Giano

Tesina intellettuali

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grandi uomini

Angela, martedì 15 dic ha scritto:

Caro Giano,
la ringrazio per la sua risposta. Avete ragione riguardo al fatto che gli argomenti da me proposti “sono tanti tasselli di un unico puzzle”.Ci ho riflettuto molto e alla fine mi sono chiesta: che cosa significa restare se stessi quando tutto quello che succede cambia?
Mi spiego meglio, nel mondo contemporaneo è più che mai urgente costituirsi come soggetto morale in quanto spesso si va incontro a una forma di conformismo sociale. La nostra società ha si disarticolato i vecchi riferimenti ma ha anche dilatato gli “spazi” di libertà.Eppure diveniamo passivi e non valorizziamo le occasioni di libertà, si parla della fine delle ideologie, non si sa in che cosa credere e per cosa vale la pena spendersi.
Ma come avete affermato,nello spazio dedicato agli ideali, la storia ci insegna che grandi uomini hanno raggiunto mete impossibili perseguendo i loro sogni e ideali. Non so se riuscirò nel mio intento, ma voglio realizzare una tesina in cui presentare le imprese e le riflessioni di uomini che in nome dei propri ideali si sono distaccati dalla massa per guardare il mondo con occhi diversi e proporre soluzioni valide per l’intera umanità,e che hanno rispecchiato anche i “miei” ideali.
Non so se sono stata chiara, ma per meglio farle comprendere ciò che voglio esprimere le scrivo la frase del grande Einstein,fonte dei miei pensieri:
“Lo sviluppo della scienza e, in generale, delle attività creative dello spirito richiede ancora un altro genere di libertà, definito come “ibertà interiore”. Questa libertà dello spirito consiste nell’indipendenza del pensiero dalle limitazioni imposte dai pregiudizi e dall’autorità e in genere dalla meccanica routine e dalle abitudini inveterate”.
Aspetto un suo suggerimento. Grazie.

Cara Angela,

Merita di essere raggiunto dalla sua epoca colui il quale si limita ad anticiparla (L.Wittgenstein)

E’ una frase che credo esrprima il concetto a cui tieni. Sono completamente d’accordo con le tue riflessioni e considerazioni sul mondo moderno e sul ruolo che ognuno ha o dovrebbe avere nella propria vita e nella società. Il consiglio che ti do per la tua tesina è di svilupparle in un contesto più ampio, prendendo anche spunto da alcuni libri a cui puoi fare riferimento, come ad esempio A passo di gambero di Umberto Eco o L’età dell’oblio di Tony Judt. (Di lui, l’editore Laterza ha appena pubblicato una raccolta di saggi scritti dal 1994 in poi che, appunto, hanno per tema la responsabilità sociale degli intellettuali, dal Ventesimo secolo al Ventunesimo).
In pratica, Judt ci offre qui una rilettura personale di autori meritatamente canonizzati (come Primo Levi o Edward Said), meritatamente dimenticati (uno per tutti, Louis Althusser), immeritatamente negletti (come Arthur Koestler o Leszek Kolakowski). Judt guida il lettore in una scorribanda ragionata entro contesti storici variamente istruttivi, dalla Francia del 1940 all’Israele della guerra dei Sei Giorni; dal Vaticano di papa Wojtyla alla Gran Bretagna di Tony Blair: ogni volta, guardando alla specificità del rapporto tra la politica di un’epoca e la sua intellighenzia.
E’ un libro impegnativo ma credo che se hai intenzione e la volontà di fare un lavoro importante, originale e significativo questa potrebbe essere una linea da seguire. Infine ti segnalo anche il bel libro di Corrado Ocone, “Profili riformisti. 15 pensatori liberal per le nostre sfide” anch’esso di recente pubblicazione. In esso l’autore ha costruito un suo particolare pantheon di pensatori utili nell’elaborazione di una cultura politica riformista capace di rispondere alle sfide della realtà attuale. Arendt, Beck, Bobbio, Dahl, Giddens, Habermas, Hirschman, Nozick, Nussbaum, Rawls, Rorty, Sen, Sennett, Vargas Llosa, Walzer: autori la cui “libertà dello spirito consiste nell’indipendenza del pensiero dalle limitazioni imposte dai pregiudizi e dall’autorità e in genere dalla meccanica routine e dalle abitudini inveterate” come ricordavi tu citando Einstein.
Ciao e buon lavoro.
Giano

ideali

Nicola, giovedì 10 giu ha scritto:

vorrei proporre una tesina sulla forza degli ideali, puoi darmi alcuni consigli per eventuali collegamenti?

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Tesina rivoluzione

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cambiamento

clio, venerdì 12 giu ha scritto:

caro Giano, spero di disturbarti per l’ultima volta, visto che vedo che qua l’ansia avanza!
Riguardo alla mia idea di parlare del cambiamento della mentalità, dall’antica Grecia all’Europa moderna, ho trovato dei cambiamenti. Partirei dal ‘Nulla di Troppo’ citato nell’Ippolito di Euripide parlando dell’importanza dell’influenza apollinea nelle sue tragedie, magari già inserendo la Nascita Della Tragedia di Nietzsche, però i successivi collegamenti non saprei in che ordine discorsivo riportarli:

Arrivare subito alla morte di Dio mi sembra precipitoso, così anche il successivi attacchi a Italiano con il Manifesto del Futurismo che dichiara il rifiuto della Nike di Samotracia e a Storia, per la quale ho avuto il consiglio da un docente di collegare l’imposizione di nuovi valori tramite il Realismo Socialista e la nozione di Arte Degenerata nei due totalitarismi.Per il primo, non saprei su che testo, oltre al manifesto, soffermarmi; ho un vago pensiero riguardante il confronto dell’Alexandros di Pascoli dove si insegue il sole e l’Automobile di Marinetti dove è il sole quello che insegue; ma non è un’idea che mi fa impazzire! Concettualmente però, il Futurismo sarebbe il movimento più azzeccato…Per quanto riguarda Storia, ho paura di cadere nella decrizione più artistica che storica dei due fenomeni, dandomi la zappa sui piedi dal momento che Arte non è neanche materia d’esame!Ultima cosa: di Latino, mi hanno consigliato la questione sull’Altare della Vittoria, sempre visto come momento di scontro tra valori, ma trovo ben poco in giro.
Ti prego di illuminarmi :)
Grazie mille davvero..

Cara Clio,
le tue considerazioni mi sembrano sensate. Per la storia, io affronterei il cambio di mentalità da un punto di vista delle idee e non solo dell’arte. In particolare, farei un discorso più ampio sul cambio di mentalità imposto dall’alto e sul perché non può funzionare: considererei, ad esempio, il fallimento della Repubblica Napoletana, con la plebe che, alleata alla Chiesa, manda a morte i patrioti che volevano “liberarla” (e imporre a Napoli senza mediazioni la nuova mentalità parigina maturata con la Rivoluzione francese). Se ti leggi il classico “Saggio sulla rivoluzione napoletana” di Cuoco, avrai un’idea di tutto ciò. In italiano concentrati sul futurismo lasciando da parte Pascoli: il libro dello storico torinese Angelo d’Orsi, “Il Futurismo tra cultura e politica. Reazione o rivoluzione?”,(Salerno), ti sarà sicuramente di aiuto. Ottimo il riferimento alla storia dell’Altare della Vittoria, fra paganesimo e cristianesimo: i luoghi classici sono la Relazione sull’altare della Vittoria di Simmaco e le Lettere di Sant’Ambrogio. Un libro che ricostruisce bene la vicenda è: “Potere e cristianesimo nella tarda antichità“, di Brown (Laterza).
Saluti e buona fortna,
Giano

ideali

Nicola, giovedì 10 giu ha scritto:

vorrei proporre una tesina sulla forza degli ideali, puoi darmi alcuni consigli per eventuali collegamenti?

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ideali –> la sfida

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Per quanto inflazionato e spesso scaduto a retorica il tema dell’ideale, se ben inteso, ha una valenza enormemente positiva, come mostrato dalle numerose personalità che si son battute per realizzare quanto portavano in seno come meta. Credervi fermamente significa accettare una sfida costellata di pericoli e frustrazioni, sfida però irrinunciabile e talmente ossessiva da accettare perfino di morire prima di vederne il compimento.

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Don Chisciotte nell’era della PlayStation

Ecco l’interpretazione di un moderno Don Chisciotte secondo gli amici della Newton

Il cavaliere don Chisciotte della Mancia è il protagonista del romanzo spagnolo più conosciuto di Miguel de Cervantes (il titolo originale è El ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha). In un viaggio onirico, Don Chisciotte fa incontri prodotti dalla sua fantasia tenendo sempre fede ai suoi nobili ideali, che ispirano i suoi discorsi e determinano il suo agire. E’ senza dubbio un modello da seguire per la fiducia totale nei valori.

Su Don Chisciotte:

Ricorda, caro mio Sancho, chi vale di più, deve fare di più. (da Don Chisciotte)

La stirpe si eredita, la virtù si acquista; e la virtù vale da sola quello che la stirpe non vale. (da Don Chisciotte)Così Miguel de Cervantes ci presenta l’inossidabile protagonista del suo romanzo.

Ogni autobiografia tratta di due personaggi, un Don Chisciotte, l’Ego, e un Sancho Panza, il Sé. Così si esprime in uno dei suoi aforismi il poeta britannico Auden, Wystan Hugh

Se questo è un uomo

Se questo è un uomo copertinaCredere fortemente in un ideale significa battersi per esso, accettando gli ostacoli come sfide da affrontare in nome dell’ideale stesso. Se analizziamo il Novecento, vediamo un secolo costellato da figure che per le idee hanno messo a repentaglio la propria esistenza. Le guerre (in particolare il secondo conflitto mondiale) e le dittature, hanno posto l’uomo di fronte a una scelta: lottare o desistere. (continua)

Giovanna D’Arco

Giovanna D'ArcoÈ difficile trovare un esempio emblematico quanto la Pulzella D’Orleans quando si pone mente alla fedeltà a un ideale e alle sfide che in nome di esso si è pronti ad affrontare; una figura leggendaria, epica, la cui storia ha dell’incredibile, se si pensa che fu proprio grazie allo spirito combattivo e ispirato di questa adolescente contadina analfabeta che la Francia seppe superare uno dei momenti più tragici della sua storia. (continua)

Fitzcarraldo

Fitzcarraldo“Chi sogna puo’ muovere le montagne”. Questa frase puo’ ben dirsi il nocciolo che racchiude lo sviluppo dell’intera opera, Fitzcarraldo, il film che Werner Herzog girò nel 1982 accanto al suo “nemico più caro”, ovvero Klaus Kinski, nel ruolo del protagonista che dà il titolo alla pellicola. Un’affermazione, quella posta all’inizio a mo’ di esergo, che assume una valenza semantica quasi letterale, in considerazione del fatto che Brian Sweeny Fitzgerald “Fitzcarraldo”, per raccogliere caucciù in una zona impervia del Amazzonia…(continua)

Fabrizio De Andrè

Fabrizio de AndrèPiù volte nei brani di De Andrè è dato trovare cantate le gesta di personaggi dediti a una causa, si tratti di Giovanna D’Arco – liberamente tratta dall’omonima canzone di Leonard Cohen – o dell’impiegato trentenne protagonista del disco del 1973 Storia di un impiegato che sposa la causa dei movimenti studenteschi sessantottini. Non si tratta però di una cieca apologetica, che lasci sullo sfondo l’individuo per far emergere in un’accecante rilevanza, con il rischio della retorica o della propaganda, la causa e l’ideale cui dedica la propria esistenza (continua)