Tags:
amore,
cioccolata,
controcorrente,
costituzione,
emancipazione femminile,
fahrenheit 451,
fotografia,
libertà,
marylin monroe,
stelle,
tatto
amore
giulia , domenica 2 gennaio ha scritto:
Buongiorno!! quest’anno dovrò affrontare la maturità, frequento il liceo psicopedagogico e sto cercando fin da ora un percorso sulla tesina! l’ho trovato.L’argomento è romeo e giulietta: l’amore di ieri e l’amore di oggi. Vorrei fare un confronto su come è cambiato l’amore durante il tempo. i collegamenti k ho trovato sono:
ITALIANO: GABRIELE D’ANNUNZIO,ESTETISMO.
LETT. LATINA:PLINIO IL GIOVANE
FILOSOFIA:NIETZCHE E SHOPENHAUER
METODOLOGIA:L’AMORE
PEDAGOGIA:LA FAMIGLIA E I RUOLI GENITORIALI
INGLESE:SHAKESPEARE
come materie da collegare manca diritto, anatomia, arte,storia.
come le sembra?? accetto suggerimenti! grazie mille anticipatamente
Cara Giulia,
l’argomento da te scelto è molto interessante e ovviamente romantico. I consigli che ti do sono i seguenti. Io inizierei il lavoro con un excursus per comprendere come è cambiato il rapporto amoroso nei secoli poiché è evidente che l’amore al tempo di Giulietta e Romeo è diverso da quello di oggi o di altre epoche, anche se probabilmente il sentimento profondo che lega due persone può essere lo stesso, ma sicuramente le modalità e il contesto storico culturale in cui si sviluppa cambiano moltissimo. A questo proposito ti segnalo un divertente film di Buster Keaton. Detto questo ne approfondirei, attraverso i collegamenti alcuni aspetti a partire naturalmente dalla tragedia del Bardo di cui ti mando una clip . Per quanto riguarda i collegamenti che indichi mi servirebbe sapere perché hai scelto proprio quelli e come intendi svilupparli per darti consigli e giudizi. Per storia i riferimenti possibili sono molti, tutti quelli per cui l’amore si è intrecciato con eventi importanti. L’amore di re Giorgio V e Wallis Simpson, Mussolini e Claretta Petacci e tanti altri. Per diritto potresti prendere in considerazione il diritto di famiglia con particolare riferimenti ai nati fuori dal matrimonio e in particolare alle recentissime norme che li equiparano agli altri figli. Per arte non hai che l’imbarazzo della scelta. Arte e amore sono un connubio presente in tutti i secoli. Il bacio di Hayez o di Klimt, Amore e psiche di Canova, L’amore sacro e l’amore profano di Tiziano e potrei continuare.
Per il momento ti saluto, se hai ancora bisogno di me riscrivimi.
Ciao. Giano
cioccolata
Jessica, domenica 19 dicembre ha scritto:
caro giano,
frequento un liceo linguistico e sono indecisa tra 2 tesine per la maturità. Una riguarda il cioccolato e l’altra la bella e la bestia. Per quanto riguarda il cioccolato l’ho collegato in inglese con la fabbrica di cioccolato, diritto con la legge sul cacao, geografia l’america latina; però vorrei collegarla anche a francese e tedesco non so magari con qualche altro film o libro che parlano di cioccolato.. Per la bella e la bestia ho collegato solo italiano con calvino e francese con la versione della bella e la bestia scritta da jeanne marie laprince de beaumont però vorrei anche collegare tedesco e inglese perchè sono le lingue che mi piacciono di più però non so come..
Cara Jessica,
ci sono molte cose nella tua lettera perciò cercherò di andare in ordine a partire dal cioccolato che sai è il nostro cibo ovvero il cibo degli Dei chiamato così perchè presso i Maia il suo consumo era riservato solo ad alcune classi della popolazione (sovrani, nobili e guerrieri). E da quel tempo che noi qui sull’Olimpo ne consumiamo grandi quantità. Detto questo mi pare che hai già individuato la tua mappa concettuale a cui, come dici manca francese e tedesco. Io però ti consiglierei di allargare il discorso al cibo in generale per poi incentrare il tuo discorso sul cioccolato. A questo scopo puoi consultare la mia maxivoce cibo. Per francese ti consiglierei di fare riferimento a Anthelme Brillat-Savarin (1755-1826) e al suo libro Physiologie du Gout, ou Meditations de Gastronomie Transcendante , pubblicato nel 1825 e ancor oggi di piacevolissima lettura il quale a proposito del cioccolato scriveva, tra l’altro:
“Chiunque abbia troppo accostato alle labbra il calice della voluttà; chiunque abbia occupato nel lavoro gran parte del tempo destinato al sonno; chiunque, essendo uomo intelligente, si sente momentaneamente svanito; chiunque non possa sopportare l’aria umida, il tempo lungo, l’atmosfera pesante; chiunque sia tormentato da un’idea fissa che gli toglie la libertà di pensare: tutti costoro si prendano un buon mezzo litro di cioccolata ambrata…”
Per tedesco proprio non mi viene in mente nulla e dunque non tratterei questa disciplina poichè credo che per farlo bisognerebbe operare una forte forzatura. Per quanto riguarda i film ti consiglierei Chocolade di cui ti mando una clip e ancora più in generale per il cibo Come l’acqua per il cioccolato. Infine non trascurerei di fare un collegamento ad economia e all’importanza di questo prodotto nel commercio moldiale. Per i libri non hai che l’imbarazzo della scelta. Quello che ti suggerisco è questo.
Anche per La bella e la bestia ti do gli stessi consigli di prima: allargare il discorso alle favole e collegare solo inglese attraverso la versione cinematografica inglese di questa storia prodotta da Walt Disney con la bellissima canzone di Celin Dion. Anche qui tralascerei il tedesco per le stesse ragioni di cui ho detto sopra.
Ciao. Giano
Continua a leggere…
Con questa parola di indica il testo normativo scritto, ma anche la norma fondamentale di un ordinamento giuridico e il rapporto che passa tra gli organi dello Stato e gli attori costituzionali. Ti consiglierei di partire dal concreto dei processi storico-politici che hanno portato alla promulgazione della carta costituzione, quale fondamento dello stato e summa dei principi che lo ispirano. Nel fare questo percorso, però, ti consiglio di soffermarti non solo sul caso italiano, ma anche francese per porre in evidenza le differenze e le affinità che è possibile riscontrare all’interno dei diversi paesi.
Per seguire le tappe più importanti che hanno portato alla promulgazione della Costituzione in Italia, ti consiglio questo sito ti potrà dare utili indicazioni. Mentre queste pagine potranno aiutarti a ricostruire le vicende politico-istituzionali a cavallo tra il 1946 e il 1996, in maniera più ampia. Qui, invece, trovi gli articoli più importanti della nostra costituzione.
Un aspetto che non puoi trascurare è il rapporto tra il risorgimento italiano e l’affermarsi dei principi e della carta costituzionale. Indipendenza, unità e costituzione, furono infatti gli ideali che ispirarono quell’incredibile momento storico che fu il nostro risorgimento. Nel sito di Giano troverai un’ampia trattazione di questo tema.
Per quanto riguarda la Francia, invece, ti consiglio di analizzare dapprima la costituzione del 1793, frutto della rivoluzione, e poi quella del 1958 che dà origina all’attuale forma di Governo della quinta repubblica.
Per la filosofia ti suggerisco di cominciare da queste pagine che ti daranno una visione d’insieme della definizione di Stato costituzionale di diritto. La cosa che ti consiglio, però, è quella di occuparti ei padri costituenti italiani, a cominciare da Giuseppe Dossettidi cui ti propongo questo importantissimo scritto, per continuare con Piero Calamandreidi sui ti propongo un discorso dai toni molto attuali. Anche questo aggiornato articolo potrà servirti per capire quanto la costituzione, i suoi principi e le persone che hanno contribuito alla sua proclamazione siano attuali.
Un altro aspetto che puoi analizzare è la differenza tra costituzione formale e materiale che ha sempre sollevato molte riflessioni politiche e istituzionali. A queste pagine troverai le linee principale per capire cosa si intende con questa doppia espressione. Infine, puoi anche affrontare il tema del ruolo delle donne nell’ambito del processo costituente italiano che molto spesso sono dimenticate.
- Per la letteratura ti suggerisco di approfondire quell’importante corrente artistica, letteraria, cinematografica che fu il neorealismo. A questo link troverai moltissime notizie utili e generali. A partire da qui puoi scegliere un autore che ti ha particolarmente colpito. Ti suggerisco ad esempio una bellissima opera di Italo Calvino, “I sentieri dei nidi di ragno” la cui ambientazione storica è molto legata ai fatti politici risorgimentali che portarono alla proclamazione della costituzione.
- Potresti proseguire il tuo percorso occupandoti di un grande maestro dell’arte neorealista, Renato Guttusoche ha preso parte anche come politico alle vicende italiane in prima persona.
- Infine ti propongo di cogliere l’occasione per rivedere i grandi capolavori del cinema neorealista italiano, da “Roma città aperta” di Roberto Rossellini a “Una vita difficile”
- di Dino Risi. Ti suggerisco, inoltre, di leggere con attenzione questa breve guida che ti darà molti suggerimenti bibliografici e filmografici.
Tags:
antigone,
costituzione,
diritti umani,
diritto del lavoro,
filosofia del diritto,
giustizia,
giustizia e morale,
giustizia sociale,
legalità,
legge etica giuridica,
pena di morte
antigone
Federico, sabato 16 gen ha scritto:
caro giano, ho letto i consigli che dai sulla tesina che ha per argomento antigone.
sarei anch’io intenzionato a sviluppare questo tema (la tragedia in generale e antigone).
1.ITALIANO: le tragedie di manzoni
2.FILOSOFIA: antigone, collegata a Hegel; la tragedia in Schopenhauer (una via per liberarsi della volontà), tragedia in Nietzsche
3.STORIA: il caso Moro
4.INGLESE: la tragicomedy “waiting for Godot”
5.GEOLOGIA: eruzione vulcanica
6.LATINO: eruzione del Vesuvio narrata da Plinio il Giovane
è vero che ci sono già collegamenti ma le mie domande sono:
1. dato che faccio il Liceo Scientifico, mi hanno consigliato di trovare collegamenti con 2 materie scientifiche; esiste un collegamento con il programma di fisica di quinta? che comprende: carica elettrica, campo elettrico, potenziale elettrico, corrente elettrica, campo magnetico, Maxwell
2. mi potresti segnalare altri possibili collegamenti con le materie citate e il tema della tragedia? soprattutto italiano, latino, inglese
ti ringrazio per l’aiuto, caro di giano!
a risentirci!
Caro Federico,
mi fa davvero piacere che il tema di Antigone riscuota tanto successo. Essa tratta, come già accennavo nell’altra risposta, di un argomento importantissimo. Stai attento, però: leggendo i collegamenti che proponevi mi è sembrato che tu stia spostando l’attenzione dal nucleo dell’Antigone (ovvero il problema del rapporto tra legge etica e legge giuridica) al tema della tragedia in sè (in Manzoni, in Beckett, etc.). Non che ciò sia un male, è chiaro; ma rischi di banalizzare un po’ un’opera davvero fondamentale della letteratura di tutti i tempi. Provo a segnalarti qualche collegamento alternativo, allora. Ti raccomando, ovviamente, le letture che segnalavo nell’altra risposta, e ti segnalo anche quest’altro breve saggio di introduzione ad Antigone. Ti consiglio di approfondire questo tema in filosofia (oltre che, come dicevo, in Hegel), studiando il giusnaturalismo, cioè quella teoria giuridica che sostiene l’esistenza e la superiorità di una legge naturale universale, che si imporrebbe alla ragione e al comportamento di tutti gli esseri umani per la sua innata e palese giustezza. Il punto migliore da cui iniziare è uno dei suoi massimi teorici, il filosofo olandese Ugo Grozio (1583-1645) su cui puoi leggere qualcosa a questo indirizzo. In italiano, poi, potresti istituire un interessante confronto con l’omonima tragedia scritta da Vittorio Alfieri (1749-1803); e in inglese potresti dedicarti a due autori statunitensi che trattarono in poesia il tema dei rapporti tra uomo e natura e tra uomo e regole sociali: penso a Henry David Thoreau (1817-1862, a questo link puoi leggere anche una sua poesia), che condensò le sue teorie in un libro a metà tra saggio e narrativa, intitolato “Walden, ovvero vita nei boschi”: la cronaca di un anno di vita trascorso in volontaria auto-esclusione dalla società nella zona di Walden, nel Massachusetts, a mettere in atto una sorta di disobbedienza nei confronti delle costrizioni imposte all’essere umano dal vivere sociale; e da Thoreau fu fortemente influenzato uno dei più grandi poeti della letteratura statunitense, il suo contemporaneo Walt Whitman (1819-1892), che nella raccolta poetica Foglie d’erba condensò il movimento artistico e di idee che fu detto della “wilderness” (selvaticità), che aveva il suo punto di forza in un’adesione entusiastica dell’uomo alla natura. Entrambi sono citati nel film, che forse conoscerai, “L’attimo fuggente”, uscito nel 1989. Qui puoi vedere alcune scene in cui sono citati proprio thoreau e whitman. E perchè non toccare, in latino, anche la tragedia di Seneca in cui compare (anche se non è centrale come in quella di Sofocle) la figura di Antigone, ovvero “Le Fenicie”?
Il tema dell’Antigone si ricollega più in generale a una problematica giustamente molto discussa al giorno d’oggi, quella dell’umanità del trattamento dei detenuti in carcere (avrai certamente sentito parlare dei dibattiti a proposito della necessità di costruire nuove carceri, e purtroppo del numero crescente di suicidi che avvengono dietro le sbarre). C’è un’associazone, che non a caso si richiama ad Antigone, che si occupa di queste importanti questioni. Ti consiglio di visitare il suo sito.
Spero di esserti stato d’aiuto: torna a raccontarmi, se ti va, come hai elaborato gli spunti che ti ho dato.
A presto,
Giano
costituzione
Cinzia, martedì 18 mag ha scritto:
Salve Giano,
sono cinzia. mi sto preparando per affrontare l’esame di maturità. ho difficoltà nel preparare il mio percorso; vorrei impostare qualcosa sulla costituzione ma, non riesco a fare niente di originale e soprattutto non riesco a collegare le materie. le materie in questionesono: diritto, scienze delle finanze, ragioneria, matematica, informatica, inglese, storia e italiano..Ho bisogno di uno spunto originale!!! grazie in anticipo.=)
Continua a leggere…
Condividi
“Ho insegnato cinque anni all’Istituto non dando molto peso alle pedanterie, ma cercando di insegnare a ragionare e sviluppando il loro senso critico. E questi cinque anni mi erano molto giovati, perché anch’io avevo imparato l’economia più discutendo con gli studenti che sui libri.” – Lettera di Ernesto Rossi dal carcere “AGLI STUDENTI DI BERGAMO”
Le idee politiche e il manifesto di Ventotene

Ernesto Rossi nacque a Caserta nel 1897. Di ritorno dal fronte, l’ostilità per i socialisti condusse Ernesto Rossi ad accarezzare le stesse speranze e i medesimi obiettivi dei nazionalisti prima e dei fascisti poi. Fu precisamente in quel periodo, tra il 1919 e il 1922, che egli conobbe Gaetano Salvemini a cui Ernesto Rossi si legò fin da subito in un’amicizia basata sulla piena intesa intellettuale, a cominciare dal giudizio via via sempre più spietato sul nascente regime.
Di qui discende l’implacabile determinazione con la quale Rossi combatté la dittatura ricevendo una condanna a venti anni di carcere. A Ventotene, dove dovette scontare la condanna, Ernesto Rossi maturò più compiutamente quelle idee federalistiche che nel 1941 ricevettero il loro suggello nel celebre Manifesto di Ventotene. All’indomani della Liberazione, in rappresentanza del Partito d’Azione, fu sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri.
Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione aderì al Partito radicale, di cui però, sentendosi come “un cane in chiesa” (sono parole sue), rifiutò ogni incarico direttivo preferendo dedicarsi al giornalismo di inchiesta sul “Mondo” di Mario Pannunzio.
I rapporti con i gruppi politici
Fu la stagione d’oro di Ernesto Rossi, durante la quale egli assecondò il genio profondo che lo agitava dentro e che lo portava a tirare per il bavero anche le barbe più venerande, denunciandone le malefatte, irridendone le asinerie, sbugiardandone le falsità. Da qui la solitudine che lo accompagnò per tutta la vita. Ernesto Rossi fu un uomo solo ma libero. Non ebbe paura della propria libertà e si avvalse di essa per lanciare i suoi strali di polemista arguto e puntuto nelle più diverse direzioni, in primis verso il cattolicesimo, di cui respingeva l’ideale di una società controllata e ubbidiente, e al quale imputava l’allentamento della fibra morale degli italiani. Inoltre si scagliò contro il comunismo, che egli aborriva per il suo programma economico e al quale rimproverava la stessa religione dei cattolici, sia pure nella versione del marxismo-leninismo. Ma neppure ai liberali e ai socialisti lesinava i suoi taglienti giudizi (sempre suffragati dai fatti e confortati dalle cifre). Dei liberali – del “liberaloni con la tuba”, come li chiamava – denunziava i sofismi con i quali essi tradivano i principi della libertà – anche di quella economica – e accreditavano come collettivi quelli che invece erano asfittici interessi di gruppo. Dei socialisti – di questi “comunisti mal riusciti”, come ebbe a battezzarli – sottolineava causticamente il comportamento ambivalente, sempre combattuto tra l’alternativa: o ci fate ministri o diventiamo rivoluzionari.
Se è vero perciò che Ernesto Rossi distribuiva le sue bastonate a destra a manca, contro il coriaceo antiliberalismo dei cattolici e dei comunisti e quello più subdolo degli imprenditori e dei sindacati, si capisce bene perché fino ad ieri pochi c’erano che fossero interessati al suo lascito intellettuale. Oggi però che le cose sono cambiate e che le idealità liberali sembrano meno remote all’orientamento degli spiriti è lecito attendersi una maggiore attenzione per un pensiero che non è vecchio. Antico sì, magari; ma vecchio no. Non ancora. E che forse mai riuscirà vecchio per chi è sollecito della dignità del suo prossimo, specie se umile e indifeso. Quella stessa sollecitudine, quella medesima ansia di riscatto che fermenta nell’epistolario di Rossi e cioè nell”Elogio della galera” e in “Nove anni sono molti” la cui lettura veramente potrebbe segnare per sempre i giovani e i giovanissimi. In ogni caso, i migliori tra loro.
Su di lui
Ernesto Rossi morì a Roma, il 9 febbraio del 1967. Pochi mesi prima, aveva scritto parole che corrono sulla linea di un pessimismo sereno e distaccato: “se ci domandiamo a cosa approdano tutti i nostri sforzi e tutte le nostre angosce non sappiamo trovare altre risposte fuori di quelle che dava Leopardi: si gira su se stessi come trottole, finché il moto si rallenta, le passioni si spengono e il meccanismo si rompe”. E poi: “Io non ho mai avuto paura della morte. Mi è sempre sembrata una funzione naturale, inspiegabile com’è inspiegabile tutto quello che vediamo in questo porco mondo. Crepare un po’ prima o un po’ dopo non ha grande importanza: si tratta di anticipi di infinitesimi, in confronto all’eternità, che non sappiamo neppure immaginare. Ma ho sempre avuto timore della “cattiva morte”.
Sia consentito aggiungere che se la “cattiva morte” è di chi non ha saputo vivere della tranquillità della propria coscienza, è assolutamente da escludere che la morte possa essere stata “cattiva” con Ernesto Rossi.
(Gaetano Pecora)
Condividi
“Ho insegnato cinque anni all’Istituto non dando molto peso alle pedanterie, ma cercando di insegnare a ragionare e sviluppando il loro senso critico. E questi cinque anni mi erano molto giovati, perché anch’io avevo imparato l’economia più discutendo con gli studenti che sui libri.” – Lettera di Ernesto Rossi dal carcere “AGLI STUDENTI DI BERGAMO”
Le idee politiche e il manifesto di Ventotene

Ernesto Rossi nacque a Caserta nel 1897. Di ritorno dal fronte, l’ostilità per i socialisti condusse Ernesto Rossi ad accarezzare le stesse speranze e i medesimi obiettivi dei nazionalisti prima e dei fascisti poi. Fu precisamente in quel periodo, tra il 1919 e il 1922, che egli conobbe Gaetano Salvemini a cui Ernesto Rossi si legò fin da subito in un’amicizia basata sulla piena intesa intellettuale, a cominciare dal giudizio via via sempre più spietato sul nascente regime.
Di qui discende l’implacabile determinazione con la quale Rossi combatté la dittatura ricevendo una condanna a venti anni di carcere. A Ventotene, dove dovette scontare la condanna, Ernesto Rossi maturò più compiutamente quelle idee federalistiche che nel 1941 ricevettero il loro suggello nel celebre Manifesto di Ventotene. All’indomani della Liberazione, in rappresentanza del Partito d’Azione, fu sottosegretario alla Ricostruzione nel Governo Parri.
Dopo lo scioglimento del Partito d’Azione aderì al Partito radicale, di cui però, sentendosi come “un cane in chiesa” (sono parole sue), rifiutò ogni incarico direttivo preferendo dedicarsi al giornalismo di inchiesta sul “Mondo” di Mario Pannunzio.
I rapporti con i gruppi politici
Fu la stagione d’oro di Ernesto Rossi, durante la quale egli assecondò il genio profondo che lo agitava dentro e che lo portava a tirare per il bavero anche le barbe più venerande, denunciandone le malefatte, irridendone le asinerie, sbugiardandone le falsità. Da qui la solitudine che lo accompagnò per tutta la vita. Ernesto Rossi fu un uomo solo ma libero. Non ebbe paura della propria libertà e si avvalse di essa per lanciare i suoi strali di polemista arguto e puntuto nelle più diverse direzioni, in primis verso il cattolicesimo, di cui respingeva l’ideale di una società controllata e ubbidiente, e al quale imputava l’allentamento della fibra morale degli italiani. Inoltre si scagliò contro il comunismo, che egli aborriva per il suo programma economico e al quale rimproverava la stessa religione dei cattolici, sia pure nella versione del marxismo-leninismo. Ma neppure ai liberali e ai socialisti lesinava i suoi taglienti giudizi (sempre suffragati dai fatti e confortati dalle cifre). Dei liberali – del “liberaloni con la tuba”, come li chiamava – denunziava i sofismi con i quali essi tradivano i principi della libertà – anche di quella economica – e accreditavano come collettivi quelli che invece erano asfittici interessi di gruppo. Dei socialisti – di questi “comunisti mal riusciti”, come ebbe a battezzarli – sottolineava causticamente il comportamento ambivalente, sempre combattuto tra l’alternativa: o ci fate ministri o diventiamo rivoluzionari.
Se è vero perciò che Ernesto Rossi distribuiva le sue bastonate a destra a manca, contro il coriaceo antiliberalismo dei cattolici e dei comunisti e quello più subdolo degli imprenditori e dei sindacati, si capisce bene perché fino ad ieri pochi c’erano che fossero interessati al suo lascito intellettuale. Oggi però che le cose sono cambiate e che le idealità liberali sembrano meno remote all’orientamento degli spiriti è lecito attendersi una maggiore attenzione per un pensiero che non è vecchio. Antico sì, magari; ma vecchio no. Non ancora. E che forse mai riuscirà vecchio per chi è sollecito della dignità del suo prossimo, specie se umile e indifeso. Quella stessa sollecitudine, quella medesima ansia di riscatto che fermenta nell’epistolario di Rossi e cioè nell”Elogio della galera” e in “Nove anni sono molti” la cui lettura veramente potrebbe segnare per sempre i giovani e i giovanissimi. In ogni caso, i migliori tra loro.
Su di lui
Ernesto Rossi morì a Roma, il 9 febbraio del 1967. Pochi mesi prima, aveva scritto parole che corrono sulla linea di un pessimismo sereno e distaccato: “se ci domandiamo a cosa approdano tutti i nostri sforzi e tutte le nostre angosce non sappiamo trovare altre risposte fuori di quelle che dava Leopardi: si gira su se stessi come trottole, finché il moto si rallenta, le passioni si spengono e il meccanismo si rompe”. E poi: “Io non ho mai avuto paura della morte. Mi è sempre sembrata una funzione naturale, inspiegabile com’è inspiegabile tutto quello che vediamo in questo porco mondo. Crepare un po’ prima o un po’ dopo non ha grande importanza: si tratta di anticipi di infinitesimi, in confronto all’eternità, che non sappiamo neppure immaginare. Ma ho sempre avuto timore della “cattiva morte”.
Sia consentito aggiungere che se la “cattiva morte” è di chi non ha saputo vivere della tranquillità della propria coscienza, è assolutamente da escludere che la morte possa essere stata “cattiva” con Ernesto Rossi.
(Gaetano Pecora)