Giano

Davanti alla commissione

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Il panico dell’esame di maturità dipende spesso dall’impossibilità di sapere quali domande ci verranno rivolte. Anche se un professore è sempre un ottimo punto di riferimento come consigliere, a volte le strategie che utilizza per farci studiare non sono chiarissime…ma se impareremo a conoscerli, non ci sorprenderanno!

Gli occhi

Vere e proprie «porte dell’anima», gli occhi sono il tuo principale strumento d’espressione corporea. Mantenere correttamente il contatto visivo con i tuoi interlocutori ti aiuterà a trasformare l’«esame» in un «colloquio» vero e proprio.
Innanzitutto: non chiudere gli occhi, non strofinarli, non portarti mai le palme sulle palpebre, perché questo comunicherebbe imbarazzo, fastidio, chiusura. Pensa a un bambino che si strofina gli occhi quando piange, o che chiude gli occhi con i palmi per comunicare «non volgio vedervi». Se hai un prurito o un piccolo fastidio a un occhio, passaci sopra con delicatezza il polpastrello del dito medio, e riporta la mano al suo posto.
E adesso al lavoro. Prepariamoci a mantenere il contatto visivo con chi ci ascolta. Per fare questo esercizio, è utile farsi aiutare dai compagni di classe, simulando una situazione frontale d’esame. Servono almeno due-tre interlocutori perché l’esercizio sia corretto. Ecco alcune regole di base:

a) se distogli troppo a lungo lo sguardo dal tuo interlocutore, guardando ad esempio in basso a destra o in alto a sinistra per più di due secondi, darai l’impressione che stai parlando solo «a te stesso» (sguardo in basso) o che stai cercando l’«ispirazione divina» (sguardo in alto). Queste rotazioni degli occhi e del volto non devono andare molto oltre un singolo secondo. Per il resto, devi rimanere nel campo visivo di «interazione e collaborazione» rispetto a chi ti esamina.

b) guarda negli occhi chi ti fa una domanda, con un’espressione serena ma senza un sorriso eccessivamente marcato. Inizia a rispondere mantenendo il contatto visivo occhi-negli-occhi con il tuo interlocutore. Dopo otto-dieci secondi, sposta per un attimo lo sguardo di lato, e cerca il contatto oculare, per uno-due secondi, anche con gli altri commissari, per poi tornare al tuo interlocutore.

c) Alterna di frequente queste panoramiche: ricorda che parli con tutta la commissione, e tutti i commissari devono aver avuto l’impressione, alla fine del colloquio, di avere «conversato con te». Ovviamente, chi ti ha fatto la domanda è l’interlocutore principale, ma devi trovare contatto e «complicità» anche con tutti gli altri

d) Durante le esercitazioni con i compagni di classe, prova a fare un esercizio di espressione con gli occhi: quando ti fanno una domanda, guarda chi ti sta interrogando e dentro di te pronuncia questa frase: «ti sto ascoltando e ti capisco». I tuoi occhi devono «dirlo» anche se non lo stai dicendo con la voce. Quando rispondi, prova a guardare il tuo interlocutore come se tu gli volessi dire: «credo di aver capito cosa vuoi da me, e sto facendo del mio meglio per risponderti». Ti accorgerai del fatto che, in effetti, noi «ascoltiamo» e «parliamo» anche con gli occhi, e tutta la nostra mimica facciale si armonizza agli occhi, se sappiamo metterci alternativamente in una posizione mentale di ascolto / espressione.

Quando ti troverai a sedere davanti alla commissione, dovrai porre attenzione ad alcune semplici regole di comportamento e di gestione del tuo corpo. Prova a fare qualche esercizio stando seduto su una sedia, con un tavolo di fronte. Non accostare troppo la sedia al tavolo, perché questo ti blocca e irrigidisce i movimenti, ma non tenerla troppo distante, perché questo comunicherà distanza e diffidenza ai commissari. La distanza ideale è con le gambe sotto il tavolo, ma non oltre metà delle cosce, con il busto ad una distanza di due (massimo tre) palmi dal bordo del tavolo.

Le gambe

Non accavallarle, non incrociarle, non «attorcigliare» i piedi alle gambe della sedia. Tutte queste posture servono solo apparentemente a darti forza o «appiglio». In realtà costituiscono un inutile blocco muscolare, e davvero «imbrigliano» e «attorcigliano» la tua energia. La posizione migliore è la cosiddetta «posizione del Faraone», con i due piedi leggermente distanziati e paralleli, e con le piante ben aderenti al suolo. Se ti viene da agitarle aritmicamente, come spesso facciamo in situazioni di stress, cerca di dominare questi movimenti: ogni volta che insorgono rallenta, rallenta, e fai tornare le gambe in quiete, con la parte posteriore delle cosce (quadricipite femorale) ben poggiata sulla sedia.

Le braccia

Stesse attenzioni anche per le braccia: non tenerle incrociate sul petto: questo limita la tua capacità spontanea di respirazione, e dopo pochi secondi avrai già l’affanno. Inoltre, le braccia incrociate non sono solo un blocco muscolare: comunicano anche chiusura e rifiuto verso chi hai di fronte.

Ovviamente non devi fare neanche l’esatto opposto, cioè tenerle sollevate con le mani appoggiate dietro la nuca, nella posizione del «bagnante che prende il sole sulla sedia a sdraio». Perché? È semplice: questo gesto comunica il messaggio: «sono io che ho la situazione sotto controllo», ma in realtà è anche un segnale abbastanza insolente: «Sono io che conduco il gioco, e di voi non mi importa nulla». Da evitare, non ti sembra?

Le mani

Insieme alla voce e agli occhi, le mani sono uno dei tuoi grandi veicoli espressivi.

Innanzitutto, non devi tenerle nascoste, per tutta la durata del colloquio d’esame, sotto il tavolo. Questo comunica una sensazione di imbrarazzo e di impreparazione («nascondo le mani, quindi ho qualcosa da nascondere»). Puoi partire da una posizione di quiete:con le mani sulle cosce, appoggiate, palmo sinistro sulla gamba sinistra e palmo destro sulla destra, a completare la posizione «del faraone».

Poi, quando parli, tienile all’altezza del petto, con i palmi leggermente rivolti verso l’alto. I polsi devono rimanere il più possibile «sciolti», altrimenti le tue mani sembreranno due palette rigide come le mani di un burattino.

Quando poggi le mani sul tavolo, non tenere le dita intrecciate (posizione della «preghiera») perché questo è indubbiamente un blocco energetico e una comunicazione di «chiusura». Piuttosto, tieni il palmo sinistro sopra le nocche della mano destra, oppure tieni le mani parallele, con i polpastrelli sul bordo del tavolo.
Non appoggiarti mai con i gomiti sul tavolo, perché comunicheresti prepotenza e invadenza. Piuttosto, se devi appoggiarti per qualche istante, fallo con la parte interna degli avambracci (corrisponde al lato dei palmi delle mani).

Ricorda, quando gesticoli, che quello che a te sembra una goccia di pioggia agli altri sembra un uragano. Cosa vuol dire questo? Semplice, facci caso quando vedi delle persone che parlano in televisione: un piccolo gesto – la mano che si solleva davanti al volto, il dito puntato, i palmi delle mani mostrati in fuori – diventa un grande gesto. Movimenti piccoli, chiari e misurati, sono più che sufficienti.
Importante: non ti toccare i capelli, non ti toccare le labbra, con grattarti neanche in modo lieve (significa «imbarazzo / irritazione»)

Prepariamoci a parlare

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Se voglio suonare uno strumento musicale, posso migliorare solo con la pratica. Così è per l’arte di parlare: la mia capacità di parlare in pubblico si può migliorare, con l’esercizio. Ecco alcune regole di base:

Passare dal discorso interiore al discorso esteriore.

Quando studiamo un argomento, spesso ripassiamo sottovoce intere sequenze di date, avvenimenti, regole, dimostrazioni. Parlare sottovoce, o addirittura mentalmente, può essere un buon modo per fissare alcune nozioni, ma è un esercizio che riguarda solo la nostra capacità di discorso interiore. Questo tipo di comunicazione,in cui parliamo con noi stessi, si chiama «endofasica», deve essere affiancata dalla capacità di esprimerci ad alta voce, con un buon ritmo e molta chiarezza, che si definisce comunicazione «esofasica».

Leggere ad alta voce

Sulle prime ti sembrerà strano: non sei una cantante o un attore, no? E invece, per sostenere un buon colloquio d’esame, devi esercitarti per almeno un mese ad ascoltare te stesso: il suono della tua voce deve esserti familiare.

Per «sbloccare» questà capacità, all’inizio prova a leggere ad alta voce un brano di libro, un racconto, o un articolo di giornale. Immagina che lo stai leggendo a qualcuno. Una ventina di minuti al giorno di questo esercizio servono a «tirar fuori» la voce.

Dopo tre giorni di letture sparse, prova a fare la stessa cosa con un libro di testo. Non devi leggere come un cronista di telegiornale, ma neanche sforzarti di «fare simpatia». Cordialità, fermezza e una velocità di lettura media, che ti consenta di capire quello che stai leggendo, e di non incespicare sulle parole. Continua così fino alla fine della prima settimana.

E adesso, parliamo!

Adesso che hai preso un po’ di dimestichezza con il timbro e il volume della tua voce, invece di «ripassare» ad alta voce, abituati a parlare di ciò che stai studiando, come se davanti a te ci fosse un amica o un amico, e tu volessi raccontargli di cosa ti occupi nella vita. Una trentina di minuti al giorno di questo esercizio sono una preparazione formidabile.

Facciamoci ascoltare

Fino ad ora ci siamo esercitati da soli. Adesso, due volte a settimana chiederemo a un compagno di classe di ascoltarci per qualche minuto, mentre esponiamo a voce varie parti del programma, rispondiamo a domande, esprimiamo qualche opinione più personale. E altrettanto faremo con lui / lei.

Questo esercizio è molto utile per mettere a fuoco quello che hai ottenuto esercitandoti col tuo «strumento musicale», la tua voce:

- Si capisce bene quello che dici?

- Vai alla velocità giusta?

- Se racconti un fatto storico o spieghi un concetto, si capisce bene tutto, o vi sono delle parti che rimangono in ombra?

- Quando parli, si vede che fai fatica a ritrovare i ricordi nel magazzino della tua memoria, o parli come se tu avessi il contenuto sotto controllo?

Domanda, e rispondi

Le nozioni che hai già appreso, studiando, sono come un paesaggio interiore. Alcune corrispondono ad immagini, a piccole sequenze animate, a catene di dati e parole, a sensazioni e colori.

Adesso, le nozioni devono diventare consapevolezza critica. Dal piano «endofasico», del discorso interiore, le nozioni devono «venire fuori» con un tocco tutto tuo, di personalità, e di originalità.

Nelle ultime due settimane prima dell’esame, impara a farti tutta una serie di domande: «Secondo Lei, quali sono gli elementi più importanti del Romanticismo?», «Quale fu, inizialmente, l’atteggiamento di Cavour verso Garibaldi?». Prendi qualche istante di tempo, e racconta la tua versione dei fatti.

Colloquio

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Brillante Woody Allen in un colloquio di lavoro che nessuno vorrebbe mai trovarsi a sostenere. Grazie alla sua singolarità riesce comunque a trovare un impiego…alla portata delle sue capacità!

Il colloquio si svolge alla presenza dell’intera commissione, salvo quanto previsto dall’art.11, comma 5.

Il colloquio ha inizio con un argomento o con la presentazione di esperienze di ricerca e di progetto, anche in forma multimediale, scelti dal candidato. Rientra tra le esperienze di ricerca e di progetto la presentazione da parte dei candidati di lavori preparati, durante l’anno scolastico, con l’ausilio degli insegnanti della classe. Il colloquio prosegue, in conformità dell’art. 4, comma 5, del Regolamento, su argomenti proposti al candidato attinenti le diverse discipline, anche raggruppate per aree disciplinari come definite dal D.M. n. 358 del 18/9/98, e riferiti ai programmi e al lavoro didattico dell’ultimo anno di corso. Gli argomenti possono essere introdotti mediante la proposta di un testo di un documento, di un progetto o di altra indicazione di cui il candidato individua le componenti culturali, discutendole. Nel corso del colloquio deve essere assicurata la possibilità di discutere gli elaborati relativi alle prove scritte.
La commissione d’esame dispone di 35 punti per la valutazione del colloquio. Al colloquio giudicato sufficiente non può essere attribuito un punteggio inferiore a 22.
Ai fini dell’attribuzione del punteggio relativo al colloquio di ciascun candidato valgono le disposizioni di cui all’art.15, comma 6, con l’osservanza della procedura di cui all’art.12, comma 15.

Come ci si prepara

Prove d’esame

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Prove d’esame

Alla metà del mese di giugno inizieranno gli esami: Prova d’Italiano, Seconda e Terza prova, e dopo qualche giorno il Colloquio. Come si svolgono? In che cosa consistono? Che scelte posso fare? Come mi devo comportare? Come è meglio impostare il tema? E la prova tecnica? Quanti tipi di seconda prova sono previsti?…. Tutte domande alle quali avranno già risposto i tuoi docenti e che puoi approfondire o chiarire in questa sezione.

Gli esami rappresentano sempre un confronto con gli altri e con se stessi e, l’ansia, a volte la paura, la speranza, l’orgoglio di mostrare il proprio valore, quello che si sa, si mischiano in un sentimento che una volta vissuto fa ricordare con intensità quell’esperienza anche molti anni dopo averla superata.

Ciò accade soprattutto per gli esami che si fanno alla fine del ciclo scolastico -quelli chiamati fino a pochi anni fa, non a caso, di Maturità e oggi di Stato- poiché segnano un passaggio di vita importante: l’abbandono dell’adolescenza e l’inizio della vita adulta, con tutte le responsabilità e gli impegni che comporta. Anche se questo passaggio viene quasi sempre vissuto inconsapevolmente se ne avverte, comunque, la responsabilità, il peso, l’importanza. Si sa che il risultato potrà condizionare la nuova vita che sta per cominciare: il lavoro, gli studi universitari.

Per queste ragioni bisogna arrivare all’ appuntamento ben preparati, sicuri delle proprie capacità, delle proprie conoscenze, frutto di uno studio serio, approfondito, maturato nel tempo.

Qui troverai le norme della Gazzetta Ufficiale; suggerimenti metodologici; esempi di prove svolte; consigli su come affrontare i diversi esami scritti e il colloquio.

E’ per aiutarti ad affrontare i tuoi esami che è stato costruito Giano di cui la sezione in cui sei ne rappresenta una delle parti più importanti. Qui troverai materiali utili a capire che cosa richiede da te lo Stato; suggerimenti metodologici; esempi di prove svolte; consigli su come affrontare i diversi esami scritti e il colloquio.

Questi documenti sono stati prodotti da docenti universitari, insegnanti, psicologi, medici, pensando a te, al tuo esame. Fanne buon uso e…buona fortuna!