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“Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni. Questa è la base di tutta la moralità umana.” (J. F. Kennedy)
Le prime esperienze
Nato a Palermo il 20 maggio 1939, da Arturo, direttore del Laboratorio chimico provinciale, e da Luisa Bentivegna, Giovanni Falcone conseguì la laurea in Giurisprudenza nell’Università di Palermo nell’anno 1961, discutendo con lode una tesi sull’ “Istruzione probatoria in diritto amministrativo”. Dopo il concorso in magistratura, nel 1964, fu pretore a Lentini per trasferirsi subito come sostituto procuratore a Trapani, dove rimase per circa dodici anni. E in questa sede andò maturando progressivamente l’inclinazione e l’attitudine verso il settore penale: come egli stesso ebbe a dire, “era la valutazione oggettiva dei fatti che mi affascinava”, nel contrasto con certi meccanismi “farraginosi e bizantini” particolarmente accentuati in campo civilistico.
A Palermo, all’indomani del tragico attentato al giudice Cesare Terranova (25 settembre 1979), cominciò a lavorare all’Ufficio istruzione. Il consigliere istruttore Rocco Chinnici gli affidò nel maggio ’80 le indagini contro Rosario Spatola; si trattava di un processo che investiva anche la criminalità statunitense e aveva visto il procuratore Gaetano Costa – ucciso poi nel giugno successivo – ostacolato da alcuni sostituti. Proprio in questa prima esperienza egli avvertì come nel perseguire i reati e le attività di ordine mafioso occorresse avviare indagini patrimoniali e bancarie (anche oltre oceano) e la ricostruzione di un quadro complessivo.
Il “Pool Antimafia”
Il 29 luglio 1983 il consigliere Chinnici fu ucciso con la sua scorta; lo sostituì Antonino Caponnetto, che costituì il cosiddetto “pool antimafia” sul modello delle èquipes attive nel decennio precedente di fronte al fenomeno del terrorismo politico. Del gruppo faceva parte, oltre allo stesso Falcone, anche Paolo Borsellino, che aveva condotto l’inchiesta sull’omicidio, nel 1980, del capitano del Carabinieri Emanuele Basile.
Si può considerare una svolta per la scoperta della struttura organizzativa di Cosa nostra, grazie all’interrogatorio, iniziato a Roma nel 1984, del “pentito” Tommaso Buscetta.
L’anno seguente, si cominciò a temere per l’incolumità dei due magistrati che furono indotti, per motivi di sicurezza, a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara.
Si giunse così alla sentenza di condanna a Cosa nostra nel primo maxiprocesso.
Nel gennaio il CSM preferì nominare a capo dell’Ufficio istruzione il consigliere Antonino Meli. Negli anni seguenti, soprattutto in seguito alle confessioni del pentito Antonino Calderone, che generò la lunga serie di arresti nota come “blitz delle Madonie”, si generarono numerose tensioni interne all’Ufficio, fino a giungere alla frantumazione giuridica delle indagini.
Cosa Nostra e il legami con i centri di potere occulti
Il 30 luglio Falcone richiese di essere destinato a un altro ufficio e Meli, dopo averlo accusato pubblicamente di collusioni mafiose, sciolse il pool, scatenando le proteste dei giudici Di Lello e Conte che si dimisero.
Su tutta questa vicenda Borsellino ebbe a ricordare: “La protervia del consigliere istruttore Meli e l’intervento nefasto della Corte di cassazione cominciato allora e continuato fino a oggi, non impedirono a Falcone di continuare a lavorare con impegno”.
Nel corso dell’88, Falcone aveva realizzato una importante operazione in collaborazione con Rudolph Giuliani, procuratore distrettuale di New York, denominata “lron Tower”: grazie alla quale furono colpite le famiglie dei Gambino e degli Inzerillo, coinvolte nel traffico di eroina.
Il 20 giugno ’89 si verificò il fallito e oscuro attentato dell’Addaura presso Mondello, a proposito del quale Falcone affermò “Ci troviamo di fronte a menti raffinatissime che tentano di orientare certe azioni della mafia. Esistono forse punti di collegamento tra i vertici di Cosa nostra e centri occulti di potere che hanno altri interessi. Ho l’impressione che sia questo lo scenario più attendibile se si vogliono capire davvero le ragioni che hanno spinto qualcuno ad assassinarmi”
Il “Corvo”
Seguì subito l’episodio del “corvo”, alcune lettere anonime dirette ad accusare lo stesso Falcone e altri giudici. Le indagini furono compiute dall’Alto commissario per la lotta alla mafia, guidato dal prefetto D. Sica. Una settimana dopo l’attentato, il Consiglio superiore nominò Falcone procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Palermo. Nel gennaio ’90 egli coordinò un’inchiesta che portò all’arresto di quattordici trafficanti colombiani e siciliani che aveva preso l’avvio dalle confessioni del “pentito” Joe Cuffaro’. Nel corso dell’anno si sviluppa lo “scontro” con Leoluca Orlando, onato dall’incriminazione per calunnia nei confronti del “pentito” Pellegriti che accusava il parlamentare europeo Salvo Lima. Alle elezioni del 1990 dei membri togati del Consiglio superiore della magistratura, Falcone fu candidato per le liste “Movimento per la giustizia” e “Proposta 88″, ma l’esito dell’operazione fu negativo.
Intanto, Falcone accolse l’invito del Ministro ad interim di grazia e giustizia a dirigere gli Affari penali del ministero, coordinando proposte di riforme legislative e collaborazione internazionale. Si apriva così un periodo – dal marzo del 1991 alla morte – caratterizzato da un’attività intensa, volta a rendere più efficace l’azione della magistratura nella lotta contro il crimine.
Su di lui
Falcone si impegnò a razionalizzare i rapporti tra pubblico ministero e polizia giudiziaria e il coordinamento tra le varie procure. Nel novembre del ’91 fu istituita la Direzione nazionale antimafia, un organismo di supporto e di sostegno per l’attività investigativa svolta dalle procure distrettuali antimafia.
Una sentenza della prima sezione penale della Corte suprema di cassazione il 30 gennaio aveva riconosciuto la struttura verticale di Cosa nostra e la responsabilità dei componenti della “cupola” per quei delitti compiuti dagli associati, che presuppongano una decisione al vertice.
Insieme a Falcone a Capaci, persero la vita la moglie Francesca Morvilio, magistrato, e gli agenti di scorta Rocco Di Cillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Giovanni Falcone
Altri, giovani donne e uomini, potrebbero percepire come valore quello di rimanere nell’ambito territoriale, nella città, nel paese in cui sono cresciuti. Far parte di una comunità, conoscere ed essere riconosciuti in un ambiente noto, godere delle bellezze naturali del proprio ambiente, essere affezionati ad uno stile di vita già sperimentato, sono certamente elementi di attrazione forte. Possono essere anche fonte di orgoglio e di identità personali, oltre che elementi di rassicurazione. Se state scegliendo il vostro futuro in base a questi elementi, dovete essere informati anche su cosa il vostro territorio offre dal punto di vista occupazionale.
Naturalmente siete consapevoli che il mondo sta diventando sempre più interconnesso, che è fondamentale la conoscenza delle lingue (che si acquisisce sempre meglio vivendo dove la lingua si parla), che molte aziende italiane creano opportunità di lavoro all’estero e che ci sono zone d’Italia dove è più facile trovare un’occupazione qualificata che in altre. Il mondo sta diventando sempre più piccolo, ma se proprio non vi va di rinunciare alla qualità della vita del luogo in cui siete cresciuti, fate una valutazione attenta e realistica delle opportunità che offre, anche alla luce dei nuovi trend sociali e della struttura del nostro mondo del lavoro (salute, turismo, ecologia, piccola impresa …).
Vi sono comunità, territori, segnati da problemi di apparente irrisolvibilità, data la loro persistenza e la pericolosità insita nei tentativi di affrontarli, come avviene in Sicilia con la presenza della mafia. Comunità che hanno disperato bisogno di personaggi in grado di cimentarsi nell’impresa e di assumersi responsabilità che mettono in gioco tutto, compresa la propria vita, la cui stessa perdita puo’ esser utile alla lotta come pungolo a una presa di coscienza della comunità intera: è quanto è avvenuto e ancora avviene grazie a Giovanni Falcone
Falcone comprese che per indagare con successo le associazioni mafiose era necessario basarsi anche su indagini patrimoniali e bancarie, per ricostruire il percorso del denaro che accompagnava i traffici ed un quadro complessivo del fenomeno, per evitare la serie di assoluzioni con cui si erano conclusi i precedenti processi contro la mafia.
Le inchieste avviate da Chinnici e portate avanti dalle indagini di Falcone e di tutto il pool portarono così a costituire il primo grande processo contro la mafia.
Questa reagì bruciando il terreno attorno ai giudici: dopo l’omicidio di Giuseppe Montone e Ninni Cassarà nell’estate 1985, stretti collaboratori di Falcone e Borsellino, si cominciò a temere per l’incolumità anche dei due magistrati, che furono indotti per motivi di sicurezza a soggiornare qualche tempo con le famiglie presso il carcere dell’Asinara (incredibilmente dovettero pagarsi le spese di soggiorno e consumo bevande), dove gettarono le basi dell’istruttoria.
Ma il 16 novembre 1987 diventa una data storica e insieme un momento fondamentale per il Paese, che per la prima volta inchioda la mafia traducendola alla Giustizia. Il Maxiprocesso sentenzia 360 condanne per complessivi 2665 anni di carcere segnando un grande successo per il lavoro svolto da tutto il pool antimafia.
Falcone fu molto attivo, cercando in ogni modo di rendere più incisiva l’azione della magistratura contro il crimine
« Occorre compiere fino in fondo il proprio dovere, qualunque sia il sacrificio da sopportare, costi quel che costi, perché è in ciò che sta l’essenza della dignità umana. »
(Giovanni Falcone)
« Chi tace e chi piega la testa muore ogni volta che lo fa, chi parla e chi cammina a testa alta muore una volta sola. »
(Giovanni Falcone)
L’appartenenza a una comunità, costituita da e fondata su una comunanza di valori, linguaggi, interessi, tradizioni culturali, è pressoché inevitabile per ciascun individuo, volente o nolente che sia. Qualunque poi sia l’atteggiamento praticato, si ha sempre una responsabilità nei suoi confronti, e lo stesso vale reciprocamente dal versante della comunità medesima. La responsabilità è dunque un aspetto centrale nella vita comunitaria, puo’ certo essere un peso, la cui entità però misura il valore dell’appartenenza, anche qualora i risvolti non siano affatto positivi.
Chi tarpa le ali a Peter Pan?
Ecco Peter Pan, studente problematico, secondo gli amici della Newton
Celebre personaggio di fantasia, Peter Pan è il folletto protagonista del romanzo scritto da James Matthew Barrie nel 1904. Sin dalla sua creazione, Peter Pan è stato il simbolo di chi non vuole crescere, ma anche di chi, per evolvere, ha bisogno di “volare” e di esplorare liberamente il mondo. Come evidenzia il video della Newton, la nostra maturità è fortemente influenzata dalla realtà in cui cresciamo, per questo abbiamo bisogno di punti di riferimento affidabili e positivi.
Su Peter Pan
Nel momento stesso in cui dubitate di poter volare, cessate anche di essere in grado di farlo. Così si esprime James Barrie, nel suo romanzo (Le avventure di Peter Pan) Vivere può essere una grandiosa avventura, questo è quanto detto da Peter Pan nella versione cinematografica di Paul J. Hogan (Peter Pan, 2003) Un bambino può insegnare sempre tre cose ad un adulto: a essere contento senza motivo, a essere sempre occupato con qualche cosa, e a pretendere con ogni sua forza quello che desidera. (“Monte Cinque”), così Paulo Coelho descrive quello che è in grado di insegnare un bambino a un adulto e secondo noi di Giano la descrizione evoca degnamente l’immagine di Peter Pan.
Abbiamo scelto il romanzo “La casa in collina” perché a nostro avviso si presta a una chiave di lettura in accordo con il nostro tema: ovvero, un cammino verso il senso di responsabilità nei confronti dei membri della propria comunità. Corrado, protagonista e maschera dell’autore, è un quarantenne professore di scienze che narra in prima persona le memorie di una guerra ancora in atto nel tempo in cui egli scrive, il secondo conflitto mondiale, in particolare il drammatico periodo che incuba e segue alla celebre data dell’ 8 settembre 1943. (continua)
Seppur presenti in gran parte nei romanzi, gli eroi esistono anche nella quotidiana realtà. Si tratta di coloro che combattono costantemente in nome di una nobile causa, anche quando significa sacrificare la propria vita per l’intera comunità. Considerato un grande eroe italiano, Giovanni Falcone (Palermo, 18 maggio 1939 – 23 maggio 1992) è stato un magistrato italiano, tra i padri della lotta alla mafia. (continua)
Non sempre il senso di appartenenza a una comunità ispira azioni lodevoli, non sempre la responsabilità nei confronti degli altri membri si attua in maniera eticamente irreprensibile, dipendendo ciò in buona misura dal genere di comunità di cui si fa parte. Questa sembra essere una delle conclusioni che puo’ trarsi dal film Sleepers del 1996, con un cast a dir poco eccezionale, che annovera attori del calibro di Brad Pitt, Vittorio Gassman, Dustin Hoffman, Robert De Niro. (continua)
Personalità eclettica del panorama musicale e culturale italiano, Giorgio Gaber puo’ dire di aver vissuto una molteplice celebrità: dapprima come cantante di brani collocabili nell’alveo classico della tradizione melodica, poi come autore e presentatore di importanti trasmissioni televisive sulle reti nazionali (le più celebri in coppia con Mina) , infine con quella che è la sua più interessante e notevole invenzione, il Teatro-canzone. (continua)