Giano

Tesina limiti

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cecità

gloria, mercoledì 15 dic ha scritto:

io sono una ragazza che sto frequentando l’ultimo anno di superiori, sono non vedente, per  tanto legandomi alla mia esperienza di cecità e disabilità  vorrei creare una tesina basata sull’unione ciechi o comunque sulla cecità, le materie da collegare sono: italiano, economia, diritto, informatica, storia, forse educazione fisica, per il momento penso siano queste le materie ma non ne ho un’idea di come e cosa fare! ti ringrazio molto se mi saprai aiutare e dare qualche materiale adatto! aspetto una  risposta via email se è possibile!

Cara Gloria,
partire da proprie esperienze di vita per strutturare la tesina è cosa raccomandabile e senz’altro lodevole, come nel tuo caso. Cercherò di darti qualche consiglio per le materie di cui mi chiedi. Per italiano il collegamento che mi viene in mente è quello con la raccolta di liriche dannunziana intitolata per l’appunto “Notturno o commentario delle tenebre , scritta durante un periodo di immobilità in cui il vate era momentaneamente non vedente. Per diritto puoi invece pensare alle norme per l’assunzione dei disabili nel mondo del lavoro, per cui ti segnalo questi link: sito 1 e sito 2. Per informatica puoi occuparti delle modalità d’utilizzo dei computer da parte dei non-vedenti, come esposto in questi articoli: articolo 1 e articolo 2. Per storia come non pensare per l’appunto alla storia dell’unione italiana ciechi , mentre per educazione fisica ti segnalo questo articolo in cui si parla degli sport e della modalità della loro pratica da parte dei non-vedenti. Per economia  potresti affontare il grande tema della prevenzione e della cura che ha grande impatto sui bilanci degli stati. Un altro approccio  che posso suggerirti è quello di trattare la cecità come metafora e quindi spaziare con il discorso su alcune tematiche oggi urgenti. Mi riferisco all’incapacità di uscire dall’ignoranza e dal pregiudizio e alle tante difficoltà che questa arretratezza genera alla convivenza tra le persone e tra i popoli. Mi sento di consigliarti un bellissimo libro di H. G. Wells “Il paese dei ciechi”, storia di un uomo che frequenta una comunità di non-vedenti, cosa che rende lui il diverso, tanto che innamoratosi di una non-vedente dovrà accettare di procurarsi la medesima minorità per poter alfine vivere con la sua amata. Come pure potresti leggere José Saramago che nel suo libro Cecità denuncia il buio della ragione che prende il sopravvento e condiziona i comportamenti degli umani.
Spero questi consigli ti siano utili. Torna a scrivermi e continuerò volentieri a dialogare con te.
Un saluto
Giano

serfy, giovedì 22 apr ha scritto:

caro giano!
riscrivo perchè ho cambiato tema…=) non mi convincevano i collegamenti..
ora voglio parlare di cecità:
Italiano: notturno d’annunzio
Filosofia: credo kierkegaard (vita etica estetica) e marcel
Spagnolo: borges
Inglese: pinter (The room) oppure John Hull (Il dono oscuro) oppure “The country of the blind” di wells. il problema sta nella scelta e nel come sviluppare l’argomento.
Tedesco: vorrei collegarlo ma non so come
Latino: Sant’Agostino e la fede nelle cose che non si vedono
Arte: fotografi ciechi
introduzione un po’ scientifica sulla cecità

per piacere servono proprio consigli sopratt per le lingue e al più prestoooooo!!!!!!grazie in anticipo!

Cara serfy,
per quanto riguarda inglese fossi in te opterei per il racconto di Wells che è prominente nel panorama della letteratura riguardante i ciechi e la cecità e perciò non dovresti avere problemi a collegarlo. E’ una cosa che viene naturale. Per tedesco la prima cosa che mi viene in mente è un racconto di Friedrich Durrenmatt intitolato “il cieco” che puoi reperire magari facendo un salto in biblioteca. Spero che i miei suggerimenti possano esserti utili.
Torna a scrivermi per farmi sapere come procede il lavoro.
Ciao e a presto, Giano.

disabilità

Federica, lunedì 25 gen ha scritto:

Caro Giano,
frequento l’ultimo anno del liceo delle scienze sociali e ormai è tempo di pensare all’argomento della tesina..pensavo di fare qualcosa sulla disabilità..potresti darmi qualche indicazione?
anticipatamente grazie!Federica

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Tesina diversità

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altro

Barbara Di Giacinto, martedì 29 dic ha scritto:

Caro Giano,
frequento l’ ultimo anno del liceo classico di Roseto degli Abruzzi e voglio iscrivermi alla facoltà di giurisprudenza della Luiss.Per la mia tesina pensavo di partire da una frase che mi ha estremamente colpito: l’ imperativo categorico kantiano “agisci in modo da trattare l’ umanità…sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo”.A questo ho pensato di legare “l’ importanza dell’ altro” e filosofi come Derrida, Levinas, Todorov e anche la Zambrano e la Harent….Vorrei tanto un tuo parere su questo primo “nucleo” della mia tesina e magari un tuo aiuto. Grazie

Cara Barbara,
le connessioni che ti sono venute in mente e i nomi che citi sono più che corretti ma credo che tu abbia bisogno di enucleare meglio il tema del tuo lavoro. Proviamo a farlo insieme. Prima di affermare l’importanza dell’altro, è necessario chiedersi che cosa sia l’alterità. Platone nel “Sofista” la definisce come il contrario dell’identità. In questa prima definizione si può subito dedurre che la relazione all’altro è parte costitutiva di ogni essere o anche che l’essere non si identifica mai con l’identità. Da queste premesse scaturiscono una serie di implicazioni etiche. Non a caso il punto di partenza del tuo viaggio è il principio categorico kantiano. Per Kant non è possibile attribuire una volontà pura e incondizionata all’uomo perché essa è sempre con battuta tra inclinazioni e virtù, ma si può affermare che la sua volontà sia buona perché si basa sulla rappresentazione del dovere. La legge morale, in altri termini, non è un’esigenza che l’uomo segue per necessità di natura. Per questa ragione essa deve necessariamente essere espressa in un comando, un imperativo. Ora, per capire il senso dell’aggettivo categorico che Kant attribuisce alla legge morale, è necessario sapere che per il filosofo tedesco esiste una legge morale con valore universale e che tale affermazione non ha bisogno di essere dimostrata perché è immediatamente evidente: è un fatto della ragione. Quindi imperativo significa prima di tutto che si tratta di un principio pratico, che deve regolare le azioni di tutti, e categorico significa che ciò che determina la tendenza ad un fine è la sola legge morale. A differenza dell’imperativo ipotetico che subordina il comando dell’azione da compiere al raggiungimento di un determinato scopo, l’imperativo categorico ha il proprio fine in sé solo. Per rendere più chiara questa importante distinzione Kant ci porta degli esempio: imperativo ipotetico si esprime secondo la formula “se vuoi…(essere promosso) allora devi (studiare)”, mentre l’imperativo categorico afferma: “devi perché devi”: il suo valore non dipende dal suo contenuto ma dalla sua ‘forma’ di legge. E la legge che impone è l’universalità. Eccoci giunti alla tua citazione. Quello che tu cogli è che nell’universalità della legge morale di kant è possibile cogliere una grande attenzione all’alterità e soprattutto alla relazione con essa nella vita pratica e comunitaria. Gli altri non devono diventare mezzo per le nostre azioni, strumenti per i nostri fini!

Da qui puoi con facilità collegarti a Lévinas per cui la responsabilità verso l’altro, il suo volto, la sua voce è il principio che regola la vita etica. Si tratta di una relazione che deve rimanere tale, che non deve cioè far sì che l’altro sia assorbito, costretto al ‘proprio’. Su responsabilità e alterità di Lévinas, di cui ti consiglio di leggere il terzo capitolo.In realtà, in Levinas si pone un problema dal momento che l’Altro con la A maiuscola è per Levinas la voce di Dio che resta sempre celata e irraggiungibile, nonostante lasci in noi una traccia di estraneità mai riassorbibile. Non a caso il punto di raccordo tra Derrida e Levinas si gioca proprio sul senso di questa ‘traccia’ di alterità in noi. Può esserti utile leggere questo breve saggio.

Todorov, invece, avvicina la questione dell’altro a terreni, per così dire, più concreti anche se sullo sfondo resta questa idea di responsabilità per chi è altro da noi, che appartiene ad altre culture e a cui è necessario avvicinarsi attraverso il dialogo. Questa intervista può esserti utile, come questo video.

Va benissimo anche il riferimento alla Arendt per la quale la politica dovrebbe sempre conservare il carattere delle antiche polis greche in cui i cittadini partecipavano alla vita attiva della comunità entrando pubblicamente in dialogo con gli altri, confrontandosi. Per finire, citi la Zambrano: un mio grande amore! “L’essere – dice la poetessa – è vario non uno”, radicale eterogeneità, commistione e “affermare l’uno come alterità è come unire due parole per la prima volta”. Con questi bellissimi versi ti lascio immergere nel tuo lavoro, sperando di averti reso la strada un po’ più percorribile!
Ciao, Giano

Giulia, martedì 09 mar ha scritto:

Ciao Giano, sono Giulia e frequento l’ultimo anno al liceo linguistico. Ti scrivo perché ho dei problemi ad impostare la mia tesina. Il tema che ho scelto è il rapporto io/altro,ma non ho ancora le idee ben chiare su come procedere. Leggendo un’introduzione alla filosofia di Lévinas sono partita dall’importanza del volto dell’altro che ci impone un dovere morale. Quindi vorrei incentrare la mia tesina prevalentemente sulla resposabilità dell’uomo nei confronti dell’altro, del diverso. La mia riflessione segue constatando che appunto spesso si cerca di cambiare il volto dell’altro rendendolo diverso, alieno da me,per sottrarsi a questa responsabilità etica, che invece sussiste in quanto anche colui che categorizziamo come diverso è un essere umano tale a me.Per filosofia avevo pensato a Lévinas e all’importanza del volto, per latino a Seneca “Schiavi sunt, immo homines” e per storia(anche se non sono ancora certa) il processo di de-umanizzazione che avveniva all’interno dei campi di concentramento-appunto perchè è più facile uccidere un numero piuttosto che un volto che mi ordina “tu non ucciderai”. Le altre materie con cui devo fare collegamenti sono italiano, inglese, francese, tedesco…inoltre pensavo ad un collegamento con l’attualità, per quanto riguarda i clandestini, verso i quali si ritiene di svincolarsi dal dovere morale in quanto “irregolari”, ovvero si pensa che i diritti nascano nello Stato e che non siano insiti nell’essere umano in quanto tale (ben dimenticandosi, purtroppo, dei droits naturels de l’homme!)Spero di essere stata abbastanza chiara, cosa che mi riesce difficile visto che la mia testa è confusione! Ti ringrazio in anticipo dell’aiuto!!!=)

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