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vanessa, domenica 07 mar ha scritto:
ciao Giano, sono Vanessa e frequento l’ultimo anno di un istituto grafico-pubblicitario. Ho visto parecchi tuoi suggerimenti riguardo a collegamenti da poter fare per una tesina tra Avatar e diverse materie. Sono stati molto utili anche per me, ma io vorrei aggiungere qualche collegamento con altre materie, visto la scuola che frequento, come grafica e fotografia. Per queste materie avevo pensato alla tecnologia 3D ma non riesco a trovare nulla di interessante. Potresti aiutarmi suggerendomi documentazione per questo argomento? O suggerirmi ulteriori collegamenti da poter fare con queste materie?
Sicura di una tua risponsta, ringrazio anticipatamente.
Cara Vanessa,
credo che la tua idea di fare collegamenti con grafica e fotografia sia ottima. Pur non sapendo quale sia il tuo livello di conoscenze riguardo la tecnologia 3d proverò a darti qualche indicazione che non sia nè troppo elementare nè troppo avanzata. Per cominciare ti segnalo questa introduzione alla grafica 3d elaborata dal professor Marco Gribaudo dell’Università di Torino. E aggiungo questa altra introduzione alla Grafica al Calcolatore del professor Andrea Fusiello dell’Università di Verona.
Inoltre potresti fare un approfondimento sul cosiddetto concetto di Rendering. Poi ti invito a dare un’occhiata a questa pagina tramite la quale potrai accedere a tutta una serie di siti che offrono informazioni, approfondimenti e strumenti per la grafica 3d. Passando alla fotografia ti rimando a questo sito http://www.3d-photo.com/ che coniuga la fotografia naturalistica con la tecnologia 3d. Poi puoi fare riferimento a questo articolo
per capire come si realizza una foto in 3d e in quest’altro troverai le relative formule da utilizzare sperando che la lettura non risulti per te troppo ostica.
Spero di essere riuscito nel mio intento e di non aver esagerato con i tecnicismi, cosa, peraltro, non facile dato l’argomento. Torna a scrivermi e fammelo sapere.
Ciao e buon lavoro, Giano.
Bolle di sapone
Flaminia, lunedì 01 feb ha scritto:
ciao Giano!sono flaminia e frequento il 5 anno del liceo scientifico..
Potresti darmi una mano per i collegamenti della tesina da portare all’esame di maturità?
Mi interessava molto il tema delle bolle di sapone,credo sia abbastanza originale, non ne ho trovati altri sull’argomento!
Nelle materie precise posso portare la fisica delle bolle..ma per quelle umanistiche? Credi che la bellezza effimera vada bene??e come posso collegarla in italiano,filosofia,latino e inglese?
Grazie mille!!
Continua a leggere…
[MEDIA not found]dalla trasmissione Mixer, Rai Tre
Nel luglio del 1962 il giornalista e scrittore Indro Montanelli dava inizio a un inchiesta sul “Corriere della Sera” sugli intrecci tra affari e politica. L’accusa era rivolta ad Enrico Mattei, del quale diceva: “C’ è chi dice che per guarire l’ Italia delle sue molte magagne, basterebbe mettere in prigione Mattei, ma c’ è chi dice anche che se l’ Italia oggi ha un prestigio nel mondo, lo deve a Mattei”.
Il giornalista era nato a Fucecchio (FI) nel 1909. Dopo numerose collaborazioni con giornali italiani e stranieri (tra cui “Paris Soir”, l’”Italie Nouvelle” e la “United Press”) fu corrispondente in Norvegia e poi volontario in Etiopia (1936) durante la guerra d’espansione fascista, da cui era stato persuaso.
Tornato in Italia l’anno successivo partiva come giornalista del “Messaggero” per la guerra di Spagna: lì accentuava la sua posizione anti-fascista fino ad essere espulso dal Partito, a cui si era iscritto qualche anno prima.
Dal 1938 lavorò per il “Corriere della sera”, per il quale raccontò la seconda guerra mondiale dai principali luoghi di combattimento. Dopo l’armistizio italiano si schierò con le brigate partigiane di “Giustizia e libertà”, quindi fu catturato e condannato a morte dai tedeschi. Riuscì ad evadere dal carcere di San Vittore solo con l’intervento del direttore del “Corriere” Aldo Crespi (che pagò un ufficiale delle SS) e del cardinale di Milano Ildefonso Schuster, che organizzò la fuga.
Alla fine della guerra nel 1945 assumeva la direzione della “Domenica del Corriere” e l’anno dopo tornava a scrivere per il giornale di Via Solferino. Su queste pagine documentava la realtà italiana spesso con servizi e inchieste scomode. Così nel 1962 affrontava la questione di Mattei, accusato di corrompere i partiti affinchè si allineassero alla politica dell’ENI.
Dieci giorni dopo la pubblicazione dell’ultima puntata, Enrico Mattei rispondeva con una lunghissima lettera a tutte le contestazioni di Montanelli, il quale di lì a qualche mese, il 29 ottobre dello stesso anno, due giorni dopo il tragico incidente aereo di Bascapé, in cui il fondatore dell’ Eni perse la vita, rendeva al «petroliere senza petrolio» l’ onore delle armi, scrivendone un ritratto quasi commosso e addossando la maggiore responsabilità dei suoi errori ai politici, pur non credendo all’ipotesi del sabotaggio dell’aereo.
Nel 1970 scriveva così: «Io credo che Mattei abbia commesso molti sbagli, ma che proprio questi diano la misura dell’uomo. Chiunque altro ne sarebbe stato travolto. Lui no, perché era più grosso di essi, un personaggio ibseniano, cui è superfluo cercar di attribuire un’aureola di martire tessendo cattivi romanzi gialli sulla sua fine. Non ne ha bisogno». Mattei, quindi, come ripete nell’intervista rilasciata a Mixer, qui riportata, «era un uomo che pensava e agiva in grande».
Un imprenditore al servizio dello stato
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“Ci sono uomini come Mattei, Kennedy, Martin Luther King, Moro, dotati di un profondo senso della storia che hanno riempito un’epoca e che sono stati assassinati per le loro idee, le loro scelte. Dopo di loro si apre sempre una nuova stagione” ( Sen. Luigi Granelli)
Dalla guerra civile a Bascapè
Nei giorni successivi alla tormentata fine della guerra civile in Italia, durante la quale fu protagonista tra le brigate partigiane, Enrico Mattei viene incaricato di liquidare le attività dell’Agip (Azienda Generale Italiana Petroli) e di provvedere alla sostanziale privatizzazione di tutte le proprietà. Mattei sceglie di disattendere questa indicazione, per conseguire un obiettivo che riteneva fondamentale: garantire al Paese un’impresa energetica nazionale, in grado di assicurare quanto serviva ai bisogni delle famiglie e allo sviluppo della piccola e media impresa a prezzi più bassi rispetto a quelli degli oligopoli internazionali.
Raddoppiò la perforazione dei pozzi, sfruttò al meglio la ricerca mineraria nella Valle Padana, scelse le alleanze necessarie dentro il governo e ai partiti che lo sostenevano per realizzare quanto aveva in mente. Ci riuscì con l’istituzione, nel 1953 dell’Eni dopo una lunga e travagliata discussione iniziata nel 1947, tra chi sosteneva ad oltranza l’iniziativa privata e quanti erano fautori di una forte presenza dello Stato nell’economia.

Il cane a sei zampe, simbolo dell'Agip
Mattei riuscì ad affermare il ruolo strategico dell’energia nello sviluppo economico italiano e a ispirare fiducia nel possibile miracolo dell’indipendenza energetica.
Fu abile nel costituire una rete di collaboratori capaci di muoversi sulla scena internazionale e questo divenne uno dei punti di forza che la società, oltre gli interessi specifici, seppe offrire all’azione diplomatica dell’Italia. Il 27 ottobre 1962 l’aereo di Mattei, un “Morane Saulnier 760″ proveniente da Catania e diretto a Linate, precipita a Bascapè (Pavia). Muoiono il presidente dell’Eni, il pilota Irnerio Bertuzzi, e il giornalista americano William Mc Hale.
Saper immaginare il futuro. Questa è l’eredità più preziosa che Mattei ci ha lasciato. Con questa capacità dobbiamo guardare alle sfide di oggi e di domani, per riaffermare ogni giorno il valore dell’energia come motore di crescita per tutti.
(da Eni cultura)
Mixer, Raitre: “Il caso Enrico Mattei”
L’ultimo discorso
Il giorno 27 Ottobre 1962, poche ore prima di morire, Enrico Mattei si trovava a Gagliano Castelferrato, in provincia di Enna, per celebrare l’inizio delle attività di estrazione del gas. Così si esprimeva di fronte a una folla in festa:

Mattei al pozzo di Caviaga
“È vero: noi lavoriamo per convinzione. Con la convinzione che il nostro paese, e la Sicilia, possano andare verso un maggior benessere; che ci possa essere lavoro per tutti; e si possa andare verso una maggiore dignità personale, e una maggiore libertà. Amici miei, io vi dico solo questo: noi ci sentiamo impegnati con voi per quanto c’è da fare in questa terra. Noi non portiamo via il metano; il metano rimane in Sicilia, rimane per le industrie, per tutte le iniziative, per tutto quello che la Sicilia dovrà esprimere”.
Dalla piazza una voce interrompe: “Così si può levare questa miseria di Gagliano”.
Rivolgendosi all’anonimo, Mattei dice:
“Amico mio, io non so come lei si chiami, ma anch’io ero un povero come lei; e anch’io ho dovuto emigrare perché il mio paese non mi dava lavoro; sono andato al Nord, e adesso dal Nord stiamo tornando al Sud con tutta l’esperienza acquistata. Noi ci impegniamo con le nostre forze, con le nostre conoscenze, con i nostri uomini, a dare tutto il nostro contributo necessario per lo sviluppo e l’industrializzazione della Sicilia e della vostra provincia.

Mattei in un comizio a Milano
Io vi devo chiedere – come ho già chiesto al sindaco – scusa di non essere venuto prima. Ma sono gli impegni che abbiamo in tutto il mondo: ci sono 50 mila persone che oggi operano in questo gruppo; e su 50 mila persone ci sono mille e seicento ingegneri, 3 mila periti industriali e geometri, 2 mila dottori in chimica e in economia, 300 geologi, decine di migliaia di specialisti che si muovono in tutto il mondo. E tutto questo porta lavoro, porta responsabilità, porta un grande impegno; ma io conoscevo esattamente la situazione di Gagliano, delle sue riserve, di questo lavoro, delle possibilità che esistono per l’avvenire. Le abbiamo seguite giorno per giorno, con ansia, e qualche volta, molte volte, ne eravamo felici. Ora su questo si deve innestare un successivo lavoro, si devono innestare industrie che dovranno portare in questa zona benessere e ricchezza. Noi ci impegniamo insieme con voi, tutti [...]
Sapevo che un giorno sarei venuto in mezzo a voi, che voi mi avreste guardato con simpatia e affetto. Abbiamo discusso, con i vostri rappresentanti, dei vostri problemi, molti dei quali non sono che problemini. Non assorbiremo 70 persone, ma tutti coloro che potrete darmi, tutti, e sarà necessario che tornino molti di quelli che sono andati all’estero perché a Gagliano avremo bisogno anche di loro. Noi non vi porremo dei limiti. Noi vogliamo solo stabilire una collaborazione che duri sempre”.
Hanno detto di lui:
Il senatore Giorgio Ruffolo è stato al fianco di Enrico Mattei dal 1956 al 1962. Giano lo ha intervistato per chiedergli un parere sull’opera e i valori trasmessi dal fondatore dell’Eni. Egli lo definisce un “imprenditore al servizio dello Stato” che, attraverso le sue capacità e la sua tenacia, ha contribuito al miracolo economico italiano. L’impresa era al servizio dell’interesse pubblico affinchè nascesse un’Italia moderna: “Mattei vide giusto. Vide che l’Italia, pur uscita fracassata da questa guerra pazzesca, che il fascismo aveva suscitato, disponeva di energie, di lavoro e di intelligenza tali da potersi assicurare un posto di primo piano nel mondo”
Guarda l’intervista
Nel luglio del 1962 il giornalista e scrittore Indro Montanelli dava inizio a un inchiesta sul “Corriere della Sera” sugli intrecci tra affari e politica. L’accusa era rivolta ad Enrico Mattei, del quale diceva: “C’ è chi dice che per guarire l’Italia delle sue molte magagne, basterebbe mettere in prigione Mattei, ma c’ è chi dice anche che se l’Italia oggi ha un prestigio nel mondo, lo deve a Mattei”. Il fondatore dell’Eni rispose a tutte le contestazioni: la loro corrispondenza si concluse con un ritratto rispettoso e quasi commosso, pubblicato dal giornalista il 29 ottobre dello stesso anno, due giorni dopo il tragico incidente di Bascapé.
Ascolta le parole di Montanelli