Giano

Time out of mind (1997)

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L’album vince ben tre Grammy Awards ed ha un grandissimo successo. Un ritorno alla musica folk, molto apprezzato da pubblico e critica.

Time Out of Mind (“Dai tempi dei tempi”) non è un album di canzoni: è un intero territorio acustico e verbale, una terra che non esisterebbe nemmeno se Dylan non ci avesse messo l’intera vita a disegnarne la mappa. In Love Sick, la prima canzone, un uomo cammina e vede innamorati alle finestre e profili dietro le tendine. In altre attraversa una palude, in altre ancora va avanti e indietro nella stanza di una baracca di legno, oppure prende un treno o ricorda di essere andato in carrozzella. Considera gli amici che gli sono rimasti, balla con una sconosciuta, conta quanto tempo gli resta da vivere. Una donna, o molte donne, sono fisse nei suoi pensieri. Si sente abbandonato, ma può darsi che sia stato lui ad abbandonare per primo, per paura ed orgoglio. “I am sick of love”, sono malato d’amore, è un verso del Cantico dei Cantici (“For I am sick of love”, dalla Bibbia di Re Giacomo), ma Dylan vi aggiunge la chiosa contemporanea e gergale: “And I am in the thick of it”, ci sono dentro fino al collo. In Highlands, l’ultima canzone della raccolta, il viandante incontra finalmente una donna presente, una cameriera che gli chiede di farle un ritratto. Al che il narratore risponde: “Non faccio disegni a memoria”. Come a dire: non ci sei nemmeno tu, sei già un ricordo. Esce dal ristorante e riprende a camminare. Sta cercando di arrivare in paradiso prima che chiudano la porta, sta cercando di tornare alle Highlands, gli altipiani della Scozia (ma potrebbero essere le colline del Mississippi) da dove tutto è cominciato, le antiche ballate o il blues. C’è sicuramente un aspetto di cliché romantico in tutto questo vagare, ma la coerenza linguistica e musicale è così rigorosa che fa dimenticare i limiti della laconica figura di “anima bella” che il narratore ritaglia per sé. La produzione di Daniel Lanois ha perso quella punta di leziosità che a tratti impreziosiva troppo Oh Mercy. Probabilmente anche grazie a un maggiore coinvolgimento di Dylan in fase di arrangiamento, Time Out of Mind può davvero essere ascoltato come un unica lunghissima canzone, o come si ascolterebbe un ciclo di Lieder di un compositore romantico. I paragoni sono impossibili, ma anche inevitabili, e non siamo noi i primi a dire che uno degli antenati ideali di Time Out of Mind potrebbe essere il desolato Winterreise, il “viaggio d’inverno” di Franz Schubert e Whilelm Müller. “Come un estraneo sono comparso, come un estraneo me ne vado”, inizia Gute Nacht. E Dylan in Not Dark Yet: “Senza volerlo sono nato, e senza volerlo morirò”.
Alessandro Carrera

 

Tracklist

 

Dall’Album

 

Love Sick

Uno dei singoli di maggior successo che, al pari di molti altri brani, vanta numerosi rifacimenti da parte di numerosi artisti tra cui i White Stripes.

 

 

 

 

 

I’m walking through streets that are dead
Walking, walking with you in my head
My feet are so tired, my brain is so wired
And the clouds are weeping
(leggi)

 

 

 

Highlands

Le parole di Alessandro Carrera citate a commento dell’intero album descrivono bene la bellezza ed il significato di questo brano.

 

 

 

 

 

Well my heart’s in the Highlands gentle and fair
Honeysuckle blooming in the wildwood air
Bluebelles blazing, where the Aberdeen waters flow
Well my heart’s in the Highland,
I’m gonna go there when I feel good enough to go
(leggi)

 

 

 

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Oh Mercy (1989)

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A invertire il segno negativo causato dalla produzione degli ultimi dischi, molto lontani dal pregevole livello toccato negli anni sessanta e settanta, arriva Oh Mercy .

Poco più di un anno separa Down in the Groove, uno dei peggiori album di Bob Dylan, da Oh Mercy, uno dei migliori, certamente il più pensato, compatto e maturo disco di Dylan degli anni ottanta. Oh Mercy fa parte di una ideale trilogia della serietà poetica dylaniana, che inizia con John Wesley Harding e continua con Blood on the Tracks. Con i due album precedenti, Oh Mercy ha in comune lo stesso tono intimo, mai interrotto da momenti troppo gridati, troppo voluti o che si appoggiano a formule musicali o testuali già note. È un album di musica da camera, stringato e che dice solo ed esclusivamente quello che deve dire, senza ridondanze di alcun genere. Perfino troppo stringato: possiamo solo immaginare cosa sarebbe stato Oh Mercy se Dylan avesse voluto includervi le quattro canzoni lasciate fuori: God Knows, Born in Time, Dignity e Series of Dreams. Mentre le prime due sono state riutilizzate, e certamente non male, per Under the Red Sky (anche se gli outtakes di Oh Mercy hanno una cupezza più intrigante), le ultime due hanno dovuto aspettare più a lungo per essere divulgate. In nessun modo, comunque, Dignity e Series of Dreams sono canzoni “da camera”, e sarebbe stato difficile dare a loro la stessa patina notturna, un po’ inquietante e un po’ leziosa, che la produzione di Daniel Lanois è riuscita a stendere sull’album. È vero che non a tutti piace il paludoso ambiente acustico nel quale è calato Oh Mercy, ma alla fine degli anni ottanta Dylan non aveva più un sound che potesse dire suo, e quello di Lanois possedeva una coerenza indiscutibile. Con Oh Mercy, Dylan dà l’addio al rock and roll, al suo mondo e alla sua estetica. Già con la scelta del Never Ending Tour, la cui prima formazione è uno scarno trio, Dylan aveva fatto capire che non avrebbe più cercato di fare la rock star. Oh Mercy illustra la direzione che la sua musica prenderà nel futuro: un futuro che sarà sempre più un ritorno al passato. Everything Is Broken guarda al blues di Slim Harpo, Man in the Long Black Coat addirittura torna alle Child Ballads che Dylan aveva scoperto da ragazzo, a quella House Carpenter incisa per il suo primo disco e rimasta inedita, mentre Ring Them Bells è un inno religioso che se non fosse per certi imprevedibili segnali disseminati nei versi e nella voce potrebbe appartenere al repertorio di un coro di pellegrini. Oh Mercy, se si vuole, è la prima tappa di un’altra trilogia ideale, che comprende Time out of Mind e Love and Theft. Con Oh Mercy, Dylan comincia a cercare le sue Highlands.
(Alessandro Carrera)

 

Tracklist

 

Dall’album

 

Everything Is Broken

Un ritmato blues che ci restituisce la grinta del menestrello prima maniera.

 

 

 

 

Broken lines broken strings
Broken threads broken springs
Broken idols broken heads
People sleeping in broken beds
Ain’t no use jiving
Ain’t no use joking
Everything is broken.
(leggi)

 

 

 

Ring Them Bells

Un inno religioso intenso, dove il suono delle campane sta a significare un richiamo alla fede e alla speranza.

 

 

 

 

 

Ring them bells ye heathen from the city that dreams
Ring them bells from the sanctuaries cross the valleys and streams
For they’re deep and they’re wide
And the world on its side
And time is running backwards
And so is the bride.
(leggi)

 

 

 

 

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Highway 61 rivisited (1965)

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Ricordato soprattutto per Like a Rolling Stone (precedette l’uscita dell’album), un brano che sconvolge ed infiamma pubblico, critica e numerosissimi artisti,  Highway 61 Revisited ci racconta il viaggio di Dylan sull’Autostrada 61. Contiene le più belle pagine della musica del nostro tempo, con brani dal contenuto monitorio-profetico e di assoluto valore poetico.

Viene così commentato sul sito Ondarock:

Alla fine di agosto, “Highway 61 Revisited” fa la sua comparsa nei negozi di dischi, annunciato in copertina da un Dylan in sgargiante camicia floreale e t-shirt da motociclista, che lancia il suo sguardo di sfida verso l’obiettivo di Daniel Kramer.
Sulla scia di “Like A Rolling Stone”, Dylan sfodera una serie di anfetaminiche scariche di rock-blues, a partire dalla batteria martellante e dal fraseggio acido di “Tombstone Blues”, che Mr. Zimmerman sostiene essergli stata ispirata da una conversazione tra poliziotti ascoltata per caso in un caffè di New York, per arrivare fino alla corsa indiavolata della title track, che il suono di un fischietto introdotto per caso durante le registrazioni trasforma in irriverente sberleffo.
Poi il ritmo rallenta per un attimo e il pianoforte di Paul Griffin assume un’aria da saloon per la pigra andatura di “It Takes A Lot To Laugh, It Takes A Train To Cry”, marchiata dalla fiammeggiante armonica di Dylan. Ma è solo una breve sosta, perché subito Dylan torna a tuffarsi nel riff sferzante e adrenalinico di “From A Buick 6″.

Sui rintocchi fatali di un pianoforte che sembra annunciare il giudizio finale, entra così in scena “Ballad Of A Thin Man”, scandita dalla voce di Dylan come un’inappellabile sentenza di condanna, mentre l’organo di Kooper volteggia in volute di fumo acre. Interrogarsi sull’identità del “Mr. Jones” contro cui Dylan si scaglia nella sua irridente requisitoria è una questione del tutto oziosa: basti sapere che la versione maggiormente accreditata lo fa coincidere con uno dei tanti giornalisti che Bob si divertiva a umiliare. Ma quello che Dylan punta a trafiggere con il teatro dell’assurdo dal sapore kafkiano di “Ballad Of A Thin Man” non è certo un semplice reporter: il suo obiettivo è piuttosto la supponenza di chi non è disposto ad andare oltre all’illusoria soddisfazione del proprio limite, finendo così per non rendersi nemmeno conto di quello che sta accadendo intorno a sé.

Il secondo lato di “Highway 61 Revisited” si apre con la chitarra liquida della ballata più suadente del disco, “Queen Jane Approximately”, che scivola su un tappeto d’organo punteggiato di pianoforte nel sogno di un abbraccio capace di sciogliere ogni tormento.
Quindi la strada si spinge a lambire la costa assolata del Messico con “Just Like Tom Thumb’s Blues”, tra dottori pronti a prescrivere sostanze poco ortodosse e donne capaci di rubare la voce e l’anima, mentre un piano in vena di romanticismo accompagna il profumo di frontiera della chitarra.
L’epilogo si compie con la solenne discesa tra i gironi danteschi di “Desolation Row”, processione di anime affamate che scrutano da ogni finestra in cerca di speranze di cui nutrirsi. La veste elettrica inizialmente provata in studio non riesce a cogliere l’essenza del brano, e così Johnston fa venire da Nashville il chitarrista Charlie McCoy, che ricama uno struggente controcanto acustico intorno alla voce aspra di Dylan.
Negli oltre dieci minuti di “Desolation Row”, Dylan porta all’estremo la propria tecnica poetica di estrapolare dal contesto le figure di personaggi storici e letterari, trasformandole in immagini emblematiche della commedia umana. Da Romeo a Cenerentola, da Caino e Abele al Gobbo di Notre Dame, da Einstein a Casanova, i protagonisti di “Desolation Row” sembrano sospesi tra solitudine e attesa come in un dipinto di Edward Hopper, in lotta per portare a compimento il proprio destino contro un mondo che sembra rinnegare il loro vero volto. Dylan appartiene a loro, ai prigionieri del Vicolo della Desolazione: per tutti gli altri, quelli che si accontentano di soffocare il loro grido, occorre inventare nuovi nomi e facce nuove, perché le loro non hanno più nessun significato.
(ondarock.it)

 

Tracklist

 

Dall’Album

 

Like a Rolling Stone

Amatissima da sempre, non a caso è riconosciuta dal sondaggio della rivista Rolling Stone come la canzone più bella della storia. Il brano pone una domanda cui ciascuno deve dare risposta se vuole trovare la libertà, prima di tutto in se stesso: come ci si sente a rischiare tutto, ad andare avanti senza più certezze, come nel passato?

Liturgia rock ‘n’ roll costruita sugli accordi de “La Bamba” di Ritchie Valens, “Like A Rolling Stone” è un’invettiva in cui ogni sillaba incalza quella successiva con un ghigno sardonico sempre più spudorato, mentre lo scalpitare di chitarra e pianoforte insegue un epico climax che si innalza sulle ali dell’organo.
Quello della “pietra rotolante” è un topos ben noto ai vecchi bluesman, immagine del vagabondo senza dimora cantata in brani come “Rolling Stone” di Muddy Waters e “Lost Highway” di Leon Payne. È da quella fonte che Mick Jagger e soci (che nell’estate del 1965 hanno appena dato alle stampe “(I Can’t Get No) Satisfaction”) hanno attinto per il nome della propria band. Ed è da lì che Dylan prende le mosse per il proprio viaggio, deciso a trasfigurare la lingua dei padri in qualcosa di completamente diverso.
“Like A Rolling Stone” non è semplicemente un vendicativo sorriso di scherno verso l’altezzosa “Miss Lonely” caduta in disgrazia, protagonista dichiarata del brano. È una domanda molto più radicale, quella che la voce tagliente di Dylan vuole insinuare con il suo accento provocatorio: c’è qualcuno disposto ad abbandonare ogni cosa per vivere davvero all’altezza dei propri desideri? Essere onesti fino in fondo con il proprio cuore significa essere pronti a rinunciare a tutte le false certezze: “When you got nothing, you got nothing to lose”. “Fu questo il tipo di dramma che ‘Like A Rolling Stone’ liberò nella musica di Bob Dylan”, osserva il critico americano Greil Marcus, che al brano ha dedicato un intero saggio, “si arriva a quel momento in cui si rischia tutto”. È la libertà, allora, la stoffa di cui è fatta “Like A Rolling Stone”: la lama di rasoio di quel rischio continuo in cui si gioca l’esistenza.
(ondarock.it)

 

Once upon a time you dressed so fine
You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?
People’d call, say “Beware doll, you’re bound to fall”
You thought they were all kiddin’ you
You used to laugh about
Everybody that was hangin’ out
Now you don’t talk so loud
Now you don’t seem so proud
About having to be scrounging for your next meal
How does it feel
How does it feel
To be without a home
Like a complete unknown
Like a rolling stone?
(leggi)

 

Desolation Row

Brano di ben oltre dieci minuti, segna il culmine raggiunto dalla poetica del Dylan di quel periodo.

Negli oltre dieci minuti di “Desolation Row”, Dylan porta all’estremo la propria tecnica poetica di estrapolare dal contesto le figure di personaggi storici e letterari, trasformandole in immagini emblematiche della commedia umana. Da Romeo a Cenerentola, da Caino e Abele al Gobbo di Notre Dame, da Einstein a Casanova, i protagonisti di “Desolation Row” sembrano sospesi tra solitudine e attesa come in un dipinto di Edward Hopper, in lotta per portare a compimento il proprio destino contro un mondo che sembra rinnegare il loro vero volto. Dylan appartiene a loro, ai prigionieri del Vicolo della Desolazione: per tutti gli altri, quelli che si accontentano di soffocare il loro grido, occorre inventare nuovi nomi e facce nuove, perché le loro non hanno più nessun significato.
(ondarock.it)

 

They’re selling postcards of the hanging
They’re painting the passports brown
The beauty parlor is filled with sailors
The circus is in town
Here comes the blind commissioner
They’ve got him in a trance
One hand is tied to the tight-rope walker
The other is in his pants
And the riot squad they’re restless
They need somewhere to go
As Lady and I look out tonight
From Desolation Row
(leggi)

 

 

 

 

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Ritratti (2004)

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In questo disco Guccini dialoga con alcuni personaggi storici (Ulisse, Ernesto Che Guevara, Cristoforo Colombo) ma non rinuncia a trattare temi d’attualità, come gli incidenti del G8 di Genova e, tra gli altri, della morte di Carlo Giuliani.

Scrive Paola Maraone:

Si giudica dalle pieghe dell’anima, dai sottili brividi sotto la pelle, da quelle robe che qualcuno ancora si ostina a chiamare emozioni. Guccini, che come tutti sappiamo è la canzone d’autore italiana, spiega che in fondo, a lui, delle musiche non gliene frega granché: che a lui riescono benino solo queste ballate e questi dischi in forma di diario, e che continuerà a cantare fin quando avrà qualcosa da dire, se glielo permetteranno.

 

Tracklist

 

Dall’Album

 

Odysseus

L’Eroe greco Ulisse viene raccontato da Guccini, con un testo poetico ricco di citazioni omeriche e dantesche (di Ulisse il “sommo vate” parla nell’ inferno) e più vicino a noi di Kavafis (autore di Itaca) e di altri.

 

E andare verso isole incantate, verso altri amori, verso forze arcane,
compagni persi e navi naufragate per mesi, anni, o soltanto settimane…
La memoria confonde e dà l’oblio, chi era Nausicaa, e dove le sirene?
Circe e Calypso perse nel brusio di voci che non so legare assieme,
mi sfuggono il timone, vela, remo, la frattura fra inizio ed il finire,
l’urlo dell’accecato Polifemo ed il mio navigare per fuggire…
 
E fuggendo si muore e la mia morte sento vicina quando tutto tace
sul mare, e maldico la mia sorte, non provo pace,
                                                                         forse perché sono rimasto solo, ma allora non tremava la mia                                                                                 mano
                                                                          e i remi mutai in ali al folle volo oltre l’umano…
 
                                                                          La via del mare segna false rotte, ingannevole in mare ogni                                                                                   tracciato,
                                                                          solo leggende perse nella notte perenne di chi un giorno mi                                                                                   ha cantato
                                                                          donandomi però un’eterna vita racchiusa in versi, in ritmi,                                                                                     in una rima,
                                                                         dandomi ancora la gioia infinita di entrare in porti                                                                                                 sconosciuti prima…

 

 

 

 

Piazza Alimonda

Il brano si sofferma su un triste fatto avvenuto durante gli scontri del G8 di Genova, la morte di Carlo Giuliani. A ciascuno, attraverso l’approfondimento di quei fatti, il compito di formarsi un’opinione su quanto accaduto. Noi ci limitiamo ad invitarvi all’ascolto delle impressioni che Guccini ha riportato da quell’evento.

 

Genova non sa ancora niente, lenta
agonizza, fuoco e rumore,
ma come quella vita giovane spenta,
Genova muore. Per quanti giorni l’odio colpirà ancora
a mani piene. Genova risponde al porto con l’urlo
alto delle sirene. Poi tutto ricomincia come ogni giorno
e chi ha la ragione,
dico nobili uomini, danno implacabile
giustificazione,
come ci fosse un modo, uno soltanto,
per riportare
una vita troncata, tutta una vita da
immaginare.
Genova non ha scordato perché è difficile
                                                                         dimenticare,
                                                                         c’è traffico, mare e accento danzante
                                                                         e vicoli da camminare.
                                                                         La Lanterna impassibile guarda da secoli
                                                                         gli scogli e l’onda.
                                                                         Ritorna come sempre, quasi normale,
                                                                         piazza Alimonda. 

 

 

 

 

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Domande e risposte dal 07/01/2011 al 14/01/2011

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guerra

Sandra ha scritto:

Salve Giano.
Sono Sandra e frequento il liceo classico. Mi piacerebbe sviluppare la tesina su un tema che mi sta molto a cuore: il conflitto isaraelo-palestinese. Ma non riesco ad intravedere alcun legame con
le altre materie, specialmente con quelle classiche! Sarà il caso che cambi idea?
Spero in una tua risposta.. :D

Cara Sandra,
come hai potuto constatare da sola trovare collegamenti solidi tra lo specifico tema da te scelto e le materie “classiche” è cosa assai difficile. Per questo ti inviterei ad allargare il campo, ad esempio provando ad approcciarti al tema della guerra più in generale. Così facendo possono aprirsi davanti a te scenari più ampi. Pensa all’epica greca nella quale il tema della guerra è centrale. Un riferimento su tutti è l’Iliade di Omero. Oppure nell’ambito della letteratura latina pensa a quel vero e proprio resoconto autobiografico costituito dal De bello gallico nel quale Giulio Cesare descrive minuziosamente popoli ed eventi in una sorta di diario di guerra. A proposito di italiano non mancano i romanzi ambientati durante le grandi e tragiche guerre del Nocecento che hanno coinvolto l’Italia. Il primo che mi viene in mente è Il partigiano Johnny di Beppe Fenoglio dal quale il regista Guido Chiesa ha tratto un bel film http://www.youtube.com/watch?v=3FwiSl4Anno che ti invito a vedere nel caso non lo avessi già fatto. In filosofia le tematiche della guerra e della pace sono state affrontate sin dall’antichità. A questo proposito ti segnalo questo sito che compie una carrellata sul pensiero dei vari filosofi che si sono occupati nel corso del tempo di questo argomento. Nel contesto che ho delineato credo che per storia potresti occuparti del conflitto israelo-palestinese nello specifico giustificando la tua scelta con i motivi per i quali, così mi scrivi, esso ti sta particolarmente a cuore. Non so se questa chiave di lettura rispecchi appieno le tue intenzioni ma mi pare possa essere un modo per tenere insieme il tutto. Riscrivimi e fammi sapere che ne pensi.

Ciao e buono studio!
Giano

mandela nelson

Giulia ha scritto:

Salve giano.
Frequento l’ultimo anno di ragioneria.Per la mia tesina vorrei collegare queste 4 materie: storia,italiano,geografia economica e diritto( nel caso nn riuscissi a trovare un collegamento anche economia aziendale andrebbe bene).Di storia mi piacerebbe parlare di Mandela e l’apartheid. Di diritto diritti dei neri e fare un accenno a M.L.king oppure le forme di governo che ci sono in africa o in sud africa nel particolare. Per quanto riguarda sia italiano che geografia economica non saprei come collegare il tutto. Pensa che potrei collegare ad italiano la biografia di Mandela che sto leggendo?
Però sinceramente non me la sento di parlare dello stesso personaggio storico in entrambe le materie. Pensa sia una brutta idea?
La ringrazio in anticipo. Confido nel suo aiuto.

Cara Giulia,
innanzitutto voglio rassicurarti sul fatto che la tua mi sembra senz’altro una buona idea. Se non vuoi focalizzarti troppo sulla figura di Mandela nello specifico e preferisci variare un pò potresti occuparti di “segregazione e persecuzione nel corso del Novecento”. Potrebbe essere un buon titolo per la tua tesina, non credi? Per quanto riguarda storia mi trovi d’accordo nel voler occuparti dell’apartheid e della figura di Mandela che mi pare di capire tu stia già approfondendo. A proposito di diritto il nesso con King e le lotte per i diritti civili negli Usa mi sembra quantomai calzante  e sull’argomento ti consiglio di cominciare con la lettura di questo articolo . Per italiano la possibilità di portare la biografia di Mandela è legata al fatto che l’autore sia italiano. Molte biografie, infatti, sono di autori stranieri. Nel caso tu sia intenzionata a portarne una scritta in originale in italiano ti segnalo la seguente: “Mandela” di Simona Calì Cocuzza. Altrimenti potresti proseguire il tuo excursus tra le discriminazioni e persecuzioni del secolo scorso e dedicarti al capolavoro di Primo Levi “Se questo è un uomo” del quale ti segnalo questa recensione . L’Olocausto rappresenta l’aberrante acme dell’accanimento di un popolo su un altro, quello ebraico, che per secoli ha vissuto la segregazione all’interno dei ghetti. Famoso, in Italia, è quello di Roma . Un’altra alternativa ancora potrebbe essere rappresentata dal romanzo di Ennio Flaiano “Tempo di uccidere” , che è lo sguardo disincantato e, a tratti, cinico di un militare italiano impegnato nella guerra coloniale in Africa. In questo caso uniresti il tema dell’Africa con quello dei suoi popoli sottomessi con la forza. Lascio a te la scelta come è giusto che sia. Da ultimo per geografia economica potresti analizzare il ruolo che svolge il Sudafrica a livello economico e geopolitico all’interno del suo continente. Un buon punto di partenza può essere questo articolo della rivista Limes proprio ad esso dedicato.
Spero che i miei consigli possano esserti utili.

Riscrivimi per farmi sapere come va.
Ciao e buon lavoro!
Giano

mare

Sonia ha scritto:

Buongiorno Giano,
le scrivo ancora perchè ho di nuovo cambiato idea sull’argomento della mia tesina! Spero che questa volta sarà l’ultima perchè oramai è Gennaio e sarebbe ora di avere le idee chiare..
Stavolta ho totalmente cambiato argomento, dalla filosofia sono passata al Mare: ma il mio intento era quello di sviluppare un determinato tema sul mare, quale ad esempio il mare d’inverno, oppure il mare come viaggio, o il mare come follia o al contrario come cura dell’anima..o cose simili. Ci terrei davvero molto ad inserire ‘Oceano Mare’ di Baricco ma oltre a questo bellissimo libro non so che cosa collegare.
Potrebbe consigliarmi in letteratura italiana ed estera, latina e greca delle poesie, libri o scritti in generale?
Se avesse altri spunti o consigli da darmi io l’ascolterei molto volentieri!
La ringrazio anticipatamente,
Sonia.

Cara Sonia,
il tema del mare è senz’altro avvincente e naturalmente il romanzo di Baricco puo’ esserne di diritto parte integrante. Comunque, per quanto possa capire l’interesse che questo romanzo ha suscitato in te, ti consiglio di non fossilizzarti su uno o due aspetti del tema “mare”, ma di sviluppare a partire da esso un percorso articolato. Per italiano, oltre al romanzo di Baricco, puoi pensare a Ungaretti e alla sua raccolta “Allegria di naufragi”, dove puoi naturalmente trovare molti riferimenti al mare ; un riferimento ancor più classico è quello al romanzo di Verga “I Malavoglia”, dove il mare ha la sua centralità nella disgraziata vita della famiglia siciliana. Per le lingue, immagino inglese, ti consiglio Coleridge con la celebre “Ballata del vecchio marinaio” ; oppure, un classico sul tema come “Il vecchio e il mare” di Hemingway. Per greco un riferimento imprescindibile è “Odissea” di Omero, ad esempio il celebre canto delle Sirene . Per latino invece puoi pensare alla “Pharsalia” di Lucano, in specie al V libro, dove l’orgoglioso Cesare decide di attraversare su una zattera a remi il mare Adriatica sfidando la Fortuna, trovandosi poi in mezzo a una tempesta da cui riesce miracolosamente a scampare.
Spero questi consigli possano rivelarsi utili al tuo percorso.
Ti suggerisco però di dare un’occhiata all’argomento “mare” del mio sito, per ulteriori spunti e indicazioni bibliografiche.
Un saluto,
Giano

rinascita

Valeria ha scritto:

Frequento un liceo classico e quest’anno dovrò affrontare la maturità.Dopo tante incertezze ho finalmente scelto il tema della mia tesina:la rinascita,rilevando come dopo la fine di qualcosa ci sia sempre una speranza di rinascita,che a volte può portare anche un miglioramento.Gli argomenti che ho scelto sono:la Metamorfosi di Apuleio per latino,Alcesti per greco,il fu Mattia Pascal per italiano,il giorno e la notte per geografia astronomica,il Risorgimento per storia e arte.Vorrei inserire anche filosofia e avevo pensato di trattare la dialettica in Hegel,concentrandomi su come l’Idea, dopo essrsi alienata torna in sè più consapevole e completa.Le sembra troppo forzato?
Altrimenti potrebbe suggerirmi qualcos’altro?
Grazie

Cara Valeria,
è certamente pertinente il tema della dialettica di Hegel, anche se per lui la dialettica è alla fine sempre positiva, e costituisce il cammino della libertà nel mondo. Hegel parlava della storia come del “banco del macellaio”, per ribadire tutto il negativo e il travaglio che si porta dietro:  “Ma pure quando consideriamo la storia come un simile mattatoio, in cui sono state condotte al sacrificio la fortuna dei popoli, la sapienza degli stati e la virtù degli individui, il pensiero giunge di necessità anche a chiedersi in vantaggio di chi, e di quale finalità ultima, siano stati compiuti così enormi sacrifici “ (G. W. F. Hegel, “Lezioni sulla filosofia della storia”, Firenze 1941, pag. 57 e seguenti) . Puoi parlare della dialettica e del concetto di astuzia della ragione. Tutti, gli uomini, grandi o piccoli che siano, secondo Hegel, contribuiscono a realizzare fini ad essi estranei, secondo il disegno superiore che si serve di loro anche calpestando i loro fini particolari. Ecco come entra in gioco l’astuzia della Ragione, che governa il mondo in modo ovviamente provvidenziale. L’astuzia della ragione è quindi la capacità dello Spirito di usare la fiera delle umane vanità per dimostrare sempre qualcosa di nuovo, qualcosa che realizza il regno di Dio in progress. E, paradosso tra i paradossi, dopo aver mostrato che l’uomo si crede libero, ma è solo una marionetta nelle mani dello Spirito, Hegel riesce a teorizzare esattamente il contrario, ovvero che lo scopo dello Spirito è la realizzazione della coscienza di sé che si esprime nella libertà. Il fine della storia del mondo, cioè tutto questo macello, è per Hegel la libertà dell’uomo, la quale si realizza in momenti positivi e negativi, affermandosi, negandosi, mantenendo e togliendo. Hegel individua tre grandi tappe nello sviluppo storico: il mondo orientale, il mondo greco-romano, il mondo cristiano-germanico. L’antico mondo orientale, secondo Hegel, era caratterizzato dal fatto che solo uno era libero in senso assoluto, cioè il monarca divinizzato, il despota. Il mondo orientale era il mondo del dispotismo, caratterizzato non dalla legge e dal diritto, ma dal capriccio e dalle passioni di uno: gli altri dovevano solo obbedire. Al contrario, secondo Hegel, il mondo greco-romano mette in evidenza la libertà di molti. Non tutti sono liberi, perchè esiste la schiavitù, tuttavia, è attraverso questo necessario sviluppo della libertà di alcuni, che si arriverà al concetto della libertà per tutti. Vedi qui.
Un saluto,
Giano

viaggio

Enrica ha scritto:

buongiorno, sono indecisa sull’argomento della mia tesina; il ” VIAGGIO” perchè può essere inteso in più modi e da molte opportunità di collegamento con le varie materie, la canzone di D.Modugno ” meraviglioso” che mi ha molto emozionato ma che purtroppo non mi suggerisce come agganciarmi, a parte filosofia, alle materie trattate. Mi piacerebbero dei suggerimenti. Grazie

Cara Enrica,
la canzone di Modugno parla di un tentativo di suicidio fortunatamente naufragato e celebra le bellezza del mondo nei sui aspetti più immediati, quelli insomma talmente evidenti e sotto gli occhi di tutti da passare inosservati. Potresti allora pensare al tema della bellezza e della meraviglia. In tale direzione puoi cercare di articolare un percorso. A me viene in mente da subito il canto celebrativo di Francesco d’Assisi sulle meraviglie del creato, il celeberrimo “Cantico delle Creature” . Venendo a tempi più recenti, c’è quello che a mio avviso è il capolavoro di Italo Calvino, “Le città invisibili”, in cui Marco Polo narra al sovrano mongolo Kublai Khan la bellezza delle città del suo regno . Altra tematica che mi viene in mente è il mito antico dell’Arcadia, celebrato in letteratura latina, come puoi vedere qui . Poi, per filosofia, immagino tu voglia riferirti al primo libro della “Metafisica” di Aristotele, dove si celebra la  meraviglia come fonte della filosofia, cosa peraltro già segnalata da Platone nel “Teeteto”. Per arte, vi sarebbe naturalmente da pensare all’architettura antica, alle sette meraviglie del mondo, come le piramidi di Giza, oppure alle tante autentiche meraviglie presenti nella storia di questa disciplina, come la cappella Sistina e il grandioso “Giudizio universale”. E per inglese, come non pensare al celeberrimo romanzo di Lewis-Carroll, “Alice nel paese delle meraviglie”?
Per quanto concerne l’altra tematica, ovvero il viaggio, come tu stessa riconosci puo’ esser declinato in varie maniere, come esplorazione, come percorso interiore, come estasi o anche come effetto di sostanze stupefacenti. Al proposito ti consiglio di dare un’occhiata alla maxivoce “Viaggio” , ivi compresi i tag che trovi, aprendo il link, in alto a destra, perchè proprio questi suggeriscono possibili articolazioni.
Fammi sapere come procede il tuo lavoro!

Un saluto,
Giano

Viaggio

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attraverso filosofia, scienze, letteratura, cinema e arte

Potremmo dire che il viaggio rappresenta una delle costanti antropologiche del genere umano. Una vocazione e un desiderio che allude al bisogno di conoscere il mondo, di esplorarlo in lungo e in largo e di spingersi sempre oltre ogni confine che impedisce la libera circolazione dei corpi e della mente. Dal mitico viaggio di Ulisse che solca i mari e sfida ogni pericolo grazie alla sua innata intelligenza e astuzia, passando per con Marco Polo tra l’Asia a Cina e il sud-est asiatico percorrendo le esotiche tratte della via della seta, salpando, con il celebre esploratore e navigatore italiano Cristoforo Colombo, dalle coste dell’Andalusia alla volta del misterioso nuovo continente, per arrivare alle imprevedibili incontri in cui si imbatte Gulliver durante le sue esplorazioni…il viaggio ha da sempre incoraggiato gli animi meno audaci, ispirato poeti e letterati, sfidato la ragione e l’intelletto umani.

Non è un caso che ti abbia immediatamente presentato personaggi usciti dalla penna di importanti romanzieri accanto a personaggi realmente esistiti e che hanno, con le loro esuberanti imprese, contribuito ad allargare i confini del mondo in cui viviamo. Il viaggio, infatti, è sempre un’esperienza a limite tra realtà e immaginazione, corpo e pensiero, interiorità e mondo. E’ una dislocazione dell’anima, prima di tutto. Un passare attraverso lo spazio e il tempo, senza lasciarsi mai determinare o collocare  definitivamente, ma trasformare, invece, dalle mille suggestioni e incontri che ogni viaggio riserva.

filosofia:

Un filosofo francese molto noto, G. Deleuze, ha elaborato un’idea dello spazio che può offrirti molti interessanti spunti per sviluppare il tema del viaggio da angolazioni nuove e aperte alle influenze delle nuove cartografie digitali. Lo spazio, per Delaueze, è il luogo del divenire. Luogo di trasformazione e di costante ibridazione in cui è possibile tracciare linee di fuga, movimenti di territorializzazioni e deterritorializzazioni. Spostamenti che consento sempre nuovi intrecci vitali e che percorrono il corpo stesso che si fa spazio desiderante, ‘macchian senza organi’. Ma più che di viaggio in senso stretto, Deleuze parla di nomadismo che è un modo di riposizionare continuamente il pensiero fuori dai confini imposti dal reale e dal possibile. Di essere sempre molteplici perché di “Mille piani” – che è anche il titolo di un’importante opera scritta insieme a Felix Guattari – è composto il reale, di connessioni multiple che possono essere percorse anche senza muoversi, restando fermi e a occhi chiusi.

Su questo concetto di divenire e di metamorfosi, insiste molto anche una filosofa italiana Rosi Braidotti, che in un recente libro “Trasposizioni. Sull’etica nomade” analizza le nuove possibilità etiche e politiche che possono aprirsi per un soggetto che è in permanente relazione con il mondo e che deve esprimere una differente e più accorta responsabilità rispetto ai beni comuni. Ti propongo di leggere questa interessante intervista.

Infine, puoi segnalare che nell’epoca del web 2.0 molti scienziati dell’informatica, filosofi della scienza e sociologi della rete, segnalano come si stia affermando un nuovo nomadismo digitale. Con questa espressione si vuole intendere la possibilità di spostarsi su coordinate diverse, in un iper-luogo virtuale che permette ai singoli individui di di interagire, pur essendo geograficamente separati. Alcuni teorici del cyberspazio, come ad esempio il filosofo francese Pierre Levy che studia l’impatto di Internet sulla società,  parlano di “intelligenza collettiva”, come della somma di intelligenze che agiscono in uno spazio illimitato dove le conoscenze passano in base a uno schema ‘da tutti a tutti’. Di  “intelligenza connettiva”, parla invece il sociologo delle comunicazioni D.de Kerckhove riferendosi alla struttura del cyber-spazio che funziona secondo dinamiche reticolari, espansive, illimitatamente interattive. Ma chi sono questi “nomadi del terzo millennio”, cavalieri erranti della civiltà digitale? Ti suggerisco di leggere questo interessante saggio per farti un’idea più precisa.

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Viaggio

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dante

Mary ha scritto:

salve Giano, sono Mary, frequento il liceo classico e purtroppo ho le idee un pò confuse riguardo l’argomento della tesina. Avevo pensato di partire dall’analisi della divina commedia e di collegare le varie materie(storia, filosofia, matematica, fisica, latino, greco, biologia, inglese e italino) ai diversi canti. Sorge però un problema: in base a quale criterio scelgo i canti da prendere in analisi? avrei bisogno di un filo conduttore che mi permettesse di seguire un percorso logico… Spero di essere stata abbastanza chiara, ringrazio anticipatamente

Cara Mary,
prima di tutto è bene fare un chiarimento di metodo: come già osservi tu, per strutturare una tesina è necessario partire non da un “contenitore” cui collegare a piacimento le diverse materie, ma da un’idea, da un campo che susciti in te interesse e voglia di approfondimento. Per capire quale possa essere il tema della tua tesina, non hai che da realizzare, aiutandoti con l’edizione in dotazione alla tua classe, una “mappa concettuale” della Divina Commedia, per renderti conto di quale dei temi in essa trattati susciti maggiormente il tuo interesse. Le possibilità potrebbero essere molteplici: il tema della redenzione; il tema della colpa; il tema del viaggio; e così via. In ogni caso, ti segnalo queste risposte che ho dato su un tema che potrebbe tornarti utile. Rifletti un po’ sulle possibili tematiche offerte da quell’immensa opera che è la Commedia dantesca, e torna a trovarmi quando avrai deciso qual’è quella che più risponde al tuo estro e alla tua voglia di ricerca.

Aspetto tue notizie,
Giano

 

Clio ha scritto:

ciao Giano!
Allora, per italiano, ricollegandomi all’estratto Camusiano, mi hanno consigliato di fare un confronto tra il viaggio di Ulisse e quello di Dante, il primo andato oltre i limiti posti dai superiori, il secondo entro essi; per latino mi hanno proposto di dare uno sguardo al discorso sulla decadenza dell’eloquenza di Petronio, ma non vedo un diretto collegamento.
Come pensi sia meglio impostare il collegamento con filosofia?
Grazie (in modo Assurdo! :) )
Clio

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visione -> Arte e letteratura

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Vivere e fare esperienze può dirsi quasi un’endiadi, tanto che l’intera esperienza è spesso associata a un viaggio, in cui più della meta è importante il percorso, così come avviene nella poesia di Kavafis “Itaca”. Ma non c’è soltanto l’esperienza individuale. Importante al fine di maturare una propria visione delle cose e della vita è anche il bagaglio di esperienze di personaggi autorevoli in grado di consigliarci; particolarmente fortunati si è poi se si puo’ far affidamento su figure del calibro di Seneca.

Lettere a Lucilio

Lettere a Lucilio

Manoscritto delle Epistole a Lucilio di Seneca conservato nella Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze

Nella crescita e maturazione dell’individuo non è soltanto l’esperienza diretta ad avere un peso decisivo; molto importanti si rivelano le figure in grado di indirizzarlo in specie nei momenti o nelle età in cui non si ha ancora un saldo controllo di sé stessi e una chiara percezione dei propri obiettivi. Nei casi più fortunati si incontrano veri e propri maestri, figure esemplari e superlative in grado di soddisfare al meglio il bisogno di punti di riferimento. È il caso di Lucilio, giovane vissuto nella Roma imperiale che ha potuto contare sui consigli e le raccomandazioni del celebre pensatore latino Lucio Anneo Seneca, di cui ci è giunta una straordinaria testimonianza nelle Lettere a Lucilio. Segnate inequivocabilmente dalle posizioni stoiche del loro autore, le lettere affrontano numerose tematiche, tutte però convergenti nel compito di indicare al giovane romano quale debba essere una degna, irreprensibile e per ciò stesso retta condotta di vita. Come infatti il filosofo va ripetendo nel suo epistolario non è affatto la lunghezza della vita a dover essere tenuta in conto, quanto il suo valore morale, perché è importante vivere bene, non vivere a lungo, secondo una visione dell’esistenza che lo stoicismo – greco prima che romano – mutua dalla tradizione classica ellenica, Socrate in primis. E sempre pensando al grande ateniese, è la virtù che a dire di Seneca rende possibile una vita degna d’esser vissuta, pur con la sostanziale differenza che nel filosofo romano è assai più esplicito cosa si debba intendere per virtù rispetto all’insegnamento socratico: nelle Lettere infatti vengono indicate virtù classiche della tradizione, come giustizia, coraggio, pudore, frugalità, per quanto un ruolo predominante sia da assegnare alla misura, alla temperanza, che si traduce nell’equilibrio e nello stare saldi in sé stessi (chi vuol esser da per tutto, non è in nessun luogo), a prescindere dai capricci della sorte.

SenecaIl fulcro dell’insegnamento di Seneca si trova in questo, da qui si dipartano e qui convergono le raccomandazioni del maestro al suo pupillo: dall’invito a fare un responsabile uso del tempo, evitando dispersioni e procrastinazioni, all’orientamento nelle letture, non solo riguardo alla loro scelta, ma anche per quanto concerne le modalità d’approccio (bada inoltre che in codesta lettura di molti autori e di libri di ogni genere, tu non vada vagando dall’uno all’altro); dalla più volte raccomandata moderazione a proposito dei piaceri del corpo (e a proposito delle passioni, le più serie minacce all’equilibrio) alle celebri riflessioni dedicate a fugare la paura più destabilizzante, quella cioè di fronte alla morte (Se vuoi rendere gioiosa la vita, lascia ogni preoccupazione per essa. Nessun bene giova a chi lo possiede, se il suo animo non è pronto a perderlo). L’insegnamento di Seneca è dunque volto – in linea con la tradizione stoica cui appartiene e più latamente con gran parte di quella ellenica, di cui la Stoa è manifestazione – a fortificare l’animo, a renderlo saldo e imperturbabile di fronte agli eventi, a ricercare e riscontrare la felicità non nei beni materiali ma in un’interiorità ricca perché virtuosa, ché della virtù non si discetta solamente (misura i tuoi progressi, non in relazione a ciò che dici o scrivi, ma alla fermezza del tuo animo nel dominare le passioni. I fatti debbono provare la bontà delle parole); da questo però non deriva una condanna del corpo che conduca a pratiche ascetiche o di macerazione, ma un ridimensionamento della sua importanza, in quanto anch’esso va subordinato alle esigenze inderogabili dell’anima, praticando quella moderazione cui prima s’accennava. Un insegnamento, quello di Seneca, valido ancor oggi, come potrà sperimentare da sé il lettore, una validità di cui egli stesso si rendeva conto, quando esprimeva la sua certezza di permanere nelle memorie dei posteri, e che forse era tra i suoi stessi obiettivi, perlomeno a giudicare da queste parole: proprio per giovare a un più gran numero di uomini, io mi sono ritirato in me stesso chiudendo le porte agli altri.

Il viaggio verso Itaca secondo Kavafis

kavafisL’esperienza individuale è un aspetto essenziale per la crescita personale, che avviene con la scelta di un percorso come nel caso della facoltà universitaria a cui iscriversi. La meta finale di tali percorsi (in questo caso la tesi) è solo l’apice di un viaggio in cui si matura attraverso esami, confronti, ricerca, laboratori, amicizie e scoperte nuove. È giusto apprendere il più possibile durante il viaggio, vivere esperienze, tenendo sempre presente il sentimento forte e deciso che porterà a destinazione.

Questo concetto è presente e chiaro nella poesia Itaca di Kostantine Kavafis, poeta di origini greche vissuto tra il XIX e il XX secolo. Il senso di Itaca è proprio quello di fungere da stimolo per il viaggio, più che da meta da raggiungere e fine a se stessa.

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d’incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente, e che con gioia
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta, più profumi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca
raggiugerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada,
senza aspettarti ricchezze da Itaca.

Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Lo dice anche Oscar Wilde

Sull’importanza dell’esperienza diretta (quindi della scoperta personale)hanno riflettutto numerosi letterati e filosofi. Noi ci fidiamo delle parole di queste figure storiche, poiché ancora oggi li consideriamo dei modelli cui ispirarci. Riguardo le esperienze che ognuno di noi affronta da solo, è interessante quanto asserisce Oscar Wilde (1856-1900, poeta, drammaturgo e scrittore irlandese) in uno dei suoi celebri aforismi:

“L’arte è la più intensa manifestazione d’individualismo che l’uomo conosca.”

oscarwilde

La nostra crescita sarà determinata anche dai maestri che sceglieremo per il nostro percorso ( di studio o di vita) perché ci accompagneranno spiegandoci al meglio ciò che ci incuriosisce, ma che ci è ignoto. Anche nella Divina Commedia di Dante Alighieri, sono le figure di Virgilio e Beatrice a condurre il poeta nel suo viaggio, descrivendo ambienti e personaggi che egli incontra nei tre regni ultraterreni, nonché rispondendo a tutti i suoi interrogativi. Del viaggio di Dante esistono molteplici rappresentazioni nell’arte figurativa, come quella del pittore inglese John William Waterhouse (1849-1917) che dipinge l’incontro tra Dante e la sua amata in Dante and Beatrice (1915) secondo lo stile dei preraffaelliti.

Il viaggio di Dante

Inoltre il viaggio dantesco è stato rappresentato anche a Teatro nel musical ideato da Marco Frisina La divina Commedia- L’Opera (2008).

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