Giano

Come si fa un Tema

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L’incubo della pagina bianca e vuota non colpisce solo gli studenti alle prese con un tema d’esame, ma anche gli scrittori più navigati.

Scrivere molto o scrivere poco? Come utilizzare il tempo a disposizione per la prova scritta? E soprattutto, come scrivere quello che si pensa senza ferire la suscettibilità di chi ci legge?

Giano vuole offrirti un’occasione per riflettere sul modo in cui scrivi, e, se possibile, affinare le tue capacità in vista della prova di italiano.

Buon lavoro!

1. Per chi scriviamo?
2. La traccia o tema
3. Analizzare e comprendere la traccia
4. Il vostro punto di vista: prendete posizione
5. Un pizzico di diplomazia
6. Svolgere il tema
7. La mappa delle idee
8. La scaletta
9. La stesura
10. Chi bene comincia, bene finisce
11. L’introduzione
12. La conclusione
13. Suggerimenti di stile
14. Un linguaggio per la situazione
15. Da evitare
16. Da usare
17. Niente sbalzi di tono
18. Ogni parola ne vuole un’altra compatibile
19. Niente paroloni
20. Frasi brevi o lunghe? Questioni di sintassi
21. No alle ripetizioni inutili
22. Per collegare gli argomenti del testo: i connettivi
23. Punteggiatura

  1. 1. Per chi scriviamo?

La prima difficoltà è proprio la situazione in cui vi trovate: non comunicate con qualcuno perché avete scelto di farlo, ma perché dovete farlo. Per superare questo blocco iniziale dovete pensare a un testo reale, scritto con uno scopo preciso (indicato dalla traccia) e indirizzato a un destinatario vero. Evitate di rivolgervi a un immaginario lettore onnisciente, un “professore-che-sa-tutto”, col rischio di tralasciare argomenti e stimoli importanti. Immaginate, piuttosto, che le vostre argomentazioni possano raggiungere anche il lettore medio di un quotidiano, sollecitando la sua capacità di ragionamento e la sua curiosità.

  1. 2. La traccia o “tema”

La parola “tema” vuol dire “argomento posto al centro”. In un tema c’è sempre un argomento centrale, un nodo che deve essere sciolto (ecco il significato di “svolgere un tema”). In linea generale, il titolo può invitarvi a:

  1. informare su un argomento,
  2. dimostrare qualcosa su un argomento,
  3. esprimere la vostra opinione su un argomento,
  4. fare tutte e tre le cose insieme (è il caso più frequente)
  1. 3. Analizzare e comprendere la traccia

La lettura e la comprensione della traccia sono le fasi più delicate del lavoro preliminare, proprio perché da esse dipendono tutte le argomentazioni (raccolte nel “corpo” del testo) che intendiamo produrre.

Immaginate di dover svolgere un tema dal titolo:

“Alle soglie del terzo millennio, si può parlare di povertà non solo come mancanza di cibo: esistono anche altre forme di povertà, come la mancanza di accesso all’istruzione, alla previdenza sociale e sanitaria ,oltre a servizi e diritti fondamentali”.

In questo caso, siete chiamati ad esprimere la vostra opinione (attraverso delle tesi e delle argomentazioni) sull’estensione della categoria “povero” . Se, presentando un caso estremo di povertà nel nostro tempo, citate le statistiche di bambini gravemente ammalati o morti per mancanza di nutrimento nei territori sub-sahariani, siete certamente in tema, ma ricordare che la povertà come mancanza di cibo e risorse materiali è ancora un problema gravissimo, che affligge più di metà del pianeta.

Se invece vi dilungherete per metà dell’elaborato sui responsabili di tale situazione sarete andati sicuramente fuori tema; perché il punto centrale della traccia è la percezione che esistono “altre” povertà, magari altrettanto dannose per lo sviluppo della persona.

  1. 4. Il vostro punto di vista: prendete posizione

Per fare un buon tema è molto importante che voi “prendiate posizione”, dando prova di originalità, gusto e personalità.

Se, dopo un’attenta lettura, avete l’impressione di “tenere in pugno” il tema, non affrettatevi a stendere l’introduzione. In primo luogo, dovete “personalizzare” la traccia, per prepararvi a dare un vostro contributo originale. Una buona prova d’italiano non si basa semplicemente sull’esecuzione meccanica di poche istruzioni per l’uso (tema/svolgimento/conclusioni), ma sulla vostra personale capacità di pensiero, di elaborazione e di espressione.

Rileggete la traccia e riflettete: cosa ne pensate? La condividete al cento per cento? La considerate troppo complessa, e quindi vorreste semplificarla e restringerne i confini, o al contrario vi sembra troppo scarna, e vorreste aggiungere molto di vostro?

  1. 5. Un pizzico di diplomazia

Ma attenzione, nel prendere posizione dovete ricordare che un tema è un atto ufficiale, in cui conta moltissimo la capacità di far valere le proprie idee, accettando e considerando anche punti di vista opposti.

Fare un buon tema vuol dire dunque “accettare” la traccia, per poi esprimere le vostre idee rimanendo in equilibrio: evitate le affermazioni estreme, le polemiche e le accuse a chi non la pensa come voi. Una certa diplomazia è d’obbligo: la civiltà delle persone è anche civiltà dell’espressione.

  1. 6. Svolgere il tema

Una volta compresa e analizzata attentamente la traccia, concentratevi sull’organizzazione e sulla progettazione del testo, dedicando una parte del tempo a vostra disposizione per creare una mappa delle idee, e una scaletta.

  1. 7. La mappa delle idee

La mappa delle idee può esser utile per rimuovere il blocco psicologico che segue la lettura della traccia: buttate giù un elenco delle cose più importanti che vi vengono in mente dopo aver letto il titolo, partendo magari dalla vostra esperienza concreta e richiamando tutto quello che vi è capitato (ma anche visto, sentito, letto) che abbia un legame con l’argomento principale della traccia. Ad esempio, se sarete chiamati a redigere un testo che abbia come titolo:

“La società italiana, con il crescere dei flussi migratori, nei prossimi decenni sarà sempre più multiculturale e multietnica. Quali i rischi e quali le opportunità?”

non andate alla ricerca di grandi riflessioni intorno al ruolo del razzismo e dell’intolleranza nel corso della storia umana (estensione indebita del tema, che verrebbe “annacquato” e perso di vista) ma partite subito dalla vostra esperienza; quindi:

  1. la Storia che abbiamo studiato ci insegna che le civiltà nascono e si evolvono soprattutto attraverso migrazioni, spostamenti, scoperte;
  2. una chiusura totale della società italiana le impedirebbe di rinnovarsi e di partecipare ai flussi di sviluppo economico della globalizzazione
  3. una democrazia moderna è anche un sistema di regole e di garanzie che garantiscono la convivenza civile e il rispetto reciproco.
  4. valorizzare le differenze è importante, ma anche la grande tradizione e la cultura italiana sono dei beni di cui non bisogna perdere memoria
  5. uno dei compiti di chi siede tra i banchi del Parlamento è quello di dare il buon esempio e di non incoraggiare atteggiamenti razzisti e intolleranti
  6. f)lo Stato italiano deve dare prova di equilibrio: è innegabile che buona parte della massa migrante giunge nel nostro Paese per svolgere lavori umili e difficili, ma vi sono anche situazioni di illegalità e sacche di criminalità che vanno arginate.
  7. g)tutti noi siamo diventati “multiculturali”: vediamo cinema di molti paesi diversi, le cucine etniche di ogni foggia sono diffusissime in tutta Italia, rispetto alla monocultura del cibo italiano di venti anni fa, pratichiamo discipline orientali quali lo yoga o le arti marziali, viaggiamo incomparabilmente di più dei nostri genitori e nonni.
  8. il ruolo educativo dei politici e della classe dirigente, della scuola, dei media
  1. 8. La scaletta

Ora dovete passare alla fase operativa, appuntando le vostre riflessioni in una scaletta (non è necessario, dunque, seguire lo stesso ordine con cui vi sono venute in mente). Immaginando di dovervi cimentare con l’argomento sopra indicato, la scaletta presenterà solo le parole chiave delle vostre idee. Ricordate che, in questa fase, state cercando di dare una forma (scritta) a qualcosa di informe (i vostri spunti):

  1. g) Evoluzione della Storia attraverso migrazioni: anche in Italia sta succedendo, e non è la prima volta.
  2. Molti vedono messe a rischio le garanzie di cultura democratica e la sicurezza, con l’arrivo indiscriminato di moltitudini che non condividono i nostri usi e la nostra cultura
  3. Tuttavia, molti dei migranti portano ampliamento culturale, forza lavoro, entusiasmo e speranza di futuro: insomma, in prospettiva arricchiscono la società italiana.
  4. Una società democratica deve essere ferma nelle sue regole e nelle sue garanzie, ma aperta all’integrazione e alla prospettiva di sviluppo
  5. Non bisogna assecondare due atteggiamenti estremi e contrapposti: un lassismo privo di organizzazione e di idee, inteso come puro senso di accoglienza, ma anche un razzismo privo di senso della realtà economica e sociale della globalizzazione.
  1. 9. La stesura

Dopo aver elencato i vostri argomenti nella scaletta, passate allo stadio successivo che è la stesura, dando maggior rilevanza a quelli che ritenete più efficaci ed eliminando quelli che vi convincono meno. Al centro del vostro schema di ragionamento ci sarà l’argomento principale, quello richiesto dalla traccia.

Scegliete dunque i tre o quattro punti fondamentali della vostra argomentazione, ordinateli definitivamente e mantenetevi fedeli a questa rotta di navigazione che avete tracciato. Da ciascun argomento potrà venire l’idea per nuove considerazioni aggiuntive, ma senza che affatichino il lettore.

  1. Non perdete il “filo”

Per rendervi conto, in corso d’opera, se il vostro testo è aderente alla traccia proposta, ponetevi di continuo le seguenti domande:

  1. sto rispondendo (sì/no) al quesito posto?
  2. ho ben sviluppato le mie argomentazioni?
  3. ho dimostrato che la mia risposta alla traccia è quella giusta, o almeno che è plausibile, ragionevole, sostenibile?

È giunto il momento di ordinare gli argomenti accolti nella mappa nel modo che vi sembra più opportuno per dimostrare la vostra tesi, offrendo al lettore un’immagine completa del vostro ragionamento.

  1. 10. Chi bene comincia, bene finisce

Le difficoltà maggiori nell’organizzare un testo scritto riguardano l’inizio e la conclusione. In linea generale, è consigliabile suddividere il vostro lavoro, seguendo l’impostazione delle antiche arti della retorica, in un’introduzione, uno svolgimento (di cui abbiamo già spiegato la costruzione nei paragrafi precedenti) e una conclusione. Due considerazioni preliminari, dettate dal buon senso: per quanto riguarda l’inizio, è meglio che affrontiate subito l’argomento centrale su cui siete invitati ad esprimervi; per quanto riguarda la fine, chiudete quando non avete più nulla da dire, senza allungare inutilmente il testo(eviterete, così, di far indispettire il vostro lettore).

2. Da dove cominciamo?

  1. 11. L’introduzione

Di norma, l’introduzione o attacco di un testo contiene in sé le tesi di fondo che si intendono dimostrare nel “corpo” del discorso; in esso dovranno essere ben illustrati gli argomenti centrali su cui si fonda la vostra tesi. Inoltre evitate di partire da considerazioni universali o da frasi ad effetto sterili ma cercate di contestualizzare, senza giri di parole, l’argomento della traccia e di dichiarare a grandi linee quali enunciati volete dimostrare/ analizzare o commentare.

  1. Traccia: Le trasformazioni provocate dai mutamenti sociali degli ultimi decenni nella struttura della famiglia italiana, fra tradizione e nuove scelte di vita.

Introduzione: Superati gli anni Cinquanta, in Italia si assiste ad una vera e propria rivoluzione sociale che muta in profondità gli assetti della società: dalla famiglia all’economia, dalla politica alle istituzioni. La prima cosa che colpisce, in questa traiettoria storica, è che la crisi della famiglia tradizionale è tanto più forte, quanto maggiore è lo sviluppo economico e il benessere. Dagli anni del Boom economico a oggi, le famiglie sono divenute nuclei sempre più piccoli, il Paese si è portato progressivamente su un tasso di crescita demografica pari a zero, e con la moderna legislazione sul divorzio si è allentato il vincolo familiare inteso come istituzione immutabile e perenne. La centralità e l’autorevolezza della famiglia nella società italiana, insomma, appaiono sotto attacco.

  1. Traccia: “Alle soglie del terzo millennio, si può parlare di povertà non solo come mancanza di cibo: esistono anche altre forme di povertà, come la mancanza di accesso all’istruzione, alla previdenza sociale e sanitaria, e ad altri a servizi e diritti fondamentali”

Introduzione: Nonostante i notevoli progressi economici e tecnologici che si sono verificati negli ultimi anni, le condizioni di vita non sono migliorate per tutti, né al Nord, né al Sud del mondo. È nata tuttavia una nuova concezione di povertà, che si può applicare a certe fasce della popolazione anche nei paesi più sviluppati e avanzati. Per povertà infatti non si intende più solo la mancanza di ciò che è necessario alla sussistenza materiale, ma anche la negazione di opportunità e servizi essenziali per lo sviluppo umano, per condurre una vita lunga, sana e stimolante, a la capacità di istruirsi, esprimersi, comunicare.

Come potete vedere, in entrambi gli esempi l’introduzione del tema riprende i termini e l’argomentazione della traccia (dovete mostrare di averla intesa, e in qualche modo “accettata”), ma contengono già un pizzico di spunti personali. Nel primo caso, si parla di certe fasce sociali, di nuove forme di povertà anche nei paesi avanzati. Nel secondo caso, si “drammatizza” la proposta della traccia parlando di un’istituzione familiare “sotto attacco”.

Quindi l’introduzione di un tema deve anche contenere un piccolo spunto personale, una messa a fuoco “orienta” il lettore.

  1. 12. La conclusione

Per quel che riguarda la conclusione, deve riprendere in modo sintetico non solo le premesse (secondo la teoria della “circolarità” del testo) ma anche presentare le logiche conclusioni dei pensieri esposti nel “corpo”; facendo emergere ancora di più il vostro punto di vista. Insomma, nella conclusione deve risultare la vostra capacità di sintetizzare in modo critico e originale; di seguito, proponiamo due tipi di chiusure: nella prima non si annuncia che si sta concludendo mentre nella seconda viene usata una delle espressioni possibili per concludere (come: “Per concludere vorrei dire che…”; “In conclusione…”):

Traccia: Le trasformazioni provocate dai mutamenti sociali degli ultimi decenni nella struttura della famiglia italiana, fra tradizione e nuove scelte di vita.

Conclusione: Dal punto di vista storico, la famiglia ha ricoperto durante i secoli un ruolo fondamentale nello sviluppo di un individuo e nel suo rapporto con il macrocosmo, con i valori fondamentali, con la tradizione. Oggi, chiaramente, abbiamo della famiglia un’idea più aperta e dinamica di un tempo. Ma minare dalle fondamenta la sua istituzione sarebbe pericoloso: non solo renderebbe vana l’eredità consegnataci da generazioni e generazioni che ci hanno preceduto, e inoltre destinerebbe le persone alla solitudine, le renderebbe schiave dei ritmi frenetici della società odierna, isolate in un ciclo di vita puramente economico, privo di una finalità morale che non sia quella della produzione e dell’accumulazione di ricchezza fine a sé stessa.

Traccia: “La società italiana, con il crescere dei flussi migratori, nei prossimi decenni sarà sempre più multiculturale e multietnica. Quali i rischi e quali le opportunità?”

Conclusione: In conclusione, si potrebbe affermare che la complessità del fenomeno immigrazione rispecchia una complessità ancora maggiore: la nostra capacità di far fronte alle turbolenze del tempo presente, la nostra comprensione del fenomeno della globalizzazione, la nostra determinazione nel difendere il benessere della società italiana e delle sue istituzioni democratiche, senza tuttavia cedere al razzismo e alla disinformazione. Se gli immigrati saranno un bene o un male, una risorsa o un rischio per il nostro Paese, dipende soprattutto da noi.

  1. 13. Suggerimenti di stile

In questa sezione saranno offerte alcune utili indicazioni sullo stile e il linguaggio da utilizzare nel vostro tema; l’articolazione di questo paragrafo è stata volutamente concepita in modo schematico proprio per favorire una consultazione rapida.

  1. 14. Un linguaggio per la situazione

È fondamentale usare sempre uno stile e un tono adatti alla situazione in cui ci si trova. Nel caso del compito scritto di italiano, il livello di lingua da utilizzare è quello medio o medio-formale; si tratta di un modo di esprimersi non eccessivamente formale (per intenderci, quello utilizzabile in un discorso ufficiale) ma non troppo familiare (certamente non il tono che usate con i vostri coetanei) .

  1. 15. Evitate:

  • il ricorso frequente alle parole generiche (cosa, roba, persona)
  • la ripetizione di parole vuote, usate come intercalari (cioè, insomma, allora)
  • le parole che fanno parte del lessico giovanile e che non sono dettate da necessità stilistiche (quali: “alzare dei soldi” per “prestare dei soldi”; “ci siamo spaccati” per “ci siamo divertiti”; “accannare qualcuno” per “lasciare qualcuno” )
  • le parole e le espressioni dialettali, comprese le varietà di italiano regionale (del tipo: “prestinaio” a Milano e “fornaio” nel Sud per “panettiere”; “bizze” per “capricci”; “caciara” per “confusione”; “ganascia” per “guancia”; “tenere” per “avere”; “uscire pazzo” per “impazzire”
  1. 16. Da usare
  • le parole e le espressioni che hanno un significato specifico (legato al tema trattato)
  • le parole non eccessivamente tecniche: “sviluppo” è meglio di “implementazione”, “uso” è meglio del brutto neologismo “utilizzo”
  1. 17. Niente sbalzi di tono

Una volta individuato il livello di lingua appropriato al tema che dovete trattare, mantenetelo ed evitate bruschi salti stilistici, sia verso l’alto (non eccedete con i latinismi o gli arcaismi del tipo: ausilio per “aiuto”), sia verso il basso (del tipo: “impicciarsi” per “intromettersi”).

  1. 18. Ogni parola ne vuole un’altra compatibile

Quando si utilizzano espressioni formate da più parole (del tipo: “per il rotto della cuffia” o “accendere una speranza”) è necessario che i significati delle singole parole siano tra essi compatibili. Ad esempio, l’espressione “il film racconta le vicende di una famiglia instauratasi a Mantova” è scorretta (oltre a suscitare una certa ilarità nel lettore) perché una famiglia si può trasferire/stabilire ma non instaurarsi (magari si “instaura un rapporto”). Perciò, controllate sempre il significato delle espressioni che non vi sono familiari sul vocabolario.

  1. 19. Niente paroloni

Nella verifica di italiano si è portati a usare parole rare con lo scopo di far bella impressione all’insegnante: niente di peggiore! In questo quadro vanno collocati tutti quei sinonimi, afferenti al “burocratese”, usati per evitare verbi che ci appaiono banali:

  • “ovviare” per “rimediare”
  • “posizionare” per “mettere”
  • “replica” per “risposta”
  • “sancito” per “deciso”
  • “transitare” per “passare”
  • “essere a conoscenza di” per “conoscere”
  • “recarsi” per “andare”

Se dovete usare un termine tecnico o un vocabolo raro (quali: inibizione, introspezione, narcisismo, regressione o nevrosi se vi state cimentando in un testo sulla psicoanalisi) per ragioni di chiarezza e precisione linguistica procedete pure! Il lessico del vostro tema sarà appropriato e ricco; ma se utilizzate queste varianti solo con l’intenzione di “abbellire” il tema, questo non diventerà affatto più elegante ma ne perderà in naturalezza linguistica.

  1. 20. Frasi brevi o lunghe? Questioni di sintassi

Il consiglio è quello di prediligere periodi brevi e snelli; questo non vuol dire, naturalmente, che il vostro tema debba configurarsi come una giustapposizione di pensierini. Fate in modo di non superare le 50 parole per periodo e di tenere sempre sotto controllo la leggibilità del testo attraverso un uso sapiente della punteggiatura (ricordatevi che la punteggiatura unisce due pensieri).Se non padroneggiate bene la costruzione delle frasi e non avete ben presenti le regole dell’analisi logica del periodo, optate per costruzioni brevi e per subordinate leggere (come le relative).

  1. 21. No alle ripetizioni inutili

La ripetizione di uno stesso termine all’interno di un tema conferisce non solo coesione al testo ma è anche necessaria se si sta trattando un argomento specifico che richiede un lessico tecnico. Infatti termini come “colonialismo” o “emancipazione” non possono essere sostituiti o eliminati perché specifici mentre è opportuno rimuovere tutte quelle parole “generiche” che affaticano la lettura del vostro testo. Sono quattro le modalità attraverso le quali ci si può liberare delle ripetizioni:

  • eliminando la parola in questione (ricordate che in italiano, il soggetto di un verbo può essere sottinteso);
  • sostituendo la parola con un pronome;
  • sostituendo la parola con un sinonimo (ma siate prudenti perché è raro trovare un sinonimo esatto della parola che volete eliminare);
  • sostituendo la parola con un nome di significato più ampio (del tipo: “professionista” per “avvocato”);
  • riformulando la parola (del tipo “Paese dei cedri” per “Libano”)
  1. 22. Per collegare gli argomenti del testo: i connettivi

Per non confezionare un discorso-collage potete attingere alla grande famiglia dei connettivi, semantici e testuali; prima di illustrarvi i principali modi di collegare un’argomentazione con l’altra, richiamiamo la vostra attenzione sul fatto che i connettivi svolgono una funzione altrettanto importante nella riuscita del vostro tema: marcando il passaggio da un pensiero all’altro, facilitano la lettura e un rapporto comunicativo col lettore all’insegna della chiarezza e della trasparenza espositiva.

    1. I connettivi semantici legano tra loro le argomentazioni e le informazioni, indicandone il valore. Possono servire per:
      1. aggiungere informazioni (e, inoltre, in più, pure, altresì)
      2. spiegare o precisare (cioè, ossia, ovvero, vale a dire, infatti, intendevo dire)
      3. porre un’alternativa (o, oppure)
      4. contrapporre (ma, però, bensì, tuttavia, sebbene, quantunque, nonostante, al tempo stesso)
      5. indicare la causa o la ragione (perché, poiché, dal momento che, per il fatto che, visto e considerato che)
      6. indicare la conseguenza (quindi, dunque, perciò, pertanto, tanto…che, a tal punto…che, così…anche)
      7. indicare il fine (perché, affinché, a tal fine)
      8. indicare la conclusione di quanto già detto (perciò, pertanto, dunque, quindi)
    2. I connettivi testuali chiariscono la struttura del testo; la loro funzione è segnalare man mano la pianificazione degli argomenti, indirizzando e tenendo viva l’attenzione del lettore. Sono utili per.
      1. ordinare gli argomenti creando una scala di priorità (in primo luogo, infine, innanzitutto, secondariamente, l’aspetto principale è…, un aspetto ulteriore è…, prima di tutto)
      2. demarcare il passaggio da un paragrafo all’altro (passando a un altro argomento, da una parte, dall’altra parte, inoltre, anche, possiamo concludere quindi che…)
      3. creare un rapporto comunicativo col lettore (come abbiamo già osservato, come vedremo tra breve, è opportuno ricordare che, il prossimo punto).
  1. 23. Punteggiatura

Ricordiamo che anche la punteggiatura entra in gioco quando si intende collegare le diverse parti di un discorso; al contrario di quanto è comunemente pensato, la punteggiatura aggancia due parole, due frasi o due periodi fra i quali esiste già una pausa determinata dal significato. Schematicamente: l’interruzione debole tra un discorso e l’altro vuole un segno di collegamento debole (la virgola); l’interruzione forte esige un segno di collegamento forte (due punti, punto e virgola, punto).

Fare un tema significa risolvere un problema

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di Dario Antiseri

È ben vero, come ha scritto Karl Popper, che «tutta la vita è risolvere problemi» o, per dirla con Konrad Lorenz, che «vivere è imparare». Ed è altrettanto vero che la ricerca scientifica (in fisica e in storiografia, in economia come in filologia, nella interpretazione di un testo come in chimica) consiste in tentativi di soluzione di problemi. Ebbene, quello che un tempo si chiamava tema di maturità rappresenta esattamente una prova in cui il candidato deve mostrare di saper affrontare un problema: si tratti di un problema di attualità (la difesa dell’ambiente; i mezzi di comunicazione tra poteri economici e potere politico; immigrazione e globalizzazione; i giovani e il flagello della droga; le ragioni dell’Europa Unita; ecc.), di un problema di storia (cause dell’avvento del Fascismo; il contributo della DC alla ricostruzione dell’Italia del dopo-guerra; l’Italia: da paese agricolo a paese industrializzato; ecc.); o di un problema di interpretazione di un testo letterario.

Ora, la soluzione di un problema esige la creazione di ipotesi risolutive da mettere al vaglio dei controlli più rigorosi sulle loro conseguenze. E se le conseguenze di una ipotesi risolutiva urtano contro fatti contrari, l’ipotesi è da considerarsi falsificata (cioè dimostrata falsa), va quindi abbandonata e sostituita, se si è abbastanza creativi, con altre ipotesi da sottoporre, a loro volta, ai più severi controlli. Dunque: come insegnano i grandi epistemologi da Poincaré ed Enriques e Vailati per giungere a Popper e Quine – e come è facile da apprendere dal funzionamento del “circolo ermeneutico” proposto da Gadamer, la ricerca scientifica avanza per trial and error, sul sentiero delle congetture e delle smentite, con il ricercatore sempre pronto ad apprendere dai propri errori e da quelli altrui. Infatti, l’errore commesso, individuato e corretto è il debole segnale rosso che ci permette di venir fuori dalla caverna della nostra ignoranza. E razionale non è un uomo che voglia avere ragione; razionale è, piuttosto, colui che vuole imparare: imparare, appunto, dai propri errori e da quelli altrui.

È mia opinione che simile orizzonte epistemologico-ermeneutico costituisca la migliore guida per l’elaborazione di un tema argomentativo. E ciò per la semplice ragione che fare un tema significa risolvere un problema. Per cui, una volta individuato con la massima esattezza il problema da affrontare ( e questo è il primo presupposto per non andare “fuori tema”), si dovranno prendere in esame i tentativi avanzati per la sua soluzione e sottoporli al vaglio di un attento esame critico. Si dovrà, cioè, argomentare: argomentare per una tesi contro altre tesi, mostrare le ragioni di validità della tesi migliore, se c’è, e le ragioni dell’insostenibilità di altre tesi. È questa la via per evitare la vuota retorica; ma è anche la via più spedita perché un candidato possa dimostrare la sua maturità (possesso di conoscenze, rigore logico e argomentativo, capacità di scrittura nell’esporre con chiarezza il problema, nell’ordinare con precisione gli argomenti pro e contro una soluzione, nell’individuare errori di questa o quella soluzione, ecc.) e perché la commissione possa essere messa in grado di valutare comparativamente gli elaborati nel modo più oggettivo possibile.

Dunque: cari maturandi, buon lavoro e in bocca al lupo!

Crollo dei regimi “nazionalistici”, “guerra fredda” e motivi economici agli inizi del processo di integrazione europea

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Crollo dei regimi “nazionalistici”, “guerra fredda” e motivi economici agli inizi del processo di integrazione europea
(Traccia assegnata agli Esami di Stato 2003-2004 )

di Viktor Zaslavski

La prima cosa da fare è riflettere con precisione, enucleandoli, sul significato dei concetti espressi dalla traccia, cioè, nel nostro caso nazionalismo, guerra fredda, Europa unita.
Una tale riflessione ne genera subito altre.

Prima di tutto, non si abbia timore di contestare o correggere la taccia, se si è convinti di quello che si fa. Ad esempio, nel caso in questione, io ritengo, e lo studente se lo ritiene ugualmente dovrebbe farlo presente, che piuttosto che di “crollo dei regimi nazionalistici” sarebbe stato opportuno parlare di “crollo dei regimi totalitari” (anzi dopo la guerra c’è stata una affermazione delle nazionalità: la seconda delle tre “ondate nazionalistiche” che hanno segnato il Novecento: la prima ci fu dopo la prima guerra mondiale, la terza dopo il crollo dell’Impero sovietico dopo il 1989).

La categoria di totalitarismo, davvero centrale, ci aiuta anche a capire meglio eventi successivi alla guerra mondiale come la “guerra fredda” e l’integrazione europea”.
In effetti, la guerra terminò con la caduta di due totalitarismi su tre: il nazismo e il fascismo. Rimase in piedi invece il terzo: il comunismo sovietico.
Ciò ha significato che il mondo scaturito dalla guerra fosse rigidamente bipolare: diviso in “blocchi” organizzati gerarchicamente al loro interno. Al blocco del totalitarismo sovietico, si è affiancato il blocco organizzato dalla NATO attorno agli Stati Uniti. E’ stato all’interno di questo blocco, di ispirazione liberaldemocratica, che è cominciato il processo di integrazione europea. I Padri di questo processo, sia quelli ideali (Spinelli, Monod) sia quelli politici (De Gasperi, Adenauer, De Gaulle) avevano ben presente che un vero processo di integrazione sarebbe avvenuto solo il giorno in cui sarebbe caduto anche il terzo totalitarismo (”l’Europa -diceva Spinelli- va dall’Atlantico agli Urali).
Quando è caduto il comunismo, nel 1989, l’Europa ha cominciato ad integrare i Paesi dell’Est, ma nella coscienza comune occidentale non c’è ancora una coscienza che gli orientali non sono gli “altri” rispetto a noi.

Fatte queste riflessioni, e appuntatele su un pezzo di carta, lo studente, avendo afferrato il nucleo logico della questione, può procedere alla stesura.

I due volti del Novecento

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(Traccia assegnata agli Esami di Stato 2003-2004 )

di Luigi Compagna

La prima idea che mi viene è che la traccia è troppo vasta e rischia di esaltare genericità ed ambiguità. Consiglio pertanto allo studente di procedere ad un’operazione di «self restraint».
Scelgo, come esige la traccia, un paio di argomenti temi significativi dell’ambivalenza di cui parla: per esempio le conquiste della tecnica, che se da un lato liberano l’uomo dall’altro rischiano di creare scenari inquietanti (si pensi ai temi della cosiddetta ingegneria genetica); dall’altra la vittoria in alcune democrazie occidentali dello “stato sociale”, che se da un lato corregge le distorsioni del mercato dall’altro può generare nuove ingiustizie se diventa “assistenzialismo”.
Quanto alla metodologia da usare consiglierei di evitare il pericolo sempre incombente, quando si trattano questi temi, del conformismo. Ragionerei con la mia testa, sforzandomi di farmi un’idea personale: poco importa, anzi meglio, se originale.
Traccerei quindi una scaletta delle connessioni che mi vengono in mente, la riempirei e comincerei subito a scrivere senza pormi troppo problemi. Altre connessioni mi verranno scrivendo.
Poiché bisogna trovare una giusta sintesi tra analisi e sintesi, è questo “equilibrio” o “maturità” che mi viene richiesto, rileggerei il primo pezzo scritto, correggendolo e riscrivendolo all’infinito fino a quando non ottengo un risultato soddisfacente.

Temi

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Questa sezione offre una serie di spunti di riflessione e percorsi di ricerca su alcuni concetti e su eventi storici, per lo più attinenti al programma dell’ultimo anno di scuola secondaria. Ogni grande tema o scenario, inserito nella sezione a cadenza periodica, è affrontato in un’ottica multidisciplinare. Giano offre agli studenti, con materiali scritti e multimediali, un punto di vista sugli argomenti trattati e una metodologia di studio rigorosa ma non passiva.
Parleremo di:

Prima Prova

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La punteggiatura non è un’opinione…forse per Totò e Peppino lo è! In un esilarante scena di Totò Peppino e la malafemmina solo la bravura dei due comici italiani può far sorridere di fronte a un uso piuttosto estroso della grammatica.

Dalla Gazzetta Ufficiale

1. La prima prova scritta è intesa ad accertare la padronanza della lingua italiana o della lingua nella quale si svolge l’insegnamento, nonché le capacità espressive, logico-linguistiche e critiche del candidato, consentendo la libera espressione della personale creatività.
2. Il candidato deve realizzare, a propria scelta, uno dei seguenti tipi di elaborati proposti dal Ministero della pubblica istruzione:
A – analisi e commento, anche arricchito da note personali, di un testo letterario o non letterario, in prosa o in poesia, corredato da indicazioni che orientino nella comprensione, nella interpretazione di insieme del passo e nella sua contestualizzazione;
B – sviluppo di un argomento scelto dal candidato tra quelli proposti all’interno di grandi ambiti di riferimento storico-politico, socio-economico, artistico-letterario, tecnico-scientifico. L’argomento può essere svolto in una forma scelta dal candidato tra modelli di scrittura diversi: saggio breve, relazione, articolo di giornale, intervista, lettera.
Per l’anno scolastico 1998/99 le forme di scrittura da utilizzarsi da parte del candidato sono quelle del saggio breve o dell’articolo di giornale;
C – sviluppo di un argomento di carattere storico, coerente con i programmi svolti nell’ultimo anno di corso;
D – trattazione di un tema su un argomento di ordine generale, attinto al corrente dibattito culturale, per il quale possono essere fornite indicazioni di svolgimento.
3. Nella produzione dell’elaborato il candidato deve dimostrare:
a. correttezza e proprietà nell’uso della lingua;
b. possesso di adeguate conoscenze relative sia all’argomento scelto che al quadro di riferimento generale in cui esso si inserisce;
c. attitudini allo sviluppo critico delle questioni proposte e alla costruzione di un discorso organico e coerente, che sia anche espressione di personali convincimenti.
4. Nello svolgimento della prova di cui al comma 2 lettera A, il candidato deve dimostrare di essere in possesso di conoscenze e competenze idonee alla individuazione della natura del testo e delle sue strutture formali.

Come si fa un Tema

L’incubo della pagina bianca e vuota non colpisce solo gli studenti alle prese con un tema d’esame, ma anche gli scrittori più navigati.Scrivere molto o scrivere poco? Come utilizzare il tempo a disposizione per la prova scritta? E soprattutto, come scrivere quello che si pensa senza ferire la suscettibilità di chi ci legge? Giano vuole offrirti un’occasione per riflettere sul modo in cui scrivi, e, se possibile, affinare le tue capacità in vista della prova di italiano. (continua…)

Fare un tema significa

Cosa vuol dire fare un tema? Gli epistemologi studiano i processi della conoscenza, del pensiero e del metodo scientifico. Il professor Dario Antiseri ci spiega che fare un tema vuol dire sempre, da un punto di vista di un epistemologo, risolvere un problema. E misurarsi quindi con la sfida della conoscenza, di una ricerca che procede sempre per «trial» (prove, sperimentazioni) and «error» (imparare dagli errori). (continua…)

Alcuni esempi di Prima Prova

I due volti del Novecento

Il professore Luigi Compagna si cimenta nella prima prova scritta (prova d’italiano), tipologia C (tema di argomento storico). Non sempre, ci spiega il professor Compagna, dobbiamo interpretare l’insieme della traccia, ma possiamo anche esercitare il nostro senso critico e proporre un’interpretazione più ristretta e puntuale.
Traccia assegnata agli Esami di Stato 2003-2004. (continua…)

Crollo dei regimi “nazionalistici”, “guerra fredda” e motivi economici agli inizi del processo di integrazione europea

Il professore Viktor Zaslavski si cimenta sulla prima prova scritta (prova d’italiano), tipologia B (ambito storico-politico). Si può affrontare una traccia di tema, spiega il professor Zaslavski, partendo proprio dal significato delle parole chiave della traccia. Che vanno individuate, enucleate, analizzate.
Traccia assegnata agli Esami di Stato 2003-2004. (testo introduttivo) (continua…)

Prove d’esame

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Prove d’esame

Alla metà del mese di giugno inizieranno gli esami: Prova d’Italiano, Seconda e Terza prova, e dopo qualche giorno il Colloquio. Come si svolgono? In che cosa consistono? Che scelte posso fare? Come mi devo comportare? Come è meglio impostare il tema? E la prova tecnica? Quanti tipi di seconda prova sono previsti?…. Tutte domande alle quali avranno già risposto i tuoi docenti e che puoi approfondire o chiarire in questa sezione.

Gli esami rappresentano sempre un confronto con gli altri e con se stessi e, l’ansia, a volte la paura, la speranza, l’orgoglio di mostrare il proprio valore, quello che si sa, si mischiano in un sentimento che una volta vissuto fa ricordare con intensità quell’esperienza anche molti anni dopo averla superata.

Ciò accade soprattutto per gli esami che si fanno alla fine del ciclo scolastico -quelli chiamati fino a pochi anni fa, non a caso, di Maturità e oggi di Stato- poiché segnano un passaggio di vita importante: l’abbandono dell’adolescenza e l’inizio della vita adulta, con tutte le responsabilità e gli impegni che comporta. Anche se questo passaggio viene quasi sempre vissuto inconsapevolmente se ne avverte, comunque, la responsabilità, il peso, l’importanza. Si sa che il risultato potrà condizionare la nuova vita che sta per cominciare: il lavoro, gli studi universitari.

Per queste ragioni bisogna arrivare all’ appuntamento ben preparati, sicuri delle proprie capacità, delle proprie conoscenze, frutto di uno studio serio, approfondito, maturato nel tempo.

Qui troverai le norme della Gazzetta Ufficiale; suggerimenti metodologici; esempi di prove svolte; consigli su come affrontare i diversi esami scritti e il colloquio.

E’ per aiutarti ad affrontare i tuoi esami che è stato costruito Giano di cui la sezione in cui sei ne rappresenta una delle parti più importanti. Qui troverai materiali utili a capire che cosa richiede da te lo Stato; suggerimenti metodologici; esempi di prove svolte; consigli su come affrontare i diversi esami scritti e il colloquio.

Questi documenti sono stati prodotti da docenti universitari, insegnanti, psicologi, medici, pensando a te, al tuo esame. Fanne buon uso e…buona fortuna!