Proprio da una recensione di Omodeo allo scritto di C. Rosselli su C. Pisacane presero avvio le riflessioni di A. Gramsci sul Risorgimento, sull’assenza nella democrazia risorgimentale di un partito guida o meglio ancora di una «direzione giacobina» in grado di imprimere al movimento un carattere generale e unitario e, attraverso l’attuazione di una riforma agraria, di dare ai democratici la guida delle masse contadine. L’influenza delle analisi gramsciane sugli storici italiani, specie quelli di formazione marxista, contribuì a una rifioritura, nel secondo dopoguerra, di studi sul Risorgimento. Gran parte del dibattito storiografico sul Risorgimento apertosi in Italia nel secondo dopoguerra si è svolto intorno alle tesi di Gramsci. Da un lato chi (F. Chabod, R. Romeo) obiettava che una rivoluzione agraria e giacobina avrebbe provocato uno schieramento nettamente ostile all’unificazione da parte delle potenze europee, o come ancora fosse estremamente difficile, per mancanza di risorse tecnico-agrarie, trasformare l’Italia meridionale in un paese di democrazia rurale; dall’altro chi sosteneva che diversa strada avrebbe preso lo sviluppo del Paese se si fosse realizzata un’alleanza tra democratici e contadini senza intaccare il principio di proprietà privata, anche cioè senza arrivare a una rivoluzione agraria.
(Fiorenza Tarozzi presso la Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)
La nuova proposta storiografica era un tentativo di fondere le esigenze di ricerche attente allo svolgersi del processo storico con quelle rivolte ad approfondire momenti di vita reale, concretamente individuabili in tre direzioni: storia economica, storia dei partiti in rapporto alle classi, storia delle diverse realtà provinciali. A una storiografia sempre più attenta allo studio delle condizioni economiche e sociali (K.R. Greenfeld, B. King) se ne affiancava una più rivolta a indagare i fenomeni politici, avviata da G. Salvemini e continuata da N. Rosselli, che apriva all’indagine del rapporto tra democrazia risorgimentale, socialismo, movimento operaio. Una voce ancora diversa fu quella di A. Omodeo che, affermando i risultati positivi raggiunti dalla lotta risorgimentale, auspicava studi di approfondimento sui protagonisti di quel processo e sui loro ideali, evitando però una ricostruzione acritica e tale da porre sullo stesso piano uomini e realtà profondamente diversi.
(Fiorenza Tarozzi presso la Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)
Fin dall’inizio la discussione storiografica sul Risorgimento fu segnata dalle passioni politiche e incentrata su tematiche già individuabili nelle opere dei protagonisti moderati (I. Balbo, G. La Farina, L.C. Farini) e democratici (C. Cattaneo, G. Ferrari, C. Pisacane): il ruolo guida del Piemonte, la celebrazione dell’ opera dei Savoia o di quella di Cavour, l’influenza della Rivoluzione francese, quella delle riforme settecentesche, il peso e il limite dell’intervento popolare. La lettura critica dell’opera di A. Oriani “La lotta politica in Italia” (1892) apriva in direzione ancora diversa la polemica storiografica, arrivando fino alle posizioni divergenti dei nazionalisti, che vedevano nelle lotte risorgimentali un presagio di futura grandezza dell’Italia, e di P. Gobetti che, nella concezione della “conquista regia”, trovava sostegno alla sua tesi del Risorgimento come rivoluzione fallita. Un’ulteriore svolta interpretativa delle vicende risorgimentali veniva indicata da A. Anzilotti (1885-1924) il quale sottolineava l’opportunità di uscire da una semplice narrazione delle idee e dei fatti per cogliere in profondo quelle che chiamava le «vicende realistiche»: «Si è avuto, scriveva, un interesse patriottico per certe figure, per gli avvenimenti militari, per le relazioni diplomatiche, per gli episodi del nostro martirologio. La storia interiore, intesa come storia dei partiti, delle idee politiche, degli ordinamenti amministrativi, delle finanze, della politica in generale è quasi un terreno vergine».
(Fiorenza Tarozzi presso la Società Italiana per lo Studio della Storia Contemporanea)
Fratelli d’Italia,
L’Italia s’è desta,
Dell’elmo di Scipio
S’è cinta la testa.
Dov’è la vittoria?!
Le porga la chioma
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi
Perché non siam Popolo,
Perché siam divisi:
Raccolgaci un’Unica Bandiera,
una Speme: Di fonderci insieme
Già l’ora suonò.
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l’Unione, e l’amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo
Uniti per Dio,
Chi vincer ci può!?
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn’uom di Ferruccio
Ha il cuore, ha la mano,
I bimbi d’Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d’ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l’aquila d’Austria
Le penne ha perdute
Il sangue d’Italia
Bevé, col Cosacco
Il sangue Polacco:
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte,
Siam pronti alla morte
L’Italia chiamò.
“Se per storia politica si potesse parlare di capolavori come di opere d’arte, il processo della indipendenza, libertà e unità d’Italia meriterebbe di essere detto il capolavoro dei movimenti liberal-nazionali del secolo decimo nono: tanto ammirevole si vide in esso la contemperanza dei vari elementi, il rispetto all’antico e l’innovare profondo, la prudenza sagace degli uomini di stato e l’impeto dei rivoluzionari e dei volontari, l’ardimento e la moderazione; tanto flessibile e coerente la logicità onde si svolse e pervenne al suo fine” (Benedetto Croce, Storia d’Europa)
Nascita di una nazione
Nel 1861 si forma il Regno d’Italia: dopo molti secoli di frammentazione statale la penisola è così riunita in un’unica compagine, il cui contorno territoriale viene completato nei dieci anni seguenti con l’annessione del Veneto e di Venezia (1866) e poi del Lazio e di Roma (1870). È un evento rivoluzionario, vissuto in questi termini dai contemporanei, in Italia e all’estero. Questo processo porta a identificare la “nazione italiana” come la comunità di riferimento che fonda le pretese o i progetti di costruzione di uno stato “nazionale italiano”.
Non è né il frutto dell’opera di un uomo solo (Cavour o Garibaldi) né l’effetto esclusivo di una fortunata congiuntura internazionale che induce la Francia di Napoleone III ad aiutare e la Gran Bretagna ad accettare questa importante trasformazione: è piuttosto l’esito di un processo culturale e politico che prende avvio alla fine del XVIII secolo e precisa poi i suoi caratteri nei primi decenni dell’Ottocento.

Monete coniate durante la Repubblica romana (1849)
Il Risorgimento è il movimento politico-culturale che, in un arco temporale compreso fra il 1796 (discesa di Napoleone in Italia) e il 1870 (annessione di Roma), ha portato alla costruzione di uno Stato unitario italiano.
Gli obiettivi politici del Risorgimento possono essere sintetizzati in tre parole chiave: Unità, Indipendenza, Libertà. Unità contro la secolare divisione in Stati e staterelli: fondata sulla consapevolezza di essere parte di una comunità etnico-linguistica omogenea. Indipendenza dalla storica sottomissione agli Stati stranieri e dai giochi politico-diplomatici delle grandi potenze europee. Libertà come garanzia di democrazia e di partecipazione allo spirito dei nuovi tempi.
Protagonisti: le correnti politico-ideali
Unitari repubblicani, di tendenza liberal-democratica: Giuseppe Mazzini
Unitari monarchici, di tendenza liberal-conservatrice o moderata:
Federalisti, di tendenza liberal-democratica: Giandomenico Romagnosi, Carlo Cattaneo, Giuseppe Ferrari
Altri protagonisti: Giuseppe Verdi, Carlo Pisacane, Cesare Correnti
Documenti
Le interpretazioni:
Pagine dal libro di Alberto M. Banti:
Altri documenti:
Si ringraziano gli editori Laterza e Bruno Mondadori per aver concesso il permesso di riprodurre alcuni voci o parti di esse presenti nei volumi:
- Autori vari, Dizionario di politica, a cura di Carlo Galli e Roberto Esposito, Laterza, Roma-Bari 2002
- Autori vari, Dizionario di storiografia, Bruno Mondadori, Milano 1996
- Alberto Mario Banti, Il Risorgimento italiano, Edizione Laterza, Roma-Bari 2004