Giano

La grande Vienna

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Raramente nella storia dell’umanità si è verificato – così come avvenne a Vienna tra la fine del XIX secolo e lo scoppio della prima guerra mondiale - che in uno spazio geografico e di tempo limitati si siano concentrate tante personalità che con le loro opere abbiano influenzato il modo di pensare, di vivere della loro e di future generazioni.
In questa città, che fu chiamata la Grande Vienna, si incrociò il vecchio e il nuovo: la fedeltà alla tradizione e l’arroganza delle secessioni tra le memorie di un passato in estinzione e grandi novità. Qui s’incontrarono S. Freud, A. Schönberg, A. Loos, O. Kokoschka, E. Mach, E. Musil, L. Wittgenstein, G. Mahler, G.Klimt, O. Wagner e tanti altri che avvertirono i segni del dissolvimento di un’epoca e contribuirono a rivoluzionare l’ architettura, la musica, la filosofia, la scienza, la medicina, la letteratura,   il teatro…
Vienna

uno scorcio di Vienna

La cultura che lì nacque è, o almeno sembra a tutta prima, la nostra stessa cultura ai suoi primi passi, ovvero il ‘modernismo’ dell’inizio del sec. XX.
Ma questa stessa “ricchezza culturale si è rivelata poi, il sintomo più eloquente di un tragico e grande disorientamento, quasi il preannunzio di quella crisi che con le due guerre mondiali porterà alla distruzione del primato, due volte millenario, dell’Europa sul resto del mondo”1.

Il declino dell’Austria, della civiltà asburgica, fu vissuta dai sudditi di Francesco Giuseppe con un misto di rassegnazione e incredulità. (segue)

La Rivoluzione intellettuale

Robert Musil nel XV capitolo (Rivoluzione intellettuale) del suo capolavoro “L’uomo senza qualità“, ambientato nella Vienna fin de siècle, analizza quel periodo in modo critico e nostalgico:

Wagner

Medallion Building di O.Wagner

“Dalla mentalità liscia come l’olio degli ultimi due decenni del diciannovesimo secolo era insorta improvvisamente in tutta Europa una febbre vivificante. Nessuno sapeva bene cosa stesse nascendo; nessuno avrebbe potuto dire se sarebbe stata una nuova arte, un uomo nuovo, una nuova morale o magari un nuovo ordinamento della società. Perciò ognuno ne diceva quel che voleva. Ma dappertutto si levavano uomini a combattere contro il passato. In ogni luogo compariva improvvisamente l’uomo che ci voleva; e, cosa assai importante, uomini pieni d’intraprendenza pratica s’incontravano con uomini pieni d’intraprendenza spirituale.

Gustav Mahler

Gustav Mahler

Fiorivano ingegni che prima erano stati soffocati o non avevano mai partecipato alla vita pubblica. Erano diversissimi tra loro e il contrasto tra i loro scopi non avrebbe potuto esser maggiore. Si amava il superuomo e si amava il sottouomo; si adorava il sole e la salute, e si adorava la fragilità delle fanciulle malate di consunzione; si professava il culto dell’eroe e il culto socialista dell’umanità; si era credenti e scettici, naturisti e raffinati; si sognavano antichi viali di castelli, parchi autunnali, peschiere di vetro, gemme preziose, hascisc, malattie, dèmoni, ma anche praterie, sconfinati orizzonti, fucine e laminatoi, lottatori ignudi, rivolte degli operai schiavi, primi progenitori dell’uomo, distruzione della società.

Egon Schiele

Autoritratto di Egon Schiele

Certo erano contraddizioni e gridi di guerra molto antitetici, ma avevano un afflato comune; chi avesse voluto scomporre e analizzare quel periodo avrebbe trovato un non senso, qualcosa come un circolo quadrato fatto di ferro ligneo, ma in realtà tutto era amalgamato e aveva un senso baluginante.
Quell’illusione , materializzata nella magica data della svolta del secolo, era così forte che gli uni si gettavano entusiasti sul secolo nuovo e ancora intatto, mentre gli altri si attardavano nel vecchio come in una casa dalla quale bisognava tuttavia traslocare, senza però che i due atteggiamenti apparissero molto diversi.”

Architettura Musica Pittura Letteratura Scienza Filosofia e Psicanalisi

Storia di una monarchia

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1799-1815 – Guerre Napoleoniche

Battaglia di AusterlitzIl generale Bonaparte, autoproclamatosi Imperatore nel 1804, sconfigge duramente gli austriaci a Marengo (1800) e ad Austerlitz (1805). Cade definitivamente il Sacro Romano Impero e nel 1806 Francesco I sale al trono col titolo di Imperatore d’Austria. (continua)

1815 – Congresso di Vienna

In seguito alla definitiva caduta di Napoleone, i rappresentanti delle grandi potenze a congresso a Vienna “restaurano” l’assetto dell’Europa e si uniscono nel “patto della Santa Alleanza” per mantenerlo e reprimere ogni tentativo di mutamento liberale e nazionale. (continua)

1848 – Moti del 1848

I moti del 1848L’Europa è scossa dalla rivoluzione liberale e democratica, a forte connotazione popolare: a Vienna molti studenti si ribellano e assediano l’Hofburg, residenza degli Asburgo. La città viene liberata con l’ausilio dell’esercito Russo. (continua)

1848-1866 – Le guerre d’Indipendenza

SolferinoL’ Italia attraverso le alleanze con la Francia, durante la seconda guerra d’indipendenza, e con la Prussia, durante la terza guerra, ottiene dall’Austria la Lombardia e poi il Veneto. Nel 1866 gli Austriaci sono duramente sconfitti dai Prussiani, a Sodowa. (continua)

1882 – Triplice Alleanza

Triplice AlleanzaLa Triplice alleanza venne stipulata da Germania, Austria-Ungheria e Italia nel 1882: fu un patto di carattere difensivo, che durò trentadue anni e dopo notevoli tensioni venne rotta dall’entrata in guerra dell’Italia a fianco della triplice intesa. (continua)

1914 – Prima guerra mondiale

Prima guerra mondialeL’uccisione di Francesco Ferdinando, principe ereditario al trono dell’Impero d’Austria-Ungheria, avveniva il 28 Giugno per mano del rivoluzionario Serbo Gavrilo Princip e dava inizio alla Prima guerra mondiale. (continua)

La famiglia Imperiale

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La famiglia imperiale

Francesco Giuseppe

Francesco Giuseppe

Regnò ininterrottamente dal 1848 al 1916. Il suo fu uno dei più lunghi regni che la storia ricordi. Monarca autoritario e patriarcale di stile feudale, governò l’immenso territorio seguendo il principio di continuazione e di conservazione degli Asburgo, secondo il quale tutto doveva e poteva rimanere così com’era. Ma le idee impetuose e immature del secolo XIX, le aspirazioni ad una società ideale, alla fine travolsero la sua dinastia. Uomo introverso, dedicò la vita al suo lavoro di imperatore come un ligio funzionario della sua amministrazione. Ebbe una vita familiare non felice costellata da morti violenti dei suoi familiari, tra cui la moglie Elisabetta e del figlio Rodolfo erede al trono.(segue)

Elisabetta Eugenia Amalia

Principessa Sissi

Sposò giovanissima Francesco Giuseppe I diventando così imperatrice d’Austria, regina apostolica d’Ungheria e regina di Boemia e di Croazia. Il loro matrimonio fu considerato dai contemporanei, all’inizio, e poi più di un secolo dopo nella ricostruzione cinematografica, come una favola felice. In realtà l’ unione fu molto difficile a causa dei loro caratteri profondamente diversi. Elisabetta donna dalla spiccatissima personalità, eccentrica e vitale, mal sopportava vita di corte rigida l’incomprensione del marito la manifesta ostilità della suocera Sofia. La misteriosa morte del figlio Rodolfo fu un terribile colpo che accrebbe la sua solitudine e le procurò continue crisi di depressione. Nel 1898, mentre passeggiava sul lungolago di Ginevra per imbarcarsi su un battello venne uccisa da una stilettata dell’anarchico italiano Luigi Lucheni. (segue)

Rodolfo

Rodolfo d'Asburgo

La mattina del 30 gennaio 1889 l’arciduca Rodolfo, principe ereditario d’Austria-Ungheria fu trovato morto nel suo castello di caccia a Mayerling. Nelle prime ore successive si parlò di un incidente di caccia o di un improvviso accesso cardiaco; ma subito dopo fu annunciato ufficialmente che l’arciduca si era ucciso “in un momento di alienazione mentale”. Passò invece più tempo senza che si risapesse di un altro suicidio (vero o presunto) nello stesso luogo e nella stessa notte, anche se il segreto, evadendo dalle cautele della polizia e della censura , corse fin da principio a suo piacere per le strade. La compagna di morte dell’arciduca Rodolfo era la giovane baronessina Mary Vétzera. (…) Oscura di per sé la tragedia di Mayerling fu poi oscurata da numerosi interessi passionali e politici . E ancor oggi, nonostante le molte rivelazioni di questi ultimi anni, non si è formata una opinione concorde. (segue)

Ferdinando Massimiliano

Esecuzione di Massimiliano di Edouard Manet

Morì fuciltato a Querétaro (Messico) col titolo di Massimiliano I del Messico. Fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, nel febbraio 1857  fu nominato viceré del Lombardo-Veneto, in sostituzione del vecchio feldmaresciallo Radetzky. Sotto il suo governo perse la guerra con il Regno di Sardegna in conseguenza della quale all’Austria vennero sottratte Parma, Modena, Toscana, Bologna e, l’anno dopo, le Marche e l’Umbria. Nel 1859 fu congedato. Con la moglie Carlotta si ritirò a vita privata soggiornando principalmente a Trieste dove fecero costruire il Castello di Miramare. Nel 1863 accettò la corona di Imperatore del Messico offertagli dai monarchici di quel paese che avevano l’obiettivo di instaurare una monarchia moderata. Questa sua scelta comportò da parte di Ferdinando la perdita di tutti i titoli che a lui competevano presso la casa regnante austriaca. Nel 1867 dopo essere stato sconfitto dalle forze liberali fedeli al deposto presidente Benito Juárez fu condannato a morte e ucciso.(segue)

Francesco Ferdinando

Assassinio di Francesco Ferdinando

L’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico da parte di Gavrilo Princip il 28 giugno 1914 a Sarajevo, fu la causa scatenante della dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, che portò allo scoppio della prima guerra mondiale. L’arciduca fu vittima di un esasperato odio nazionalista. Politicamente in Austria si contrapponevano due contrastanti tesi. La prima considerava la conservazione dell’Austria- Ungheria come conglomerato di diverse nazionalità che, compatte e chiuse verso l’esterno, avrebbero dovuto trovare la loro prosperità. La seconda pretendeva la formazione di stati nazionali autonomi e separati che si sarebbero costituiti impadronendosi dei territori comuni. L’attentato di Serajevo portò queste due tesi e le forze che le sostenevano, che si scontravano da decenni, ad un punto di rottura, ed innescò il conflitto. Si disse che Francesco Ferdinando fu la prima vittima della guerra mondiale. (segue)

Carlo I

carloFu l’ultimo imperatore d’Austria, re d’Ungheria e Boemia. Successe a Francesco Giuseppe nel 1916 e potè così assistere alla disfatta dell’impero nella guerra mondiale e al disfacimento della dinastia degli Asburgo. Dopo la guerra fu esiliato a Madera dove lo seguì la moglie italiana principessa Zita di Borbone-Parma dove morì di polmonite a soli 34 anni. Si chiudeva così la parabola di una monarchia e di una famiglia che aveva dominato la scesa politica europea per secoli e che negli ultimi decenni si era trovata nel turbinio di un cambiamento epocale che l’aveva travolta decretandone la decadenza e la tragedia dei suoi componenti. 87 anni dopo la morte, nel 2004, l’imperatoreche Carlo, cattolico osservante, fu proclamato beato da Karol Wojtyla. (segue)

Adolf Loos (1870-1933)

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Adolf Loos

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Loos Cafè Museum

Café Museum, Vienna

Nasce a Brno, Moravia nel 1870. La sua opera ha lasciato un’impronta decisiva nella formazione del razionalismo europeo e, in genere, del gusto architettonico moderno. 

Adolf Loos e ignoto seduti nella filiale Knize a Parigi, 1927

Adolf Loos e ignoto seduti nella filiale Knize a Parigi, 1927

Dopo gli studi al Politecnico di Dresda, nel 1893 si recò negli Stati Uniti, dove conobbe le opere della scuola di Chicago. Nel 1896 si stabilì a Vienna, stringendo rapporti di amicizia con alcuni protagonisti delle avanguardie artistiche europee (Berg, Scönberg, Kokoshka), ma entrando contemporaneamente in polemica con la Secessione, da lui considerata la rappresentazione di un gusto ormai superato e avulso dalla realtà contemporanea.

L’architettura ha per Loos carattere eminentemente pratico, e come tale non può essere arte: di qui la necessità di fare uso delle tecniche più avanzate e di eliminare ogni decorazione inutile.
 (1908; Ornamento e delitto) è il titolo polemico di un suo scritto. Del 1903 è il suo primo edificio, la villa Karma a Montreux, caratterizzata dall’estrema semplificazione delle superfici e dal rigoroso studio volumetrico. Del 1910 sono la villa Steiner e la casa sulla Michaelerplatz a Vienna; del 1912 la casa Scheu, pure a Vienna, dove per la prima volta fu realizzata una copertura piana a terrazza. 

Casa Moller, Vienna

Casa Moller, Vienna

Ornament und Verbrechen (1908; Ornamento e delitto) è il titolo polemico di un suo scritto. Del 1903 è il suo primo edificio, la villa Karma a Montreux, caratterizzata dall’estrema semplificazione delle superfici e dal rigoroso studio volumetrico. Del 1910 sono la villa Steiner e la casa sulla Michaelerplatz a Vienna; del 1912 la casa Scheu, pure a Vienna, dove per la prima volta fu realizzata una copertura piana a terrazza.

Nel 1923 (l’anno precedente era stato nominato architetto capo del comune di Vienna) costruì a Parigi la casa di Tristan Tzara, dove il gioco volumetrico raggiunge un’estrema complessità.

Manifesto per la conferenza Mein Haus am Michaelerplatz, 11 dicembre 1911

Manifesto per la conferenza Mein Haus am Michaelerplatz, 11 dicembre 1911

Le sue ultime opere (casa Moller a Vienna, casa Müller a Praga) sono sempre più essenziali spazialmente, mentre, nell’abolizione di ogni sovrastruttura decorativa, tutto è lasciato alla qualità dei materiali e delle finiture. Muore -a Kalksburg, Vienna nel 1933
Da: www.sapere.it
 

  
Bibliografia:

  • Adolf Loos 1870-1933. Architetto, critico, dandy. Koeln, Taschen, 2004.
  • Adolf Loos (1870-1933) / Architettura, utilità e decoro. Electa, 2006.
  • Adolf Loos: opere e progetti. Skira, 2007.
  • Adolf Loos. Architettura e civilizzazione. Electa, 2008.

La fine di un epoca

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il bacio

Il bacio, Gustav Klimt

Il declino dell’Austria, della civiltà asburgica, fu vissuta dai sudditi di Francesco Giuseppe con un misto di rassegnazione e incredulità. Avvertirono la fine dell’impero e il crollo di un mondo e dei suoi valori nei quali credevano da generazioni e che li avevano protetti e resi sicuri sotto l’ala protettrice del loro imperatore. 

operetta di Franz Lehar

operetta di Franz Lehar

“Al giorno d’oggi – scriverà, qualche tempo dopo, J. Roth nel romanzo La Marcia di Radetzsky - i concetti di onorabilità sociale familiare e personale sono residui come talvolta ci sembra, di leggende puerili e indegne di fede. A quel tempo invece la notizia della morte del suo unico figlio avrebbe scosso un capitano distrettuale austriaco meno di quella di un atto disonorevole compiuto dal medesimo”. Ma l’atmosfera che si respirava, nella Felix Austria della borghesia e aristocrazia, non era quella che precede la catastrofe, di cui non si aveva consapevolezza, ma per molti aspetti frivola e operettistica, raccontata, amplificata e tramandata attraverso “la narrativa, il teatro la musica che crearono il volto sfumato e inconfondibile della Vienna dei valzer, degli amori facili e sentimentali, e del piacere di esistere: una belle époque meno sfrenata ma più danzante e sorridente di quella parigina.” 2

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(Rosenkavalier-Walzer, R.Strauss)

 

 

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Triplice Alleanza (1882-1912)

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Triplice AlleanzaLa Triplice alleanza venne stipulata da Germania, Austria-Ungheria e Italia nel 1882: fu un patto di carattere difensivo. L’avvicinamento tra Italia e Austria, nemici storici, avvenne quando re Umberto con la moglie Margherita fecero visita all’imperatore Francesco Giuseppe e la moglie Elisabetta di Baviera: l’Italia in quel momento voleva contrastare l’espansionismo francese, che in Africa le aveva sottratto la colonia tunisina; la Germania, per volontà del lungimirante cancelliere Bismark, allo stesso tempo voleva contrastare la Russia e la Francia.

L’accordo prevedeva:

• soccorso da parte di Germania e Austria all’Italia nel caso questa fosse attaccata dalla Francia
• soccorso da parte delle altre due nel caso una delle contraenti fosse attaccata da due o più potenze nemiche
•assicurazione di neutralità benevola da parte delle altre due nel caso una delle potenze firmatarie si fosse trovata, minacciata, a provocare essa stessa una guerra.

L’alleanza venne rinnovata per ben cinque volte (nel 1887, 1891, 1902, 1908 e nel 1912) ma allo scoppio della Grande Guerra venne rotta definitivamente: l’Italia, rispettando gli articoli del patto, non intervenne in favore dell’Austria, che aveva attaccato la Serbia (non aveva quindi subito un attacco), e aveva concordato con Francia e Inghilterra (Patto di Londra, 1915) la restituzione dei territori contesi all’Austria (il Trentino e Trieste su tutti).

Scoppio della Grande Guerra (1914)

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TrinceaL’uccisione di Francesco Ferdinando, principe ereditario al trono dell’Impero d’Austria-Ungheria, avveniva il 28 Giugno del 1914 per mano dello studente Serbo Gavrilo Princip. Questi agiva molto probabilmente per conto della società segreta “Mano nera” che aspirava alla riunione di tutti i popoli slavi in un’unica nazione. La Serbia, sotto la protezione della Russia che contendeva all’Austria il predominio sui Balcani, era invece sotto il ferreo governo austriaco che non voleva concederle alcuna autonomia. Così il meccanismo delle alleanze si metteva in funzione e l’Austria dichiarando guerra alla Serbia veniva affiancata dalla Germania, e la Serbia, attaccata, veniva difesa dalla Russia, che a sua volta chiamava in causa la Francia e l’Inghilterra. Un anno dopo, nel 1915, l’Italia, con Il patto di Londra, poneva fine alla triplice alleanza e si schierava a fianco delle triplice Intesa.

Rodolfo d'Asburgo-Lorena (1858 –1889)

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Rodolfo d'Asburgo















Unico figlio maschio di Elisabetta e Francesco Giuseppe, fu una delle figure più chiacchierate e più sfortunate della Casa d’Asburgo, destinato a succere al padre sul trono dell’Impero d’Austria-Ungheria. Morì suicida con la sua amante Maria Vetsera a Mayerling il 30 gennaio del 1889. Aveva trenta anni ed era sposato da sei anni con la principessa Stefania di Belgio con la quale aveva avuto anche una figlia.

Inizialmente la corte di Vienna cercò disperatamente di nascondere le tragiche ed imbarazzanti circostanze della morte del figlio dell’imperatore e diffuse subito la versione che un attacco di cuore avesse stroncato Rodolfo: la povera baronessa Vetsera non venne neppure menzionata e il suo corpo seppellito segretamente.

I veri motivi di questo doppio suicidio non sono stati mai chiariti e probabilmente affondano in ragioni complicate psicologiche, familiari e politiche. Tra queste ultime quella secondo la quale Rodolfo aveva un piano segreto per diventare re dell’Ungheria il che, se è vero, sicuramente fece precipitare la situazione. Ma la verità venne presto alla luce e da allora quella tragedia divenne quasi un mito, provocando non solo una serie di fantasiose teorie sui motivi del suicidio, ma anche un fiume di libri, film e addirittura di musical che girano intorno alla triste fine di Rodolfo (l’ultimo é il film per la TV italiana del 2007 con Klaus Maria Brandauer dal titolo “Il destino di un principe”) . L’infanzia e l’adolescenza di Rodolfo non furono felici. Il terzo figlio di Elisabetta e Francesco Giuseppe primo ed unico maschio erede al trono era un bambino precoce con una straordinaria intelligenza e sensibilità, ma con una salute precaria. Il suo isolamento in famiglia, la rigida severità e l’immobilismo del pur amato padre, il disinteresse della madre Elisabetta che continuava a non occuparsi di lui e che in fondo non sapeva nulla di quello che pensava il figlio, l’impossibilità di fare politica attivamente, la paura del suo stesso ruolo di futuro imperatore, in cui sarebbe stato circondato da persone che lo odiavano e che lui odiava – tutto questo accentuò anche la sua labilità psichica. Su queste basi la tesi del suicidio “in un momoento di alienazione mentale” trovò nell’opinione pubblica facile presa.

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Sigmund Freud

Sigmund FreudNeurologo, psicoanalista e filosofo austriaco. Ebreo proveniente dalla Galizia, si trasferì a Vienna nel 1860 a causa di sconvolgimenti politici ed economici.
Dopo la laurea si recò in Inghilterra e successivamente lavorò in un laboratorio di zoologia diretto da Carl Claus a Vienna. Fu qui che prese contatto con il darwinismo. In seguito, assieme ad Ernst Wilhelm von Brücke, nell’Istituto di Fisiologia, condusse importanti ricerche nel campo della neuro-istologia. (segue)

Ludwig Joseph Johann Wittgenstein

Ludwig WittengsteinNacque a Vienna il 26 aprile 1889, ottavo e ultimo figlio di una ricca e colta famiglia di origine ebraica, posta al centro della vita culturale viennese. Suo padre era protestante e la madre cattolica. Ludwig, come gli altri suoi fratelli, fu battezzato nella Chiesa cattolica e ricevette una prima istruzione religiosa in famiglia, anche se alquanto superficiale e priva di modelli di riferimento sul piano di una pratica non formale della religione. Fu sempre alla ricerca di una qualche fede, che potesse dare senso e valore alla sua vita; (segue)

 

 

 

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Nostalgia e crisi esistenziale

Il ricordo nostalgico, trasfigurato e poetico di un mondo che fu, caratterizza gran parte della letteratura austriaca di fine secolo. Questa “è tutta viennese, ed esprime nella sua intima sostanza soltanto la crisi morale ed artistica della capitale austriaca, mentre nel primo quindicennio del secolo si presentarono alla ribalta letteraria tre grandissimi austriaci: Rilke, Trakl e Kafka che non devono nulla all’ambiente culturale di Vienna ma si formarono nella periferia austriaca.(…) Per quanto diversissimi in tutto, i tre scrittori hanno in comune questo: che in essi la crisi austriaca si potenzia tanto da diventare crisi dell’europa centrorientale, anzi crisi dell’esistenza in sé, anticipazione di quello che sarà la crisi esistenzialistica.” 1

Arthur Schnitzler

Arthur SchnitzlerNasce a Vienna il 15 Maggio 1862. Il padre, professore universitario e direttore del Policlinico, avvia il figlio agli studi medici. Schnitzler si laurea in medicina nel 1885 e inizia la pratica nell’Imperialregio Ospedale di Vienna. Contemporaneamente si dedica alla scrittura di poesie e novelle, ma solo dopo la morte del padre decide di abbandonare definitivamente la medicina. (segue)

 

Hugo von Hofmannsthal

Hugo von HofmanstalhDopo aver compiuto studi giuridici e, successivamente, di filologia romanza e filosofia, si dedicò alla poesia e al dramma. Giunse alla notorietà molto presto e altrettanto precocemente, in seguito ad una profonda crisi creativa, si allontanò dalla poesia e dal lirismo delle prime opere per dedicarsi interamente al teatro. (segue)

 

 Franz Werfel

Franz WerfelContemporaneo e collega di altri intellettuali ebrei e autori come Franz Kafka, Max Brod e Martin Buber, si sposò nel 1929 con Alma Schindler, vedova del compositore Gustav Mahler, che per lui divorziò dall’architetto Walter Gropius. La fama letteraria gli venne nel 1933 con la pubblicazione de “I quaranta giorni del Mussa Dagh”, vero e proprio racconto epico della resistenza armena e del genocidio di quel popolo ad opera dei Turchi. (segue)

Joseph Roth

Joseph RothNato a Schwabenhof  (vicino Brody, Galizia orientale) nel 1894 (morto a Parigi nel 1939), di famiglia ebraica, studiò germanistica e filosofia a Vienna dove conobbe Karl Kraus. Partecipò volontario alla prima guerra mondiale, cadde prigioniero dei russi. Dopo queste amare esperienze si diede a una intelligente ma disordinata attività giornalistica a Vienna, Berlin, Francoforte. Emigrò nel 1933. Morì consumato dall’alcool.  (segue)

 

Robert Musil

Robert MusilNato a Klagenfurt nel 1880 (morto a Ginevra nel 1942), figlio di un ingegnere chiamato nel 1890 a insegnare al Politecnico di Brünn (Brno), compì qui gli studi liceali, nel collegio militare di Mährisch- Weisskirchen (scena del suo primo breve romanzo) dove aveva studiato anche Rilke. Nel 1901 diventò ingegnere meccanico e per sei mesi fu assistente volontario al Politecnico di Stoccarda. Nel 1904 si trasferì a Berlino, dove seguì corsi di filosofia e psicologia sperimentale, laureandosi nel 1908 con una tesi su Mach. (segue)

Karl Kraus

Karl KrausÈ stato uno scrittore, giornalista e autore satirico austriaco. Autore satirico, saggista, aforista, commediografo e poeta, viene generalmente considerato uno dei principali autori satirici di lingua tedesca del XX secolo ed è noto specialmente per le sue critiche . Kraus naque in una ricca famiglia ebraica, da Jakob Kraus, un fabbricante di carta e da sua moglie Ernestine Kantor, a Jičín, in Boemia, oggi nella Repubblica Ceca. La famiglia si trasferì a Vienna, in Austria nel 1877.  (segue)

 

 

 

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La musica atonale e l’operetta

Ancor più che nelle altre arti il cambiamento operato dai musicisti austriaci fu un terremoto. Essi produssero “la distruzione del principio della tonalità su cui da vari secoli si fondava la musica europea e che sembrava presupposto imprescindibile e quasi essenza della musica moderna. […] Era inevitabile che la musica atonale fosse sentita come antimusica e veramente essa si proponeva di produrre lo choc di abolire qualsiasi forma tradizionale di bellezza o armonia per dare un protocollo dell’orrore e della desolazione regnanti nell’anima del tutto alienata dell’uomo moderno” 1. Ma a Vienna e nelle altre città dell’impero era l’operetta che trionfava nei teatri. La frivola banalità dei libretti, la musica gaia e allegra venata di malinconia, facilmente orecchiabile e superficiale, rispondeva al bisogno di evasione di un popolo che non vuole prendere coscienza e risolvere le contraddizioni nelle quali si agita e che lo porteranno inevitabilmente alla catastrofe.

 

Franz Schubert

Franz ShubertStudiò a Vienna, allo Stadtkonvikt (1808-13) e, dal 1812, per circa 5 anni fu anche allievo di Antonio Salieri. Già a questo periodo risalgono testimonianze compositive di rilievo e, nel campo del Lied, anche qualche capolavoro. Schubert fu tuttavia costretto a iniziare nel 1814 l’attività di maestro di scuola nella sede dove già insegnava il padre. Nel 1818 la lasciò per divenire maestro di musica delle figlie del conte Johann Karl Esterházy; in seguito ebbe l’aiuto di diversi amici, tra cui J. Mayrhofer, il baritono J. M. Vogl (primo interprete di molti suoi Lieder), F. von Schober, J. Sonnleithner, (segue)

Gustav Mahler 

Gustav MahlerFiglio di un commerciante ebreo di modeste risorse economiche, si dedicò presto al pianoforte e concluse l’educazione musicale al conservatorio di Vienna nel 1878. Nel 1880 iniziò la carriera di direttore d’orchestra, che svolse con crescente successo a Hall, Lubiana, Kassel, Praga, Lipsia (1886-88), Budapest (1888-91), Amburgo (1891-97) e che culminò nella nomina a direttore dell’Opera di Vienna (1897), la massima carica nella vita musicale dell’impero austroungarico. (segue)

Arnold Schoenberg

Arnold Schoemberg

Nasce nel 1874 a Vienna. Figlio di un commerciante di origine ebraica, inizia i suoi studi musicali in maniera praticamente autonoma, aiutato dalla madre. È del 1899 uno dei suoi brani più famosi, Verklärte Nacht op.4 Notte trasfigurata. Nella quale esasperò il cromatismo del Tristan di Wagner che rappresenta storicamente il primo passo decisivo verso la riduzione del principio della tonalità e diede un consapevole addio a tutto il passato della musica e nello stesso tempo al passato di Vienna. (segue)

Franz Lehar

Franz LeharFiglio di un direttore di banda dell’esercito, studiò violino e composizione a Praga e, dopo alcune esperienze nell’ambito del teatro musicale, abbracciò la professione paterna. Fu a Losoncz, Pola, Trieste, Budapest, infine a Vienna, dove diede nel 1903 le dimissioni dall’esercito, dedicandosi completamente alla composizione. Il successo della Vedova allegra (1905), che impose l’operetta viennese all’attenzione mondiale, aprì nella sua carriera un periodo assai fecondo e ricco di successi. (segue)

 

 

 

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Dal Classicismo all’architettura moderna.

Il panorama dell’architettura viennese, tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, è caratterizzato da un continuo rinnovamento di stili e concezioni formali e tecniche, che non solo ne rivoluzionano il linguaggio ma trasformano lo stesso mestiere dell’architetto che si occupa non solo di costruire edifici, ma di arredamento casalingo, dell’ambiente e dell’arredo urbano, di pubblicità: con un termine moderno potremmo dire che egli assume anche il ruolo di designer.

I punti di partenza e di arrivo di questo percorso possono essere identificati in Otto Wagner -che dagli esordi classicisti delle sue opere giungerà poi ad aderire e assumere un ruolo di primo piano nella Secessione Viennese- e Adolf Loos che contesterà l’Art Nouveau dai suoi inizi decorativi e floreali fino agli sviluppi secessionisti e darà un contributo fondamentale alla ricerca architettonica moderna.

Otto Wagner

WagnerFiglio di Susanne Helferstoffer-Hueber e di Rudolf Simeon, notaio presso la corte ungherese, nasce il 13 luglio 1841 a Penzing, sobborgo occidentale di Vienna.

Impegnato anche nell’ambito delle competizioni progettuali, nel 1863 partecipa al concorso per la borsa di Vienna e, del 1867, è la prima disputa per il duomo di Berlino fino alla partecipazione al concorso del 1892 per il piano regolatore di Vienna, ottenendo il primo premio ex-equo con il tedesco Josef Stübben. (segue)

Joseph Olbrich

Olbrich

Studiò a Vienna dapprima presso la Scuola di Arti e Mestieri, fra il 1882 e il 1886, quindi all’Accademia di Belle Arti, dal 1890 al 1893, anno in cui passò a lavorare nello studio dell’architetto Otto Wagner, suo professore in Accademia. Ma per la contemporanea aggiudicazione del Premio Roma, si recò in Italia e nel Nord Africa per un viaggio formativo, per poi riprendere nel 1894 la sua attività presso Wagner. (segue)

 

Adolf Loos

Adolf LoosNasce a Brno, Moravia nel 1870. La sua opera ha lasciato un’impronta decisiva nella formazione del razionalismo europeo e, in genere, del gusto architettonico moderno. Dopo gli studi al Politecnico di Dresda, nel 1893 si recò negli Stati Uniti, dove conobbe le opere della scuola di Chicago. Nel 1896 si stabilì a Vienna, stringendo rapporti di amicizia con alcuni protagonisti delle avanguardie artistiche europee (Berg, Scönberg, Kokoshka), (segue)

Josef Hoffmann

Josef HoffmannNasce nel 1870 e studia architettura con Otto Wagner a Vienna. Esponente della Secessione Viennese, collabora alla rivista Ver Sacrum. Fu anche un decoratore; nel 1903 fondò la Wiener Werkstãtte, centro di attività nel campo della decorazione. Tra il 1904 e il 1906 progettò il sanatorio di Purkersdorf, assistito da Gustav Klimt, in cui operò una riduzione dei muri a sottili superfici piane.. (segue)

 

Walter Gropius

Walter GropiusNasce a Berlino nel 1883 e muore a Boston nel 1969. Studia architettura a Monaco (1903) e a Berlino (1905-1907). Dal 1908 al 1910 collabora nello studio di Peter Behrens, dopo di che apre un proprio studio di architettura a Berlino. Da allora, e fino al 1925, lavora in collaborazione con Adolf Meyer. Nel 1911 progetta e realizza la fabbrica Fagus ad Alfeld, dove sono presenti innovazioni formali: con il vetro e l’acciaio sentiti come “privi di essenza” (Gropius) diede all’edificio una corporeità compatta e nello stesso tempo trasparente. (segue)

 

 

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Il congresso di Vienna (1815)

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Congresso di ViennaTra l’ottobre del 1814 e il giugno del 1815 veniva convocato un congresso nella capitale dell’Impero d’Austria per ristabilire l’assetto territoriale e la legittimità dei sovrani in seguito alle guerre napoleoniche. Presidente del congresso era il cancelliere austriaco Klemens von Metternich. Tra i protagonisti ricordiamo lo zar Alessandro I, il diplomatico francese de Talleyrand, l’inglese duca di Wellington, il prussiano von Hardenberg.

Erano ristabiliti i confini francesi al 1792, e una serie di compensazioni territoriali rafforzavano le potenze centrali d’Europa; i Savoia riprendevano in mano il Regno di Sardegna, a cui aggiungevano la Repubblica di Genova; l’Austria-Ungheria acquisiva la Repubblica di Venezia (e i suoi possedimenti adriatici) che veniva inserita nel Regno del Lombardo-Veneto, sotto il governo di un vicerè austriaco; inoltre poneva la propria influenza sul Ducato di Parma, governato da Maria Luisa d’Austria, sul Granducato di Toscana, controllato da Ferdinando III di Lorena, fratello dell’Imperatore e sul Ducato di Modena e Reggio, retto da Francesco IV di Asburgo-Este.

L'Europa dopo il congresso di Vienna

L'Europa dopo il congresso di Vienna

I moti del 1848

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I moti del 1848Come nel resto d’Europa, anche in Austria nel 1848 si sentivano le conseguenze della crisi economica, causata dagli scarsi raccolti. Inoltre l’Impero austro-ungarico soffiriva il precario equilibrio esistente tra le diverse nazionalità che lo componevano. Ungheresi, Italiani, Cechi, Croati, Serbi mal sopportavano la coesistenza con gli Austriaci. Proprio nel Lombardo-Veneto scoppiavano le ribellioni più accese, così che il Feldmaresciallo Radetsky, che già aveva combattuto contro Napoleone, sedava i moti e ristabiliva l’ordine a Milano (dove c’erano state le famose cinque giornate) e nel Veneto, dove era sorta una temporanea Repubblica di Venezia.

A Vienna gli studenti universitari, chiedendo una nuova costituzione più liberale, assediavano la Hofburg, sede degli Asburgo, e costringevano la famiglia Imperiale a rifugiarsi ad Innsbruck. I ribelli avevano in mano la città che solo con l’assedio dall’esercito russo e con l’ausilio di 200 cannoni riusciva a metterli in fuga. Allo stesso tempo in Ungheria veniva dichiarata l’indipendenza, costringendo così il neo Imperatore Francesco Giuseppe a chiedere in aiuto l’intervento dello zar di Russia Nicola I che sconfiggeva, insieme all’esercito Austriaco, gli Ungheresi e ristabiliva la pace nell’Impero.

 

Le cinque giornate di Milano dipinte da Baldassarre Verazzi

Le cinque giornate di Milano dipinte da Baldassarre Verazzi

Guerre napoleoniche

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È il 1799: Napoleone Bonaparte sale al potere. Da questa data si è soliti far iniziare le cosiddette Guerre napoleoniche che opposero la Francia post-rivoluzionaria a varie coalizioni europee che tentarono in ogni modo di bloccarne l’espansione. Già negli anni precedenti (1795) la Francia aveva occupato il Belgio, l’Olanda e la Renania e il generale Bonaparte, non ancora Imperatore, su ordine del Direttorio rivoluzionario, aveva sconfitto l’Austria durante la Campagna d’Italia e, con il Trattato di Campoformio (1797), creava delle repubbliche satelliti sulla penisola (Repubblica Cisalpina, Ligure e Romana) che gli avevano garantito un notevole prestigio personale, scalfito solo in minima parte dalla sconfitta di Abukir (Egitto, 1798) per opera dell’ammiraglio inglese Nelson.

Nel 1800, in risposta a un’offensiva Austro-Russa che aveva riconquistato Milano e Torino, il primo console francese sconfiggeva gli Austriaci a Marengo e ampliava la restaurata Repubblica Cisalpina con il Ducato di Parma, di Modena e col Granducato di Toscana.

Battaglia di AusterlitzAutoproclamatosi Imperatore (1804), Napoleone veniva prima sconfitto a Trafalgar (1805) dallo stesso Nelson, e poi infliggeva una nuova pesante sconfitta all’esercito Austro-Russo (Austerlitz, 1805), che, arresosi, cedeva alla Francia il Veneto, l’Istria e la Dalmazia annessi al neo costituito Regno d’Italia. Nel 1806 costituiva la Confederazione del Reno che riuniva tutti gli stati tedeschi con l’esclusione di Austria, Prussia, Brunswick e Assia. La nascita della Confederazione sanciva la fine del Sacro romano impero. Sul trono austriaco saliva Francesco I col quale sorgeva l’Impero d’Austria.

L’avanzata di Napoleone sembrava proseguire senza ostacoli dopo le vittorie (1806) a Jena, contro la Prussia, e a Friedland, contro la Russia.Tuttavia la dominazione Francese sull’Europa doveva fare i conti con le resistenze dello zar Alessandro I e degli inglesi che gli impartivano delle pesanti sconfitte (1813) a Dresda e Lipsia, che costringevano l’Imperatore a ritirarsi dai territori tedeschi e a subire perfino l’invasione di Parigi (1814) ad opera della coalizione, a cui si era aggiunta la mai doma Austria. Confinato all’isola d’Elba, Napoleone riprendeva il comando delle sue truppe per l’ultima volta a Waterloo(1815), in Belgio, quando veniva sconfitto definitivamente ed esiliato a Sant’Elena, dove moriva nel 1821.

Napoleone combatte ad Austerlitz

Guerre d'indipendenza italiana

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Napoleone a SolferinoA monte della prima guerra d’indipendenza italiana ci sono i moti rivoluzionari del 1848 che avevano spinto il Re di Savoia Carlo Alberto, insieme a volontari provenienti dagli altri regni della penisola, a marciare contro le truppe del maresciallo Radetsky che ripiegavano nei territori del cosiddetto quadrilatero (Legnago, Mantova, Pastrengo e Verona) in seguito alle sconfitte presso Goito e Pastrengo. La reazione austriaca non si faceva attendere così che le vittorie a Curtatone e Montanara prima, e a Custoza (Luglio 1848) e Novara poi (marzo 1849), segnavano la capitolazione del contingente italiano. La seconda guerra d’indipendenza (1859) fonda le proprie premesse con l’alleanza sabaudo-francese, stipulata da Cavour: gli accordi con l’Austria stipulati nel 1849, che prevedevano tra l’altro il disarmo completo del Regno di Sardegna, non avevano avuto seguito così Francesco Giuseppe non esitava, dopo l’invio di un ultimatum rispedito al mittente, ad occupare il Piemonte. Napoleone III, imperatore francese, assumeva il comando delle operazioni militari e sconfiggeva gli austriaci a Magenta e poi a Solferino e San Martino. Senza consultarsi con Cavour, Napoleone III, per paura di coinvolgere nel conflitto altre nazioni europee, stipulava l’armistizio di Villafranca, attraverso il quale la Lombardia, per via Francese, veniva ceduta alla Savoia

In seguito all’unificazione d’Italia (1861) Cavour si alleva segretamente con la Prussia, la quale, in caso di conflitto con l’Austria, le avrebbe ceduto il Veneto. La guerra Austro-Prussiana (1866) coincide quindi con la terza per l’indipendenza italiana: su un fronte le truppe di Francesco Giuseppe sbaragliavano quelle di Vittorio Emanuele a Lissa e Custoza, sull’altro venivano sconfitte duramente a Sodowa ed erano costrette a cedere il Veneto all’Italia e la regione dell’l'Holstein alla Prussia.

Francesco Giuseppe I d’Austria-Ungheria (1830-1916)

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Francesco Giuseppe
Regnò ininterrottamente dal 1848 al 1916. Il suo fu uno dei più lunghi regni che la storia ricordi. Nacque nel Castello di Schönbrunn a Vienna, figlio maggiore dell’Arciduca Francesco Carlo d’Asburgo-Lorena (figlio minore dell’Imperatore Francesco II d’Austria), e di sua moglie Sofia di Wittelsbach, Principessa di Baviera. Alla giovane età di tredici anni, Francesco Giuseppe intraprese la carriera militare e venne nominato colonnello. Da questo momento iniziò ad indossare quella caratteristica uniforme grigio-verde che lo contraddistinguerà in molti dei suoi ritratti ufficiali e di vita quotidiana. Il 2 dicembre 1848, a Olomouc, in seguito all’abdicazione dello zio Ferdinando e alla rinuncia di suo padre, Francesco Giuseppe, con il nome di Francesco Giuseppe I salì al trono imperiale austriaco.

Francesco Giuseppe D'AsburgoDa allora e per 68 anni Francesco Giuseppe mantenne un potere quasi assoluto sull’impero. Il 18 febbraio 1853, mentre stava passeggiando con il conte Maximilian Karl Lamoral O’Donnell, fu aggredito da un nazionalista ungherese che intendeva così vendicare le centinaia di martiri della rivolta magiara, impiccati nella città di Arad, nel settembre 1849. Monarca autoritario e patriarcale di stile feudale, governò l’immenso territorio seguendo il principio di continuazione e di conservazione degli Asburgo secondo il quale tutto doveva rimanere così com’era e tutto poteva rimanere così com’era. Nel 1854, approssimatosi il tempo delle sue nozze, per Francesco Giuseppe si prospettava uno dei più ricchi plateau delle migliori principesse delle alte corti europee: per lui erano stati proposti nomi come Elisabetta Francesca d’Asburgo-Lorena, Anna di Prussia o Sidonia di Sassonia.

Queste opportunità, effettivamente, avevano più che altro un carattere prettamente politico e come tale erano state suggerite dalla madre Sofia. L’Arciduchessa, vedendo l’essere sempre più restio dell’Imperatore al matrimonio, optò per una cugina prima di Francesco Giuseppe, Elena di Baviera, figlia maggiore di sua sorella e del duca Massimiliano in Baviera.

Il tentativo di assassinio di Francesco Giuseppe (1853)

Il tentativo di assassinio di Francesco Giuseppe (1853)

Ma il carattere imprevedibile e l’amore irrefrenabile di Francesco Giuseppe fecero ricadere, contro ogni previsione, la scelta sulla sorella sedicenne di Elena, Elisabetta (meglio conosciuta come Sissi ). Il 24 aprile 1854 nella chiesa degli agostiniani di Vienna Francesco sposò Elisabetta di Baviera.

Le idee impetuose e immature del secolo XIX, le aspirazioni a una società ideale, alla fine travolsero la sua dinastia. Uomo introverso, dedicò la vita al suo lavoro di imperatore come un ligio funzionario della sua amministrazione. Ebbe una vita familiare non felice costellata da morti violenti dei suoi familiari, in particolare della moglie Elisabetta e del figlio Rodolfo erede al trono.

Francesco Giuseppe morì al Castello di Schönbrunn il 21 novembre 1916 a ottantasei anni, dopo sessantotto anni ininterrotti di regno. Gli successe il nipote Carlo I d’Austria.

Ferdinando Massimiliano d'Austria (1832 – 1867)

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Ferdinando Massimiliano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esecuzione di Massimiliano I del Messico, di Edouard Manet

Esecuzione di Massimiliano, Edouard Manet

Fratello dell’imperatore Francesco Giuseppe, morì fuciltato a Querétaro (Messico) col titolo di Massimiliano I del Messico.

Si parlò di lui come possibile successore dell’imperatore, dopo la rovinosa sconfitta militare austriaca subita dalla Prussia a Königgrätz, poiché molti circoli politici lo ritenevano più affabile e liberale.

Nel febbraio 1857 fu nominato viceré del Lombardo-Veneto, in sostituzione del vecchio feldmaresciallo Radetzky. Sotto il suo governo l’Austria perse la guerra con il Regno di Sardegna in conseguenza della quale dovette cedere Parma, Modena, Toscana, Bologna e, l’anno successivo, le Marche e l’Umbria. Nel 1859 fu congedato. Con la moglie Carlotta si ritirò a vita privata soggiornando principalmente a Trieste dove fecero costruire il Castello di Miramare. Quando l’imperatore francese Napoleone III conquistò, con una spedizione militare, la Repubblica del Messico, offrì a Massimiliano la corona del futuro impero messicano. Francesco Giuseppe, come capo della casa d’Asburgo, diede a suo fratello il permesso di accettare, ma insistette perché Massimiliano, in cambio, rinunciasse per sempre al trono in Austria. Massimiliano AsburgoMassimiliano accettò la rinuncia e partì per il Messico, paese nel quale sperava di poter attuare le proprie idee rivolte alla costituzione di una monarchia liberale e moderata.

Lì trovò però una difficile situazione politica che sfociò ben presto in guerra civile. Da un lato i repubblicani messicani, guidati da Carlo Benito Juarez, si opposero con le armi ad un governo straniero e dall’altro gli Stati Uniti d’America che non vedevano di buon occhio una presenza europea in territorio americano Appoggiati dagli americani che li rifornirono di armi, i ribelli sconfissero più volte le truppe imperiali fino all’assedio della città di Queretaro dove si era rifugiato Massimiliano e dove fu fatto prigioniero e giustiziato, nonostante Francesco Giuseppe gli avesse restituito il titolo di arciduca d’Austria nella speranza che Juarez temendo forti ripercussioni diplomatiste gli risparmiasse la vita.

La grande Vienna -> Pittori e scultori

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Dalla secessione all’espressionismo

La secessione viennese fu il movimento che maggiormente rivoluzionò, soprattutto in pittura, il linguaggio artistico nei primi anni del Novecento. I giovani pittori e architetti che fondarono questo movimento si contrapposero frontalmente al mondo accademico e artistico ufficiale del loro tempo allo scopo di “combattere non per qualche sviluppo o cambiamento nell’arte, ma per l’arte stessa. Per il diritto di creare artisticamente.” Fu il poeta Hugo von Hofmannsthal che riuscì a sintetizzare la loro filosofia in poche righe:  “La gente deve ricominciare a vedere quadri, non oleorafie dipinte a mano: deve potersi di nuovo ricordare che la loro materia è una scrittura magica che, con macchie di colore in luogo delle parole, ci trasmette una visione interiore del mondo - il mondo misterioso, arcano, meraviglioso-  non un’attività commerciale. L’arte del colore domina l’anima“. Alcuni artisti che avevano aderito alla secessione si staccarono, pochi anni dopo, per proseguire un loro percorso personale che porterà in Austria e in Germania a una diversa e più profonda rappresentazione: l’espressionismo.

Gustav Klimt

Gustav KlimtKlimt nacque il 14 luglio 1862 a Baumgarten, un sobborgo di Vienna. Figlio di Ernst Klimt, un orafo incisore, e di Anna Fiuster, una viennese di modeste condizioni sociali, nel 1876 si iscrisse alla scuola di arti e mestieri del museo austriaco per l’arte e l’industria. Klimt iniziò la sua carriera come artista ufficiale, realizzando decorazioni pittoriche di diversi edifici pubblici e divenendo, ben presto, l’erede di Hans Makart (1840-1884). (segue)

 

Koloman Moser

Koloman MoserConseguì i suoi studi presso l’Accademia di Belle Arti costruita da Theophil Hansen e presso la Scuola Viennese di Arti Applicate (Kunstgewerbeschule), dove più tardi, dopo il 1899, lavorò come insegnante.
Fu tra i fondatori della secessione viennese; svolse gran parte della sua raffinata attività nel campo delle arti applicate, dedicandosi in particolar modo alla realizzazione di stoffe, mobili, vetrate, manifesti, complementi d’arredo, monili. (segue)

Egon Schiele

Egon SchieleGrande importanza per la formazione di Schiele ebbe l’incontro nel 1907 con G. Klimt da cui ereditò il gusto e le convenzioni stilistiche della Secessione viennese; queste tuttavia furono presto superate dall’artista, che trasformò l’estenuato decorativismo della linea klimtiana in un segno aspro e nervoso di drammatica incisività espressiva. (segue)

 

Oskar Kokoschka

Oscar KokoschkaNacque l’1 marzo 1886 a Pöchlarn, sul Danubio, in una casa di periferia. Iniziò a dipingere all’età di quattordici anni e, quando con la famiglia si trasferì a Vienna, poté iscriversi, nel 1905, alla Scuola di Arti Applicate, grazie ad una borsa di studio. La sua formazione avvenne nell’ambiente della Secessione Viennese, a diretto contatto con Klimt, che ne influenzò le prime opere e lo rese noto ai Viennesi grazie al Kunstschau (Art Show) del 1908.  (segue)

 

 

 

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Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach (1837 –1898)

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Principessa Sissi

Il 24 aprile 1854 il venticinquenne Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria, sposava Sissi a Vienna nella Chiesa degli Agostiniani, drappeggiata di rosso e illuminata da quindicimila candele. Per celebrare degnamente l’evento Francesco Giuseppe concesse un’amnistia e consentì il ritorno agli esiliati del Lombardo-Veneto e dell’Ungheria a seguito dei moti rivoluzionari liberali del 1848-49. Fin dai primi giorni Sissi fu educata dall’arciduchessa Sofia, madre di Francesco Giuseppe, al rigido cerimoniale di corte spagnolo che vigeva alla Hofburg, la residenza imperiale viennese che lei definiva “una prigione dorata”. (…)
Dal matrimonio nacquero quattro figli: Sofia che morì a soli due anni, Gisella, Rodolfo suicida a Mayerling e Maria Valeria.

La principessa Sissi da giovane in una fotografia

La principessa Sissi da giovane in una fotografia

Benché’ fosse la prima donna di un grande impero, la sua vita ebbe momenti drammatici, tra i quali la morte della prima figlia Sofia; quella in circostanze misteriose di suo cugino, il re di Baviera Ludwig II, al quale Sissi era molto affezionata; l’assassinio di Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe, divenuto re del Messico, e ucciso dai rivoluzionari; il suicidio di Rodolfo; infine la morte della sorella, duchessa d’Alencon, in un grande magazzino di Parigi nel 1896. Sissi comincio’ così a vestirsi sempre di nero, cercando continuamente di isolarsi dagli altri e trascorrendo gli ultimi anni della sua vita lontano dalla Corte asburgica.
Ossessionata dalla bellezza, concentrava tutte le proprie energie a mantenersi bella, magra e affascinante: faceva ginnastica, scherma, andava a cavallo e celava la sua cronica anoressia con l’ossessione per un’alimentazione sana (…)Ribellatasi al suo ruolo, Sissi non trovò requie: passò da un viaggio all’altro, da Madeira a Corfù, dalla Costa Azzurra alla Normandia alle coste Nord Africane all’Irlanda. E poi crociere, soggiorni per cure termali e battute di caccia in Irlanda, Inghilterra, Ungheria spendendo cifre anche considerevoli.

Senza mai trovare un porto sicuro d’approdo: affermava che del viaggio le piaceva l’idea in sé, non la destinazione. Cercava così: “L’impossibile altrove”. Amica del popolo, degli artisti e dei poeti girò il mondo imperatrice della solitudine e dell’incomprensione. Amò l’Ungheria e gli ungheresi l’acclamarono loro regina. Ebbe febbri, soffrì di tosse e divenne psicologicamente fragile. (…) SissiLa radiosa, fresca, ingenua fanciulla, si trasformò in una donna melanconica, indurita nei sentimenti, che usò la bellezza anche come strumento di seduzione nei confronti del marito, che fece ampio uso ai propri fini del potere attribuitole dal rango e che si permise comportamenti ritenuti stravaganti o addirittura provocatori, come fumare in carrozza o farsi tatuare un’ancora sulla spalla.

Un’esistenza malinconica, la sua che si concluse tragicamente nel 1898 a Ginevra per mano dell’anarchico italiano Luigi Lucheni che la colpì a morte con un pugnale. A 62 anni la vita di Sissi si spense e iniziò il mito di una donna che aveva mostrato tutte le inquietudini tipiche della donna moderna, senza timore. Avrebbe voluto essere sepolta con un semplice rito in riva al mare a Corfù. Invece giacque, quasi imprigionata, nella Cripta dei Cappuccini, nella cappella dove da secoli si trovavano i membri della famiglia imperiale. La sepoltura avvenne il 17 di settembre con una solenne cerimonia cui parteciparono i sovrani di tutto il mondo.

Biografia rivisita e adattata da: Il cacciatore