
TITOLO: I pilastri della terra
AUTORE: Ken Follett
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 1030
GENERE: Romanzo
STORIA: Questo romanzo di uno dei più apprezzati autori inglesi è ambientato nell’Inghilterra del XII secolo. La realizzazione di una delle maggiori costruzioni del tempo, una cattedrale, è lo sfondo su cui si svolge un’intrigante storia fatta di amori e di continua lotta tra chi persegue il “bene”, e chi solo la propria bramosia. Un romanzo corposo, circa 1000 pagine, ma particolarmente avvincente, che Giano raccomanda di leggere nelle imminenti vacanze estive.
LETTURA:
“La cattedrale di Kingsbridge non era accogliente. Era bassa, tozza, massiccia, con i muri spessi e le finestre minuscole. Era stata costruita molto tempo prima che Tom nascesse, quando i costruttori ancora non avevano capito l’importanza delle proporzioni. La generazione di Tom sapeva che un muro diritto a piombo era più solido di uno molto spesso, e che poteva essere perforato da grandi finestre purché queste avessero archi a semicerchio perfetto. Da lontano la chiesa sembrava asimmetrica; e quando Tom si avvicinò comprese il perché. Una delle torri gemelle sul lato occidentale l’I caduta. Si rallegrò. Probabilmente il nuovo priore avrebbe Voluto ricostruirla. La speranza gli fece affrettare il passo. Era tremendo, venire ingaggiato come era accaduto a Earlscastle, e vedere il datore di lavoro sconfitto in battaglia e catturato. Non avrebbe saputo reggere a un’altra delusione come quella. Continua a leggere…
TITOLO: 1984
AUTORE: George Orwell
ANNO: 1948
EDITORE: MONDADORI
PAGINE: 336
GENERE: NARRATIVA
PROTAGONISTA: Winston Smith, il protagonista del racconto, è un membro esterno del partito e lavora al Ministero della Verità dove modifica articoli, corregge libri, riscrive documenti che non siano in accordo con le direttive del Grande Fratello e altera la storia.
TRAMA: In un futuro prossimo del mondo (l’anno 1984) il potere si concentra in tre immensi stati: Oceania, Eurasia ed Estasia. Al vertice del potere politico in Oceania c’è il Grande Fratello, onnisciente e infallibile, che nessuno ha visto di persona, ma di cui ovunque sono visibili grandi manifesti. Il Ministero della Verità, nel quale lavora il personaggio principale, Smith, ha il compito di censurare libri e giornali non in linea con la politica ufficiale, di alterare la storia e di ridurre le possibilità espressive della lingua. Per quanto sia tenuto sotto controllo da telecamere, Smith comincia a condurre un’esistenza “sovversiva”.
IL PUNTO DI VISTA DI GIANO: 1984 rappresenta la lucida visione di uno stato totalitario e costituisce un monito per le future generazioni. E’ la concezione del peggior uso che l’uomo possa fare del progresso, annullando le differenze ideologiche, utilizzando la tecnologia come mezzo di controllo sociale e cancellando la libertà e la dignità individuali.
LETTURA: Continua a leggere…

NOME: Antonino
CITTA’: Marsalo
SCUOLA:
TITOLO: Il fu Mattia Pascal
AUTORE: Luigi Piranello
EDITORE:
PAGINE:
GENERE: Romanzo
STORIA: Il personaggio che perde la propria identità
CONSIDERAZIONI: mi serve per lo studio del quinto anno
VOTO: 7

NOME: Lucia
CITTA’: Avezzano
SCUOLA:
TITOLO: Fontamara
AUTORE: Ignazio Silone
EDITORE: Modadori
PAGINE: 208
GENERE: Romanzo
STORIA: Ambientata in un paesino povero della Marsica, in Abruzzo, Fontamara è abitata da poveri contadini, “cafoni”, e da piccoli proprietari terrieri che rappresentano una minima parte della popolazione ma sono gli incontrastati padroni della vita sociale e politica del paese. La storia è incentrata sui continui soprusi operati dalle istituzioni e dai proprietari nei confronti dei cafoni, che data la loro scarsa cultura e il poco intelletto posseduto sono continuamente vittime di ogni sopruso e ne rimangono inerti, precludendo ogni possibile opera di rinnovamento; l’unico soggetto che cerca di modificare l’assetto dominante è Berardo Viola, l’unico che cerca di ragionare in un paese dove le persone sono deviate e soggiogate da ogni tipo di intimidazione.
Anche Berardo alla fine rinuncia alla sua battaglia, decidendo di ammettere una colpa che non ha commesso, finendo così in carcere come a testimoniare un atto di rabbia e ribellione nei confronti del potere e dei suoi paesani, troppo inetti per seguire il suo progetto. Continua a leggere…
NOME: Aurora
CITTA’: Roma
SCUOLA:
TITOLO: Ragazzi di vita
AUTORE: Pier Paolo Pasolini
EDITORE: Garzanti
PAGINE: 244
GENERE: Romanzo
STORIA: Roma, fine anni Cinquanta; sullo sfondo dei quartieri più poveri della capitale vengono raccontate le storie di alcuni ragazzi di borgata che intrecciano le loro esperienze fatte di furti, le loro giornate trascorse alla ricerca di soldi e passatempi e la realtà misera delle famiglie, ammassate in edifici fatiscenti. I personaggi descritti nel romanzo sono diversi anche se la figura del Riccetto è quella che descrive meglio il nostro “ragazzo di vita”; egli infatti è cresciuto in un mondo fatto di crudeltà e miseria, la sua vita à sulla strada e lui ed il suo gruppo di amici non hanno alcun futuro, nessun progetto sul quale sognare; egli inizia quindi a rubare metallo per rivenderlo a poche lire e successivamente si dedica al gioco d’azzardo, utilizzando i suoi pochi guadagni per soddisfare gli unici istinti percepiti: fame, sesso, futili passatempi; durante una retata il Riccetto viene catturato e resta tre anni in prigione; quando esce, il quartiere dove egli è cresciuto è sempre lo stesso, gli amici vivono sempre nella miseria più profonda, sembra quasi che il tempo non sia trascorso, che il clima di penuria non abbia scosso gli animi dei ragazzi, come se la loro vita procedesse come un fiume, dove spesso i nostri protagonisti si incontravano, che scorre inesorabilmente e non tenta di deviare la sua corsa verso qualcosa di migliore, qualcosa di dignitoso, qualcosa che sia una nuova realtà.
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NOME: Fabrizio
CITTA’: Firenze
SCUOLA:
TITOLO: Metello
AUTORE: Vasco Pratolini
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 384
GENERE: Romanzo
STORIA: La storia si svolge a Firenze, tra fine ’800 ed inizio ’900, in un clima di insurrezione operaia dove la classe proletaria comincia a rivendicare i propri diritti; protagonista della vicenda è Metello Salani, giovane contadino e figlio di un anarchico che si trasferisce in città da giovanissimo in cerca di lavoro. Trovato impiego da manovale, comincia ad appassionarsi alle vicende politiche nazionali e alle rivendicazioni contrattuali richieste dai lavoratori, tanto da rimanere coinvolto a livello penale con due arresti in seguito alle dimostrazioni della classe dei muratori. In seguito a continui capovolgimenti, sia sociali che sentimentali, il punto di svolta si ha con l’ultimo grande sciopero, che metterà a dura prova le profonde idee di Metello, fino a quel momento inflessibili e capaci di elevare il semplice uomo della campagna a grande eroe delle masse proletarie.
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TITOLO: Novelle per un anno
AUTORE: Luigi Pirandello
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 2800
GENERE: Racconti
STORIA: In questa raccolta Pirandello ci presenta una serie di personaggi particolari, singolari, a volte assurdi che caratterizzano i racconti. Tra le più suggestive Giano vi consiglia: “Il treno ha fischiato…”, “La giara” e “Scialle nero”.
CONSIDERAZIONI: “Novelle per un anno” ci aiuta a comprendere meglio lo stile di Pirandello: l’autore siciliano sviluppa numerose tematiche attraverso i personaggi di cui narra (pensionati, disoccupati, giovani lavoratori, ecc.). Tra le novelle sono rilevanti concetti come la solitudine, la tristezza, l’angoscia, ma anche la felicità, lo stupore e la rivalsa; Giano consiglia questo testo proprio per varietà di emozioni e stati d’animo che racconta e suscita. Sentimenti e situazioni che ritroviamo spesso nei nostri comportamenti quotidiani.
LETTURA: Il treno ha fischiato
“Orbene, cento volte questo vecchio somaro era stato frustato, fustigato senza pietà, così per ridere, per il gusto di vedere se si riusciva a farlo imbizzire un po’, a fargli almeno almeno drizzare un po’ le orecchie abbattute, se non a dar segno che volesse levare un piede per sparar qualche calcio. Niente! S’era prese le frustate ingiuste e le crudeli punture in santa pace, sempre, senza neppur fiatare, come se gli toccassero, o meglio, come se non le sentisse più, avvezzo com’era da anni e anni alle continue solenni bastonature della sorte. Inconcepibile, dunque, veramente, quella ribellione in lui, se non come effetto d’una improvvisa alienazione mentale. Tanto più che, la sera avanti, proprio gli toccava la riprensione; proprio aveva il diritto di fargliela, il capo-ufficio. Già s’era presentato, la mattina, con un’aria insolita, nuova; e – cosa veramente enorme, paragonabile, che so? al crollo d’una montagna – era venuto con più di mezz’ora di ritardo. Pareva che il viso, tutt’a un tratto, gli si fosse allargato. Pareva che i paraocchi gli fossero tutt’a un tratto caduti, e gli si fosse scoperto, spalancato d’improvviso all’intorno lo spettacolo della vita. Pareva che gli orecchi tutt’a un tratto gli si fossero sturati e percepissero per la prima volta voci, suoni non avvertiti mai.Così ilare, d’una ilarità vaga e piena di stordimento, s’era presentato all’ufficio. E, tutto il giorno, non aveva combinato niente.
La sera, il capo-ufficio, entrando nella stanza di lui, esaminati i registri, le carte:
- E come mai? Che hai combinato tutt’oggi?
Belluca lo aveva guardato sorridente, quasi con un’aria d’impudenza, aprendo le mani.
- Che significa? – aveva allora esclamato il capo-ufficio, accostandoglisi e prendendolo per una spalla e scrollandolo. – Ohé, Belluca!
- Niente, – aveva risposto Belluca, sempre con quel sorriso tra d’impudenza e d’imbecillità su le labbra. – Il treno, signor Cavaliere.
- Il treno? Che treno?
- Ha fischiato.”

TITOLO: I Malavoglia
AUTORE: Giovanni Verga
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 320
GENERE: Romanzo
STORIA: La vicenda è ambientata ad Aci Trezza, paesino siciliano, dove è protagonista la famiglia Toscano, rinominata dai compaesani come la famiglia “Malavoglia”; in particolare ci sono due importanti personaggi, padron ‘Ntonì e il nipote,’Ntonì anche lui, che sono protagonisti di due vite parallele: entrambe piene di ostacoli, sciagure e malasorte che li accompagnano per tutta la storia. Matrimoni combinati, morti improvvise e difficoltà varie portano la famiglia ad una lenta disgregazione, impotente di fronte a situazioni impossibili da contrastare, nonostante la buona volontà dei vari Malavoglia.
CONSIDERAZIONI: Questo romanzo traccia un preciso quadro della realtà siciliana di fine Ottocento. È molto interessante sviluppare la psicologia di ogni personaggio, in particolare dei due ‘Ntoni, di ideali diversi ma figli della stessa sventura. Anche il concetto di sfortuna viene sottolineato continuamente nel romanzo, a partire dalla distruzione della “Provvidenza”, la barca che portava il carico di lupini appartenente alla famiglia. “I Malavoglia” rappresenta sicuramente un punto fermo della letteratura italiana e si può inserire perfettamente in moltissimi percorsi che riguardano il periodo storico in cui si svolge la vicenda.
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TITOLO: Cristo si è fermato a Eboli
AUTORE: Carlo Levi
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 242
GENERE: Romanzo
STORIA: Pubblicato nel 1945, subito dopo la Liberazione, Cristo si è fermato a Eboli incontrò l’immediato favore del pubblico e della critica, che videro in esso il primo libro di rottura del dopoguerra, la prima voce autentica di un rinnovato impegno civile e morale. La vicenda è autobiografica: Levi, confinato durante il fascismo in un piccolo paese della Lucania, viene a contatto con la miseria profonda di quella parte oscura e dolente d’Italia rimasta sepolta per millenni sotto il peso dell’ingiustizia sociale e dell’indifferenza politica. È l’Italia dei contadini del Mezzogiorno, di una popolazione che vive ai margini della storia e per la quale lo stesso messaggio di Cristo sembra ancora di là da venire. Nasce cosi, dal rapporto continuo e vibrante tra il mondo interiore dell’artista e il mondo paziente e antichissimo di quella gente primitiva, un racconto che è come un viaggio al principio del tempo, alla scoperta di una diversa civiltà. Ma il successo duraturo del Cristo negli anni, in Italia e all’estero, al di là dei particolari linguaggi, dei singoli problemi, delle differenti tradizioni letterarie, si spiega solo con il modo e la qualità del rapporto che Levi ha saputo creare con quella “diversa civiltà”: un rapporto d’amore, di poesia, di totale identificazione. Per questo Cristo si è fermato a Eboli è un’opera che tutti possono intendere nel modo più semplice e diretto, è un libro che ha per tutti un valore “rinnovatore e creativo di esistenza”.
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TITOLO: Le piccole virtù
AUTORE: Natalia Ginzburg
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 145
GENERE: Narrativa
STORIA: Il libro raccoglie undici testi pubblicati tra il 1944 e il ’62 su quotidiani e riviste. Questo volume è un autoritratto della scrittrice che tratteggia con leggerezza anche pensieri molto dolorosi. Un libro assolutamente da leggere.
LETTURA:
“C’è stata la guerra e la gente ha visto crollare tante case e adesso non si sente più sicura nella sua casa com’era quieta e sicura una volta. C’è qualcosa di cui non si guarisce e passeranno gli anni ma non guariremo mai. Magari abbiamo di nuovo una lampada sul tavolo e un vasetto di fiori e i ritratti dei nostri cari, ma non crediamo più a nessuna di queste cose perché una volta le abbiamo dovute abbandonare all’improvviso o le abbiamo cercate inutilmente fra le macerie. E’ inutile credere che possiamo guarire di vent’anni come quelli che abbiamo passato. Chi di noi è stato un perseguitato non ritroverà mai più la pace. Una scampanellata notturna non può significare altro per noi che la parola « questura». Ed è inutile dire e ripetere a noi stessi che dietro la parola « questura» ci sono adesso forse volti amici ai quali possiamo chiedere protezione e assistenza. In noi quella parola genera sempre diffidenza e spavento. Se guardo i miei bambini che dormono penso con sollievo che non dovrò svegliarli nella notte e scappare. Ma non è un sollievo pieno e profondo. Mi pare sempre che un giorno o l’altro dovremo di nuovo alzarci di notte e scappare, e lasciare tutto dietro a noi, stanze quiete e lettere e ricordi e indumenti. Continua a leggere…
TITOLO: Candido
AUTORE: Leonardo Sciascia
EDITORE: Adelphi
PAGINE: 133
GENERE: Narrativa
STORIA: Il protagonista del romanzo nasce in una grotta in Sicilia nel 1943, il giorno dello sbarco delle truppe angloamericane nell’isola. E il libro ne segue le vicende della vita sino al 1977. I capitoli del libro corrispondono ai capitoli dell’omonimo libro di Voltaire, da cui questo trae spunto, per affrontare però temi diversi. Un libro che Giano consiglia.
LETTURA:
“Del Luogo e della notte in cui nacque Candido Munafò; e della ragione per cui si ebbe il nome di Candido. Candido Munafò nacque in una grotta, che si apriva vasta e profonda al piede di una collina di olivi, nella notte dal 9 al IO luglio del I943. Niente di più facile che nascere in una grotta o in una stalla, in quell’estate, e specialmente in quella notte: nella Sicilia guerreggiata dalla settima armata americana del generale Patton, dall’ottava britannica del generale Montgomery, dalla divisione tedesca Hermann Goering, da qualche sparuto, quasi sparito, reggimento italiano. E proprio quella notte, illuminato sinistramente il cielo dell’isola di bengala multicolori, arate le città di bombe, le armate di Patton e Montgomery sbarcavano. Continua a leggere…
TITOLO: Se questo è un uomo
AUTORE: Primo Levi
EDITORE: Einaudi
PAGINE: 209
GENERE: Romanzo
STORIA: Questo romanzo testimonia le indicibili sofferenze patite dall’autore nel lager di Auschwitz durante la seconda guerra mondiale. Nel campo di concentramento i deportati vengono privati di tutto, tornando ad uno stato animale. Le torture, gli abusi, il lavoro massacrante e la mancanza di cibo scandiscono la vita nel quotidiano. Il libro, molto ben scritto commuove poiché, al di là delle atrocità che l’autore ha visto accadere ai propri compagni di sventura, parla di una coscienza individuale che cerca di reagire, anche di fronte alla maggiore sciagura del XX secolo.
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TITOLO: Il deserto dei tartari
AUTORE: Dino Buzzati
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 256
GENERE: Romanzo
STORIA: Il romanzo è incentrato sulla figura del Tenente Drogo, un giovane militare inviato al suo primo incarico presso la Fortezza Bastiani, un isolato avamposto di frontiera. Prima ancora di giungere a destinazione, Drogo viene a sapere che la fortezza non offrirà nessuna opportunità di carriera. Egli è quindi intenzionato a tornare quanto prima in Città. Con il passare dei mesi Drogo rimanda sempre più la sua partenza, speranzoso che la Fortezza possa comunque offrirgli l’occasione di mettersi in luce con i superiori. La storia si conclude con la morte del protagonista, il quale prende amaramente consapevolezza di aver trascorso la vita attendendo invano il momento giusto per un impegno attivo.
Ci sentiamo di raccomandare questo romanzo di Dino Buzzati poiché esso costituisce un ottimo spunto di riflessione sul senso della vita e sul posto che ciascuno vorrebbe occupare nella società. Spesso, infatti, trascorriamo il tempo in attesa di un’improbabile evento glorioso che sconvolgerà la nostra vita e ci farà assurgere ad una posizione di prestigio senza preoccuparci di costruire, nel quotidiano, le fondamenta della nostra crescita personale e professionale.
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TITOLO: Il cavaliere inesistente
AUTORE: Italo Calvino
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 126
GENERE: Narrativa
STORIA: Il cavaliere inesistente è Agilulfo Emo Bertrandino dei Guildiverni, un cavaliere dalla lucente e bianca armatura tanto perfetto quanto irreale, arruolatosi nell’esercito di Carlo Magno. Di Agilulfo si innamora la temeraria donna cavaliere Bradamante, a sua volta amata da Rambaldo, il pasticcione scudiero alle prime armi di Agilulfo stesso.
La storia si dipana frizzante tra il lerciume delle battaglie e si conclude in modo inaspettato.
CONSIDERAZIONI: Cronologicamente è l’ultimo romanzo della Trilogia degli Antenati di Calvino. Come Il visconte dimezzato, Il cavaliere inesistente è più vicino al genere del romanzo breve rispetto al Barone rampante. Vale la pena leggerlo proprio per la sua brevità e per lo stile di Calvino, che non manca di riservare sorprese anche per ciò che riguarda la trama.
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TITOLO: Il barone rampante
AUTORE: Italo Calvino
EDITORE: Mondadori
PAGINE: 263
GENERE: Narrativa
STORIA: Il barone rampante a cui il titolo allude è Cosimo Piovasco, barone di Rondò, che, salito su un albero in seguito a un litigio con il padre, decide di non posare più piede a terra. La vita di Cosimo viene raccontata dal punto di vista del fratello minore Biagio, che guarda alle scelte di Cosimo con una preoccupazione mista a timore. La vicenda segue le vicissitudini dei Piovasco per tutta la durata della vita di Cosimo, che riesce a essere intensa, affettivamente e intellettualmente, anche se vissuta da una prospettiva distaccata.
CONSIDERAZIONI: Lo stile di Calvino è profondo senza mai essere pesante; la narrazione è scherzosa, a tratti ironica e più si va avanti, più si rimane affascinati dall’abilità di Calvino nel delineare la figura di Cosimo, il protagonista assoluto della vicenda, che difende le sue scelte alternative rispetto alle convenzioni dominanti con caparbietà e fino all’ultimo minuto. Veramente un bel libro.
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Vivere e fare esperienze può dirsi quasi un’endiadi, tanto che l’intera esperienza è spesso associata a un viaggio, in cui più della meta è importante il percorso, così come avviene nella poesia di Kavafis “Itaca”. Ma non c’è soltanto l’esperienza individuale. Importante al fine di maturare una propria visione delle cose e della vita è anche il bagaglio di esperienze di personaggi autorevoli in grado di consigliarci; particolarmente fortunati si è poi se si puo’ far affidamento su figure del calibro di Seneca.
Lettere a Lucilio

Manoscritto delle Epistole a Lucilio di Seneca conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze
Nella crescita e maturazione dell’individuo non è soltanto l’esperienza diretta ad avere un peso decisivo; molto importanti si rivelano le figure in grado di indirizzarlo in specie nei momenti o nelle età in cui non si ha ancora un saldo controllo di sé stessi e una chiara percezione dei propri obiettivi. Nei casi più fortunati si incontrano veri e propri maestri, figure esemplari e superlative in grado di soddisfare al meglio il bisogno di punti di riferimento. È il caso di Lucilio, giovane vissuto nella Roma imperiale che ha potuto contare sui consigli e le raccomandazioni del celebre pensatore latino Lucio Anneo Seneca, di cui ci è giunta una straordinaria testimonianza nelle Lettere a Lucilio. Segnate inequivocabilmente dalle posizioni stoiche del loro autore, le lettere affrontano numerose tematiche, tutte però convergenti nel compito di indicare al giovane romano quale debba essere una degna, irreprensibile e per ciò stesso retta condotta di vita. Come infatti il filosofo va ripetendo nel suo epistolario non è affatto la lunghezza della vita a dover essere tenuta in conto, quanto il suo valore morale, perché è importante vivere bene, non vivere a lungo, secondo una visione dell’esistenza che lo stoicismo – greco prima che romano – mutua dalla tradizione classica ellenica, Socrate in primis. E sempre pensando al grande ateniese, è la virtù che a dire di Seneca rende possibile una vita degna d’esser vissuta, pur con la sostanziale differenza che nel filosofo romano è assai più esplicito cosa si debba intendere per virtù rispetto all’insegnamento socratico: nelle Lettere infatti vengono indicate virtù classiche della tradizione, come giustizia, coraggio, pudore, frugalità, per quanto un ruolo predominante sia da assegnare alla misura, alla temperanza, che si traduce nell’equilibrio e nello stare saldi in sé stessi (chi vuol esser da per tutto, non è in nessun luogo), a prescindere dai capricci della sorte.
Il fulcro dell’insegnamento di Seneca si trova in questo, da qui si dipartano e qui convergono le raccomandazioni del maestro al suo pupillo: dall’invito a fare un responsabile uso del tempo, evitando dispersioni e procrastinazioni, all’orientamento nelle letture, non solo riguardo alla loro scelta, ma anche per quanto concerne le modalità d’approccio (bada inoltre che in codesta lettura di molti autori e di libri di ogni genere, tu non vada vagando dall’uno all’altro); dalla più volte raccomandata moderazione a proposito dei piaceri del corpo (e a proposito delle passioni, le più serie minacce all’equilibrio) alle celebri riflessioni dedicate a fugare la paura più destabilizzante, quella cioè di fronte alla morte (Se vuoi rendere gioiosa la vita, lascia ogni preoccupazione per essa. Nessun bene giova a chi lo possiede, se il suo animo non è pronto a perderlo). L’insegnamento di Seneca è dunque volto – in linea con la tradizione stoica cui appartiene e più latamente con gran parte di quella ellenica, di cui la Stoa è manifestazione – a fortificare l’animo, a renderlo saldo e imperturbabile di fronte agli eventi, a ricercare e riscontrare la felicità non nei beni materiali ma in un’interiorità ricca perché virtuosa, ché della virtù non si discetta solamente (misura i tuoi progressi, non in relazione a ciò che dici o scrivi, ma alla fermezza del tuo animo nel dominare le passioni. I fatti debbono provare la bontà delle parole); da questo però non deriva una condanna del corpo che conduca a pratiche ascetiche o di macerazione, ma un ridimensionamento della sua importanza, in quanto anch’esso va subordinato alle esigenze inderogabili dell’anima, praticando quella moderazione cui prima s’accennava. Un insegnamento, quello di Seneca, valido ancor oggi, come potrà sperimentare da sé il lettore, una validità di cui egli stesso si rendeva conto, quando esprimeva la sua certezza di permanere nelle memorie dei posteri, e che forse era tra i suoi stessi obiettivi, perlomeno a giudicare da queste parole: proprio per giovare a un più gran numero di uomini, io mi sono ritirato in me stesso chiudendo le porte agli altri.
Il viaggio verso Itaca secondo Kavafis
L’esperienza individuale è un aspetto essenziale per la crescita personale, che avviene con la scelta di un percorso come nel caso della facoltà universitaria a cui iscriversi. La meta finale di tali percorsi (in questo caso la tesi) è solo l’apice di un viaggio in cui si matura attraverso esami, confronti, ricerca, laboratori, amicizie e scoperte nuove. È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che porterà a destinazione.
Questo concetto è presente e chiaro nella poesia Itaca di Kostantine Kavafis, poeta di origini greche vissuto tra il XIX e il XX secolo. Il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa.
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e che con gioia
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
raggiugerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada,
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Lo dice anche Oscar Wilde
Sull’importanza dell’esperienza diretta (quindi della scoperta personale)hanno riflettutto numerosi letterati e filosofi. Noi ci fidiamo delle parole di queste figure storiche, poiché ancora oggi li consideriamo dei modelli cui ispirarci. Riguardo le esperienze che ognuno di noi affronta da solo, è interessante quanto asserisce Oscar Wilde (1856-1900, poeta, drammaturgo e scrittore irlandese) in uno dei suoi celebri aforismi:
“L’arte è la più intensa manifestazione d’individualismo che l’uomo conosca.”

La nostra crescita sarà determinata anche dai maestri che sceglieremo per il nostro percorso ( di studio o di vita) perché ci accompagneranno spiegandoci al meglio ciò che ci incuriosisce, ma che ci è ignoto. Anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, sono le figure di Virgilio e Beatrice a condurre il poeta nel suo viaggio, descrivendo ambienti e personaggi che egli incontra nei tre regni ultraterreni, nonché rispondendo a tutti i suoi interrogativi. Del viaggio di Dante esistono molteplici rappresentazioni nell’arte figurativa, come quella del pittore inglese John William Waterhouse (1849-1917) che dipinge l’incontro tra Dante e la sua amata in Dante and Beatrice (1915) secondo lo stile dei preraffaelliti.
Il viaggio di Dante
Inoltre il viaggio dantesco è stato rappresentato anche a Teatro nel musical ideato da Marco Frisina La divina Commedia- L’Opera (2008).
L’arte e la letteratura hanno sovente dato rappresentazione al tema dell’ideale e alle sfide che esso impone. Cominciando dalla seconda, con Primo Levi, disposto ad assumersi il rischio, poi divenuto tragica realtà, della deportazione pur di battersi in nome della libertà dall’oppressione. Ma anche l’arte non ha lesinato esempi, si tratti di un ideale a cui essa presti i suoi strumenti al fine della rappresentazione (come la libertà e il riscatto degli oppressi) o di un’idea al quale tende “asintoticamente” per sua medesima essenza (come la bellezza).
Gli ideali di Primo levi: Se questo è un uomo

Primo Levi (Torino, 31 luglio 1919 – Torino, 11 aprile 1987) è stato uno scrittore italiano, proveniente da una famiglia di origini ebraiche, autore di racconti, memorie, poesie e romanzi. Egli, non potendo e non volendo occultare le sue origini, con lo scoppio della seconda guerra mondiale si arruola nella resistenza italiana. Purtroppo nel 1944 viene catturato dai fascisti e deportato nel campo di concentramento di Auschwitz. Da questa incancellabile esperienza è nato Se questo è un uomo, un romanzo autobiografico scritto tra il dicembre 1945 e il gennaio 1947.
Dato lo stile di stampo realista-descrittivo, la narrazione ne risulta asciutta, sintetica ed esauriente quanto basta per comprendere i sentimenti e lo sfondo sociale dell’ambientazione dell’opera.
Le descrizioni dei rapporti sociali sono un punto di grande interesse per Levi, che si concentra spesso sulla psicologia e sulle dinamiche di gruppo dei detenuti, indicando come alcune regole di fratellanza o di civile convivenza vengano, per cause di forza maggiore, messe a tacere. Le riflessioni dell’autore permettono al lettore di calarsi nel ruolo del protagonista ed affiancarlo idealmente nella sua esperienza, rivivendo insieme all’autore il tormento della prigionia. In seguito alla pubblicazione del romanzo Primo Levi spiegò che avendo mantenuto un approccio razionale da testimone, aveva permesso al lettore di crearsi il proprio punto di vista sull’accaduto. Inoltre, come riportato nell’appendice al romanzo, a Levi venne chiesta una spiegazione sull’origine dell’antisemitismo nazista. Questa, secondo l’autore, andava inquadrata in un fenomeno più ampio, quello dell’ostilità sviluppata nei confronti dei diversi. Il lettore intuisce che l’esperienza del lager simboleggia l’intero mondo della condizione umana, tematica indicata esplicitamente dal titolo del romanzo.
« Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no»
Questi sono alcuni dei versi introduttivi del romanzo che, ispirati allo Shema, la preghiera ebraica, ne spiegano il titolo.
Il bacio di Amore e Psiche di Antonio Canova

Il bacio di Amore e Psiche, Antonio Canova, 1787-1793, marmo
L’ideale è qualcosa che immaginiamo al di sopra della natura umana e verso la quale tendiamo. Nella scultura neoclassica sono molteplici le rappresentazioni di sentimenti declinati secondo l’idealizzazione di essi. L’opera Amore e Psiche di Canova (Possagno, 1º novembre 1757 – Venezia, 13 ottobre 1822) ne è una dimostrazione tra le migliori esistenti. Realizzata tra il 1787 e il 1793, è un capolavoro nella ricerca d’equilibrio. In questo squisito arabesco, infatti, le due figure sono disposte diagonalmente e divergenti fra loro. Questa disposizione dei due corpi è bilanciata da una speculare forma triangolare costituita dalle ali aperte di Amore. Le braccia di Psiche invece incorniciano i due volti. All’interno del cerchio si sviluppa una forte tensione emotiva in cui il desiderio senza fine di Eros è ormai vicino allo sprigionamento dal quale psiche sta per lasciarsi travolgere. L’artista, scultore italiano, ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo, riesce a immortalare questo istante, prima che i due si avvicinino per il bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo.
L’elegante fluire delle forme sottolinea la freschezza dei due giovani amanti: è qui infatti rappresentata l’idea di Canova del bello, ovvero sintesi di bello naturale e di bello ideale.
La libertà che guida il popolo e Il Quarto Stato

Delacroix, La Libertà che guida il popolo
Segnaliamo qui due opere pittoriche celeberrime particolarmente rappresentative riguardo al tema dell’ideale e alle sfide che in nome di esso si sostengono: la prima è un dipinto di Delacroix mentre la seconda è opera dell’italiano Pellizza da Volpedo. Entrambe le raffigurazioni accennano al tema della libertà e in entrambe è ancor più esplicito il rimando alle lotte popolari, ai loro movimenti di liberazione. V’è però una diversità sostanziale che attiene non soltanto alla tecnica pittorica, allo stile indubbiamente differente dei due artisti, in quanto riguarda la differente prospettiva potremmo dire politica propria di ognuno dei due, che si riverbera nel diverso modo di concepire e quindi rappresentare le lotte popolari.
Nel quadro di Delacroix in primo piano v’è la libertà, incarnata da una imponente figura femminile con indosso il berretto frigio – divenuto dal 1792 icona della Rivoluzione francese, tanto che i rivoluzionari costrinsero il re medesimo a indossarlo durante le fasi più concitate della Rivoluzione -, la bandiera francese nella mano sinistra e un fucile nella destra: corredo simbolico che si richiama esplicitamente al più grande movimento “popolare” della storia francese e non solo, sì che le lotte che in esso si raffigurano – ovvero i moti popolari del 1830 che portarono alla monarchia di Luigi Filippo – traggano ispirazione e rinverdiscano i fasti del periodo rivoluzionario. Accanto alla libertà, emergono rappresentanti di tutti i ceti popolari: borghese (l’uomo con cilindro), proletario (l’uomo con la spada sguainata), soldato e bambino.

Pellizza da Volpedo, Il Quarto Stato
Da qui si puo’ partire per marcare le differenze con l’opera di Pellizza da Volpedo. In essa sono in primo piano tre figure, tutte però riconducibili a un unico ceto sociale, quello dei braccianti, in sciopero e in marcia, verosimilmente per comunicare in maniera decisa le loro rimostranze al padrone. Anche qui si tratta di un movimento popolare, dove però non v’è un popolo che combatte per la sua indipendenza o contro i privilegi feudali dell’Ancien Regime, tornati suo suolo francese grazie alla Restaurazione, in una lotta che unisce l’intero popolo, la nazione, la Patria, contro gli oppressori. Piuttosto rappresenta la comparsa sulla scena della storia occidentale dei movimenti sociali, delle lotte di classe – del resto tra i due dipinti intercorrono circa 70 anni -, che dilaniano il tessuto nazionale in fazioni mosse da conflittuali esigenze economiche; l’oppressore qui non è un nemico esterno o l’aristocratico ostile al popolo, ma il cittadino, il borghese, contro cui agiscono altri cittadini, appartenenti però a una diversa classe sociale, non borghesi ma proletari. Non a caso Delacroix, fervente sostenitore della rivoluzione borghese del 1830, sposerà la causa controrivoluzionaria nel 1848, a fronte delle rivolte di classe: in questo si misura la differenza fra un pittore romantico, mosso dagli ideali per l’appunto romantici della patria e della libertà nazionale, che concepisce il popolo come entità organica, idealmente unitaria a prescindere dalle differenze di ceto; e un artista attento alle nuove dinamiche sociali di cui si fa in qualche modo portavoce sulla tela, desideroso di richiamare l’attenzione e celebrare non la nazione, l’intero popolo, ma il ceto popolare, ovvero la classe degli oppressi in ideale marcia verso il sol dell’avvenire.
Il cammino di maturazione intrapreso dall’individuo è quello della sua formazione, illustrato in maniera emblematica nel cosiddetto Bildungsroman; ma puo’ anche riguardare la crescita ed evoluzione dello stile di un artista, come esemplificato dal percorso dei più grandi pittori, tra i quali ci è sembrato particolarmente calzante il caso di Gustav Klimt.
Il Bildungsroman: I turbamenti del giovane Törless

Robert Musil
Il “Bildungsroman” o romanzo di formazione – la cui denominazione si deve alla sua originaria fioritura in terra tedesca, con la celebre opera di Goethe Gli anni di apprendistato di Wilhelm Meister (1796) – è un genere letterario cui possono essere ricondotti alcuni fra i più grandi capolavori della letteratura mondiale. Ciò che s’intende con questa definizione va ricercato nel termine tedesco “Bildung”, termine che racchiude significati diversi per quanto limitrofi, come cultura, formazione, educazione; inoltre, ed è forse l’aspetto centrale, con esso s’intende tanto la formazione come processo quanto la formazione come risultato acquisito. Perciò con romanzo di formazione di intende un’opera solitamente centrata su un protagonista e sulle avventure, esperienze e azioni che lo conducono alla maturazione, a essere ciò che la sua natura reclamava come proprio autocompimento, o che è lo stesso, parafrasando Nietzsche, a divenire ciò che è.
Da questo superbo genere Giano ha scelto per voi un’opera di uno dei maggiori scrittori di ogni tempo, I turbamenti del giovane Törless di Robert Musil. Ambientato nella periferia orientale dell’impero asburgico, il romanzo narra le vicende di un giovane studente di un collegio militare – Törless – focalizzandosi in via esclusiva sul ruolo che esse rivestono nella crescita del protagonista, adottando il suo particolare punto di vista fatto di elucubrazioni, tentennamenti, carenze interpretative riguardo agli stati d’animo che le diverse esperienze ingenerano in lui. Questo perché si tratta di un giovane che matura lentamente la scoperta del proprio sé nel periodo adolescenziale, in una crescita graduale che segna via via il distacco affettivo dai genitori, la rottura di un’amicizia resa impossibile dall’emergere dei primi tratti di una personalità decisa, e soprattutto l’erompere di una sensualità travolgente e difficilmente arginabile, che troverà come “oggetto provvisorio del suo desiderio” la femminea e debole figura del compagno di corso Basini. Proprio questi, con la sua inconsistente personalità, avrà un ruolo decisivo nella maturazione di Törless, non soltanto come spinta all’emergere della tempestosa sensualità adolescenziale, ma anche come cavia per il suo desiderio di conoscenza dell’animo umano, degli abissi e della cadute in cui puo’ incorrere, dell’indegnità e indecenza in cui puo’ precipitare, essendo Basini privilegiato oggetto delle torture e abusi sessuali dei compagni di corso più vicini a Törless. Se a questo si aggiunge la nuova curiosità del protagonista per tematiche metafisiche – la difficoltà che egli percepisce nell’ammettere i numeri immaginari nell’universo anche solo intellettuale, il conseguente interesse per il Kant della Ragion pura – e la morbosa attrazione verso i misteri che agli animi più sensibili la natura sembra sussurrare anche nei paesaggi più comuni, possiamo dire che inizia a delinearsi in lui la graduale presa di coscienza della propria personalità, della sua natura “estetico-intellettuale”, esclusivamente interessata allo “sviluppo dell’anima, dello spirito, o comunque si chiami la cosa dentro di noi che ogni tanto s’arricchisce per l’aggiunta di qualche idea raccolta fra le idee di un libro o sulle labbra chiuse di un ritratto”. Una maturazione che puo’ dire di trovare il suo primo compimento nel monologo che Törless tiene dinanzi al direttore e alcuni insegnanti nelle pagine conclusive del libro e dal quale emerge una prima presa di possesso di ciò che egli più profondamente e autenticamente è.
Una vita violenta di Pasolini

Pier Paolo Pasolini
Questo romanzo di Pasolini rappresenta a nostro avviso un esempio, forse non del tutto canonico ma senz’altro efficace, di ciò che si deve intendere per “romanzo di formazione”. Lo sviluppo del romanzo è infatti incentrato su una drammatica parabola esistenziale, per giunta di un personaggio che non appartiene, come spesso accade in questo filone, alla classe borghese, trattandosi di un giovane scapestrato che assegneremmo piuttosto a quello che Marx definiva Lumpenproletariat: quella classe cioè composta da individui estremamente poveri e priva di ogni coscienza politica. Questo perlomeno per quanto concerne gli inizi della vicenda. Il protagonista, Tommaso, è un tipico personaggio pasoliniano: povero, analfabeta, rissoso, spesso nei guai con la giustizia. Egli trascorre le sue giornate in lunghe peregrinazioni nella Roma del dopoguerra, alla ricerca dell’espediente che possa garantirgli qualcosa da mettere sotto i denti: si tratti di furti, di lavori occasionali, o addirittura di prostituzione. Nel corso del romanzo emergono momenti e figure che sembrano poter dare una svolta positiva alla vita di Tommaso, dall’incontro con Irene, ragazza con cui intrattiene una sorta di relazione, all’assegnazione di una casa da parte del comune. Ma sarà solo dopo la detenzione per rissa e una lunga degenza in ospedale per tubercolosi che egli maturerà un’autentica coscienza politica, in termini pasoliniani, avvicinandosi al PCI, cui si iscrive, e alle manifestazioni sindacali. Scena emblematica del suo cambiamento ed epica per la splendida modalità in cui viene tratteggiata è il coraggioso aiuto che egli dà durante un nubifragio, salvando una prostituta bloccata in casa dalla melma nella Piccola Shangai – borgata dove Tommaso aveva vissuto – e infine, stremato e coperto di fango, portando tre bambini, due per mano e l’altro sulle spalle, al quartiere di Pietralata, alla sezione del partito. Un gesto eroico, che segna la maturità e la crescita morale e civile del protagonista, ma anche la sua fine: una ricaduta di tubercolosi gli sarà infatti fatale.
La tempesta di William Shakespeare

Pensando ogni viaggio come un percorso che genera cambiamenti e quindi una crescita interiore, è inevitabile l’associazione a opere di artisti o alle loro esperienze. Dal teatro elisabettiano all’arte del ‘900 è possibile rintracciare numerosi casi, tra i quali Giano ha scelto per voi due artisti dei più talentuosi nella loro epoca.
Un eccellente esempio è la commedia shakespeariana La Tempesta. William Shakespeare ( Stratford-upon-Avon 1564- 23 aprile 1616) poeta e drammaturgo inglese, è considerato dalla critica come una delle più grandi personalità della letteratura di ogni tempo nonché uno degli esponenti principali del Rinascimento inglese. Il racconto della commedia inizia quando gran parte degli eventi sono già accaduti. Il mago Prospero, legittimo Duca di Milano, e sua figlia Miranda, sono stati esiliati per circa dodici anni in un’isola dopo che il geloso fratello di Prospero, Antonio – aiutato dal re di Napoli – lo aveva deposto e fatto allontanare con la figlia di tre anni. In possesso di arti magiche dovute alla sua grande conoscenza e alla sua prodigiosa biblioteca, Prospero è servito controvoglia da uno spirito, Ariel, che egli ha liberato dall’albero dentro il quale era intrappolato.

Miranda-The tempest, di John W. Waterhouse, 1916, olio su tela
La narrazione è tutta incentrata sulla figura di Prospero, il quale, con la sua arte, tesse delle trame in cui costringe gli altri personaggi a muoversi. Nel frattempo, nasce una relazione romantica tra Ferdinando e Miranda. I due si innamorano immediatamente e il loro matrimonio sarà la causa della riconciliazione di Prospero con suo fratello Antonio.
Infine Prospero rinuncia alla magia a seguito dell’occasione di riconciliarsi con se stesso e la società . Il dramma è interessato a cosa contraddistingue una monarchia virtuosa, presentando al pubblico varie possibilità. Nel XX secolo, i critici letterari post-colonialisti furono molto interessati a questo aspetto, vedendo in Calibano, essere brutale che Prospero incontra sull’isola, un rappresentante dei nativi sottomessi ed oppressi dall’imperialismo.
Il bacio di Gustav Klimt

Il Bacio, di Gustav Klimt, 1907-08, olio su tela
Il pittore austriaco Gustav Klimt è autore de Il bacio, un’opera in pieno accordo con i canoni dello stile Liberty, con decorazioni e mosaici in color oro sullo sfondo. Egli nel dipinto, come in altri dello stesso periodo, dimostra d’attraversare una fase evolutiva della sua pittura. Il Bacio è un’icona dell’arte del XX secolo, estremamente ricercato nella composizione e controverso nei contenuti. Lascia aperti, infatti, molti interrogativi e spunti di riflessione: sulle simbologie sessuali che racchiude, sull’identità dei due amanti ritratti e sull’interpretazione del motivo erotico.
La netta separazione dei due sessi, evidenziata dal codice simbolico di elementi geometrici quadrati e spigolosi per l’uomo e di forme circolari per la donna, trova la sua trascendenza nell’aura che circonda entrambe le figure.
Superamento, dunque, della conflittualità espressa nelle altre opere, in un crescendo di unione spirituale che si traduce in una purezza ideale, racchiusa in un’aura mistico-erotica in cui l’erotismo si percepisce in modo impalpabile, forza vitale che si genera dall’unione dei due amanti.
Il Bacio immerge lo spettatore in un mondo onirico senza tempo, in cui trovano modo di esprimersi i sensi primordiali e le pulsioni vitali. Il fascino del quadro risiede nell’impossibilità di catturare quell’ impalpabile atmosfera da subire. In un’atmosfera di totale estraniazione dal mondo, l’amore non si accontenta di possedere la mente, il corpo e le attenzioni dell’essere amato, ma pretende di impregnarne l’esistenza con la propria, in una fusione di carne, sangue e di pensieri.