Giano

Giustizia

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attraverso filosofia, storia, letteratura, cinema e arte

La giustizia è considerata uno dei valori fondamentali di un buon ordine politico e sociale. Essa è strettamente connessa, oltre che con il concetto di Bene, anche con quello di Diritto: anche se la relazione tra ius e iustitia, ovvia sotto il profilo della derivazione, ad una più attenta analisi risulta tutt’altro che pacifica. In realtà come per tutti i termini che fanno riferimento a valori, quello di giustizia è un concetto controverso, la cui definizione dipende dalle scelte ideologiche e teoriche di chi lo usa. Puoi cominciare col leggere la voce “giustizia” all’interno dell’enciclopedia Treccani.

Filosofia:

La prima e più influente teorizzazione della giustizia si ha nell’”Etica Nicomachea” di Aristotele. Per Aristotele la giustizia è ciò che è conforme alla regola, l’ingiustizia ciò che non lo è. Egli ritiene necessario operare una distinzione tra due generi di giustizia che conservano però un legame nell’idea di uguaglianza: la giustizia “distributiva”, che consiste nella ripartizione degli onori e delle ricchezze fra i cittadini, e la giustizia “commutativa”, connessa a situazioni nelle quali sia stato recato un danno ad una persona che ne chieda il riparo al giudice.

Per la filosofia classica il problema centrale è il governo dell’ordine esistente delle cose, l’amministrazione cioè dell’ordine naturale dell’essere per realizzare la giustizia, e il conflitto è interpretato come una questione di giustizia violata. Il pensiero moderno, invece, non è un pensiero della giustizia in quanto tale.

Con Hobbes, infatti, la giustizia cessa di essere l’origine e il fine dell’ordine politico, e il potere politico non viene più pensato come una dimensione naturale della vita associata, da orientare verso il bene; anzi, la politica ha come obbiettivo solo la creazione dell’ordine artificiale. Secondo Hobbes in natura non esistono né il bene né il male e nello stato di natura giustizia e ingiustizia non  possono avere luogo mancando una legge efficace. La costruzione razionale dell’ordine politico comporta l’identità tra giustizia e legge positiva. Tale connessione ha portato il dibattito sulla giustizia a rivolgere l’attenzione all’analisi formale di questo concetto e a diffidare dei tentativi di determinarlo sul piano “contenutistico”. Se la giustizia è la conformità di un comportamento ad una norma, nell’ambito di questo significato la discussione verte solo sulla natura della norma, che sia essa morale, di diritto naturale o di diritto positivo.

Le teorie giuspositivistiche del diritto, come quella di Kelsen, che tendono a espungere il concetto di giustizia dall’ambito giuridico come “ideale irrazionale”, finiscono anch’esse per adottare implicitamente la nozione di giustizia come conformità ad una norma, intendendo per giusto ciò che è giuridico e per ingiusto ciò che è antigiuridico.

Storia:

  • “La Comune di Parigi”. Breve ma alto momento di riscatto per le masse cittadine della capitale francese che si ribellarono di fronte alla resa del governo ai prussiani e al successivo tentativo di sottrarre loro i cannoni che avevano comprato e difeso strenuamente. Trovi qui un esaustivo articolo sull’argomento. Inoltre potresti dare un’occhiata a questo saggio di Alain Badiou.
  • “Il Processo di Norimberga”. Il giusto epilogo per i protagonisti della più grande barbarie del Novecento. Andando a questo link puoi leggere più articoli dedicati a questo evento che certo non è bastato a rendere giustizia al popolo ebraico per quello che ha dovuto subire.
  • “l’Autunno caldo”. Le lotte sindacali e operaie volte alla conquista di diritti che rendessero migliori le condizioni di lavoro in fabbrica e, di conseguenza, le condizioni di vita dei lavoratori anche al di fuori di essa. Puoi cominciare col dare uno sguardo a questa pagina di Repubblica.it dedicata a quel momento storico.
  • “Il Maxiprocesso”. E’ stata la prima grande reazione da parte dello Stato nei confronti di Cosa Nostra grazie al lavoro di magistrati come Falcone e Borsellino. Il sito di Rai Educational così lo ricorda. Inoltre ti invito a guardare e ascoltare la storica sentenza che inflisse 360 condanne per mafia.

Letteratura:

  • “Porte aperte” di Leonardo Sciascia. Ecco che cosa pensava il grande scrittore siciliano della giustizia:

“Tutto è legato, per me, al problema della giustizia: in cui s’involge quello della libertà, della dignità umana, del rispetto tra uomo e uomo”.

  • “Gli dei hanno sete” di Anatole France. Un giudice convintosi di avere una suprema missione di giustizia salvifica arriverà a compiacersi della sua stessa condanna a morte.
  • “Il Processo” di Kafka. Il tema è quello di una colpa e di una condanna, ma non si tratta né di una colpa materiale né di una condanna reale, si tratta di un’altissima metafora della condizione umana.
  • “Delitto e castigo” di Fedor Dostoevskij. Con intelligenza luciferina il giudice capisce che il protagonista, Raskolnikov, si sta condannando all’inferno dell’anima da solo e si limita ad offrirgli la corda per impiccarsi, lasciandolo andare.

Cinema e arte:

  • Arte: la rappresentazione della giustizia nelle opere di Giotto e Piero del Pollaiolo.

Tesina giustizia

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antigone

Federico, sabato 16 gen ha scritto:

caro giano, ho letto i consigli che dai sulla tesina che ha per argomento antigone.
sarei anch’io intenzionato a sviluppare questo tema (la tragedia in generale e antigone).
1.ITALIANO: le tragedie di manzoni
2.FILOSOFIA: antigone, collegata a Hegel; la tragedia in Schopenhauer (una via per liberarsi della volontà), tragedia in Nietzsche
3.STORIA: il caso Moro
4.INGLESE: la tragicomedy “waiting for Godot”
5.GEOLOGIA: eruzione vulcanica
6.LATINO: eruzione del Vesuvio narrata da Plinio il Giovane

è vero che ci sono già collegamenti ma le mie domande sono:
1. dato che faccio il Liceo Scientifico, mi hanno consigliato di trovare collegamenti con 2 materie scientifiche; esiste un collegamento con il programma di fisica di quinta? che comprende: carica elettrica, campo elettrico, potenziale elettrico, corrente elettrica, campo magnetico, Maxwell
2. mi potresti segnalare altri possibili collegamenti con le materie citate e il tema della tragedia? soprattutto italiano, latino, inglese

ti ringrazio per l’aiuto, caro di giano!
a risentirci!

Caro Federico,
mi fa davvero piacere che il tema di Antigone riscuota tanto successo. Essa tratta, come già accennavo nell’altra risposta, di un argomento importantissimo. Stai attento, però: leggendo i collegamenti che proponevi mi è sembrato che tu stia spostando l’attenzione dal nucleo dell’Antigone (ovvero il problema del rapporto tra legge etica e legge giuridica) al tema della tragedia in sè (in Manzoni, in Beckett, etc.). Non che ciò sia un male, è chiaro; ma rischi di banalizzare un po’ un’opera davvero fondamentale della letteratura di tutti i tempi. Provo a segnalarti qualche collegamento alternativo, allora. Ti raccomando, ovviamente, le letture che segnalavo nell’altra risposta, e ti segnalo anche quest’altro breve saggio di introduzione ad Antigone. Ti consiglio di approfondire questo tema in filosofia (oltre che, come dicevo, in Hegel), studiando il giusnaturalismo, cioè quella teoria giuridica che sostiene l’esistenza e la superiorità di una legge naturale universale, che si imporrebbe alla ragione e al comportamento di tutti gli esseri umani per la sua innata e palese giustezza. Il punto migliore da cui iniziare è uno dei suoi massimi teorici, il filosofo olandese Ugo Grozio (1583-1645) su cui puoi leggere qualcosa a questo indirizzo. In italiano, poi, potresti istituire un interessante confronto con l’omonima tragedia scritta da Vittorio Alfieri (1749-1803); e in inglese potresti dedicarti a due autori statunitensi che trattarono in poesia il tema dei rapporti tra uomo e natura e tra uomo e regole sociali: penso a Henry David Thoreau (1817-1862, a questo link puoi leggere anche una sua poesia), che condensò le sue teorie in un libro a metà tra saggio e narrativa, intitolato “Walden, ovvero vita nei boschi”: la cronaca di un anno di vita trascorso in volontaria auto-esclusione dalla società nella zona di Walden, nel Massachusetts, a mettere in atto una sorta di disobbedienza nei confronti delle costrizioni imposte all’essere umano dal vivere sociale; e da Thoreau fu fortemente influenzato uno dei più grandi poeti della letteratura statunitense, il suo contemporaneo Walt Whitman (1819-1892), che nella raccolta poetica Foglie d’erba condensò il movimento artistico e di idee che fu detto della “wilderness” (selvaticità), che aveva il suo punto di forza in un’adesione entusiastica dell’uomo alla natura. Entrambi sono citati nel film, che forse conoscerai, “L’attimo fuggente”, uscito nel 1989. Qui puoi vedere alcune scene in cui sono citati proprio thoreau e whitman. E perchè non toccare, in latino, anche la tragedia di Seneca in cui compare (anche se non è centrale come in quella di Sofocle) la figura di Antigone, ovvero “Le Fenicie”?
Il tema dell’Antigone si ricollega più in generale a una problematica giustamente molto discussa al giorno d’oggi, quella dell’umanità del trattamento dei detenuti in carcere (avrai certamente sentito parlare dei dibattiti a proposito della necessità di costruire nuove carceri, e purtroppo del numero crescente di suicidi che avvengono dietro le sbarre). C’è un’associazone, che non a caso si richiama ad Antigone, che si occupa di queste importanti questioni. Ti consiglio di visitare il suo sito.
Spero di esserti stato d’aiuto: torna a raccontarmi, se ti va, come hai elaborato gli spunti che ti ho dato.
A presto,
Giano

costituzione

Cinzia, martedì 18 mag ha scritto:

Salve Giano,
sono cinzia. mi sto preparando per affrontare l’esame di maturità. ho difficoltà nel preparare il mio percorso; vorrei impostare qualcosa sulla costituzione ma, non riesco a fare niente di originale e soprattutto non riesco a collegare le materie. le materie in questionesono: diritto, scienze delle finanze, ragioneria, matematica, informatica, inglese, storia e italiano..Ho bisogno di uno spunto originale!!! grazie in anticipo.=)

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Giorgio Ambrosoli

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“La politica non è fatta solo di idee e programmi, ma anche di passioni, ossia di motivazioni coinvolgenti e mobilitanti che spingono gli individui in determinate direzioni, mantenendo coese le comunità umane”

Giorgio AmbrosoliSono parole di Remo Bodei che nel suo saggio Passioni politiche identifica quelle moderne con tre colori: il rosso, il nero e il grigio. Quest’ultima la descrive così: “Esistono infine le ‘passioni grige’, moderate, non militanti, tipiche di una certa tradizione borghese, il cui eroe può essere identificato con l’avvocato Giorgio Ambrosoli, incaricato di liquidare la Banca Privata di Michele Sindona. Esse consistono nell’onestà, nell’onore, nel rispetto di se stessi e degli altri, nel fare bene il proprio lavoro, nel non accettare né la corruzione né l’intimidazione, anche quando si è minacciati di morte (in effetti Ambrosoli fu assassinato da un sicario di Michele Sindona).”

Il coraggio della libertà

È probabile che Giorgio Ambrosoli si sarebbe riconosciuto in questa descrizione di uomo politico. Lui stesso in una lettera alla moglie disse: “Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.), le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese…

Ma tra tutti i valori citati da Bodei manca quello che forse identifica maggiormente Ambrosoli: quello della propria libertà . Lo ricorda il figlio Umberto in un recente libro Qualunque cosa succeda: “ Credo che mio padre lasci più di ogni altro esempio, quello di un uomo capace di affermare la propria libertà. Con se stesso, rimanendo coerente al proprio pensiero, alle proprie convinzioni. Con gli altri, quando ha respinto blandizie e ricatti, senza neanche cercare protezioni ‘politiche’, nella consapevolezza che anche quelle potevano avere un prezzo. È stato libero nel senso più completo del termine, quello che induce la consapevolezza del proprio ruolo. Non istituzionale di commissario liquidatore, ma di uomo, di marito, di padre, di cittadino. [...] Papà è stato una persona come tante che ha saputo vivere e difendere i valori per lui prioritari. Può non essere un obiettivo facile, ma tutti noi possiamo darcelo, vivendo con responsabilità nei confronti di noi stessi e della società

Lettera alla moglie

Giorgio AmbrosoliÈ indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di far qualcosa per il Paese [...].” Così scriveva Giorgio Ambrosoli alla moglie quattro anni prima di essere assassinato. Dalla lettera emerge la consapevolezza dei rischi che correva per il suo lavoro.

Anna carissima,

è il 25.2.1975 e sono pronto per il deposito dello stato passivo della B.P.I. (Banca Privata Italiana n.d. r.) atto che ovviamente non soddisfarà molti e che è costato una bella fatica.

Non ho timori per me perché non vedo possibili altro che pressioni per farmi sostituire, ma è certo che faccende alla Verzotto e il fatto stesso di dover trattare con gente dì ogni colore e risma non tranquillizza affatto. È indubbio che, in ogni caso, pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di fare qualcosa per il paese.

Ricordi i giorni dell’Umi (Unione Monarchica Italiana n.d.r.) , le speranze mai realizzate di far politica per il paese e non per i partiti: ebbene, a quarant’anni, di colpo, ho fatto politica e in nome dello Stato e non per un partito. Con l’incarico, ho avuto in mano un potere enorme e discrezionale al massimo ed ho sempre operato – ne ho la piena coscienza – solo nell’interesse del paese, creandomi ovviamente solo nemici perché tutti quelli che hanno per mio merito avuto quanto loro spettava non sono certo riconoscenti perché credono di aver avuto solo quello che a loro spettava: ed hanno ragione, anche se, non fossi stato io, avrebbero recuperato i loro averi parecchi mesi dopo.

I nemici comunque non aiutano, e cercheranno in ogni modo di farmi scivolare su qualche fesseria, e purtroppo, quando devi firmare centinaia di lettere al giorno, puoi anche firmare fesserie. Qualunque cosa succeda, comunque, tu sai che cosa devi fare e sono certo saprai fare benissimo. Dovrai tu allevare i ragazzi e crescerli nel rispetto di quei valori nei quali noi abbiamo creduto [... ] Abbiano coscienza dei loro doveri verso se stessi, verso la famiglia nel senso trascendente che io ho, verso il paese, si chiami Italia o si chiami Europa.

Riuscirai benissimo, ne sono certo, perché sei molto brava e perché i ragazzi sono uno meglio dell’altro [... ]

Sarà per te una vita dura, ma sei una ragazza talmente brava che te la caverai sempre e farai come sempre il tuo dovere costi quello che costi. Hai degli amici, Franco Marcellino, Giorgio Balzaretti, Ferdinando Tesi, Francesco Rosica, che ti potranno aiutare: sul piano economico non sarà facile. ma – a parte l’assicurazione vita – (…)

Giorgio

Hanno detto di lui:

Corrado Stajano“L’avvocato appartiene a tutti coloro che hanno a cuore i principi della legalità e del buon governo. Sarebbe stato facile, per lui, aver salva la vita: minuscoli cedimenti, qualche aggiustamento di rotta, abbozzare, seguire il verso del legno, qualche azione neppure visibile accompagnata da una piccola firma in calce a un foglio. All’esterno, tutto quanto avrebbe avuto l’apparenza di un atto dovuto. Solo che acconsentire agli aggiustamenti, alle mediazioni, al salvataggio della banca mandata in rovina da Sindona – più di cinquemila miliardi di lire di oggi – avrebbe significato violare la legge, far pagare il peso finanziario ai cittadini, i contribuenti italiani che Ambrosoli aveva il dovere di tutelare.”

da “L’uomo che non scendeva a compromessi“, Corrado Stajano.

Walter Veltroni

“Giorgio Ambrosoli è stato un uomo libero, che nella prova più difficile della sua vita [...] seppe mantenere «la sua dirittura, la sua passione per la legalità, il suo senso di giustizia». Un uomo che con il suo lavoro, interrotto da quegli spari la sera dell’11 luglio di trent’anni fa, stava dimostrando – sono parole di Umberto – che «è possibile anteporre il bene del Paese, il bene comune, agli interessi di parte e a quelli personali». Perché questo era ciò in cui credeva. Perché sentiva di agire in nome di un’Italia morale, civile, rispettosa della legge. Anche quando si trovò di fronte a un muro fatto di arroganza e di insofferenza ad ogni regola. Anche mentre si rendeva conto di quanto grande e perverso fosse l’intreccio tra affari, corruzione, interessi finanziari e cattiva politica. Giorgio Ambrosoli lo scoprì presto, questo intreccio. E fu immediatamente consapevole delle ostilità che si sarebbe attirato, dei rischi ai quali sarebbe andato incontro.”

da “L’eroica normalità di Ambrosoli“, Walter Veltroni, La Stampa.