Identità
attraverso filosofia, letteratura, matematica, cinema e arte
In linea generale il termine identità sta ad indicare la coincidenza di due o più elementi, la loro assoluta uguaglianza. Se, invece, scendiamo nel particolare le accezioni che questo concetto può assumere sono molteplici a seconda del contesto nel quale viene utilizzato. Ad esempio nell’ambito della logica il principio di identità è quello espresso dalla proposizione A è A. In matematica esso definisce l’uguaglianza che sussiste tra due espressioni qualunque sia il valore delle variabili che in esse compaiono. In senso figurato indica il complesso dei caratteri che distinguono una persona o una cosa da tutte le altre. Infine, in un senso più esteso, sta ad indicare la consapevolezza di sé come individuo.
Filosofia:
Del concetto di identità sono state date tre definizioni fondamentali. La prima è quella aristotelica che afferma che le cose sono identiche solo “se è identica la definizione della loro sostanza”. L’unità della sostanza, quindi della definizione che la esprime, è, da questo punto di vista, il significato dell’identità. Da questo stesso punto di vista ci può essere una identità accidentale come quando due attributi accidentali, ad esempio, bianco e musico sono riferiti alla stessa cosa, per esempio, allo stesso uomo; ma questa identità accidentale non significa affatto che l’uomo in generale sia bianco o musico. Questo concetto dell’identità come unità della sostanza tuttora rimane in molte dottrine. Hegel lo ha fatto suo definendo l’essenza come “Identità con se stessa” e perciò l’identità come coincidenza o unità dell’essenza con se stessa.
La seconda definizione è quella di Leibniz che avvicina il concetto di identità a quello di uguaglianza. “Identiche, diceva Leibniz, sono le cose che possono sostituirsi l’una all’altra salva veritate. In base a questo senso della parola identità si cominciò a parlare, con Leibniz, di proposizioni identiche, che egli distinse in affermative, del tipo “Ogni cosa è ciò che è”, negative, che sono rette dal principio di contraddizione, e disparate che sono quelle le quali dicono che “l’oggetto di un’idea non è l’oggetto di un’altra idea”.
La terza concezione dell’identità è quella secondo la quale l’identità stessa può essere stabilita o riconosciuta in base a qualsiasi criterio convenzionale. Secondo questa concezione non si può stabilire una volta per tutte il significato dell’identità o il criterio per riconoscerla; ma si può, nell’ambito di un determinato sistema linguistico, determinare in modo convenzionale, ma opportuno, tale criterio. Questa concezione, presentata da Waismann e riproposta da Geach, è la meno dogmatica e la più adatta alle esigenze del pensiero logico-filosofico
Letteratura:
- “Le metamorfosi” di Apuleio. Il protagonista, spinto dalla curiosità, assume, tramite pratiche magiche, le sembianze di un asino e si trova costretto a vivere questa condizione pur mantenendo le sue facoltà raziocinanti. Per riprendersi la sua identità passerà attraverso una serie di peripezie che, però, alla fine lo porteranno a riacquistare le sue fattezze umane dopo aver vissuto uno stato di consapevole alienazione. Un saggio su come sia importante l’aspetto nel riconoscimento da parte degli altri della nostra identità.
- “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello. E’ la storia di una consapevolezza che si va man mano formando, cioè quella che l’uomo non è uno e che la realtà non è oggettiva. Vitangelo Moscarda passa dal considerarsi unico per tutti a concepire che egli è un nulla, passando alla consapevolezza di se stesso che l’individuo assume nel suo rapporto con gli altri. Nel tentativo di distruggere le centomila concezioni che gli altri hanno di lui viene preso per pazzo dalla gente che non vuole accettare che il mondo sia diverso da come se lo immagina. Nella moltiplicazione dell’io c’è la perdita della sua individualità, della sua identità.
- Holderlin e l’identità. Il poeta tedesco, nell’ultima fase della sua vita, in preda ormai alla follia, firmava le suepoesie con date immaginarie e con un nome italiano. Scardanelli. Non era uno pseudonimo, era il segno della sua pressoché totale perdita di identità. Infatti la parola “io” da quel momento non comparirà più nei suoi scritti. Nonostante ciò, alcune tra le poesie che portano questa firma sono tra le più belle scritte dal poeta. Segno che perdere l’identità non significa perdere la propria forza poetica. Qui sotto l’ultima poesia scritta da Holderlin-Scardanelli intitolata “La veduta”:
« Riluce il giorno aperto agli uomini d’immagini,
quando traspare il verde dai più lontani piani,
ed al tramonto inclini la luce della sera,
bagliori delicati fan mite il nuovo giorno.
Appare spesso un mondo chiuso ed annuvolato
dubbioso interno all’uomo, il senso più crucciato,
la splendida natura i giorni rasserena,
sta la domanda oscura del dubbio più lontana »
Matematica:
Il principio di identità dei polinomi.
Se due polinomi di grado minore o uguale a N assumono lo stesso valore in N + 1 punti distinti, allora sono identici, il che significa che hanno lo stesso grado e gli stessi coefficienti. Il principio è sostanzialmente connesso al fatto che un polinomio di grado N ha N + 1 coefficienti e la determinazione di questi coefficienti è legata alla risoluzione di un sistema lineare (cioè di primo grado) di N + 1 equazioni (ottenute imponendo che il polinomio abbia i valori assegnati in corrispondenza degli N + 1 punti) in N + 1 incognite (i coefficienti appunto).
Cinema e arte:
- “The Truman Show” con Jim Carrey.

- “Angel Heart – Ascensore per l’inferno” con Mickey Rourke e Robert De Niro.

- “Mulholland Drive” di David Linch.

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