Il corrispondente greco di FELICITA’, eudaimonia, termine composto da “eu” (buono, bene) e “daimon” (demone), sta ad indicare come, secondo il pensiero arcaico dei greci, la felicità coincidesse con la buona sorte assegnataci da un dio. Ma già con i primi filosofi, e soprattutto con Aristotele, emerge l’idea che essa, il più alto dei beni, sia qualcosa da conquistare attraverso le proprie forze. Per avere un quadro di come si sia evoluta l’idea di felicità nel corso del tempo ti consiglio di dare un’occhiata a questo saggio del professor Antonio Trampus dal calzante titolo “Il diritto alla felicità. Storia di un’idea”.
Con le scuole post-aristoteliche la nozione di felicità come stato di soddisfazione che include la realizzazione delle aspirazioni mondane tende a indebolirsi: il saggio è colui che basta a se stesso e che perciò trova in sé, o in pochi altri amici, la propria felicità che viene pertanto desocializzata e spoliticizzata. A differenza di Aristotele i seguaci di Aristippo di Cirene avevano in precedenza risolto la felicità nel piacere: solo il piacere è il bene, poiché solo esso viene desiderato in quanto tale, ed è quindi il fine in sé. Si inaugurava così quella tendenza a collegare felicità e piacere che verrà reintrodotta in età moderna da Valla. E’ anche attingendo a questo filone, ma in una chiave contrattualistica, che Hobbes rinviene nel piacere uno dei criteri fondamentali per definire il Bene e il Male. Accentuando la dimensione soggettiva egli prepara però anche il successivo “spostamento” della felicità nell’ambito del privato. La più netta rottura con l’eudemonismo classico si consuma però in Kant che sostituisce l’etica della felicità con un’etica del dovere, negando che la felicità possa essere il fine della politica. L’ambito che le pertiene è quello delle preferenze individuali non ricomprese nell’orizzonte politico. A differenza della tradizione contrattualistica quella utilitaristica propone l’esigenza di considerare la felicità un problema politico e pubblico. L’obbiettivo è promuovere “la maggior felicità per il maggior numero”. E’ rifacendosi a questo principio che Bentham considera buona un’azione quando contribuisce in qualche misura alla felicità comune. L’esito costituzionale più significativo di questa tendenza è la costituzione americana che include fra i diritti naturali dell’uomo “la ricerca della felicità”. Venendo all’oggi può essere interessante leggere questo articolo su “Che cosa è la felicità?” della filosofa statunitense Martha Nussbaum.
- “La costituzione americana e la nascita degli Stati Uniti”. Partendo dalla Dichiarazione di Indipendenza potresti fare un excursus sui fatti salienti che hanno portato alla nascita della più grande democrazia al mondo. Trovi qui ben illustrate le principali tappe che hanno caratterizzato tale percorso.
- “Il boom economico degli anni ’60”. Può essere un modo di declinare l’argomento quello di guardare ad un momento storico che, se non la felicità, ha portato comunque alla diffusione di un benessere che ha reso le condizioni materiali di vita delle persone sicuramente migliori. Puoi cominciare col guardare questa puntata della trasmissione “Correva l’anno” dedicata, per l’appunto, al boom.
“Il crollo del Muro di Berlino”. Inutile sottolineare come questo sia stato un momento storico di gioia non solo per i berlinesi e la Germania ma per il mondo intero in quanto simbolo della divisione tra “noi” e gli “altri” che non aveva più motivo di esistere. Queste immagini testimoniano la felicità di quei momenti nel racconto dei telegiornali italiani.
Per quanto riguarda il mondo antico mi viene da pensare alle parole di Epicuro rivolte a Meneceo:
“Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità”.
Esse costituiscono l’incipit della famosa “Lettera sulla felicità”. Per approfondire il tema ti può essere utile la consultazione di questi due siti: 1, 2.
Spunto di ulteriore riflessione potrebbe essere questo aforisma di Giacomo Leopardi:
“La felicità o infelicità non si misura dall’esterno ma dall’interno”.
Potresti partire da qui per approfondire il pessimismo leopardiano circa l’impossibilità di raggiungere davvero la felicità come condizione ultima dell’uomo.
A proposito della letteratura straniera c’è una bellissima poesia di Charles Baudelaire, “Il desiderio di dipingere”, nella quale egli descrive la felicità dell’artista dilaniato dal desiderio.



- Per arte penso a Gauguin proteso nel tentativo di cogliere sulla tela la felicità delle esistenze selvagge e primitive incontrate nel suo viaggio in paesi lontani.
Quando si parla del connubio tra creatività e felicità è inevitabile pensare a Gabriele D’Annunzio, in specie al suo romanzo d’esordio “Il piacere”, il cui protagonista vive del proprio esser creativo, trovando soltanto in esso un’autentica e inesauribile felicità. Su un versante per certi versi opposto v’è anche il Futurismo, corrente la cui creatività si manifesta nella gioia della distruzione di quanto oramai stantio e logoro, ovvero delle antiche tradizioni artistico-letterarie.
Figura centrale del panorama culturale italiano per più di mezzo secolo, Gabriele D’Annunzio è certo il paradigma di una vita vissuta all’insegna della creatività, già solo per il suo precocissimo ingegno, che lo condusse alle prime notevoli composizioni poetiche già nell’età adolescenziale. Ma il tratto più rilevante in merito è senz’altro l’estetismo, che non è solo la corrente di cui il poeta fu tra i massimi esponenti, poiché ingloba e definisce l’intera sua condotta di vita, compendiata in maniera efficace dalla celebre espressione “fare la propria vita come un’opera d’arte”, vero e proprio motto dell’estetismo che D’Annunzio cita alla lettera nel suo romanzo d’esordio, “Il piacere”. Opera che rappresenta uno dei più riusciti tentativi di dar vita a un alter ego letterario. Nel protagonista infatti, Andrea Sperelli – giovane artista aristocratico imbevuto d’arte fin nell’espressione dei più triviali motti di spirito, assiduo frequentatore dell’alta società e amante “fatale” ambito dalle più affascinanti dame del mondo aristocratico - è facile distinguere i tratti del poeta abruzzese, anch’egli esteta dedito alla ricerca del piacere, sia esso, sit venia verbo, spirituale o sensuale. Lo Sperelli è un personaggio che vive della propria creatività, manifestantesi nei più diversi ambiti, dall’arredamento della casa di Trinità de’ Monti alle sottili arti amatorie, fino al dominio par excellence della creazione, l’arte. Poeta e incisore, durante una lunga convalescenza scoprirà la sublime felicità che attiene alla creatività artistica, una felicità che non eguali né termini di paragone perché suprema, di fronte alla quale i piaceri carnali – tema che attraversa tutto il romanzo – appaiono alla stregua di un capzioso abbaglio, cui però il protagonista finirà per ricadere. Una scoperta, quella dello Sperelli, ch’è simile a una rivelazione, tradotta in esclamazioni di giubilo e meraviglia come la seguente: - L’Arte! L’Arte!- Ecco l’Amante fedele, sempre giovine immortale; ecco la Fonte della gioia pura, vietata alle moltitudini, concessa agli eletti; ecco il prezioso Alimento che fa l’uomo simile a un dio. Rivelazione, come dicevamo, di una felicità superiore, che colma l’intero essere, quale si manifesta all’artista nel momento della composizione: quando il poeta è prossimo alla scoperta di uno di tali versi eterni, è avvertito da un divino torrente di gioia, che gli invade d’improvviso tutto l’essere. Quale gioia è più forte?
Chi muore (Ode alla Vita) di Pablo Neruda
Neftali Ricardo Reyes Basoalto altrimenti conosciuto con il nome di Pablo Neruda (1904-1973). Premio Nobel per la letteratura nel 1971, il poeta cileno ci lascia un patrimonio artistico inestimabile per le emozioni che riesce a suscitare nei suoi lettori. Nella sua vita ha declinato tanti temi in poesia e Giano vi propone “Ode alla vita” perché esprime chiaramente il concetto di felicità come elemento derivante dalla qualità della vita.
Movimento che apre la stagione delle Avanguardie, il futurismo nasce nel 1909 quando viene pubblicato sul giornale parigino “Le Figaro” il Manifesto del futurismo, ad opera del suo padre fondatore nonché più celebre e longevo esponente: Filippo Tommaso Marinetti. Tra i tratti maggiormente distintivi di questo movimento v’è senz’altro quello del diffuso ricorso a Manifesti, documenti programmatici che ne rappresentano forse le “creazioni” migliori e più degne di nota. Parlare poi di movimento in questo caso significa rivelare l’essenza medesima del Futurismo, caratterizzato da un’esasperata esaltazione del dinamismo, evidenziata tanto dalla verve distruttiva nei confronti di tutto il passato letterario e in genere culturale, quanto dai miti designati a incarnare il tema centrale della Dynamis (primo fra tutti la macchina, emblema della velocità e del dominio dello spazio). Due aspetti che segnalano la tipica della creatività futurista, che trae proprio dalla violenta e spietata distruzione del passato il suo slancio creatore e vitale, in nome dell’equazione arte-vita già vista all’opera in D’Annunzio e qui calibrata in maniera profondamente diversa, come mostrato ad esempio dai violenti attacchi al languore romantico e decadente e al mito della Femme fatal evidenti nel celebre scritto marinettiano Uccidiamo il chiaro di luna; uno slancio tutto teso al futuro, a un sorta di creazione continua che vede invecchiare precocemente i suoi prodotti e invita altrettanto precocemente i produttori a farsi da parte, sopravanzati dalle spietate e auspicate nuove generazioni artistiche. Musei paragonati a cimiteri, opere d’arte a urne funerarie, il passato assurto a sinonimo di putrescenza: tutto questo dà l’idea di una corrente tutta tesa a un’originaria creatività, che dal passato non trae alcuno spunto costruttivo, ma solo la spinta a un’assoluta originalità, che si manifesta nel dinamismo, nella velocità, nella simultaneità dei diversi piani espressivi (verbale, iconico), volta a dare emblematica rappresentazione del vitalismo futurista, non racchiudibile in una singola ed esclusiva forma.
amicizia
jessica, martedì 05 gen ha scritto:
Sono sempre io,Jessica..Scusa se disturbo,ma non riesco a dormire perchè per adesso ho in mente la tesina e so anche che è presto ma sono preoccupata!!Un’idea mi è balenata nella testa,non è proprio originale ma ci tengo molto: l’AMICIZIA.Si potrebbe collegare con qualcosa??Però ricordati sempre della mia passione se è realizzabile!!!Ah dimenticavo le mie materie d’indirizzo sono la fotografia e grafica pubblicitaria!GRAZIE..!
Cara Jessica,
la tua ansia la capisco. Cerca per ora di capire quale dei due temi di cui mi parli ti piace di più. Ho risposto poco tempo fa a una domanda simile alla tua sul calcio. Leggila e pensaci. Per quanto riguarda quella sull’Amicizia la letteratura è piena di riferimenti. Da Cicerone (“De Amicitia”), alla poesia di Dante (“Guido I’vorrei…”), ai romanzi più recenti di Fred Ulhlman (“L’amico ritrovato”) e Khaled Hosseini (“Il cacciatore di Aquiloni”). Potresti pensare anche di analizzare qualche foto famosa che simboleggi l’amicizia o l’amicizia tra i popoli. Mi viene in mente quella storica in cui l’ israeliano Rabin e il Palestinese Arafat si stringevano la mano.
Prima di darti qualunque altro suggerimento cerca di scegliere l’argomento che più ti piace: stai sicura che così facendo troverai la soluzione alle tue preoccupazioni. A presto,
Giano
marykiss91, lunedì 29 mar ha scritto:
Ciao, io sono all’ ultimo anno del liceo delle scienze sociali. Avrei scelto come tesina “L’ amicizia: come bisogno dell’ uomo” proprio per indicare che nella vita l’ amicizia è importante, è un bisogno! Purtroppo non si trova molto su internet ed è difficile da collegare! Soprattutto vorrei scegliere argomenti studiati quest’ anno.
Per italiano ho scelto Verga per l’amicizia tra rosso malpelo e ranocchio, s.sociali l’amicizia, spagnolo unamuno, storia invece riguarda la seconda guerra mondiale ma i vari episodi dove gli ebrei sono stati aiutati ad esempio le storie di alcuni paesi come Tora e Piccilli.
Mentre sono in alto mare per: diitto, musica, filosofia, matematica, ed fisica, inglese, biologia. Aiuto!
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sara scappaticcio, martedì 30 mar ha scritto:
Sto preparando la mappa concettuale per la tesina per la maturità scientifica: ho grossi dubbi sulla tematica, avrei pensato all’antinomia : bianco e nero ( tema degli opposti).Ho difficoltà a trovare i giusti collegamenti in francese, geografia astronomica, scienze, storia. Mi potresti aiutare.
Cara Sara,
sul tema dell’antinomia ci sono molti collegamenti. Come certamente saprai si tratta di un particolare tipo di paradosso che prevede la compresenza di due affermazioni contraddittorie che possono, però, essere entrambe giustificate o dimostrate. Ti consiglio di occuparti quindi del principio di non contraddizione di Kant, che è stato il primo ad applicare questo termine all’interno del linguaggio filosofico.
Puoi poi collegarti ai paradossi di Zenone di Elea e analizzare l’antinomia di Russell, filosofo e matematico inglese, che è considerata una delle più celebri esempi di paradosso del pensiero logico e matematico.
Non mi preoccuperei di collegare tutte le materie ma di fare invece un percorso coerente, tracciando una storia di questo concetto, di cui ti ho indicato i passaggi più importanti. Vedrai che il tuo lavoro sarà apprezzato per la profondità e la serietà dell’approccio.
In bocca al lupo,
Giano
apollineo e Dionisiaco
giovanna, venerdì 12 feb ha scritto:
caro giano,
stò facendo l’ultimo anno di liceo classico e quest’anno ho la maturità.
per l’esame orale avevo pensato di basare tutto sul rapporto tra bello apollineo e dionisiaco.
Ho già in mente qualche collegamento (italiano: NEOCLASSICISMO in rapporto con lo scardinamento della metrica e dei criteri classici introdotto da BAUDELAIRE e dai MALEDETTI,il SATIRIKON che in alcuni tratti è molto dionisiaco per latino, di greco vedevo bene dei riferimenti all’ANONIMO DEL SUBLIME anche se quest’anno è di programma l’ippolito di euripide,filosofia:concezione del SUBLIME DI KANT ecc..)il problema è che è un argomento molto vasto e che personalmente mi interssa moltissimo…per questo ti chederei di aiutarmi a trovare collegamenti con le altre materie e a individuare ,se ce ne sono, altri migliori di quelli che ho già individuato(non mi convincono molto!).
inoltre mi farebbe piacere se mi consigliassi anche come strutturarla nel migliore dei modi (in quale ordine trattare gli argomenti ecc…)
Grazie mille e a presto,
Giovanna
ps.Ho già letto le altre risposte a domande su questo stesso argomento ma alcuni argomenti non si adattavano molto all’idea chemi ero fatta su come trattare l’argomento
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Cos’è la felicità? Darne una definizione esaustiva è pressoché impossibile così come difficile è anche soltanto parlarne: per dirla con Truffaut “La felicità si racconta male, perché non ha parole”. Allora non resta che viverla e una volta trovato in cosa essa si manifesti, dargli seguito, dedicarvisi anima e corpo come al senso più riposto della propria esistenza: proprio come avviene per quanti la trovano e la vivono nella creatività.
Il Barone magniloquente di Munchhausen
Ecco una rappresentazione delle capacità persuasive del Barone di Munchhausen secondo gli amici della Newton
La figura del Barone di Munchhausen è ispirata a un ufficiale tedesco del ‘700, noto per la sua innata capacità di inventare storie inverosimili, divertenti e bizzarre. E’ divenuto così protagonista di una raccolta di racconti che per la prima volta sono stati pubblicati nel 1781. Oggi è considerato esempio di creatività per antonomasia.
Su Il Barone di Munchhausen:
All’esperienza porgeremo orecchio / quando a noi pure il cuore sia fatto vecchio; / assumeremo un”aria più severa / quando ai denti subentri la dentiera.
Questa è parte della prefazione a Le avventure de barone di Munchhausen nell’edizione di Rudolph E. Raspe
Qualcuno: Lei afferma che una persona puo’ alzare se stesso per i capelli?
Munchhausen: Senz’altro! La persona ragionevole deve fare questo ogni tanto.
Karl Munchhausen: Mai avevo paura di. sembrare ridicolo Non ognuno se lo puo’ permettere.
Karl Munchhausen: Ho capito dove il vostro problema. Siete troppo seri… Tutte le stupidaggini nel mondo si fanno proprio con questa espressione di viso… Sorridete, Signori, sorridete!
Il suo amico: non complicare, Barone, segretamente puoi credere…
Munchhausen: non posso segretamente, posso solo apertamente!
Queste sono solo alcune delle bizzarre battute piene di allusioni e umorismo del film “Lo stesso Munchhausen” del regista Mark Zaharov.
Figura centrale del panorama culturale italiano per più di mezzo secolo, Gabriele D’Annunzio è certo il paradigma di una vita vissuta all’insegna della creatività, già solo per il suo precocissimo ingegno, che lo condusse alle prime notevoli composizioni poetiche già nell’età adolescenziale (continua)
Giuseppe Mazzini (Genova, 22 giugno 1805 – Pisa, 10 marzo 1872) è stato un patriota, politico e filosofo italiano, considerato, insieme a Giuseppe Garibaldi e a Camillo Benso, conte di Cavour, uno dei padri della patria. Le sue idee e la sua azione politica contribuirono in maniera decisiva alla nascita dello Stato unitario italiano, nonostante la polizia lo costrinse alla latitanza fino alla morte. (continua)
Se la tesi vuole che la felicità si costruisca giorno per giorno, la dimostrazione è in Big Fish (2003), diretto da Tim Burton, autore dall’enorme genialità e fantasia. Tratto dall’omonimo romanzo di Daniel Wallace, il film narra le vicende di Edward Bloom , il quale crede fermamente che raccontando sempre delle storie, diventi lui stesso quelle storie. (continua)
Daniel Ezralow
Negli ultimi anni il coreografo Daniel Ezralow (Los Angeles 1959) ha conosciuto il successo anche nel nostro Paese. Egli, spesso presente in una popolare trasmissione italiana, si è fatto notare per la sua tecnica di improvvisazione, che stimola le persone ad esprimersi attraverso il ballo mentre lui suona una particolare tastiera con suoni preregistrati, che consente di cambiare rapidamente tema musicale, portando i ballerini a cambiare sull’istante i passi di danza. (continua)
La preparazione non è da intendersi esclusivamente in relazione allo studio effettuato: una buona preparazione dipende anche dal carattere individuale e dalla capacità, che tutti possiedono, di affrontare con animo sereno le situazioni problematiche.
Questa resistenza non è immodificabile e può essere migliorata con l’impegno, l’esercizio e i consigli di Giano.
In questa sezione raccogliamo interventi ed articoli, curati dallo psicologo dello sport Pietro Trabucchi, che veicolano concetti e metodologie sulla resilienza, su come motivarsi, su come gestire lo stress, come migliorare il senso di auto-efficacia etc.. utilizzando metafore e dati dallo sport; inoltre forniamo anche indicazioni su come migliorare le prestazioni personali indagando le connessioni tra mente e corpo (alimentazione compresa).

Giovanni Storti e Pietro Trabucchi parlano della resilienza a "Che tempo che fa", Rai Tre
Scuola metafora di vita
Preparare i giovani alla vita adulta è il fine ultimo della scuola: attraverso le molteplici prove a cui gli studenti sono quotidianamente sottoposti, i ragazzi imparano a prendersi le responsabilità che tutti, prima o poi dobbiamo assumerci, che si tratti dei compiti giornalieri o di affrontare un esame particolarmente difficile. Rapportarsi giorno per giorno con i coetanei e con gli adulti, aiuta i giovani a crescere insieme e a costruire con gli altri rapporti basati sul rispetto e sulla collaborazione, così da inserirsi facilmente, un domani, in un contesto di tipo lavorativo. Scuola significa crescere, intellettualmente e soprattutto psicologicamente, scoprire aspetti della personalità e mettersi alla prova. Scuola significa premiare il merito e l’impegno che si mette nelle proprie azioni.
Se pensate che sostenere un esame sia stato più facile per chi nella vita è divenuto un brillante politico o un talentuoso scrittore, sappiate che vi sbagliate. Per dimostrarlo Giano vi offre la possibilità di “assistere” agli esami di noti personaggi della storia, affinché comprendiate che solo con la tenacia, l’impegno e la forza di volontà si ottiene il risultato desiderato. Anche quando gli altri consigliano di lasciar perdere!