleta durante l’attività sportiva, dal punto di vista, antropologico, fisiologico e clinico.
Anche inglese è facilmente collegabile perché è noto che molti sport sono nati nel Regno Unito: calcio, cricket, rugby, golf, tennis, ecc.. quindi puoi fare una introduzione storica in inglese alla tesina.