Elisabetta Eugenia Amalia di Wittelsbach (1837 –1898)

Il 24 aprile 1854 il venticinquenne Francesco Giuseppe, Imperatore d’Austria, sposava Sissi a Vienna nella Chiesa degli Agostiniani, drappeggiata di rosso e illuminata da quindicimila candele. Per celebrare degnamente l’evento Francesco Giuseppe concesse un’amnistia e consentì il ritorno agli esiliati del Lombardo-Veneto e dell’Ungheria a seguito dei moti rivoluzionari liberali del 1848-49. Fin dai primi giorni Sissi fu educata dall’arciduchessa Sofia, madre di Francesco Giuseppe, al rigido cerimoniale di corte spagnolo che vigeva alla Hofburg, la residenza imperiale viennese che lei definiva “una prigione dorata”. (…)
Dal matrimonio nacquero quattro figli: Sofia che morì a soli due anni, Gisella, Rodolfo suicida a Mayerling e Maria Valeria.

La principessa Sissi da giovane in una fotografia
Benché’ fosse la prima donna di un grande impero, la sua vita ebbe momenti drammatici, tra i quali la morte della prima figlia Sofia; quella in circostanze misteriose di suo cugino, il re di Baviera Ludwig II, al quale Sissi era molto affezionata; l’assassinio di Massimiliano, fratello di Francesco Giuseppe, divenuto re del Messico, e ucciso dai rivoluzionari; il suicidio di Rodolfo; infine la morte della sorella, duchessa d’Alencon, in un grande magazzino di Parigi nel 1896. Sissi comincio’ così a vestirsi sempre di nero, cercando continuamente di isolarsi dagli altri e trascorrendo gli ultimi anni della sua vita lontano dalla Corte asburgica.
Ossessionata dalla bellezza, concentrava tutte le proprie energie a mantenersi bella, magra e affascinante: faceva ginnastica, scherma, andava a cavallo e celava la sua cronica anoressia con l’ossessione per un’alimentazione sana (…)Ribellatasi al suo ruolo, Sissi non trovò requie: passò da un viaggio all’altro, da Madeira a Corfù, dalla Costa Azzurra alla Normandia alle coste Nord Africane all’Irlanda. E poi crociere, soggiorni per cure termali e battute di caccia in Irlanda, Inghilterra, Ungheria spendendo cifre anche considerevoli.
Senza mai trovare un porto sicuro d’approdo: affermava che del viaggio le piaceva l’idea in sé, non la destinazione. Cercava così: “L’impossibile altrove”. Amica del popolo, degli artisti e dei poeti girò il mondo imperatrice della solitudine e dell’incomprensione. Amò l’Ungheria e gli ungheresi l’acclamarono loro regina. Ebbe febbri, soffrì di tosse e divenne psicologicamente fragile. (…)
La radiosa, fresca, ingenua fanciulla, si trasformò in una donna melanconica, indurita nei sentimenti, che usò la bellezza anche come strumento di seduzione nei confronti del marito, che fece ampio uso ai propri fini del potere attribuitole dal rango e che si permise comportamenti ritenuti stravaganti o addirittura provocatori, come fumare in carrozza o farsi tatuare un’ancora sulla spalla.
Un’esistenza malinconica, la sua che si concluse tragicamente nel 1898 a Ginevra per mano dell’anarchico italiano Luigi Lucheni che la colpì a morte con un pugnale. A 62 anni la vita di Sissi si spense e iniziò il mito di una donna che aveva mostrato tutte le inquietudini tipiche della donna moderna, senza timore. Avrebbe voluto essere sepolta con un semplice rito in riva al mare a Corfù. Invece giacque, quasi imprigionata, nella Cripta dei Cappuccini, nella cappella dove da secoli si trovavano i membri della famiglia imperiale. La sepoltura avvenne il 17 di settembre con una solenne cerimonia cui parteciparono i sovrani di tutto il mondo.
Biografia rivisita e adattata da: Il cacciatore