Giano

Tesina resistenza

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guerra civile

Silvia, venerdì 11 dic ha scritto:

ciao Giano,
frequento la quinta liceo linguistico e vorrei un tuo aiuto/parere sulla mia traccia per la tesina. sono da sempre interessata alla vita e cultura americana quindi in storia mi piacerebbe parlare della guerra civile. a questo punto ci collegherei marc twain con vita sul mississippi per inglese. mi resta però ancora una materia da inserire e io tenderei a scegliere tra tedesco ed italiano. il problema è che non mi viene in mente nessun possibile collegamento. hai per caso qualche idea.
grazie in anticipo..

Cara Silvia,
poiché le tue idee e contenuti su che cosa e come sviluppare l’argomento della tua tesina sono già definite mi limiterò a darti alcune indicazioni e riferimenti a cominciare da questo
link dove tra l’altro troverai una lista di film sulla secessione americana che ti consiglio di inserire nel tuo lavoro: Griffith (“Nascita di una nazione”), Sergio Leone (“Il buono, il brutto, il cattivo”) e soprattutto il Film: “Via col vento”. Per quanto riguarda poi il collegamento con italiano mi viene in mente la “guerra civile italiana” ovvero la guerra di resistenza al nazifascismo che ha visto contrapposti e in lotta sanguinosa italiani della resistenza da una parte, contro italiani fascisti della Repubblica di Salò. Su quest’argomento troverai un’enorme bibliografia e un’infinità di materiali su internet: Web e Youtube.
In particolare ti consiglio per la letteratura Italo Calvino, “Il setiero dei nidi di ragno” e Fenoglio, “Una questione privata” e sempre dello stesso “Il partigiano Johnny”. In quest’ultimo romanzo l’autore utilizza molto la lingua inglese.
Non so se questa mia idea ti convince. Fammi sapere e buon lavoro. Giano.

libertà

jessica, martedì 28 apr ha scritto:

caro giano, volevo chiederti un piccolo aiuto per la tesina della maturità. Tratto il tema: “sogno di libertà“, ho fatto già alcuni collegamenti, ma in italiano oltre alla vita di Primo Levi,del suo romanzo “se questo è un uomo”, e alla vita di Pirandello e un brano tratto dal Fu Mattia Pascal,vorrei portare un altro autore,tu quale m consigli? E poi mi servirebbe anche una mano per fare il collegamento con fisica e matematica. Potresti aiutarmi? Grazie

Cara Jessica,
rispondo, per intanto, ad una sola delle tue domande. Ti consiglio un libro che ogni volta che lo rileggo mi commuove: “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 – 25 aprile 1945)”, compilato da Piero Malvezzi e Giovanni Pirelli, Einaudi 1973. Leggilo, è una straordinaria esperienza.
Ciao, Giano

Cara Jessica,
ritorno a te. Ho provato come tu mi chiedevi dei collegamenti del tuo tema con fisica e matematica. Ne ho trovato alcuni, ma mi sono sembrati solo “nominali”, forzati (tipo i vincoli di libertà o altri simili). Se vuoi comunque portare queste materie pensa un argomento disciplinare specifico per ciascuna di esse. Non è affatto obbligatorio collegare tutto ad un singolo argomento. L’intedisciplinarietà non è la somma di tante discipline che si riferiscono ad un unico titolo.Ciao e buon lavoro.
GianoP.S. Presto ti invierò un ulteriore contributo dal quale trarre ispirazione per il tema centrale della tua tesina.
Giano

Cara Jessica,
eccomi che mantengo la promessa con il terzo contributo.……in filosofia potresti fare un discorso sull’utopia, che si presenta appunto come un “sogno di libertà”. Un sogno di libertà che però è politicamente inefficace: non è né realizzabile, né auspicabile essendo un regime di assoluta perfezione contrario all’essenza dell’umanità (che, come diceva Kant, è per natura un “legno storto”). D’altronde, i movimenti utopici hanno generato, in modo solo apparentemente paradossale, esiti illiberali di vasta portata: il sogno si è rivelato spesso un incubo. Mi sentirei di consigliarti la lettura di due classici. Uno favorevole e uno contrario alla mentalità utopistica: “lo Spirito dell’utopia” di Ernst Bloch e “Il legno storto dell’umanità” di sir Isaiah Berlin. Altri spunti li troverai in L. Mumford, “Storia dell’utopia”, Donzelli e in un libro di un professore che insegnava nella mia Università (era anche preside della Facoltà di Scienze Politiche) e che è scomparso all’improvviso qualche mese fa: M. Baldini, “Il linguaggio delle utopie: utopia e ideologia. Una rilettura epistemologica”, Studium.Un caro saluto e auguri,Giano

helly, giovedì 08 apr ha scritto:

Salve Giano
frequento la 5 di un istituto professionale per il turismo. Con l’aiuto dei miei professori abbiamo tracciato la mappa concettuale ma non riesco a trovare nulla.
Il titolo della tesina è “La libertà come conquista” pensavo di partire con storia dell’arte con “La libertà che guida il popolo”, di storia pensavo alla caduta dei totalitarismi ma non ne sono sicura, di italiano la professoressa diceva Pirandello e la maschera ma non saprei come attaccarlo al resto, di tedesco pensavo alla libertà di viaggiare prima e dopo la caduta del Muro di Berlino ma non sono riuscita a trovare niente.
Hai qualche dritta da darmi per cercare il materiale o qualche suggerimento????
Grazie in anticipo
Helly

Cara Helly,
libertà come conquista mi sembra un tema molto bello perché contiene quella tensione morale e ideale che è un aspetto importante della vita. Importante anche perché la libertà si conquista ma anche si deve conservare: deve essere difesa. Partire con il dipinto di Delacroix è una buona idea, l’opera ha una sua forza evocativa.
Per storia potresti parlare della libertà che gli italiani hanno riconquistato dopo venti anni di dittatura fascista e della Costituzione come alta e nobile sintesi di tutte le forze antifasciste. In essa si composero diverse prospettive: la tradizione liberale, le istanze del mondo cattolico e di quello marxista. Qui trovi del materiale interessante, una
intervista al costituzionalista Caianiello per il quale “le Costituzioni nascono essenzialmente a garanzia delle libertà“.
Per Italiano potresti parlare del romanzo di Primo Levi
La tregua”, che narra del suo viaggio di ritorno dal lager in Italia, della libertà tanto sperata nei campi di concentramento, da cui il regista Francesco Rosi ha tratto anche un film.
Per tedesco puoi collegarti al premio Nobel 2009 Herta Müller, al suo romanzo “in viaggio su una gamba sola”, pubblicato nel 1989 alla vigilia della caduta del Muro di Berlino. È
un’opera che racconta l’esperienza di fuga da una dittatura e un esilio volontario, tanto cercato quanto doloroso.
Spero di averti dato dei buoni spunti, buon lavoro
Giano

nazismo

Tania, martedì 30 mar ha scritto:

Ciao Giano..volevo un consiglio per la mia tesina. L argomento è il nazismo e mi sarebbe utile avere un libro strettamente collegato al nazismo da leggere e inserire poi nella tesina. Grazie in anticipo

Cara Tania,
mi chiedi di indicarti un libro da collegare al tema nazismo. Non so se intendi un romanzo oppure un saggio storico. La letteratura su questo argomento è immensa. Ecco alcuni titoli di libri e film che a me piacciono particolarmente.
Il diario di di Anna Frank; Se questo è un uomo di Primo Levi, Storia del Terzo Reich, William Shirer; Il pianista di Władysław Szpilman. (da cui Roman Polański ha tratto l’omonimo film), Kapò film di Gillo Pontecorvo e infine un romanzo appassionante: Roman Frister Il prezzo della vita: La storia di un uomo che ha dovuto “attraversare i gironi dell’inferno per imparare a sopravvivere”. Da bambino agiato a spietato prigioniero di un lager nazista, a seduttore e bohemien che ha imparato a non farsi strappare la vita dalle mani: un’autobiografia che ripercorre con crudele schiettezza le mappe di una metamorfosi. Quanto poi alla saggistica ti segnalo Hitler di
Joachim Fest che ha scritto anche altro su quel nefasto periodo e e degli uomini che ne hanno dettato le sorti. Di Fest ti consiglio di leggere anche questa intervista. C’è poi lo straordinario libro , Behemoth tradotto in italiano dalla Bruno Mondadori di Franz Neumann, politologo della scuola di Francoforte.
E non vado avanti per non farti perdere in un labirinto.
Ciao. Giano

Martyna, venerdì 09 apr ha scritto:

Ciao giano,
sono martina e frequento il liceo linguistico, non so se ti ricordi ma prima stavo preparando la tesina sulla crisi dei valori, però mi sono accorta che non era un argomento a cui tenevo molto. allora ho deciso di cambiare e fare il nazismo, parlando del libro di anna frank,(è un argomento che mi piace, e penso di poter esporlo meglio all’esame)dopo di ciò di filosofia ho messo la psicoanalisi di freud, primo levi, con se questo è un uomo,e stavo facendo gli stati totalitari:nazismo, fascismo e statilismo, con tutte le differenze ecc.. ora non so cosa mettere di fisica,scienze, francese e inglese.quindi mi serve un consiglio! inoltre devo fare un introduzione, ma sono nel pallone totale, spero tu mi possa rispondere prima di mercoledì perchè ho la prova orale!! scusa ancora per il disturbo.. e grazie in anticipo!

Cara Martyna,
cambiare idea va bene, ma che sia l’ultima o la penultima volta perchè ormai i tempi stringono. Le tue scelte sono convincenti. Per quanto riguarda la premessa non può che essere di carattere storico e partire dalle conseguenze della pace seguita alla prima guerra mondiale che gettò le basi su cui nacque e si sviluppò il nazismo. Per francese e inglese potresti considerare un bel libro della Irène Némirovsky Suite Francese.
Una storia straordinaria dietro ad un libro straordinario, la “Suite francese” di Irène Némirovsky, nata a Kiev da famiglia ebraica nel 1903, fuggita con i genitori nel 1918 prima in Finlandia, poi in Svezia e infine in Francia, dove sposò Michel Epstein nel 1926. Durante la guerra Irène Némirovsky fu deportata prima a Pithivier e poi ad Auschwitz, dove morì nel 1942.
Le sue due bambine riuscirono a salvarsi, anche se sempre in fuga, nascoste da persone compassionevoli. Non abbandonarono mai la valigia in cui la madre aveva messo i suoi manoscritti, senza avere però la forza di leggerli, meno che mai quando la guerra finì e loro iniziarono ad aspettare ogni giorno un ritorno impossibile, sui marciapiedi dei treni che scaricavano pallide ombre.
Per inglese infine ti consiglio un
film che puoi trovare in lingua originale: Quel che resta della notte.
Ciao e buon lavoro. Giano

partigiano Johnny

rita, lunedì 15 giu ha scritto:

ciao..giano…frequento il liceo psicosociopedagogico…ho intenzione di iniziare la tesina…con 1 libro..”il partigiano Johnny” successivamente dovrei collegarmi cn la storia il periodo della resistenza…poi??vorrei 1 consiglio…grazie

Cara Rita,
hai scelto per la tua tesina un libro molto bello, di un autore tra i migliori della letteratura italiana del secondo dopoguerra. Di Fenoglio ti consiglio anche “Una questione privata” forse di più semplice lettura: una appassionante storia d’amore e di guerra. Da
Il partigiano Johnny ne hanno tratto recentemente un film. Certo che devi collegarti alla storia della resistenza; non ho però capito cosa intendi quando dici, e poi? Forse come continuare con la storia? In questo caso potresti trattare il periodo postbellico e dunque la nascita della Repubblica, la Costituzione…. Ma non sono sicuro che tu intenda questo con il tuo “poi”. Un’ultima domanda: Il libro lo hai già letto?
Fammi sapere, e se avrai un po’ di pazienza ti risponderò volentieri.

rita, giovedì 18 giu ha scritto:

ciao giano…ecco ti riscrivo per quanto riguarda la lettura del partigiano johnny…infatti non ho ancora avuto modo di terminarlo…il film sono riuscita ad averlo pero avrei intenzione di guardarlo qualke giorno prima degli esami…volevo ringraziarti per la tua ris ..sei stato molto gentile…comunque,,si cn il mio “poi”non intendevo la continuaz cn la storia ma possibilmente collegamneti cn altre materie…di filosofia mi piacerebbe portare freud..pero penso ke si collegherebbe meglio marx…non so…avrei bisogno anke 1 aiuto x quanto riguarda fisica pedagogia psicologia..letteratura inglese e geografia a stronomica…grazie mille per l’attenzione…!!attendo 1 tua ris…

Cara Rita,
se vuoi portare questo libro agli esami come tema principale devi averlo letto tutto! Il film non basta. Così come devi conoscere bene la biografia di Fenoglio. I miei dubbi nascono dal fatto che mi chiedi un aiuto per il collegamento con inglese. Dovresti sapere che questo autore è stato un grande traduttore dall’inglese e che il Partigiano Johnny è pieno di frasi in questa lingua. Quindi per te il legame sarebbe stato immediato. Te lo dico per non farti trovare impreparata da domande dei Commissari a questo riguardo. Per il resto, mi sembra che sei in ritardo per la scelta degli argomenti delle altre discipline. Cercherò comunque di darti qualche consiglio. Lascia perdere i collegamenti con il Partigiano Johnny a meno che non ti vengano immediatamente e semplicemente. Trova per ogni disciplina del colloquio un argomento che conosci bene e lavoraci su come se fossero tante piccole tesine. Credo che ti troverai meglio e più a tuo agio agli esami. Ricorda che non è obbligatorio portare una tesina che comprenda in sè tutte le discipline e che i commissari non lo pretendono.
Buona fortuna.
Giano

primo Levi

Fabio, lunedì 22 giu ha scritto:

ciao Giano, scusa ma avrei bisogno di un consiglio, stò cercando di fare la tesina per gli esami di Stato, freguento la ragioneria (serale), ho scelto di farla su Primo Levi e sui diritti umani dell’uomo, solo che non riesco a collegare Primo Levi – i Lager – e la nostra costituzione, mi puoi aiutare??????.
Ti ringrazio anticipatamente.
Fabio

Caro Fabio,
aiuto sempre molto volentieri gli studenti lavoratori perchè mi rendo conto del loro doppio impegno.
Come tu sai Primo Levi è conosciuto in tutto il mondo principalmente per il suo libro “Se questo è un uomo” che tratta della sua esperienza nel lager di Auschwitz e che tu avrai sicuramente già letto. Gli internati nei campi non avevano alcun diritto, neanche quelli più elementari, primo fra tutti il diritto alla vita. In altri termini una situazione in cui l’uomo e la donna venivano ridotti a “cosa”. Da qui il titolo del libro e della struggente poesia:

Voi che vivete sicuri
nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
che lavora nel fango
che non conosce pace
che lotta per mezzo pane
che muore per un si o per un no.
Considerate se questa è una donna,
senza capelli e senza nome
senza più forza di ricordare
vuoti gli occhi e freddo il grembo
come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
stando in casa andando per via,
coricandovi, alzandovi.
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
la malattia vi impedisca,
i vostri nati torcano il viso da voi.

Il collegamento con la nostra Costituzione devi farlo per contrapposizione.
Due date sono fondamentali a questo riguardo: La Costituzione italiana entrata in vigore il
1º gennaio 1948 e Il riconoscimento dei diritti dell’uomo sanciti a Parigi dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la cui redazione fu promossa dalle Nazioni Unite perché avesse applicazione in tutti gli stati membri.
E’ certo che la scrittura di queste due “Carte” fondamentali per la nostra libertà risentirono profondamente degli avvenimenti della seconda guerra mondiale, e in particolare della tragedia della shoha.
Ciao e fai buon esami.
Giano

jessica, lunedì 12 apr ha scritto:

Ciao Giano, frequento un liceo scientifico sperimentale(con moltissime ore di laboratori), per la tesina avevo pensato a primo levi(italiano)collegato all’assorbimento degli spettri atomici(chimica) grazie al libro “il sistema periodico” e poi hannah arendt e eichmann x filosofia e storia. Come legarli senza che il collagamento risulti forzato?? o meglio su quale di questi personaggi incentrare la tesina?
Grazie!

Cara Jessica,
io non avrei dubbi. Primo Levi, tra i nostri più grandi scrittori, è il punto di riferimento naturale per la tua tesina che io chiamerei: “ Il chimico Primo Levi”. Oltre al libro che hai citato farei riferimento alla sua tragica esperienza nei lager nazisti dove riuscì a salvarsi grazie alla sua professione, appunto, di chimico. Ci sono pagine bellissime a questo riguardo in Se questo è un uomo e in molti altri suoi scritti. Da qui i collegamenti con altre materie e altri autori, compreso La Arendt è quasi scontato.
Ciao. Giano

resistenza

Giada, martedì 19 gen ha scritto:

Ciao Giano,mi chiamo Giada e frequento il liceo psipedagogico.Come argomento per la tesina di maturità volevamo qualcosa di particolare cosi’ avevo pensato di iniziare con un pezzettino del testo della canzone Generale di De Gregori,canzone che accenna alla guerra,ai partigiani e all’antimilitarismo,ora però non so come collegarmi con le altre discipline potresti darmi una mano???grazie

Cara Giada,
il tema che hai scelto mi sta particolarmente a cuore. Senz’altro in italiano hai moltissime scelte nel campo della letteratura ispirata all’esperienza partigiana. Penso, ovviamente, al “Partigiano Johnny” di Beppe Fenoglio, di cui ho parlato anche in un’altra risposta. Il romanzo è pieno di frasi in inglese (lingua che Fenoglio, da traduttore qual’era, conosceva benissimo: egli era, anzi, un vero e proprio “anglomane”, più che un semplice “anglofilo”), e dunque potrebbe costituire un buon collegamento anche con quella materia. Il libro, pur splendido, però, non è di lettura molto semplice, e va letto con attenzione; in alternativa, potresti pensare a un’altra opera dello stesso autore (anche “Una questione privata” e “I ventitrè giorni della città di Alba”, per non citare che soli due titoli, hanno come tema l’esperienza resistenziale) oppure al “Sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino. In letteratura latina, poi, il tema del rifiuto delle armi e della guerra ebbe una tradizione notevole nell’ambito della poesia lirica del I sec. a. C., in autori come Tibullo, Properzio, Ovidio: puoi leggerne diffusamente
qui. Per quanto riguarda il tema dell’antimilitarismo nell’Italia del secolo appena trascorso, voglio segnalarti una lettura: Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell’Italia del Novecento, edito da Donzelli nel 2006. Potrebbe essere un buon punto di partenza per storia: senza contare, ovviamente, il tema della Resistenza, di cui puoi leggere un’agile sintesi nel libretto di Santo Peli, Storia della Resistenza in Italia, Einaudi, uscito pure nel 2006. Hai citato nella tua mail una splendida canzone, “Generale” di Francesco De Gregori. Come ricorderai, un’altro cantautore italiano che ha dedicato più di una canzone al tema dell’antimilitarismo è stato Fabrizio de Andrè: ti consiglio di ascoltare, se non lo conosci, il suo pezzo “La guerra di Piero” ascoltalo qui, qui “girotondo” e qui “La ballata dell’eroe”. In storia dell’arte, poi, come dimenticare quell’autentico grido di dolore che è “Guernica” di Pablo Picasso? Bisogna ricordare, poi, un intero movimento artistico che nacque, tra le altre cose, sull’onda del disgusto generato dalla prima guerra mondiale, a Zurigo: il Dadaismo. Esso si poneva come radicale contestazione e irrisione di tutto il sistema di valori e di gusti estetici che aveva in qualche modo condotto l’Europa e il mondo intero al disastro bellico. Uno degli ideologi e fondatori del movimento, Tristan Tzara, rilasciò questa affermazione in una intervista rilasciata alla radio francese nel 1950:

Per comprendere come è nato Dada è necessario immaginarsi, da una parte, lo stato d’animo di un gruppo di giovani in quella prigione che era la Svizzera all’epoca della prima guerra mondiale e, dall’altra, il livello intellettuale dell’arte e della letteratura a quel tempo. Certo la guerra doveva aver fine e dopo noi ne avremmo viste delle altre. Tutto ciò è caduto in quel semioblio che l’abitudine chiama storia. Ma verso il 1916-1917, la guerra sembrava che non dovesse più finire. In più, da lontano, sia per me che per i miei amici, essa prendeva delle proporzioni falsate da una prospettiva troppo larga. Di qui il disgusto e la rivolta. Noi eravamo risolutamente contro la guerra, senza perciò cadere nelle facili pieghe del pacifismo utopistico. Noi sapevamo che non si poteva sopprimere la guerra se non estirpandone le radici. L’impazienza di vivere era grande, il disgusto si applicava a tutte le forme della civilizzazione cosiddetta moderna, alle sue stesse basi, alla logica, al linguaggio, e la rivolta assumeva dei modi in cui il grottesco e l’assurdo superavano di gran lunga i valori estetici. Non bisogna dimenticare che in letteratura un invadente sentimentalismo mascherava l’umano e che il cattivo gusto con pretese di elevatezza si accampava in tutti i settori dell’arte, caratterizzando la forza della borghesia in tutto ciò che essa aveva di più odioso…

Qui puoi leggere il manifesto di questo movimento.
Spero di averti dato delle buone idee. Torna a raccontarmi, se ti va, cosa ne pensi.
A presto, Giano

Federica, martedì 18 mag ha scritto:

avrei bisogno di un aiuto…vorrei fare la tesina della maturità sulla resistenza partigiana in italia ma non so da che parte cominciare..cosa potrei portare per italiano e filosofia?grazie

Cara Federica,
è un bellissimo tema. Per introduzione puoi utilizzare l’intervista a Claudio Pavone, uno dei più grandi storici italiani sull’argomento.Per Italiano puoi inserire bene il romanzo di Beppe Fenoglio “Il partigiano Johnny”, al quale potresti collegare anche inglese, perché il romanzo è scritto usando una curiosa mescolanza di italiano e inglese, oppure riferirti ad un altro suo stupendo romanzo, “Una questione privata”,
oppure “Il sentiero dei nidi di ragno” di Italo Calvino.
Per Storia puoi collegare il periodo delle elezioni del 1948 in Italia e della Costituzione, che è il frutto della lotta antifascista, vedi
http://www.emsf.rai.it/grillo/trasmissioni.asp?d=908, oppure all’armistizio dell’8 settembre del 1943, data di nascita della Resistenza in Italia. Anche geografia la puoi inserire con una descrizione dei luoghi delle bande partigiane, vedi qui . Per filosofia puoi parlare di Marx e del materialismo storico, oppure di Popper e della teoria della democrazia come “società aperta”. Ti saluto e scrivi se hai ancora bisogno di consigli,
Giano

totalitarismi

miki, lunedì 12 apr ha scritto:

salve prof,
io sono una studentessa del liceo classico. Frequento il terzo liceo e tra circa tre mesi(anche meno) dovrò sostenere l’esame di maturità. Navigando in internet in cerca di consigli per preparare un percorso ,ho trovato questo sito molto ricco di consigli. Ciò nonostante ho pensato di scriverle perchè ho le idee molto confuse e ho bisogno di qualcuno che mi aiuti!!! Prima di chiedere aiuto alla mia professoressa, vorrei avere qualche idea più chiara sul percorso da preparare.
Non so da che partire, ma ci tengo molto a preparare una tesina che sia diversa dalle altre e poco noiosa!! le materie che dovrò portare sono : GRECO-LATINO-ITALIANO-STORIA-FILOSOFIA-ARTE-GEOGRAFIA-MATEMATICA-FISICA.
L’ unica idea che ho è quella di non portare in storia le guerre mondiali, in quanto saranno argomento scelto da tutti.
Mi piacerebbe portare in storia i TOTALITARISMI E IL TEMA DELLA MANIPOLAZIONE DELLE COSCIENZE…la prego mi dia qualche idea sui possibili collegamenti…
la ringrazio in anticipo…
Michela!

Cara Michela,
una tesina sul modo in cui il potere può arrivare a manipolare la coscienza individuale mi sembra un modo davvero splendido di portare a termine l’esame di maturità. In inglese ti consiglio di portare il romanzo “1984” di George Orwell; in greco la tragedia “Antigone” di Sofocle è incentrata sul tema della libertà del cittadino, in nome delle “leggi non scritte”, nei confronti delle imposizioni del potere. In latino, poi, potresti occuparti della figura di Catone Uticense, così come è rappresentata nel “Bellum civile” di Lucano, che scelse la morte piuttosto che assistere alla distruzione delle libere istituzioni repubblicane. In italiano, inoltre, ti consiglio di portare un grande classico: “Se questo è un uomo” di Primo Levi. In storia è da rispettare la tua decisione di non portare un argomento in qualche modo “inflazionato”; potresti, dunque, occuparti del tema delle guerre di religione e della libertà di coscienza nell’età moderna: leggi, al riguardo, lo splendido saggio dello storico Adriano Prosperi
Tribunali della coscienza. Inquisitori, confessori, missionari”, cui potresti affiancare, in filosofia, il “Trattato sulla tolleranza” di Voltaire, opera in cui il tema della libertà religiosa ha un ruolo fondamentale. In storia dell’arte ti invito ad occuparti della “Mostra dell’arte degenerata” allestita a Monaco nel 1937, che lascia bene intendere quale fu l’atteggiamento del regime nazista nei confronti dell’arte non allineata ai suoi atroci diktat. Nelle materie scientifiche ti consiglio, infine, di trattare la vicenda e le teorie di Albert Einstein, costretto a fuggire dall’Europa in quanto ebreo. Ti consiglio su questo la lettura di questo interessante articolo.
Ti auguro buono studio,
Giano

Uomo che verrà

fedee, martedì 06 apr ha scritto:

ciao
sono una studentessa del liceo classico,ma frequento un corso sperimentale:brocca.
Tempo fà ho visto al cinema il film “L’UOMO CHE VERRà“, il quale mi ha colpito particolarmente..e vorrei trarre spunto da questo film per la mia tesina..mi farebbe piacere il tuo aiuto soprattutto per come impostarla..perchè non ho ancora acquisito il metodo giusto e non riesco a svolgere nessun collegamento..
il film è di GIORGIO DIRITTI..e parla della strage di marzabotto durante la resistenza(II GUERRA MONDIALE) il tutto è visto attraverso gli occhi della protagonista,una bambina muta per il trauma di aver perso il fratello morto durante la guerra.. qui c è la recenzione del film http://www.movieplayer.it/articoli/06271/lo-sguardo-puro-sulla-strage/...
l’unico collegamento che so è la storia..gradirei il tuo aiuto.. ti ringrazio in anticipo..

Cara Fede,
il film l’ho visto e mi è molto piaciuto. La critica ha parlato di capolavoro, forse esagerando un po’. E’ sicuramente una bellissima opera che tratta un argomento molto difficile con mano leggera.
Come impostare il tuo lavoro? E’ evidente che parliamo delle stragi naziste che comunque limiterei a quelle italiane, e ciononostante sono state moltissime e molte come quella di Marzabotto hanno massacrato intere popolazioni. Naturalmente devi partire dalla storia della seconda guerra mondiale e dalla ritirata delle truppe tedesche lungo la penisola. Potresti seguire questo tragico cammino.

Tra l’8 settembre del ‘43 e l’aprile del 1945 la violenza dei tedeschi contro i civili italiani fece registrare oltre 400 stragi (con un minimo di 8 morti): alla fine, il bilancio fu di circa 15.000 vittime. Una lunga scia di sangue che accompagnò le truppe tedesche nella lentissima ritirata da Sud a Nord: da Castellaneta, in provincia di Taranto, a Bolzano.

Così comincia la pagina del sito del portale del centro studi della Resistenza dedicato a questo argomento dove troverai tutte le informazioni e l’indicazione di un doloroso percorso da compiere. Troverai anche informazioni relative ai processi, pochi, che seguirono. Dei 400 casi di stragi accertate, solo una decina diedero luogo a un processo con condanne esemplari come quelle inflitte a Herbert Kappler per le Fosse Ardeatine e Walter Reder per Marzabotto.
Pensaci un po’. Se decidi che questo è il tuo tema e hai bisogno di me fammelo sapere. Ti aiuterò.
Infine ti segnalo un bel libro di Sandro Portelli sull’eccidio delle Fosse Ardeatine: “L’ordine è stato eseguito”. E’ la frase agghiacciante che apparve sui manifesti a Roma il giorno dopo la strage. Leggilo.
Ciao. Giano

Le difficoltà rafforzano la mente

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L’importanza della mente nello sport 

 seneca

“Le difficoltà rafforzano la mente, così come il lavoro irrobustisce il corpo.”

Seneca

 

 

 

 

Il mondo dello sport estremizza lo stress e le difficoltà. E premia chi lo sa gestire meglio. Di conseguenza, ogni atleta dovrebbe caratterizzarsi per essere -per prima cosa, senza riguardo alla disciplina di appartenenza- qualcuno molto abile nel fronteggiare le difficoltà. Qualcuno disposto ad affrontare un problema dietro l’altro, a misurarsi con tutti i tipi di disagio, a reggere a stress notevolissimi. Qualcuno -per farla breve- molto resiliente. Non importa a quale disciplina appartenga: che sia un podista, un nuotatore, un ciclista. Per prima cosa un atleta dovrebbe essere qualcuno strutturato per affrontare le difficoltà.

 
MaratonaVisto da questo punto di vista lo sport diventa interessante per molte persone, anche per quelle che si definiscono non “sportive”. Ci si potrebbe spingere persino a recuperare il concetto di “sport come scuola di vita” senza rischiare il ridicolo: ridicolo in quanto -alla luce di molti fatti di cronaca- attualmente lo sport sembra imitare della vita solo gli aspetti negativi. Lo sport è una metafora della vita, una prova severa che – quasi per contratto- ti deve sottoporre ogni tipo di difficoltà. E che ti costringe (se glielo permetti: la storia sportiva è piena di talenti inarrivabili ma pochissimo resilienti, vedi alla voce “stelle del calcio”) a sviluppare le doti necessarie per affrontare gli ostacoli, la frustrazione, l’insuccesso, la solitudine, la sfortuna. Lo sport, insomma, non gli darà solo vantaggi fisici – ciò ormai lo sappiamo alla nausea: gli darà anche un vantaggio mentale.

 

Infatti gli insegnerà ad auto-motivarsi, a trovarsi da soli degli obiettivi realistici e a perseguirli con disciplina; dal processo di allenamento imparerà l’importanza dell’impegno nel raggiungere le mete che si è prefissato. Il risultato di questo andamento è che sentirà aumentare il senso di controllo sulla propria vita (non sono tante le occasioni in cui questo accade, nella nostra società).
Lo sport lo farà diventare più forte mentalmente anche perché insegna a dilazionare le gratificazioni e a tollerare le frustrazioni (si migliora lentamente e lavorando duro e con umiltà, non si diventa forti in due settimane): infatti ci fa prendere coscienza in modo schietto dei nostri limiti, dei limiti del nostro corpo e della durezza della fatica.
Tutte queste nuove capacità, se utilizzate con perseveranza, finiranno per tradursi anche -in virtù della proprietà che viene definita neuroplasticità- in modificazioni cerebrali. Allora diverranno atteggiamenti costanti, comportamenti naturali.
Inoltre lo sport consente anche di scaricare le tensioni emotive, a patto ovviamente di non esagerare e di non farne una malattia (in questo caso diventa un’ulteriore fonte di tensioni).
Infine lo sport può -e dovrebbe- rappresentare un’occasione per socializzare; e -perché no- è anche l’occasione per apprendere un modo ‘diverso’ di rapportarsi con gli altri: in modo competitivo ma al tempo stesso ‘sportivamente’, cioè con fair-play.

 

run21Mi rendo conto che si tratta di una visione insolita: di solito si identifica l’atleta con le qualità fisiche, non con quelle mentali. Eppure, alla fine -per la prestazione – gli atteggiamenti contano almeno quanto (e sottolineo “almeno”) i muscoli. Le analisi delle prestazioni atletiche di vertice indicano che il successo sportivo è determinato da tre fattori: dalla dotazione genetica, dalla qualità e quantità dell’allenamento e dalle capacità psicologiche.
Sono gli stessi atleti a confermare l’importanza del fattore mentale nella prestazione: il fisiologo Jerry Lynch chiese ad una dozzina di maratoneti di altissimo livello di indicare quale fosse a loro parere il fattore prestativo più importante tra questi quattro:

a) capacità genetiche;
b) allenamento;
c) capacità dell’allenatore;
d) atteggiamento mentale.

Quasi tutti indicarono il quarto. Un’indagine condotta presso i tecnici di lunga esperienza della Federazione Italiana Triathlon dimostra che anche gli allenatori esperti sembrano pensarla come gli atleti di alto livello; alla richiesta di indicare quali fossero -a loro parere- i fattori più importanti che un atleta deve possedere per arrivare al massimo livello di eccellenza in uno sport come il triathlon, essi hanno collocato nelle prime due posizioni due componenti di ordine psicologico: ” spirito di sacrificio” e “fiducia nelle proprie capacità”.
Una visione miope confina l’utilità del fattore mentale solo all’ambito della gara. In realtà è proprio sul lungo, lunghissimo periodo -lungo tutta la carriera- che l’aspetto psicologico è decisivo. Il bambino che intraprende una carriera sportiva approderà solo da adulto agli impegni fondamentali: e nel corso degli anni che lo separano da quegli appuntamenti sperimenterà una lunghissima serie di sconfitte, difficoltà, problemi e momenti di crisi.

 

giorgio di centa

Giorgio di Centa

Pensiamo al caso di Giorgio Di Centa: ha cominciato a sciare a cinque anni, ha dovuto aspettare ventisette anni per vincere una medaglia olimpica. Ventisette anni sono -senza retorica- una vita. In questo lunghissimo tragitto irto di ostacoli, gran parte dei soggetti si perdono, scomparendo per sempre dal mondo dello sport. Sopravvive solo chi è stato in grado di sviluppare una forte motivazione insieme alla capacità di reggere elevati carichi di stress. Sopravvivranno i resilienti. L’Hagakure, il libro segreto dei samurai, paragona le persone a delle barche: è solo quando le acque si fanno agitate che diventa manifesta la differenza tra quelle che tengono il mare e quelle che non ce la fanno (I, 116). Allo stesso modo, è nel mezzo delle turbolenze sportivo-esistenziali che si fa evidente la differenza tra l’atleta forte in tutti i sensi e quello che invece “ha solo motore”. A quanto pare i sistemi attuali di selezione dei talenti premiano soprattutto questi ultimi e trascurano i primi, e questa è una delle ragioni della scarsità di veri campioni. Ma anche se non avete in programma di vincere le Olimpiadi, praticare con impegno uno sport può rafforzare la vostra mente e permettervi di affrontare meglio le difficoltà della vita. Provare per credere.

 

Ovviamente lo sport non è il solo contesto della vita che metta il soggetto sistematicamente di fronte alle difficoltà. Si tratta però di un un contesto dove ci si espone per scelta alle difficoltà. Qualcosa di simile capita nello studio e nel mondo universitario. Non c’è un obbligo di fare sport, così come non esiste un obbligo di iscriversi ad una università. Però, in entrambi i casi, sapere che quelli che consideriamo problemi o difficoltà possono anche essere visti – al tempo stesso- come opportunità di rinforzo e di crescita è un bel vantaggio.

(Pietro Trabucchi)

Il cervello delle donne

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La resistenza – sia essa fisica che psicologica – è donna?

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“Le donne provano la temperatura del ferro da stiro toccandolo.
Brucia ma non si bruciano.
Respirano forte quando l’ostetrica dice “non urli, non è mica la prima”.
Imparano a cantare piangendo, a sciare con le ossa rotte.”

Concita De Gregorio, Malamore – (ed. Mondadori)

 

 

 
Che esistano differenze tra uomo e donna (e per fortuna!), lo sapevamo tutti. Che partano dal cervello, forse è un po’ meno noto. Ma immagino già le sghignazzate del pubblico maschile: “Differenze tra cervello maschile e femminile? Che uno esiste e l’altro no! etc. etc. …” Mi secca un po’ deludere i miei colleghi di genere, ma la realtà è amara: il cervello femminile non solo esiste, ma è più sofisticato di quello maschile. Ad esempio, nel cervello femminile, il corpo calloso (una struttura composta da fibre nervose che connettono l’emisfero di destra con quello di sinistra) è molto più complesso. Nella donna, quindi, i due emisferi comunicano più facilmente tra loro. Conseguenze? L’uomo tende ad elaborare la realtà basandosi soprattutto sull’emisfero sinistro, razionale, logico e rigidamente lineare.

Immagine di Caterina dè Medici, tratta dal sito della casa editrice Franco Maria Ricci

Immagine di Caterina dè Medici, tratta dal sito dell'editore Franco Maria Ricci

La donna utilizza in misura maggiore l’emisfero destro che permette di compiere operazioni mentali in parallelo, ed è più legato alla sfera emozionale e al linguaggio analogico. Il celebre “intuito” femminile si basa proprio su questo: sulla possibilità del cervello di elaborare la realtà in modi diversi e paralleli. Vantaggi? In situazioni complesse è avvantaggiata la donna, perché il cervello femminile è meno “rigido” e quindi è portato ad analizzare uno spettro più ampio di dati e possibilità. Il cervello maschile è favorito in situazioni semplici e collaudate. Se il primo è come una fuoriserie- un po’ delicata ma capaci di prestazioni strabilianti- il secondo ricorda di più un trattore: semplice, robusto, inarrestabile, ma limitato.

Oltre al corpo calloso, le ricerche hanno evidenziato che nella donna una zona dei lobi frontali è più attiva: è un’area legata ai processi decisionali, molto connessa alle cosiddette aree “limbiche”, la sede dell’emotività. Il processo decisionale delle donne è quindi influenzato emotivamente in misura maggiore rispetto a quello degli uomini.
La cosa più sorprendente, però, è che la donna risulta molto più resistente del maschio agli stress: sia in campo fisico che psicologico. E non solo per la ragione, ormai nota a tutti, che la donna da un punto di vista cardiocircolatorio risulta più protetta, in virtù di una più alta concentrazione di estrogeni, ormoni che hanno un’azione protettiva sulle arterie.
Nel 1997 un gruppo di importanti fisiologi dell’Università di Cape Town si prese la briga di studiare come mai con l’aumentare della distanza in chilometri, il divario cronometrico tra uomini e donne tendesse a diminuire sempre di più . Infatti, per distanze tra i 5 e i 42.2 km della maratona il divario uomo-donna risulta netto, ma su prestazioni con distanza superiore alla maratona (le ultramaratone, per l’appunto) tale divario tende a diminuire in modo molto significativo.

Il monumentale studio evidenziò che:

1- le donne hanno probabilmente una maggiore capacità di ossidare gli acidi grassi; in parole semplici riescono ad utilizzare in misura maggiore il grasso corporeo come combustibile, risparmiando il prezioso e limitato glicogeno muscolare ed epatico (la “benzina super” del nostro organismo).

2- le donne -a parità di velocità- hanno una corsa “più economica” dei maschi, nel senso che si muovono in modo più efficace, diminuendo la spesa energetica. In parte -come indicato da altri studi- questo fattore sarebbe influenzato dalla migliore capacità elastica della muscolatura femminile, in grado di “restituire” una maggiore percentuale della forza trasmessa al terreno.

Immagine tratta dal sito di Pietro Trabucchi

Immagine tratta dal sito di Pietro Trabucchi

Tuttavia questi due fattori non risultavano in grado da soli di spiegare il miglioramento sbalorditivo delle prestazioni femminili all’allungarsi della distanza. Gli autorevoli fisiologi, nelle conclusioni dello studio, tirarono in ballo l’aspetto mentale: “Finally, psychological factors beyond the scope of this study might be operative. ..women may be more resistant to pain than men.” (Alla fine, devono contare anche fattori psicologici che sono al di là dello scopo di questo studio…le donne sono probabilmente più resistenti al dolore degli uomini.)
In realtà sembra che la popolare convinzione che le donne posseggano soglie più alte per la percezione del dolore non rispecchi la realtà. Recenti studi compiuti presso la Pain Management Unit dell’University of Bath  farebbero pensare che le donne siano in realtà più vulnerabile al dolore ( lo prova la schiacciante maggioranza femminile tra i pazienti che soffrono di sindromi dolorose croniche): ma che siano costrette ad affrontare questa esperienza più frequentemente durante la vita, in un maggior numero di aree del corpo, più spesso e più a lungo degli uomini. Ciò in qualche modo le renderebbe più “abituate” a confrontarsi con le sensazioni dolorose.

La donna è anche più capace -mediamente- di gestire stress: Da un punto di vista psicologico le donne tendono ad affrontare i problemi ricorrendo di più al supporto sociale o gestendo le emozioni negative, mentre i maschi tendono a concentrarsi maggiormente sulla soluzione del problema in sé. Lo stile femminile risulta spesso vantaggioso, in quanto l’incapacità maschile di gestire l’aspetto emozionale spesso conduce a disturbi di tipo somatico. Le maggiori capacità femminili nel gestire le avversità si evidenziano chiaramente nei periodi di crisi come quello attuale: secondo l’Osservatorio dell’Imprenditoria femminile , nell’anno passato sono sorte 5.523 aziende “rosa”  di fronte alla praticamente totale immobilità del resto del tessuto del paese.

 (Pietro Trabucchi)

Migliorare la resistenza

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Giovanni Storti e Pietro Trabucchi parlano della resilienza a "Che tempo che fa", Rai Tre

 

resistenza-sotto-sforzo-1La resilienza o resistenza psicologica è una delle più interessanti capacità umane. Privata di questa capacità, che è quella che consente di non indietreggiare di fronte alle difficoltà, di non perdere la speranza, di apprendere dalle catastrofi, di rialzarsi dopo le sconfitte, la nostra specie non sarebbe sopravvissuta. Negli esseri umani la risposta allo stress e alle difficoltà non si realizza solo sotto forma di cambiamenti ormonali e di realizzazione di risposte comportamentali prefissate (come negli animali), ma è soprattutto cognitiva. Sta nella capacità di guardare alla realtà in modo diverso, di vedere vie d’uscita dove non ce ne sono, di sperare che giungano eventi che ancora non hanno preso luce.

resistenza-sotto-sforzo-2Il mondo dello sport estremizza la necessità di resilienza e dimostra con i fatti che la resilienza può essere appresa e migliorata. Ecco ciò che rende lo sport interessante per tutta la vita: il fisico, anche se allenato, declina. Ma la forza mentale può continuare a crescere sino all’ultimo. Anzi, è proprio di fronte alla prospettiva del declino che si misura la resilienza di ciascuno.
Ma anche il mondo dello studio necessita di resilienza: la capacità di perseverare, di non arrendersi al primo ostacolo, di auto-disciplinarsi, di impegnarsi a fondo influenzano il risultato scolastico in modo molto più determinante dell’intelligenza astratta e delle capacità logiche.

Ansia e stress

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L’Ansia “pre-gara”, nello sport come negli esami

ansia-e-stress-1Qualche anno fa era molto diffuso in ambito sportivo il termine “ansia pre-gara”: poichè si trattava di un termine che faceva pensare a qualcosa di patologico, era difficile trovare persone disposte a confessare: “Sì, io ce l’ho!”. Andava a finire che l’ansia pre-gara ce l’avevano sempre gli altri. In realtà, il vituperato termine fa riferimento a dei fenomeni molto più diffusi e meno gravi di quanto il suo nome faccia supporre; è esperienza comune a qualsiasi sportivo, indipendentemente dal livello tecnico ed agonistico, il fatto di avvertire una serie di particolari fenomeni somatici e psicologici quando il momento della gara si avvicina. C’è chi la settimana precedente la gara dormiva come un sasso, e la sera della vigilia si rigira nel letto senza pace. C’è chi qualche minuto prima del via si accorge con sgomento che il cuore sta accelerando senza controllo; c’è quello che improvvisamente pensa di essere diventato incontinente, tanto frequente è diventato il bisogno di urinare. Alcuni si sentono la bocca secca e fanno fatica a deglutire; ad altri le mani sudano e il tono muscolare sale a tal punto che si sentono rigidi come baccalà. Anche a livello mentale ci si scopre cambiati: la testa è confusa, si fa fatica a concentrarsi; si diventa più aggressivi, si scrutano gli altri atleti con aria truce, si ride meno facilmente alle battute degli amici che cercano di sdrammatizzare. Infine, per un attimo, un pensiero inconfessabile si fa strada nella nostra coscienza: “Chi me l’ha fatto fare! Era meglio se me ne stavo a casa!”. Ora, abbiamo parlato di cose che accadono in un contesto sportivo: in realtà potevamo ambientare la descrizione in un ambito scolastico prima di un esame.

Attivazione psicofisiologica

ansia-e-stress-2Tutti questi fenomeni descritti, sono effetti di quella che viene definita attivazione psicofisiologica dell’organismo. Per attivazione si intende – in generale – il livello globale di attività espresso in un dato momento dal sistema nervoso: ad es. l’attivazione è minima nel sonno profondo, e aumenta gradualmente man mano che cresce lo stato di veglia del soggetto. L’aumento del livello di attivazione è anche strettamente correlato con lo stato emozionale dell’individuo: una persona in uno stato di forte eccitazione emotiva presenta un livello di attivazione molto alto. Di fronte a una prova, un pericolo o una minaccia, l’organismo si prepara a reagire innalzando il livello di attivazione. Immaginiamo che il nostro amico sportivo in canottiera e pantaloncini si trasformi nel suo antenato di un milione di anni fa, che invece di fronteggiare lo starter sta affrontando un leone affamato: l’aumento improvviso del livello di attivazione, causato da uno stimolo emozionale (spavento!), fa sì che alcuni centri nervosi rilascino nel sangue le catecolamine, una particolare famiglia di ormoni che comprende anche l’adrenalina. Questo processo causa l’aumento degli zuccheri nel sangue, in modo che il nostro amico avrà a disposizione immediatamente un sacco di energia per fuggire velocemente o lottare; il cuore accelera per rifornire i muscoli di ossigeno e prepararli all’azione; la ventilazione aumenta ed il tono muscolare si innalza; il sangue si allontana dalla cute (per questo chi ha una forte emozione impallidisce) e dagli organi interni non utili immediatamente (per questo la digestione si blocca) per rifornire di ulteriore sangue le fibre muscolari. Insomma, Madre Natura ha agito attraverso l’evoluzione per dare una chance di sopravvivenza al nostro sventurato antenato che affronta il leone.
Ora, la chiave di tutto il discorso è che questo meccanismo di sopravvivenza è rimasto tale e quale in noi, e continua ad agire in tutte le circostanze che comportano un certo carico emozionale, come le gare sportive. Insomma, è normale che, prima di una gara o di un esame, il nostro livello di attivazione aumenti un po’: il nostro corpo si sta preparando al meglio per fronteggiare l’evento. Se, però, il sistema nervoso si attrezza per fronteggiare una tranquilla corsa stracittadina o un’interrogazione come se si trattasse di affrontare un leone selvaggio (attivazione troppo elevata), oppure non si modifica per niente (attivazione troppo bassa), allora c’è qualcosa che non funziona.

Attivazione e prestazione: la legge di Yerkes e Dodson

Esiste infatti una legge che regola il rapporto tra grado di attivazione e livello della prestazione: è la legge di Yerkes e Dodson, o legge “della U rovesciata”. Questa legge dice che il livello della prestazione segue l’andamento di una U rovesciata (v.figura). A un grado basso di attivazione il livello della prestazione è basso: infatti l’atleta si dice in gergo che è “scarico”; può darsi che non sia motivato, o che si senta distaccato, comunque fa fatica a concentrarsi, a entrare nella gara. Le sue reazioni fisiche sono scadenti, perché non riesce a mobilizzare le fonti energetiche, manca di tono muscolare, ha difficoltà a far salire i battiti cardiaci etc. Man mano che l’attivazione cresce, la prestazione migliora, fino a raggiungere il massimo corrispondente al vertice della U rovesciata. L’organismo è ricco di energia, il tono muscolare è ad un livello ottimale per conferire forza, precisione ed efficienza al gesto, la mente è lucida e concentrata.

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Infine, quando l’attivazione sale ulteriormente, la prestazione comincia a scadere: l’atleta è come una batteria sovraccarica, ha mobilizzato troppa energia, il tono muscolare è salito eccessivamente e interferisce con il gesto, provocando goffaggine e perdita di coordinazione. La frequenza cardiaca è eccessiva in rapporto alle richieste, l’atleta sta spendendo troppo e rischia di bruciare gli zuccheri molto più velocemente del normale; come potete immaginare, si stabiliscono le condizioni per lo scatenarsi di una “cotta” bruciante.
A livello mentale si registrano difficoltà a mantenere l’attenzione sul compito, perdita di concentrazione, eccessiva distrazione, preoccupazioni interne, sensazioni di ansia.
La cosa più vantaggiosa per l’atleta – prima della gara – è perciò quella di mantenere l’attivazione ad un livello moderato. E se il vostro livello di attivazione non risultasse ottimale? Beh, ne parleremo nella prossima puntata.

E tu dove ti collochi nella cuva di Yerkes e Dodson? Scoprilo con il test

L’Attivazione psicofisiologica prima di un esame

Ma voi, che livello di attivazione fate registrare prima di un esame? Oggi, con particolari apparecchiature che valutano la variazione di alcuni indici psicofisiologici di fronte all’applicazione di uno stimolo emozionale, è possibile misurare e monitorare in dettaglio le fluttuazioni dell’attivazione; questa è una metodica che sta prendendo piede nell’allenamento mentale degli atleti di alto livello. Se voi non potete disporre di uno specialista per effettuare un’analisi strumentale dell’attivazione, vi proponiamo ugualmente uno strumento più modesto: si tratta di un piccolo questionario e, rispondendo alle sue domand, ricaverete un punteggio che vi permetterà di riconoscervi in una delle tre categorie “attivazione bassa”, “attivazione ottimale”, “attivazione eccessiva”. Questo questionario vuole essere semplicemente un occasione per farvi riflettere in modo divertente su come vivete il momento dell’esame; non ha alcuna pretesa di svolgere le funzioni di un test in piena regola, né di fornire diagnosi o conclusioni di tipo assoluto.

Come si risolve il problema dell’iperattivazione?

Se il vostro sistema di attivazione non risultasse ottimale, il problema può essere risolto tramite due approcci:
poiché, come abbiamo visto, l’attivazione è in correlazione con lo stato emotivo del soggetto, occorre innanzitutto che vi domandiate perché vivete l’esame in maniera eccessivamente coinvolgente (iper-attivazione) oppure con completa demotivazione (ipo-attivazione). Si tratta anche di un discorso da relativizzare in base al contesto: mentre è giustificabile che un atleta che partecipi alle Olimpiadi faccia fatica a controllare il livello di attivazione, può essere un caso patologico se la stessa iper-attivazione viene raggiunta da un “tapascione” in procinto di partire per una stra-paesana, o da una matricola ai primi esami. Inoltre, oltre a cercare di agire sulla causa remota dell’irregolarità dell’attivazione, bisogna apprendere a regolarne gli effetti somatici indesiderati. Per fare questo esistono una miriade di tecniche, su cui qui non staremo a dilungarci. Ad esempio, per controllare un’attivazione eccessiva, se siete risultati dei “sovraccarichi”, va benissimo qualsiasi tecnica di rilassamento.Tenete anche sempre presente che le reazioni ad uno stress emozionale sono sempre estremamente individuali. C’è quello a cui viene la cefalea, e quello a cui vengono le fascicolazioni alle palpebre. Imparate a riconoscere i vostri “cues” (segnali-stimolo) quando questi sono ancora a bassa intensità, quando cioè è più facile intervenire sulla situazione complessiva del sistema nervoso. Imparate ad ascoltarvi e a conoscervi.
Spero soprattutto di essere riuscito a farvi familiarizzare di più con i fenomeni legati all’attivazione: dopo tutto, nonostante sia la stessa cosa, è sicuramente più facile ammettere “Ho l’attivazione a livelli elevati”, piuttosto che confessare: “Ebbene sì, ho l’ansia pre-esame!”

Prepararsi al meglio

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La preparazione non è da intendersi esclusivamente in relazione allo studio effettuato: una buona preparazione dipende anche dal carattere individuale e dalla capacità, che tutti possiedono, di affrontare con animo sereno le situazioni problematiche.
Questa resistenza non è immodificabile e può essere migliorata con l’impegno, l’esercizio e i consigli di Giano.

In questa sezione raccogliamo interventi ed articoli, curati dallo psicologo dello sport Pietro Trabucchi, che veicolano concetti e metodologie sulla resilienza, su come motivarsi, su come gestire lo stress, come migliorare il senso di auto-efficacia etc.. utilizzando metafore e dati dallo sport; inoltre forniamo anche indicazioni su come migliorare le prestazioni personali indagando le connessioni tra mente e corpo (alimentazione compresa).

Giovanni Storti e Pietro Trabucchi parlano della resilienza

Giovanni Storti e Pietro Trabucchi parlano della resilienza a "Che tempo che fa", Rai Tre

Scuola metafora di vita

Preparare i giovani alla vita adulta è il fine ultimo della scuola: attraverso le molteplici prove a cui gli studenti sono quotidianamente sottoposti, i ragazzi imparano a prendersi le responsabilità che tutti, prima o poi dobbiamo assumerci, che si tratti dei compiti giornalieri o di affrontare un esame particolarmente difficile. Rapportarsi giorno per giorno con i coetanei e con gli adulti, aiuta i giovani a crescere insieme e a costruire con gli altri rapporti basati sul rispetto e sulla collaborazione, così da inserirsi facilmente, un domani, in un contesto di tipo lavorativo. Scuola significa crescere, intellettualmente e soprattutto psicologicamente, scoprire aspetti della personalità e mettersi alla prova. Scuola significa premiare il merito e l’impegno che si mette nelle proprie azioni.

Gli esami degli altri

Se pensate che sostenere un esame sia stato più facile per chi nella vita è divenuto un brillante politico o un talentuoso scrittore, sappiate che vi sbagliate. Per dimostrarlo Giano vi offre la possibilità di “assistere” agli esami di noti personaggi della storia, affinché comprendiate che solo con la tenacia, l’impegno e la forza di volontà si ottiene il risultato desiderato. Anche quando gli altri consigliano di lasciar perdere!

Carlo Goldoni Stuparich Steve Jobs Massimo D'Azeglio Lidzbarskij W. Tendrjakov