Giano

Camillo Benso, conte di Cavour

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risorg-28 Cavour, Camillo Benso, conte di (1810-1861). Statista italiano. Nobile proprietario terriero, giunse alla politica attiva solo nel 1847, quando, col Risorgimento, si schierò a favore delle riforme liberali in Piemonte. Fra il 1837 e il 1843 aveva viaggiato a lungo in Francia, Svizzera e Gran Bretagna, ma delle esperienze politiche dell’Europa occidentale lo interessarono fin dal primo momento, più che i risvolti parlamentari, quelli economici e finanziari. In questa prospettiva, egli si sentì attratto soprattutto dall’esperimento della Monarchia di Luglio, che sentiva capace di conciliare lo sviluppo delle private fortune con un regime rappresentativo stabile e moderato. “Sono un onesto justemilieu – avrebbe scritto nel 1833- che desidera, augura, lavora al progresso sociale con tutte le sue forze, ma deciso a non ottenerlo a costo di un sovvertimento generale, politico e sociale”.

Auspicava per l’Italia un percorso analogo a quello della Francia: ”Il risorgimento politico di una nazione –affermava- non va mai disgiunto dal suo risorgimento economico”.

Le scelte istituzionali ed economiche

E’ vero, d’altra parte, che l’Inghilterra rappresentava ai suoi occhi il paese-guida del progresso e della libertà economica dello stato puro: e ciò si evince dalle posizioni libero-scambiste assunte fin dal 1841-45 sulla scorta dei viaggi e della riflessione sugli economisti classici. Divenuto deputato (1848), poi ministro (dal 1850) e infine presidente del Consiglio (1852-59, 1860-61), Cavour cercò di rispettare le sue convinzioni di fondo: sul versante istituzionale,guardò alla Francia a al Belgio, optando per istituzioni rappresentative moderate e censitarie; sul versante economico,stimolò l’ascesa di una borghesia dei commerci e dell’industria attraverso un liberismo affiancato però da una forte politica d’intervento dello Stato (e qui appare netto il distacco rispetto al modello inglese di riferimento) nel settore delle infrastrutture e dei servizi.

La rapida modernizzazione del Piemonte testimonia il successo del suo liberalismo, di marca più continentale che britannica, attento a guidare con moderazione il trapasso della vecchia élite aristocratica alla nuova società borghese, ma nel contempo pronto a sostenere con decisione i ceti economicamente più avanzati, fautori del costituzionalismo, del libero mercato e del principio di nazionalità (Nazione).

(Roberto Balzani)