
Francesco Ferdinando era nipote dell’imperatore Francesco Giuseppe I d’Austria e primo nella linea di successione alla corona dopo il suicidio del cugino Rodolfo. Il suo matrimonio (1º luglio 1900) con la contessa Sophie Chotek von Chotkowa fu permesso solo dopo che la coppia accettò che la sposa non avrebbe goduto dello status di reale e che i loro figli non avrebbero potuto avere pretese al trono. Francesco Giuseppe non partecipò alla cerimonia del matrimonio.
Ferdinando fu assassinato da Gavrilo Princip (membro dell’organizzazione politico-rivoluzionaria Giovane Bosnia) il 28 giugno 1914 a Sarajevo, evento che scatenò la dichiarazione di guerra dell’Austria alla Serbia, e che portò allo scoppio della prima guerra mondiale.
Il suo ruolo politico fu controverso. I nazionalisti ungheresi si opposero al suo sostegno al suffragio universale maschile, che avrebbe minato la predominanza magiara nel regno ungherese.

Sia i sostenitori che gli oppositori all’esistente struttura duale dell’Impero erano sospettosi della sua idea di un terzo regno slavo dominato dai croati, comprendente la Bosnia-Erzegovina, che avrebbe avuto il ruoli di baluardo contro quello che veniva percepito nella Ballhausplatz (Ministero degli Esteri) di Vienna come l’irredentismo serbo. Anche se Francesco Ferdinando venne visto al di fuori del mondo tedesco come un capo del “partito della guerra” dell’Austria-Ungheria, ciò è completamente falso. Infatti, l’arciduca fu uno dei principali sostenitori del mantenimento della pace all’interno del governo austro-ungarico sia durante la crisi bosniaca del 1908-1909 che durante le guerre balcaniche del 1912-1913.
Non è stata trovata alcuna prova a sostegno delle ipotesi che la sua visita a Sarajevo (con una scarsa sicurezza) fosse prevista dagli ufficiali austro-ungarici con l’intenzione di esporlo al rischio di assassinio, così da rimuovere dalla scena una figura reale potenzialmente problematica. Sta di fatto però che i proiettili che uccisero lui e la moglie furono il preludio della carneficina che di lì a poco avrebbe sconvolto il mondo.
Biografia rivisitata da: Wikipedia

Fu l’ultimo imperatore d’Austria, re d’Ungheria e Boemia. Successe a Francesco Giuseppe nel 1916 e potè così assistere alla disfatta dell’impero nella grande guerra e al disfacimento della dinastia degli Asburgo. Dopo la guerra fu esiliato a Madera dove lo seguì la moglie italiana principessa Zita di Borbone-Parma: qui morì di polmonite a soli 34 anni. Si chiudeva così la parabola di una monarchia e di una famiglia che aveva dominato la scesa politica europea per secoli e che negli ultimi decenni si era trovata nel turbinio di un cambiamento epocale che l’aveva travolta decretandone la decadenza e la tragedia dei suoi componenti. Negli ultimi giorni di vita chiamò a sé il figlio primogenito Otto perché volle che costui vedesse “come muore un imperatore”.
87 anni dopo la morte, nel 2004, l’imperatore Carlo, cattolico osservante, fu proclamato beato da Karol Wojtyla. Della sua vita si ricorda il grande impegno affinché la guerra terminasse. Appena salito al trono, nel suo discorso iniziale, dichiarò che il suo obiettivo era la pace dei popoli, prendendo a cuore le parole dell’allora Papa Benedetto XV che ripeté più volte che il conflitto era una “inutile strage”.
Le trattative di pace svolte in segreto da Sisto, fratello della moglie Zita, nella primavera del 1917, portarono ad un sostanziale accordo con Francia e Gran Bretagna, ma l’Italia si oppose ad un ritorno alla situazione prebellica. Inoltre c’era anche il problema dell’alleato Germania che voleva una “pace vittoriosa”. Si ricorda inoltre l’opposizione del sovrano all’utilizzo delle nuove e devastanti armi e per questo andò incontro alla diffidenza dell’alleato germanico e agli ambienti pangermanici che cercarono di sminuirne la personalità.Durante il suo regno fu notevolmente ridotto lo sfarzo della corte asburgica, tanto che si faceva servire il pane nero e non quello bianco che veniva destinato ai feriti ed ammalati del fronte. Le sua aperture autonomistiche nei confronti dei popoli dell’impero furono bloccate dalla componente ungherese che non voleva concedere spazio alle minoranze (serbi e rumeni).
Per questo non fu mai appoggiato e visto con dispetto sia dalla parte pangermanica dell’Austria che dalla componente ungherese, che erano legate al vecchio sistema di impero.
Durante la cerimonia di beatificazione papa Giovanni Paolo II disse che Carlo doveva essere «[...] un esempio per noi tutti, soprattutto per quelli che oggi hanno in Europa la responsabilità politica».
Biografia rivista da:
Wikipedia
Merita di essere raggiunto dalla sua epoca colui il quale si limita ad anticiparla (L.Wittgenstein)
Ludwig Boltzmann fisico teorico: suo il secondo principio della termodinamica. Ernest Mach fisico e filosofo, fondatore dell’Empiricriticismo: influenzò direttamente il Circolo di Vienna. Hans Kelsen giurista tra i più importanti del Novecento e maggior esponente del normativismo. Insieme ad altri grandi uomini vissero e operarono a Vienna in quel periodo di tramonto dell’impero austriaco che tanto ha contribuito allo sviluppo del pensiero moderno.
Professore di fisica e poi di filosofia presso l’Università di Vienna. Esponente di maggior rilievo dell’indirizzo di pensiero denominato empiriocriticismo.
In seguito ad un’accurata indagine sulla conoscenza scientifica, Mach giunge alla conclusione che l’essenza della scienza non è altro che la continuazione e il perfezionamento dell’adattamento biologico all’ambiente: essa è nello stesso tempo osservazione, cioè adattamento dei pensieri ai fatti, e teoria, vale a dire ricerca di coerenza dei pensieri tra di loro. (segue)
nato a Vienna nel 1844, propose una trattazione fondamentale della teoria cinetica dei gas in base ai metodi della fisica meccanica statistica.
Compì i suoi studi a Linz e all’università di Vienna insegnando, dal 1896, fisica matematica presso l’università di Graz. Qui lavorò con Helmholtz e con Kirchhoff, occupando dal 1876 sino al 1890 la cattedra di fisica sperimentale. Intorno al 1870 pubblica una serie di lavori in cui stabilisce un preciso legame tra l’energia posseduta da un gas e la sua temperatura assoluta, fornendo una definizione più generale di entropia. (segue)
Principale rappresentante del cosiddetto neopositivismo giuridico, studio giurisprudenza a Vienna, conseguendo il dottorato nel 1906. Dopo un breve soggiorno di studio a Heidelberg, nel 1911 ottenne l’abilitazione, a Vienna, divenendo dapprima libero docente di diritto pubblico e filosofia del diritto, poi professore straordinario, sempre presso l’Università di Vienna (1918-1919). Dopo essere stato funzionario del Ministero della Guerra fino alla dissoluzione della monarchia, nel 1919, in qualità di consigliere legale del governo austriaco venne incaricato da Karl Renner di redigere il progetto di costituzione della Repubblica. (segue)
Certo pesò la sconfitta militare, ma la storia è piena di dinastie che sopravvivono a disastrose guerre perse; la stessa Germania dopo il 1918 conserverà l’unità politica impostale da Bismark.
Una delle spiegazioni è che con la guerra i problemi politici, istituzionali, nazionali, etnici, sociali e culturali maturati e non risolti nel corso dell’ultimo secolo – tenuti sotto controllo dall’accorta politica di mediazione, di contenimento, di repressione e dall’indubbio prestigio quasi religioso di Francesco Giuseppe I – trovarono un punto di rottura insanabile. Imperatore sovrannazionale e autoritario nell’epoca delle grandi aspirazioni repubblicane, del nazionalismo, del liberismo, del primo socialismo, non capì, e non avrebbe potuto capire, che il mondo stava inevitabilmente e rapidamente cambiando.
La crisi sociale e culturale che questo provocò; la negazione della nuova realtà da parte degli apparati statali stimolò la grande rivolta intellettuale e politica contro il conservatorismo e il burocratismo di uno stato ormai fuori dal tempo. La scomparsa dell’Impero fu il frutto di tutto questo: di una nuova epoca che avanzava e che portava con sè un nuovo assetto mondiale che stava nascendo, nel quale non c’era più posto per la monarchia asburgica. “Tutta l’Europa venne allora respinta al terzo posto dagli USA e dalla Unione Sovietica [...]

Immagine della prima guerra mondiale (© Bildarchiv Preußischer Kulturbesitz)
Quella che nel 1914 era iniziata come una guerra tra potenze europee rivali si era trasformata in una conflitto mondiale per concludersi con l’emarginazione dell’Europa. Nel 1917 gli Stati Uniti entrarono in guerra, e quindi nel destino dell’Europa, con il peso di una potenza mondiale e facendosi portatori di una ideologia mondiale. In Russia nel 1917 scoppiò una rivoluzione che presto mirò ad una rivoluzione mondiale e in seguito potè inserire l’URSS tra le grandi potenze del globo. Ebbe inizio nel mondo un periodo in cui due grandi nazioni rivali e due ideologie contrastanti si affrontavano a spese e a danno dell’Europa che fino a quel momento aveva fatto la storia”5
“Ai ventiquattro Länder corrispondevano tredici popolazioni. Oltre ai Tedeschi e ai Magiari che avevano da secoli la prevalenza nella metà occidentale e orientale dell’Impero anche quattro popoli Slavi settentrionali(Cechi, Slovacchi, Polacchi, Ruteni o piccoli Russi), tre slavi meridionali (Croati. Serbi e Sloveni), tre latini (Italiani, Romeni e il singolare popoli dei Ladini). A questi dodici popoli si aggiungeva ancora come tredicesimo un nucleo assai numeroso di Ebrei, che a loro volta si dividevano in una stirpe occidentale e orientale. L’orientale viveva nella Galizia polacca e nel lontano paese boscoso della Bucovina, l’occidentale in massima parte nella Boemia , nella Moravia e nella Slesia: i tre paesi ereditati dalla corona boema di San Venceslao. Il centro di questa comunità ebraica occidentale era l’antichissimo ghetto di Praga, molto rinomato per i suoi dotti, i suoi mistici cabalistici e le sue leggende.”3
(Franz Werfel, “Nel crepuscolo di un mondo”)
“Nella nostra monarchia austriaca quasi millenaria tutto pareva duraturo e lo Stato medesimo appariva il garante supremo di tale continuità […]. Ognuno sapeva quanto possedeva o quanto gli era dovuto, quel che era permesso e quel che gli era proibito: tutto aveva una sua norma, un peso e una misura precisi”.(…) Un vecchio Stato, retto da un imperatore vegliardo e da ministri attempati […], un paese senza ambizioni e con l’unica speranza di serbarsi intatto nello spazio europeo difendendosi da ogni trasformazione radicale.”4

La bandiera dell'Impero d'Austria-Ungheria. Motto: "Indivisibiliter ac Inseparabiliter"
| Tedeschi |
23,90% |
| Ungheresi |
20,20% |
| Cechi |
12,60% |
| Polacchi |
10,00% |
| Ruteni [Ucraini] |
7,90% |
| Rumeni |
6,40% |
| Croati |
5,30% |
| Slovacchi |
3,80% |
| Serbi |
3,80% |
| Sloveni |
2,60% |
| Italiani |
2,00% |
| Serbocroati in Bosnia |
1,20% |
Il mondo di ieri

Impero d'Austria alla vigilia della Grande guerra (fonte: Wikipedia)
“L’impero d’Austria fu un grandissimo regno, il secondo in grandezza fra le grandi potenze d’Europa, se si misura dalla superficie del terreno di antichissima civiltà. Chi ha avuto in mano una volta la carta geografica dell’Europa, come si presentava prima della guerra (1914-18) non avrà certo dimenticato quell’immensa forma di animale con il capo minacciosamente alzato, che, superba del suo possesso, troneggiava nel centro del continente. Quel regno abbracciava, all’ingrosso, quando era all’apogeo della sua potenza e, ancora ai giorni della sua caduta, oltre a quasi metà dell’Italia, ben ventiquattro paesi o Lander. Notate bene, non provincie, non dipartimenti amministrativi, tracciati con la riga, ma formazioni organiche originarie, la cui storia spesso risale fino all’emigrazione dei popoli e anche all’epoca romana…. A questo Impero non appartenevano tutte le stirpi del continente europeo, ma moltissime di loro, e in particolare le razze più importanti: Germani, Latini e Slavi. (segue)
Il crollo degli Asburgo

Il crollo dell'Impero d'Austria nel 1919
Quando Francesco Giuseppe I imperatore d’Austria e Re d’Ungheria morì il 21 novembre 1916 aveva 86 anni. Con lui finiva un’epoca che aveva così fortemente incarnato e rappresentato nei circa settanta anni del suo regno: dalla Restaurazione fino ai fermenti del primo Novecento. Due anni dopo con la sconfitta nella prima guerra mondiale - innescata dall’assassinio del granduca Ferdinando d’Asburgo da parte del rivoluzionario bosniaco Gavirilo Princip - ci fu lo sfacelo dell’Impero e la scomparsa definitiva della casa d’Asburgo. L’Austria-Ungheria fu smembrata. Con alcune parti venne messa insieme la Cecoslovacchia, altre contribuirono a formare la nuova Polonia e fu creata la Jugoslavia; altre ancora andarono a Stati già esistenti come la Romania e l’Italia. Rimasero una Ungheria, e un’Austria tedesca, ridimensionate.
La domanda che viene spontanea è: come mai questo Impero che nel XIX secolo fu una potenza egemone che comprendeva gran parte dell’Europa centrale e molte delle sue più importanti città come Vienna, Budapest, Trieste, Praga, Cracovia, crollò come un castello di carta, trascinando con se una dinastia che fu protagonista del gioco politico dei secoli precedenti? (segue)