Rodolfo d'Asburgo-Lorena (1858 –1889)
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Unico figlio maschio di Elisabetta e Francesco Giuseppe, fu una delle figure più chiacchierate e più sfortunate della Casa d’Asburgo, destinato a succere al padre sul trono dell’Impero d’Austria-Ungheria. Morì suicida con la sua amante Maria Vetsera a Mayerling il 30 gennaio del 1889. Aveva trenta anni ed era sposato da sei anni con la principessa Stefania di Belgio con la quale aveva avuto anche una figlia.
Inizialmente la corte di Vienna cercò disperatamente di nascondere le tragiche ed imbarazzanti circostanze della morte del figlio dell’imperatore e diffuse subito la versione che un attacco di cuore avesse stroncato Rodolfo: la povera baronessa Vetsera non venne neppure menzionata e il suo corpo seppellito segretamente.
I veri motivi di questo doppio suicidio non sono stati mai chiariti e probabilmente affondano in ragioni complicate psicologiche, familiari e politiche. Tra queste ultime quella secondo la quale Rodolfo aveva un piano segreto per diventare re dell’Ungheria il che, se è vero, sicuramente fece precipitare la situazione. Ma la verità venne presto alla luce e da allora quella tragedia divenne quasi un mito, provocando non solo una serie di fantasiose teorie sui motivi del suicidio, ma anche un fiume di libri, film e addirittura di musical che girano intorno alla triste fine di Rodolfo (l’ultimo é il film per la TV italiana del 2007 con Klaus Maria Brandauer dal titolo “Il destino di un principe”) . L’infanzia e l’adolescenza di Rodolfo non furono felici. Il terzo figlio di Elisabetta e Francesco Giuseppe primo ed unico maschio erede al trono era un bambino precoce con una straordinaria intelligenza e sensibilità, ma con una salute precaria. Il suo isolamento in famiglia, la rigida severità e l’immobilismo del pur amato padre, il disinteresse della madre Elisabetta che continuava a non occuparsi di lui e che in fondo non sapeva nulla di quello che pensava il figlio, l’impossibilità di fare politica attivamente, la paura del suo stesso ruolo di futuro imperatore, in cui sarebbe stato circondato da persone che lo odiavano e che lui odiava – tutto questo accentuò anche la sua labilità psichica. Su queste basi la tesi del suicidio “in un momoento di alienazione mentale” trovò nell’opinione pubblica facile presa.